CINEMA A BOMBA!

lunedì 7 gennaio 2019

GOLDEN GLOBE 2019. I VINCITORI

(La locandina dell'edizione numero 76 dei Golden Globe) 


Sorpresa!
Bohemian Rhapsody trionfa in questa edizione dei Golden Globe.

Il biopic su Freddie Mercury e i Queen si porta a casa i premi per il miglior film drammatico e per il migliore attore (Rami Malek).

A Star Is Born, il grande sconfitto della serata, deve accontentarsi del riconoscimento per la canzone.

Molti davano per certa la vittoria di Lady Gaga come attrice drammatica, ma l'italo-americana è stata battuta dalla veterana Glenn Close.

Il film che ha conquistato il maggior numero di statuette è Green Book di Peter Farrelly (commedia, attore non protagonista, sceneggiatura), mentre Roma porta a casa i riconoscimenti per il film straniero e la regia (Alfonso Cuarón).

Gloria anche per First Man - Il primo uomo (First Man) (colonna sonora), The Favourite (Olivia Colman attrice in una commedia), If Beale Street Could Talk (attrice non protagonista: Regina King), Spider-Man: Into The Spider-Verse (film di animazione), Vice (Christian Bale, attore in una commedia).

In attesa delle nostre considerazioni, vi presentiamo intanto i vincitori.






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Bohemian Rhapsody, regia di Bryan Singer

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Green Book, regia di Peter Farrelly

MIGLIOR REGISTA
Alfonso Cuarón – Roma

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Rami Malek Bohemian Rhapsody

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Olivia Colman – La favorita (The Favourite)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Green Book

MIGLIOR FILM STRANIERO
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man: Into the Spider-Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

MIGIORE SCENEGGIATURA
Brian Hayes, Peter Farrelly e Nick Vallelonga – Green Book

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Justin Hurwitz – First Man - Il primo uomo (First Man)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Shallow A Star Is Born




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domenica 7 ottobre 2018

I CLASSICI: THE GREATEST SHOWMAN, IL PIÙ GRANDE SPETTACOLO DOPO GLI X-MEN

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
105'
Regia: Michael Gracey
Interpreti: Hugh Jackman, Michelle Williams, Zac Efron, Keala Settle, Rebecca Ferguson, Zendaya.


P.T. Barnum, ragazzo ambizioso ma di umili origini, si innamora - ricambiato - di Charity, figlia del suo datore di lavoro.
Trasferitisi insieme a New York, i due si sposano e mettono su famiglia.

Perso improvvisamente il proprio lavoro da impiegato, P.T. (Jackman) è costretto a fare di necessità virtù e, assoldato un eterogeneo gruppo di persone "speciali", mette in piedi uno spettacolo di freaks, fenomeni da baraccone.

Il successo è tanto improvviso quanto ampio, specie dopo l'ingaggio del giovane drammaturgo Philip (Efron).
Però il neo-manager inizia a trascurare la moglie (Williams) e le figlie, e allora...






Ci sono attori che rimangono imprigionati per sempre nel ruolo che li ha resi famosi, e ce ne sono altri che riescono a emergere, spaziare e infine essere considerati per il proprio valore.

Hugh Jackman appartiene alla seconda categoria.
L'ex Wolverine si è lasciato alle spalle il passato - ha annunciato più volte di aver chiuso con gli X-Men - e si è dato al musical.

Si tratta in realtà di un ritorno al genere, dopo il successo di Les Misérables che pochi anni or sono fece conoscere al mondo le sue qualità canore e gli procurò un meritato Golden Globe come miglior attore.

Quello di The Greatest Showman è un progetto che il divo coltivava da tempo: gli ci sono voluti anni per convincere gli studios a dare il via libera ad un film musicale "all'antica", oltretutto basato su canzoni originali, non su un'opera teatrale pre-esistente.

Il nostro lo ha ideato, sviluppato, prodotto - e praticamente diretto, col tramite dell'esordiente Gracey - avvalendosi di un cast e di una troupe di altissimo livello.
I songwriter sono gli stessi del bellissimo La La Land e tutti gli interpreti cantano senza farsi doppiare (unica eccezione: la svedese Ferguson).






La storia ha gli ingredienti di un biopic classico: ascesa/caduta/risalita di un self-made man, buoni sentimenti senza troppo zucchero, giusta intensità emotiva e - in questo caso - canzoni trascinanti e memorabili.

I brani migliori? Oltre a This Is Me, che quest'anno è giustamente arrivato a vincere il Golden Globe nella categoria, vanno menzionati almeno Rewrite The Stars, From Now On e The Greatest Show.

Tra gli interpreti principali spiccano tanto l'esile Zendaya, già vista in Spider-Man: Homecoming (tenetela d'occhio: farà strada), quanto la voluminosa Keala Settle (la donna barbuta).

Ma è Jackman a rubare la scena a tutti: quasi non sembra lo stesso che ha girato Logan, ultima pellicola dedicata al mutante artigliato cui deve il proprio successo, il che dice molto della versatilità di questo sottovalutato attore australiano.

Il tempo dei blockbuster fumettari forse è passato, ma non quello dei musical e delle commedie brillanti.
Forse la carriera di Hugh Jackman è appena iniziata.




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domenica 15 aprile 2018

OSCAR 2018. TONYA, L'ANGELO (CADUTO) SUL GHIACCIO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
121'
Regia: Craig Gillespie
Interpreti: Margot Robbie, Allison Janney, Sebastian Stan, Julianne Nicholson, Bobby Cannavale, Caitlin Carver, Paul Walter Hauser.


Correva l'anno 1994.

Ai campionati nazionali statunitensi di pattinaggio su ghiacchio (validi per le qualificazioni alle Olimpiadi Invernali di Lillehammer, in Norvegia) la concorrente Nancy Kerrigan viene colpita con un manganello ala gamba da uno sconosciuto.

Questo, individuato ed arrestato poco tempo dopo, si scopre essere stato ingaggiato da un tal Jeff Gillooly, ex marito di una delle avversarie della vittima, la campionessa Tonya Harding.

La vicenda diventerà un caso mediatico, che raggiungerà il suo apice proprio ai Giochi olimpici, quando le due rivali si ritroveranno in competizione - una, ripresasi dall'aggressione; l'altra, riconosciuta responsabile dell'agguato ma ammessa dalla Federazione americana dopo la minaccia di una causa legale miliardaria.

Sotto i flash, la prima vincerà un'amara medaglia d'argento; la seconda non reggerà la pressione e farà una prova disastrosa.

Successivamente sarà bandita a vita.






A rispolverare questo fattaccio di cronaca nera sportiva ci ha pensato l'australiano Craig Gillespie, regista pubblicitario e (con minore fortuna, prima di questo lavoro) cinematografico, che si è avvalso di una sceneggiatura (ottima) di Steven Rogers.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, la trama del film non è incentrata tanto sulla rivalità Harding-Kerrigan, quanto piuttosto sulla vita tormentata e travagliata della prima.

Lo dimostra il fatto che il personaggio della Kerrigan - affidato a Caitlin Carver - compare poco, mentre ad interpretare la Harding è stata chiamata la ben più nota Margot Robbie.

La bionda protagonista di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad, oltre a metterci un corpo statuario - pur sempre necessario per rappresentare una pattinatrice di livello olimpico - dimostra capacità recitative notevoli, a dimostrazione che oramai a Hollywood non basta solo la presenza fisica per accreditarsi come attrice credibile.

E riesce a rendere il suo personaggio molto più sfaccettato di quanto i media l'abbiano allora dipinto - cioè, come l'angelo caduto dell'American Dream, la cattiva che l'America (e il mondo) aveva bisogno di odiare.

Nata in una famiglia povera e disagiata, perennemente umiliata da una madre anaffettiva e picchiata da un marito manesco, la Harding della Robbie ne esce come una vittima di un mondo violento in cui gli affetti non trovano spazio, un mondo popolato di individui gretti, perdenti, sballati.

Grinta e talento a nulla serviranno e le sue fragilità e insicurezze erutteranno in modo drammatico, fino a lasciarla sola contro tutti, anche per colpa di un caratteraccio che ha semplificato il compito dei media, che hanno avuto vita facile a descriverla come la cattiva di turno.

Nominata a Golden Globe e Oscar per la migliore interpretazione femminile, la Robbie non è riuscita a vincere, come invece è successo a Allison Janney.

Nella parte della madre della Harding, il volto noto soprattutto in Tv (per la telenovela Sentieri e per la serie West Wing) ruba la scena a tutti con una prova sopra le righe, esagerata, che concorre a caratterizzare questa dark comedy: senza il suo personaggio, la storia non avrebbe avuto la stessa forza, e senza la sua bravura e il suo carisma il film non sarebbe stato così riuscito.

Per "cattiveria" e incisività, la LaVona Harding della Janney ci ricorda un altro villain del cinema indie, il Terence Fletcher di Whiplash incarnato da J.K. Simmons, anch'egli premiato con Golden Globe e Oscar da non protagonista nel 2015.

Speriamo di rivedere l'attrice di Dayton (Ohio) più spesso sul grande schermo, com'è successo al collega dopo gli allori conquistati: se lo meriterebbe.

Nella parte del marito di Tonya troviamo Sebastian Stan.
La presenza dell'attore rumeno è un po' spiazzante - siamo abituati a vederlo in ben altri panni, quelli di Bucky, amico di Capitan America - ma tutto sommato rende bene la dualità del ruolo, sospeso tra ingenuità e odiosa violenza domestica.

Fanno colore invece i personaggi estremi interpretati da Paul Walter Hauser e Bobby Cannavale, nelle vesti rispettivamente della "mente" e dell'esecutore del crimine.

Insomma, in questa commedia nera - ma comunque meno nera della cronaca alla quale è ispirata - la grottesca vicenda dell'atleta diventa emblematica del lato oscuro del Sogno Americano, infranto in questo caso da errori e scelte sbagliate.

E la pellicola, nella sua denuncia, risulta affilata almeno quanto la lingua e i pattini di Tonya Harding.




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mercoledì 28 marzo 2018

OSCAR 2018. SCAPPA-GET OUT, INDOVINA CHI MUORE A CENA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
103'
Regia: Jordan Peele
Interpreti: Daniel Kaluuya, Allison Williams, Catherine Keener, Bradley Withford, LilRel Howery, Caleb Landry Jones, Lakeith Stanfield, Keegan-Michael Key.


Chris (Kaluuya), afroamericano, va in campagna per il fine settimana con la sua nuova fidanzata di razza caucasica (Williams), per conoscere la famiglia di lei.

Nonostante i suoi timori, il ragazzo viene accolto bene.
Eppure, quei borghesi liberal sembrano nascondere qualcosa di inquietante...






Avviso ai gestori di cinema, videostore e siti di streaming: questo film deve essere archiviato sotto la voce "Commedie".

O almeno è questo ciò che devono aver pensato i selezionatori dei Golden Globe che lo hanno candidato nella categoria, suscitando qualche disappunto (anche noi avevamo espresso le nostre perplessità in questo post).

In verità non c'è molto di effettivamente umoristico, fatta eccezione delle battute - in larga parte improvvisate - del massiccio LilRel Howery, che interpreta il miglior amico del protagonista.
Più probabilmente ha influito il curriculum del regista.

Jordan Peele - esordiente dietro la macchina da presa - è infatti un comedian televisivo, popolare in USA come metà del duo Key & Peele (l'altra metà, Keegan-Michael Key, fa una fugace comparsata).

Una "prima volta" di inaspettato successo, che ha portato la pellicola a ottenere 2 candidature ai Golden Globe, cui sono seguite 4 candidature ai Premi Oscar (per la precisione: miglior film, regia, attore protagonista e sceneggiatura originale), conquistando infine la statuetta per la miglior sceneggiatura.

Peele è divenuto così il primo afroamericano a vincere nella categoria, al termine di un testa-a-testa serratissimo con Martin McDonagh (in corsa per 3 Manifesti a Ebbing, Missouri).






Get Out è un horror con risvolti di critica socio-politica e una morale apertamente liberal.
Secondo il suo autore, i "neri" americani dell'era post-Obama vivono in uno stato di costante assedio da parte dei "bianchi", dai quali sono sempre più visti con sospetto e pregiudizio.

Solo paranoia?
No, se si considerano gli innumerevoli fattacci di cronaca di questi anni, che hanno visto persone di colore spesso e volentieri vittime di azioni sconsiderate e violente da parte delle forze dell'ordine, con ovvia indignazione dell'opinione pubblica.

Ecco che il film diventa allora lo specchio di una comunità e di una società ancora troppo soffocata dalle proprie contraddizioni, come dimostra oltretutto la reazione degli esperti del settore, nettamente divisi in due: chi ha maltrattato la pellicola (il critico Rex Reed si è addirittura spinto a definirla "Una delle peggiori che abbia mai visto, una vera truffa") e chi - come i giornalisti esteri e i selezionatori dell'Academy - l'ha incensata al punto di inserita tra le migliori dell'anno.

Noi ci siamo assai divertiti a individuarne tutti gli omaggi e i rimandi cinematografici nascosti.

Lo spunto narrativo è chiaramente un incrocio tra Indovina Chi Viene a Cena e La Fabbrica delle Mogli, ma si possono trovare anche riferimenti a Halloween (il prologo lungo il viale alberato), La Notte dei Morti Viventi (l'eroe nero che si deve guardare dai comprimari bianchi), Il Silenzio degli Innocenti (la scena dell'ipnosi), la serie tv Lost (il vecchio filmato esplicativo)...

Jordan Peele è un comico di buon livello (durante le riprese si è divertito a mantenere alto il morale della truppa imitando varie personalità afro: Forest Whitaker, Tracy Morgan e Barack Obama), ma sopratutto è un regista che sembra avere la stoffa per diventare un Regista.

Solo il tempo ci dirà se diventerà un John Carpenter nero o un Kevin Smith più a suo agio col genere horror.




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domenica 18 marzo 2018

OSCAR 2018. TRE MANIFESTI A EBBING MISSOURI, LA GUERRA DI MILDRED

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Regno Unito, 2017
115'
Regia: Martin McDonagh
Interpreti: Frances McDormand, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Caleb Landry Jones, John Hawkes, Lucas Hedges, Peter Dinklage, Abbie Cornish, Samara Weaving, Željko Ivanek.


Nel paesino (immaginario) di Ebbing nel Missouri, Mildred Hayes (McDormand) non riesce a darsi pace per la morte della figlia, barbaramente uccisa.

L'assassino non è stato ancora individuato e le indagini sono a un punto morto; così la donna affitta tre spazi pubblicitari e affigge altrettanti grossi cartelloni che puntano il dito contro la polizia locale, accusata di non aver fatto abbastanza per trovare il colpevole.

Ad essere chiamato in causa, in particolare, è lo sceriffo Willoughby (Harrelson), membro rispettato della comunità e padre e marito esemplare.

Costui ha già le sue grane, essendo malato di cancro in fase terminale ed essendo alle prese con le continue intemperanze del giovane agente Dixon (Rockwell), alcoolizzato, razzista e violento.

L'iniziativa della donna scatenerà una catena di eventi che cambieranno la vita di tutte le persone coinvolte.







Presentato in anteprima tra gli applausi a Venezia 2017 (dove ha vinto il premio per la sceneggiatura), Tre Manifesti a Ebbing, Missouri ha poi trionfato ai successivi Golden Globe (miglior film drammatico, migliore sceneggiatura, migliore attrice protagonista e miglior attore non protagonista), mentre agli Oscar si è dovuto "accontentare" delle statuette per la McDormand e Rockwell dopo aver raggranellato ben 7 nomination - film, sceneggiatura originale (di Martin McDonagh, clamorosamente escluso, invece, tra i registi), attrice protagonista (McDormand), attore non protagonista (Rockwell), attore non protagonista (Harrelson), montaggio e colonna sonora (di Carter Burwell).

Questa messe abbondante di premi non si è tramutata però in un successo travolgente di pubblico - ed è un vero peccato.

Già, anche perché solo lo script dovrebbe essere studiato nei corsi di sceneggiatura, ricco com'è di profondità, sfumature, colpi di scena, svolte improvvise di tono e di trama, personaggi interessanti e sfaccettati, dialoghi caustici, umorismo nero, pathos, pietas.

[Se volete leggerlo, cliccate qui.]

Il suo autore, Martin McDonagh, è un drammaturgo tra i più apprezzati del teatro mondiale - e non fatichiamo a capire perché - che ha saputo dire la sua anche dietro ad una macchina da presa.

Basti ricordare il suo cortometraggio Six Shooter (per il quale vinse un Oscar), ma anche i premiatissimi In Bruges (candidatura all'Oscar per la sceneggiatura originale nel 2009 e Golden Globe a Colin Farrell) e 7 Psicopatici (uscito nel 2012), black comedy con una vena sovversiva e nelle quali è bandito il politicamente corretto.

Anche in Tre Manifesti ci si diverte, ci si commuove, si riflette - e tutto ciò in un unico film, che pure ha una linearità e un equilibrio impeccabili.

E una storia che coinvolge, originale e ben congegnata, che porta ad un anticlimax finale che rappresenta la giusta conclusione per la vicenda.

Oltre a McDonagh, il merito della riuscita del film è da attribuire a contributi tecnici di grande livello e alle interpretazioni di un cast in stato di grazia.

Nelle parti di contorno funzionano molto bene John Hawkes (uno dei volti più noti del cinema indie USA, comparso anche nel Lincoln di Steven Spielberg), Peter Dinklage (uno dei protagonisti di Il Trono di Spade), Abbie Cornish (vista nel RoboCop del 2014), Željko Ivanek ( Argo e X-Men-Apocalisse) e i giovani Lucas Hedges (candidato all'Oscar come miglior attore non protagonista l' anno scorso), Caleb Landry Jones (è presente anche in Get Out) e Samara Weaving (spassosa!).

Ma è il terzetto di testa a fare la differenza - non per niente tutti e 3 gli interpreti principali sono stati candidati all'Oscar.

Woody Harrelson gigioneggia da par suo, ma riesce a dare al suo sceriffo Willoughby una dolente umanità.

Sam Rockwell, nella parte dell'agente Dixon, all'inizio è sopra le righe, volutamente esagerato; ma nel corso del film assistiamo ad una sorprendente evoluzione che porta infine ad un ribaltamento del suo personaggio.
Una prova attoriale straordinaria, che gli è valsa numerosi riconoscimenti, tra i quali una meritata statuetta nella Notte delle Stelle.

Statuetta sacrosanta anche per Frances McDormand, che ha fatto così il bis dopo la vittoria nel 1997 per Fargo, diretta dal marito Joel Coen (uno dei fratelli Coen).

Il suo personaggio è stato da più parti liquidato come una sorta di John Wayne al femminile, grezzo, turpiloquente e duro, assetato di vendetta e di giustizia.

Ma l'attrice di Chicago riesce a far trapelare le debolezze e la sensibilità di una donna che si è autocostretta ad essere forte per non sprofondare nella disperazione, di una donna che nonostante tutto non ha perso l'umanità, di una madre che si fa coriacea per non farsi sopraffare dai sensi di colpa.

I tre manifesti sono il suo urlo di rabbia e di dolore contro il mondo.

Ci sono dei film, magari non troppo noti né di grande successo commerciale, che riescono a colpirti e non ti escono più dalla testa.

Pochi anni fa ci era successo con Whiplash, che aveva rivelato il talento di Damien Chazelle - poi divenuto il più giovane vincitore dell'Oscar per la migliore regia nella storia di Hollywood grazie a La La Land.

Quest'anno è stata la volta di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.

Ne facessero, di film così...





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domenica 11 marzo 2018

OSCAR 2018. THE SHAPE OF WATER-LA FORMA DELL'ACQUA, QUESTO MOSTRO È UNA BELLEZZA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
119'
Regia: Guillermo del Toro
Interpreti: Sally Hawkins, Doug Jones, Octavia Spencer, Michael Shannon, Richard Jenkins, Michael Stuhlbarg, Lauren Lee Smith.


Vedere qualcosa di così bello mi fa sembrare stupido considerare me stesso un regista.

Questo lusinghiero tweet del collega Kevin Smith da solo potrebbe essere sufficiente a definire il più recente lungometraggio firmato da Guillermo del Toro.

Quello di The Shape of Water-La Forma dell'Acqua è stato un cammino trionfale: prima il Leone d'Oro a Venezia, quindi il Golden Globe per la miglior regia, poi numerosi altri premi fino a giungere agli Oscar.
4 statuette in tutto: miglior film, regia, colonna sonora e scenografia.

Nell'ambito degli Academy Awards, si tratta della vittoria più netta dal 2015, quando a spuntarla fu Birdman di Alejandro G. Iñárritu (toh, un altro cineasta messicano; e l'anno prima Alfonso Cuarón aveva conquistato il premio alla regia per Gravity: a Hollywood dev'essere il loro momento).

Potrà piacere o no, ma una cosa è certa: è questo il film dell'anno.






Primi anni 60, nel pieno della Guerra Fredda.
Un'inserviente muta che lavora in un laboratorio di ricerca militare (Hawkins) si imbatte in un umanoide anfibio (Jones, già visto in Il Circo della Farfalla e Fantastici 4 e Silver Surfer), catturato per scopi scientifici e rinchiuso nella struttura.

L'essere è innocuo, ma un ufficiale viscido e crudele (Shannon, già intenso protagonista di Bug e Take Shelter) lo tortura e non si fa alcuno scrupolo quando i suoi superiori gli ordinano di ucciderlo.

Ma la donna, che col passare dei giorni si è affezionata - ricambiata - alla creatura, decide di intervenire per salvarlo, facendosi aiutare da una collega (Spencer) e da un anziano vicino (Jenkins)...

Autore in grado di coniugare come pochi il cinema impegnato (Il Labirinto del Fauno) a quello d'intrattenimento (Hellboy, Pacific Rim), del Toro ha dato forma a una favola moderna non priva di risvolti sociali, un incrocio tra Il Mostro della Laguna Nera, Il Favoloso Mondo di Amèlie, Il Ponte delle Spie, La Bella e la Bestia e La La Land.






The Shape of Water sembra voler accontentare tutti i palati: c'è la suspense, la storia d'amore, il sangue, la poesia, il messaggio progressista (i protagonisti sono due "diversi" e hanno come unici alleati un anziano gay, una voluminosa donna afro e un sovietico dal cuore d'oro).
Un pastiche ambizioso e un po' ruffiano che è riuscito a ottenere il plauso unanime della critica.

Il regista esplicita il proprio amore per la Hollywood dei tempi d'oro (si vedono spesso qua e là spezzoni di vecchi film in bianco e nero e c'è addirittura una scena in cui la donna e il mostro omaggiano Ginger & Fred) e le proprie idee politiche.

Questa pellicola è chiaramente l'opera di un cattolico liberal che detesta le autorità e i bigotti (rappresentati dai malvagi militari) e non nasconde la propria simpatia per i reietti e gli emarginati (su tutti, il simpaticissimo essere anfibio).

L'unico difetto? Il montaggio: con meno scene di sesso e violenza (alcune sono francamente superflue), questo film sarebbe stato un capolavoro.
Poco male: nella sua bizzaria è comunque diverso da ogni altro, anche perché derivato da un'idea originale.

Finalmente qualcosa di nuovo nel panorama hollywoodiano, ancora troppo fossilizzato su rifacimenti, adattamenti, prequel e sequel!

Forse più un film da festival che da Oscar?
Sì, ma da vedere.




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lunedì 26 febbraio 2018

OSCAR 2018. NOMINATION: ATTRICI ED ATTORI



Se attrici e attori sono il "cuore" di un film, allora la loro recitazione è l'ossigeno che permette di portare "sangue" a tutto il "corpo".

Quest'anno, la competizione per assicurarsi quello che è ancora il premio cinematografico più ambito (non necessariamente il più importante) è serratissima, specie in ambito femminile.

Tra le protagoniste, Frances McDormand è superfavorita, ma si trova a fronteggiare avversarie agguerritissime.
Sally Hawkins e soprattutto Saoirse Ronan sono state incensate dalla critica e potrebbero dare del filo da torcere alla Signora Coen.

Margot Robbie e Meryl Streep sulla carta hanno meno chance, tuttavia non vanno sottovalutate.
La statuaria bionda di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad sta dimostrando di non possedere soltanto doti fisiche, mentre l'immarcescibile diva del New Jersey è giunta alla 21a candidatura in 40 anni: un mito, prima ancora che un'attrice.

Per quanto concerne i ruoli di contorno, la competizione è più incerta.
La poco nota Allison Janney parte in pole position, anche in virtù del Golden Globe conquistato poche settimane fa, però occhio a Mary J. Blige e Octavia Spencer, fiere rappresentanti della comunità afroamericana per la quale l'Academy negli ultimi anni sembra avere un debole.






Passando agli uomini, l'unico in grado di impensierire Gary Oldman - l'ex Commissario Gordon ha mandato in visibilio la critica nei panni dello statista britannico Winston Churchill - è Daniel Day-Lewis.

La star irlandese è il solo attore nella storia del cinema ad aver vinto 3 Oscar come protagonista; quella de Il Filo Nascosto sarà - lo ha annunciato egli stesso da tempo - la sua ultima interpretazione: riuscirà a convincere l'Academy a concedergli la quarta statuetta?

La sorpresa è rappresentata da Timothée Chalamet: a 22 anni è uno degli interpreti più giovani nella storia di Hollywood ad aver ricevuto una nomina.

Infine, tra i non protagonisti tiene banco il "derby" tra Sam Rockwell e Woody Harrelson: entrambi sono candidati per Tre Manifesti del regista Martin McDonagh (quello di Six Shooter e In Bruges), ma sarà probabilmente il primo a portare a casa l'ambito riconoscimento.

Degna di nota è anche la presenza, nella categoria, di Christopher Plummer: con i suoi 88 anni (portati benissimo) è l'attore più anziano mai candidato ad una statuetta.

Comunque andrà, potete attendere i verdetti sollazzandovi con le clip che trovate qui sotto.
Cliccate sui link e... rimanete incantati.






Da sinistra: Sally Hawkins, Frances Mc Dormand, Margot Robbie, Saoirse Ronan, Meryl Streep.  

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Sally Hawkins - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Frances McDormand - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Margot Robbie - I, Tonya
Saoirse Ronan - Lady Bird
Meryl Streep - The Post

Da sinistra: Timothée Chalamet, Daniel Day-Lewis, Daniel Kaluuya, Gary Oldman, Denzel Washington.  

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Timothée Chalamet - Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name)
Daniel Day-Lewis - Il filo nascosto (Phantom Thread)
Daniel Kaluuya - Scappa - Get Out (Get Out)
Gary Oldman - L'ora più buia (Darkest Hour)
Denzel Washington - Roman J. Israel, Esq.

Da sinistra: Mary J. Blige, Allison Janney, Lesley Manville, Laurie Metcalf, Octavia Spencer.  

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Mary J. Blige - Mudbound
Allison Janney - I, Tonya
Lesley Manville - Il filo nascosto (Phantom Thread)
Laurie Metcalf - Lady Bird
Octavia Spencer - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

Da sinistra: Willem Dafoe, Woody Harrelson, Richard Jenkins, Christopher Plummer, Sam Rockwell.  

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Willem Dafoe - The Florida Project
Woody Harrelson - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Richard Jenkins - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Christopher Plummer - Tutti i soldi del mondo (All the Money in the World)
Sam Rockwell - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)




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giovedì 15 febbraio 2018

OSCAR 2018. NOMINATION: PREMI MUSICALI

Dall'alto: John Williams (al centro) alla prima di Star Wars: Gli Ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi); Hans Zimmer (a destra) con il regista di Dunkirk Christopher Nolan; un'esibizione di Sufjan Stevens.  


I film sono solo immagini in movimento?
Chiaramente no, l'aspetto uditivo è altrettanto importante: non solo in termini di suono in sé (vedere nelle candidature tecniche), ma per le musiche e le canzoni, che possono davvero fare la differenza.

La cosa più curiosa di quest'anno è che, forse per la prima volta, le nomination per la Miglior Colonna Sonora e per la Miglior Canzone Originale non coincidono: nessun film è candidato in entrambe le categorie!

Nella prima, la sfida è tra veri e propri big: in compagnia del tedesco Hans Zimmer (già Oscar nel 1995 per Il Re Leone), del francese Alexandre Desplat (Oscar nel 2015 per Grand Budapest Hotel) e dell'inglese Jonny Greenwood (chitarrista dei Radiohead), gli americani Carter Burwell (frequente collaboratore dei fratelli Coen) e John Williams non avranno vita facile.

Quest'ultimo in particolare merita una menzione speciale: è alla sua 51a (cinquantunesima!) nomina in 51 anni.
Una media di una candidatura all'anno - dal 1967 - che fa onore a questo anziano compositore caro a Spielberg e Lucas.
Star Wars: Gli Ultimi Jedi gli frutterà il 6° Oscar in carriera?

Nella seconda categoria, il favorito potrebbe essere The Greatest Showman.
L'acclamato musical con l'ex X-Man Hugh Jackman ha già incassato il Golden Globe per il brano This is Me e non sarebbe strano se conquistasse anche l'ambita statuetta.

Un risultato scontato, allora?
Nient'affatto, perché la concorrenza è comunque piuttosto agguerrita e l'Academy potrebbe favorire invece un cartone Pixar (Coco), una produzione Netflix (Mudbound) o l'italianissimo - ma girato in lingua inglese - Chiamami col tuo Nome.
I giochi sono ancora aperti.

Per il momento, cliccate sui link che trovate qui di seguito, chiudete gli occhi e godetevi l'ascolto.
Ne sentirete delle belle!






MIGLIOR COLONNA SONORA
Carter Burwell - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Alexandre Desplat - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Jonny Greenwood - Il filo nascosto (Phantom Thread)
John Williams - Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)
Hans Zimmer - Dunkirk

MIGLIOR CANZONE
Mighty River (musica e testi di Mary J. Blige, Raphael Saadiq e Taura Stinson) - Mudbound
Mystery of Love (musica e testi di Sufjan Stevens) - Chiamami col tuo nome (Call Me By Your Name)
Remember Me (musica e testi di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez) - Coco
Stand Up For Something (musica di Diane Warren, testi di Diane Warren e Lonnie Lynn) - Marshall
This Is Me (musica e testi di Benj Pasek e Justin Paul) - The Greatest Showman




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mercoledì 10 gennaio 2018

GOLDEN GLOBE. 3 MANIFESTI PER 4 GLOBI

Dall'alto: Martin McDonagh, Sam Rockwell e Frances McDormand con i Golden Globe vinti per Three Billboards Outside Ebbing, Missouri; Greta Gerwig (al centro) con Saoirse Ronan (a destra); Guillermo del Toro, miglior regista per The Shape of Water; da destra, Dave Franco, James Franco (Tommy Wiseau nel film The Disaster Artist) e il vero Tommy Wiseau. 


Come abbiamo anticipato nel post precedente, la settantacinquesima edizione dei Golden Globe è stata dominata dalle donne.

A seguito delle iniziative #MeToo e Time's Up contro le molestie sessuali e le disparità di trattamento nei posti di lavoro (non solo nel mondo del cinema) le attrici si sono presentate vestite di nero alla cerimonia di consegna dei premi assegnati dalla stampa estera, molte accompagnate da attiviste dei diritti civili, e negli interventi si sono scagliate contro le discriminazioni di genere.

Se l'anno scorso Meryl Streep aveva fatto scalpore attaccando duramente il neo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, questa volta a prendersi la ribalta è stata Oprah Winfrey con un discorso appassionato - qualcuno la immagina già candidata alla presidenza nel 2020 -, sebbene la battuta più incisiva sia stata quella fulminante di Natalie Portman al momento della presentazione dei candidati per la migliore regia (And here are the all-male nominees..., E questi sono i nominati, tutti uomini), battuta che da una parte mette in luce l'assenza di registe nella categorie - e quest'anno non avrebbero sfigurato, per esempio, né Patty Jenkins per Wonder Woman né Greta Gerwig per Lady Bird - ma dall'altro sminuisce un po' la vittoria molto meritata di Guillermo del Toro.

Il suo The Shape Of Water si è aggiudicato altresì il riconoscimento per la migliore colonna sonora (di Alexandre Desplat), ma soprattutto, dopo il Leone d'Oro conquistato a Venezia 2017, lascia l'impressione di essere molto competitivo anche in ottica Oscar.

Il vero trionfatore della serata (a sorpresa) è stato però un altro film passato al Lido nella scorsa edizione: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri).






La pellicola diretta dal Premio Oscar Martin McDonagh (per il corto Six Shooter, che potete rivedere per intero cliccando sul link) ha conquistato ben quattro premi, per il miglior film drammatico, la sceneggiatura (dello stesso McDonagh, già premiata a Venezia) e i due attori Frances McDormand (straordinaria protagonista) e Sam Rockwell (non protagonista).

Ve lo diciamo già da un po': fare una première alla Mostra del Cinema porta bene (restando ai Golden Globe, ricordiamo che il film di apertura nel 2016, il bellissimo La La Land, aveva poi sbancato vincendo 7 premi su 7 nomination, un record!).

Vedremo all'annuncio delle nomine degli Academy Awards, ma incrociamo le dita per il drammaturgo/regista irlandese.

Se la dovrà vedere, oltre che con il già citato cineasta messicano, con Steven Spielberg (The Post, un film storico-giornalistico sul modello di Spotlight, che solo 2 anni fa aveva vinto l'Oscar come miglior film) e con il Christopher Nolan di Dunkirk, i grandi sconfitti della serata.

Però occhio anche a Greta Gerwig: il suo Lady Bird ha avuto un consenso quasi unanime dalla critica, ma soprattutto ha vinto i premi per la migliore commedia e la migliore attrice in una commedia (Saoirse Ronan, già vista in Grand Budapest Hotel di Wes Anderson).

La stessa regista (che è anche apprezzata interprete cinematografica), dopo le polemiche per la mancata nomina nella categoria potrebbe a furor di popolo prendersi la sua rivincita.






A Hollywood, d'altra parte, le cose stanno cambiando: rappresentanti del genere femminile ora sono protagoniste persino di pellicole supereroistiche (che prima sembravano appannaggio dei soli uomini) e gli stessi film vincitori di questa edizione dei Golden Globe - Three Billboards, The Shape of Water, Lady Bird, ma anche la migliore opera straniera (Oltre la Notte di Fatih Akin con Diane Kruger) - hanno donne forti come personaggi principali.

E probabilmente non è un caso che pure I, Tonya, tratto da un fattaccio di cronaca nera/sportiva al femminile che ha visto coinvolte le due pattinatrici Tonya Harding e Nancy Kerrigan, abbia trovato posto nel palmarès con il riconoscimento ad Allison Janney come migliore interprete non protagonista.

In un contesto così fortemente orientato, sono passate un po' in secondo piano le vittorie tra gli attori protagonisti di Gary Oldman e James Franco, premiati per le interpretazioni, rispettivamente, di Winston Churchill in Darkest Hour e di Tommy Wiseau (una sorta di Ed Wood dei giorni nostri, che è salito sul palco assieme al divo al momento della premiazione regalando al pubblico il momento più surreale di tutta la serata) in The Disaster Artist.

A fare le spese del nuovo corso hollywoodiano, però, sono state soprattutto pellicole che pure hanno toccato tematiche di forte attualità: e così Dunkirk di Nolan (il dramma lacerante e straniante della guerra), The Post di Spielberg (la libertà di stampa), Call Me By Your Name di Luca Guadagnino (l'amore omosessuale), Get Out di Jordan Peele (la questione degli Afroamericani) sono tornate a casa a mani vuote dopo aver cullato a lungo sogni di gloria.

Niente da fare: quest'anno l'ondata rosa ha travolto tutto.




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lunedì 8 gennaio 2018

GOLDEN GLOBE 2018. I VINCITORI

(I Golden Globe) 


E così sono stati assegnati i Golden Globe numero 75.

Tra grandi sorprese, conferme della vigilia, colpi di scena, possiamo anticipare che questo è stato l'anno delle donne: vestite di nero per protestare contro la situazione femminile nel mondo del cinema, protagoniste dei film più acclamati, si sono vendicate per la mancanza di proprie rappresentanti nella categoria dei migliori registi e si sono prese la scena.

Qui di seguito riportiamo tutti i vincitori cinematografici.

Nel prossimo post parleremo più approfonditamente di questa sorprendente e memorabile edizione.






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri), regia di Martin McDonagh

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Lady Bird, regia di Greta Gerwig

MIGLIOR REGISTA
Guillermo del Toro - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Frances McDormand - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Gary Oldman - L'ora più buia (Darkest Hour)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Saoirse Ronan - Lady Bird

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
James Franco - The Disaster Artist

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Coco, regia di Lee Unkrich e Adrian Molina

MIGLIOR FILM STRANIERO
Oltre la notte (Aus dem Nichts), regia di Fatih Akın (Germania)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Allison Janney - I, Tonya

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Sam Rockwell - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Martin McDonagh - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Alexandre Desplat – La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
This Is Me - The Greatest Showman (Keala Settle)




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domenica 7 gennaio 2018

GOLDEN GLOBE 2018. LE NOMINATION

(La locandina della 75a edizione dei Golden Globe) 


Come le scorse edizioni hanno evidenziato, quella dei Golden Globe è una rassegna che si sta rivelando più equilibrata e coerente rispetto alla sempre più deludente Notte degli Oscar, da anni inficiata da cerchiobottismo e politically correct.

Se da un lato è pur vero che i premi assegnati dalla stampa estera distinguono in categoria "commedia" e categoria "drammatico", riuscendo quindi ad accontentare un po' tutti, dall'altro c'è da riconoscere che il metro di giudizio pare essere stato finora puramente qualitativo, come dovrebbe essere per ogni competizione cinematografica.

A proposito di qualità, anche quest'anno la rosa dei nominati - con qualche eccezione - non delude le aspettative.






Inziando dai film drammatici (quelli tradizionalmente più considerati), sembrerebbe esserci una sfida a 3: l'acclamatissimo The Shape of Water di Guillermo del Toro (già Leone d'Oro a Venezia a furor di popolo) contro l'epico Dunkirk di Christopher Nolan, con The Post dell'immarcescibile Steven Spielberg come possibile outsider.

Come commedia/musical, invece, The Greatest Showman con l'ex Wolverine Hugh Jackman potrebbe avere qualche chance, ma occhio all'ubiquo James Franco - storico "amico" di CINEMA A BOMBA! dai tempi di Venezia 2011 - che concorre nella doppia veste di attore e regista (con The Disaster Artist).
Tuttavia i favoriti da battere sono due esordi, i super acclamati dalla critica Lady Bird di Greta Gerwig e Get Out/Scappa (chiamatelo horror, film di denuncia, di critica sociale; ma commedia...) di Jordan Peele.

Sorpresa, in lizza ci sono anche due italiani!
Luca Guadagnino - che conosciamo per A Bigger Splash - è in corsa con Call Me By Your Name, Paolo Virzì con Ella & John (per la prova recitativa di Helen Mirren).
In verità le loro probabilità di vittoria sono scarse, però mai dire mai.






Scorrendo la lista dedicata ad attrici e attori, si nota l'ennesima presenza della sottovalutatissima Jessica Chastain: la splendida quarantenne, già "globizzata" nel 2013 per Zero Dark Thirty, ci riprova con Molly's Game, ma deve affrontare una concorrenza agguerritissima nella categoria drammatica (la Hawkins e la McDormand sono molto quotate, per tacere dell'immortale Meryl Streep, giunta alla 31a candidatura!).

Per ciò che riguarda le commedie, Saoirse Ronan (si pronuncia, più o meno, "serscia ronan"; allenatevi: la ragazza ha un grande futuro davanti a sé e ne sentiremo ancora parlare) parte strafavorita, ma dovrà vedersela con Margot Robbie (sì, proprio la bionda di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad).

Sul fronte maschile, Daniel Day-Lewis - l'unico attore ad aver mai vinto 3 Oscar come protagonista, l'ultimo nel 2013 per Lincoln - ha annunciato il proprio ritiro dalle scene dopo aver girato Il Filo Nascosto.
Nuovo Globo e magari anche nuovo Oscar in arrivo per lui?
Gary Oldman permettendo...

Decisamente più equilibrata la sfida nelle commedie: potrebbe vincere chiunque, sebbene il già citato James Franco si presenti leggermente favorito.

Tra attori/attrici non protagonisti segnaliamo la presenza di Christopher Plummer per Tutti i Soldi del Mondo.

Piuttosto bizzarra la selezione dell'ultima pellicola di Ridley Scott, ormai celeberrima per la defenestrazione di Kevin Spacey a film già ultimato (a causa dello scandalo delle molestie sessuali scoperchiato recentemente), rimpiazzato in fretta e furia proprio dal collega più anziano: 3 nomination sulla fiducia, visto che al momento dell'annuncio essa doveva ancora uscire al cinema!

Tra queste, anche quella per la regia dello stesso Scott, che ha dovuto rigirare le scene con Plummer a tempo di record: una performance notevole per qualsiasi cineasta; figuratevi per un ottantenne...

Nella categoria dovrà vedersela con il leggendario Steven Spielberg e con i talentuosi Guillermo del Toro, Christopher Nolan (favorito), Martin McDonagh: sfida avvincente!

Tuttavia spicca l'assenza delle donne - ricordiamo che il 2017 è stato l'anno della consacrazione di Patty Jenkins (acclamata regista di Wonder Woman), nonché di Greta Gerwig (Lady Bird) e Dee Rees (la produzione Netflix Mudbound) - mentre Angelina Jolie, per essere considerata, ha dovuto presentare il suo film sotto la bandiera cambogiana (e quindi tra quelli in lingua straniera).

Un'altra assenza grave è quella delle pellicole supereroistiche: non solo la succitata Wonder Woman, ma pure Spider-Man: Homecoming e Justice League sono rimaste a secco di candidature.
E pensare che l'anno scorso Deadpool ne aveva ottenute due...

Come ogni anno, qui sotto potete trovate la lista delle candidature principali insieme a qualche link sfizioso.
E via coi pronostici!






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name), regia di Luca Guadagnino
Dunkirk, regia di Christopher Nolan
The Post, regia di Steven Spielberg
La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water), regia di Guillermo del Toro
Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri), regia di Martin McDonagh

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
The Disaster Artist, regia di James Franco
Scappa - Get Out (Get Out), regia di Jordan Peele
The Greatest Showman, regia di Michael Gracey
I, Tonya, regia di Craig Gillespie
Lady Bird, regia di Greta Gerwig

MIGLIOR REGISTA
Guillermo del Toro - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Martin McDonagh - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Christopher Nolan - Dunkirk
Ridley Scott - Tutti i soldi del mondo (All the Money in the World)
Steven Spielberg - The Post

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Jessica Chastain - Molly's Game
Sally Hawkins - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Frances McDormand - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Meryl Streep - The Post
Michelle Williams - Tutti i soldi del mondo (All the Money in the World)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Timothée Chalamet - Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name)
Denzel Washington - Roman J. Israel, Esq.
Tom Hanks - The Post
Daniel Day-Lewis - Il filo nascosto (Phantom Thread)
Gary Oldman - L'ora più buia (Darkest Hour)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Judi Dench - Vittoria e Abdul (Vittoria & Abdul)
Margot Robbie - I, Tonya
Saoirse Ronan - Lady Bird
Emma Stone - La battaglia dei sessi (Battle of the Sexes)
Helen Mirren - Ella & John - The Leisure Seeker (The Leisure Seeker)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Steve Carell - La battaglia dei sessi (Battle of the Sexes)
Ansel Elgort - Baby Driver - Il genio della fuga (Baby Driver)
James Franco - The Disaster Artist
Hugh Jackman - The Greatest Showman
Daniel Kaluuya - Scappa - Get Out (Get Out)

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Baby Boss (The Boss Baby), regia di Tom McGrath
The Breadwinner, regia di Nora Twomey
Coco, regia di Lee Unkrich e Adrian Molina
Ferdinand, regia di Carlos Saldanha
Loving Vincent, regia di Dorota Kobiela e Hugh Welchman

MIGLIOR FILM STRANIERO
Una donna fantastica (Una mujer fantástica), regia di Sebastián Lelio (Cile)
Per primo hanno ucciso mio padre (First They Killed My Father), regia di Angelina Jolie (Cambogia)
Oltre la notte (Aus dem Nichts), regia di Fatih Akın (Germania)
Loveless, regia di Andrej Zvjagincev (Russia)
The Square, regia di Ruben Östlund (Svezia)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Mary J. Blige - Mudbound
Hong Chau - Downsizing - Vivere alla grande (Downsizing)
Allison Janney - I, Tonya
Laurie Metcalf - Lady Bird
Octavia Spencer - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Willem Dafoe - The Florida Project
Armie Hammer - Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name)
Richard Jenkins - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Sam Rockwell - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Christopher Plummer - Tutti i soldi del mondo (All the Money in the World)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Guillermo del Toro e Vanessa Taylor - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Greta Gerwig - Lady Bird
Liz Hannah e Josh Singer - The Post
Martin McDonagh - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Aaron Sorkin - Molly's Game

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Carter Burwell - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Alexandre Desplat – La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Jonny Greenwood – Il filo nascosto (Phantom Thread)
John Williams – The Post
Hans Zimmer – Dunkirk

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Home - Ferdinand (Nick Jonas)
Mighty River - Mudbound (Mary J. Blige)
Remember Me - Coco (Miguel)
The Star - The Star-Gli eroi del Natale (Mariah Carey)
This Is Me - The Greatest Showman (Keala Settle)




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