CINEMA A BOMBA!

venerdì 12 gennaio 2024

I CLASSICI: THE BANSHEES OF INISHERIN-GLI SPIRITI DELL'ISOLA, TE L'AVEVO DITO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA/Regno Unito/Irlanda, 2022
114'
Regia: Martin McDonagh
Interpreti: Colin Farrell, Brendan Gleeson, Kerry Condon, Barry Keoghan.


1923. Nell'isola irlandese di Inisherin - il nome è inventato; gli scorci sono quelli di Achill Island (al largo della Contea di Mayo) e Inis Mór (la principale delle Isole Aran, nella baia di Galway) - l'ingenuo e candido Pádraic (Farrell) ha due soli affetti stabili: l'amata sorella Siobhán (Condon), che però vorrebbe fuggire dall'opprimente e deprimente villaggio dove vive e dove non succede mai nulla, e l'inseparabile amico Colm (Gleeson).

Questo, da un giorno all'altro e senza un apparente motivo, decide di troncare definitivamente con il sodale, che rimane molto sorpreso e che cerca di riconquistarne l'amicizia.

Ma Colm sarà irremovibile e minaccerà di tagliarsi un dito ogni qual volta Pádraic proverà a farlo desistere dai suoi drastici propositi.

La situazione ben presto degenererà e sconvolgerà il tran tran del tranquillo paesello, rimasto immune dalla violenza della Guerra Civile che sta nel frattempo sconvolgendo il resto dell'Irlanda.


The Banshees of Inisherin è stato uno dei titoli di punta della Mostra del Cinema di Venezia 2022, ha trionfato ai Golden Globe 2023, mentre agli Oscar è tornato a casa a mani vuote pur avendo ottenuto ben 9 nomination ( film, regia, Colin Farrell attore protagonista, Brendan Gleeson e Barry Keoghan attori non protagonista, Kerry Condon attrice non protagonista, colonna sonora, sceneggiatura originale e montaggio).

Un vero peccato per uno dei film migliori dell'anno appena trascorso, ma che conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che il suo regista, il drammaturgo convertito alla macchina da presa Martin McDonagh, è una delle menti più brillanti e originali dell'attuale panorama cinematografico mondiale.

Della sua vena caustica, dissacrante, sferzante, grottesca avevamo già avuto prova con il corto Six Shooter e successivamente con i lungometraggi In Bruges e 7 Psicopatici.

Il superbo Tre Manifesti a Ebbing, Missouri era stato un punto di svolta, sia per l'approfondimento tematico sia per il disegno dei personaggi, risultando spiazzante, ricco di spunti di riflessione e di inaspettata profondità.

The Banshees of Inisherin non si discosta dai precedenti lavori del suo autore, ma li arricchisce ulteriormente: prendendo spunto da un fatto apparentemente banale (la fine improvvisa di un'amicizia), McDonagh ci parla di ineluttabilità, di lotte fratricide senza senso (la guerra non è forse questo?), di tempo che passa, del ruolo di ognuno di noi nel mondo, di cinismo che vince sulla gentilezza, di solitudine, di lontananza e di allontanamento dalla propria terra, di vendetta e violenza; ma anche di compassione, di fraternità, di quel bisogno che abbiamo di restare umani nonostante tutto.

Il dipanarsi della trama è assurdo ed esagerato solo se non si considera tutto questo e il fatto che la vicenda si svolge in Irlanda.

Insieme agli straordinari interpreti (i due attori principali, in particolare; ma anche l'apporto di Condon e Keoghan è piuttosto significativo), è infatti l'Isola di Smeraldo la vera protagonista della storia, con i suoi paesaggi brulli, sferzati dal vento e dal mare, con i suoi miti e le sue leggende (se ve lo chiedete le banshees del titolo, cioè gli spiriti femminili del folklore irlandese messaggeri di sventure e morte, compaiono. Forse ce n'è solo una; o forse no), con i suoi spazi e i suoi cieli, con la sua popolazione indurita dalle difficoltà della vita e da una terra ingenerosa.

McDonagh è ritornato alle proprie origini e non poteva trovare terreno più adatto per la sua lucida e disincantata visione del mondo - un mondo duro e spietato, dove però sopravvive ancora la speranza che le cose possano cambiare.

In meglio.


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mercoledì 8 marzo 2023

OSCAR 2023. NOMINATION: FILM E REGIA

Dall'alto: Steven Spielberg (col cappello) mentre dirige The Fabelmans; Martin McDonagh (a sinistra) scherza con Colin Farrell sul set de Gli Spiriti dell'Isola; The Daniels, co-registi di Everything Everywhere All at Once.


Tra pochi giorni avrà luogo la 95a edizione degli Academy Awards, la più importante kermesse cinematografica al mondo, la notte durante la quale le "stelle" di Hollywood vengono insignite dei Premi Oscar.

Tradizionalmente, la pellicola che alla fine viene considerata "vincitrice" non è tanto quella che conquista il maggior numero di statuette, quanto quella che si aggiudica le due considerate più prestigiose: miglior film e regia, appunto.

Tra le nominate nella prima categoria, è davvero difficile stabilire quale opera riuscirà a spuntarla.
La sfida è combattuttissima ed equilibrata, ma si può affermare con un certo margine di sicurezza che si tratti di una gara a tre.

The Fabelmans è considerato da molti il "magnum opus" di Steven Spielberg.
Vero o falso che sia, è in ogni caso il suo lavoro più personale: un racconto di formazione quasi autobiografico che omaggia il potere della Settima Arte.
Temi che piacciono molto a Hollywood, da parte di un filmmaker tra i più amati.

Gli Spiriti dell'Isola è invece un film d'autore diretto da un talentuoso irlandese che piace molto ai critici.
Martin McDonagh ci aveva già provato 5 anni fa con Tre Manifesti, ma là era in trasferta yankee, qui è tornato in terra natia (più precisamente su una delle Isole Aran).
Chissà se riuscirà a convincere l'Academy, stavolta.

Everything Everywhere All at Once è infine l'outsider di questa stagione: ha collezionato il maggior numero di candidature e strizza l'occhio alla potente lobby asiatica.
Potrebbe essere il nuovo Parasite?

I primi due partono leggermente in vantaggio in virtù dei Golden Globe: Spielberg e McDonagh si erano infatti accapparrati rispettivamente miglior film drammatico + miglior regia e miglior film commedia.

E gli altri?
Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, replica dell'omonimo classico antibellico del 1930, dovrebbe avere più possibilità come film internazionale che in questa categoria; ad Avatar-La Via dell'Acqua difficilmente verrà riconosciuto il valore che merita (James Cameron non è neppure presente nella cinquina dei registi); quelli che rimangono sono solo nomi per riempire le caselle.

Se per il premio principale non è semplice fare un pronostico, per quanto riguarda i signori dietro la cinepresa non sembrano esserci discussioni.
È davvero dura credere che l'Oscar come miglior regista possa finire in mani diverse da quelle di Steven Spielberg.

Il regista di Indiana Jones, Jurassic Park e Ready Player One si è aperto al mondo raccontando la propria infanzia e giovinezza, con la consueta maestria tecnica e il contributo di alcuni collaboratori di lunga data (ad esempio l'anziano compositore John Williams, prossimo alla pensione).

La Notte delle Stelle è ormai prossima.
Siete pronte/i per fare qualche previsione?


Miglior film
Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, regia di Edward Berger
Avatar-La Via dell'Acqua, regia di James Cameron
Gli Spiriti dell'Isola, regia di Martin McDonagh
Elvis, regia di Baz Luhrmann
Everything Everywhere All at Once, regia di Daniel Kwan & Daniel Scheinert
Tár, regia di Todd Field
Top Gun: Maverick, regia di Joseph Kosinski
Triangle of Sadness, regia di Ruben Östlund
Women Talking, regia di Sarah Polley
The Fabelmans, regia di Steven Spielberg

Miglior regia
Martin McDonagh - Gli Spiriti dell'Isola
Daniel Kwan e Daniel Scheinert - Everything Everywhere All at Once
Todd Field - Tár
Ruben Östlund - Triangle of Sadness
Steven Spielberg - The Fabelmans


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mercoledì 11 gennaio 2023

GOLDEN GLOBE 2023. I VINCITORI

Gli ottantesimi Golden Globe. 


Signore e Signori... Ecco a voi i vincitori dell'edizione numero 80 dei Golden Globe.

Non mancano le sorprese.

E chissà cosa succederà adesso in ottica Oscar...


Miglior film drammatico
Avatar - La via dell'acqua (Avatar: The Way of Water), regia di James Cameron
Elvis, regia di Baz Luhrmann
The Fabelmans, regia di Steven Spielberg
Tár, regia di Todd Field
Top Gun: Maverick, regia di Joseph Kosinski

Miglior film commedia o musicale
Babylon, regia di Damien Chazelle
Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin), regia di Martin McDonagh
Everything Everywhere All at Once, regia di Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Glass Onion - Knives Out (Glass Onion: A Knives Out Mystery), regia di Rian Johnson
Triangle of Sadness, regia di Ruben Östlund

Miglior regista
James Cameron – Avatar - La via dell'acqua (Avatar: The way of water)
Daniel Kwan e Daniel Scheinert – Everything Everywhere All at Once
Baz Luhrmann – Elvis
Martin McDonagh – Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Steven Spielberg – The Fabelmans

Migliore attore in un film drammatico
Austin Butler – Elvis
Brendan Fraser – The Whale
Hugh Jackman – The Son
Bill Nighy – Living
Jeremy Pope – The Inspection

Migliore attrice in un film drammatico
Cate Blanchett – Tár
Olivia Colman – Empire of Light
Viola Davis – The Woman King
Ana de Armas – Blonde
Michelle Williams – The Fabelmans

Migliore attore in un film commedia o musicale
Diego Calva – Babylon
Daniel Craig – Glass Onion - Knives Out (Glass Onion: A Knives Out Mystery)
Adam Driver – Rumore bianco (White Noise)
Colin Farrell – Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Ralph Fiennes – The Menu

Migliore attrice in un film commedia o musicale
Lesley Manville - La signora Harris va a Parigi (Mrs. Harris Goes to Paris)
Margot Robbie - Babylon
Anya Taylor-Joy - The Menu
Emma Thompson - Il piacere è tutto mio (Good Luck to You, Leo Grande)
Michelle Yeoh - Everything Everywhere All at Once

Migliore attore non protagonista
Brendan Gleeson - Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Barry Keoghan - Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Brad Pitt - Babylon
Jonathan Ke Quan - Everything Everywhere All at Once
Eddie Redmayne - The Good Nurse

Migliore attrice non protagonista
Angela Bassett - Black Panther: Wakanda Forever
Kerry Condon - Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Jamie Lee Curtis - Everything Everywhere All at Once
Dolly de Leon - Triangle of Sadness
Carey Mulligan - Anche io

Miglior film in lingua straniera
Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues), regia di Edward Berger
Argentina, 1985, regia di Santiago Mitre
Close, regia di Lukas Dhont
La donna del mistero (Decision to Leave), regia di Park Chan-wook
RRR, regia di S. S. Rajamouli

Miglior film d'animazione
Pinocchio di Guillermo del Toro, regia di Guillermo del Toro
Inu-ō, regia di Masaaki Yuasa
Marcel the Shell with Shoes On, regia di Dean Fleischer-Camp
Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio (Puss in Boots: The Last Wish), regia di Joel Crawford
Red (Turning Red), regia di Domee Shi

Migliore sceneggiatura
Todd Field – Tár
Daniel Kwan e Daniel Scheinert – Everything Everywhere All at Once
Martin McDonagh – Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Sarah Polley – Women Talking
Steven Spielberg e Tony Kushner – The Fabelmans

Migliore colonna sonora originale
Carter Burwell – Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Alexandre Desplat – Pinocchio di Guillermo del Toro
Hildur Guðnadóttir – Women Talking
Justin Hurwitz – Babylon
John Williams – The Fabelmans

Migliore canzone originale Carolina (Taylor Swift) - La ragazza della palude (Where the Crawdads Sing)
Ciao Papa (Roeben Katz, Guillermo Del Toro) - Pinocchio
Hold My Hand (Lady Gaga) - Top Gun: Maverick
Lift Me Up (Rihanna) - Black Panther: Wakanda Forever
Naatu Naatu (Kala Bhairava, M. M. Keeravani, Rahul Sipligunj) - RRR


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mercoledì 14 settembre 2022

VENEZIA 2022. I VINCITORI AL LIDO (CON VISTA SU HOLLYWOOD)

Dall'alto: la regista Laura Poitras (a destra) con la fotografa e attivista Nan Goldin, protagonista del documentario vincitore del Leone d'Oro, All the Beauty and the Bloodshed; Luca Guadagnino con il Leone d'Argento per la migliore regia; Cate Blanchett con la Coppa Volpi per la migliore attrice; Martin McDonagh con il premio per la migliore sceneggiatura. 



Leone d'oro al miglior film: All the Beauty and the Bloodshed, regia di Laura Poitras
Leone d'argento - Gran premio della giuria: Saint-Omer, regia di Alice Diop
Leone d'argento per la miglior regia: Luca Guadagnino per Bones and All
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Cate Blanchett per Tár
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Colin Farrell per Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Premio Osella per la migliore sceneggiatura: Martin McDonagh per Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Premio speciale della giuria: Gli orsi non esistono (Khers nist), regia di Jafar Panahi
Premio Marcello Mastroianni ad un attore o attrice emergente: Taylor Russell per Bones and All

Questi i responsi della 79a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Che offrono interessanti spunti di riflessione.

Innanzitutto il feeling che la Mostra di Venezia ha con le opere non di finzione, soprattutto nell'era Barbera.

Molti sono sempre i documentari presenti in cartellone - qualcuno anche "promosso" nella selezione ufficiale, come quest'anno è successo a All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras (già Premio Oscar nel 2015 per Citizenfour, su Edward Snowden).

E proprio questo omaggio alla vita della fotografa e attivista Nan Goldin ha convinto la giuria capitanata da Julianne Moore a tal punto da portarsi a casa il riconoscimento più ambito, quel Leone d'Oro che solo un'altra volta in precedenza era andato ad un documentario (nel 2013 a Sacro GRA del nostro Gianfranco Rosi, che quest'anno invece era fuori concorso con In viaggio, su Papa Francesco).

Chissà se riuscirà a convincere anche i membri dell'Academy Award...

Eh sì, perché dall'altra parte dell'Oceano si guarda sempre con molto interesse alle pellicole presentate come in odore di Oscar e si analizzano le reazioni del pubblico a questo o a quel titolo.

Il palmarès può fornire qualche indicazione per individuare un papabile almeno a qualche nomination, anche se le scelte delle giurie da festival, così eterogenee e cosmopolite, quasi mai coincidono con i gusti dell'Academy.

Ma quest'anno, oltre al Leone d'Oro, consiglieremmo di dare un'occhiata a chi ha vinto le Coppe Volpi: due pesi massimi di Hollywood.

Cate Blanchett ha convinto tutti in Tár di Todd Field e ha sbaragliato un'agguerrita concorrenza, che comprendeva, tra le altre, le acclamate Ana de Armas (nei panni di Marilyn Monroe nel discusso Blonde), la camaleontica Tilda Swinton e - attenzione! - la transgender Trace Lysette.

Colin Farrell, invece, ha vinto una sfida che potrebbe riproporsi al momento degli Oscar: quella col rilanciato Brendan Fraser, irriconoscibile in The Whale di Darren Aronofsky.

Il film per il quale è stato premiato, The Banshees of Inisherin, è uno di quelli che ha maggiormente messo d'accordo critica e pubblico e non dubitiamo del fatto che nei prossimi mesi se ne sentirà ancora parlare.

D'altra parte il regista non è altro che Martin McDonagh, il brillante autore di veri e propri cult quali Six Shooter, In Bruges (anche questo con la coppia Colin Farrell - Brendan Gleeson), 7 Psicopatici e soprattutto Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, che gli valse proprio a Venezia il riconoscimento per la migliore sceneggiatura, bissato quest'anno.

Difficile che in America si guardi con molto interesse ai prestigiosi premi andati pur meritatamente alla giovane franco-senegalese Alice Diop e al cineasta iraniano dissidente e perseguitato Jafar Panahi.

Molto interesse hanno al contrario suscitato quelle pellicole che hanno portato al Lido orde di fan, il non-così-eccezionale Don't worry darling, con il suo stucchevole codazzo di polemiche e gossip che hanno coinvolto a diverso titolo la regista Olivia Wilde e gli attori Harry Styles, Florence Pugh, Chris Pine, Shia LaBeouf, ma soprattutto il molto più lodato Bones and all, con la superstar Timothée Chalamet.

Questa atipica (così definita per non vi spoilerarvi la trama) storia d'amore si è portata a casa due riconoscimenti: la Coppa Mastroianni per la migliore attrice emergente a Taylor Russell (nel passato se l'erano aggiudicata attori del calibro di, in ordine sparso, Jennifer Lawrence, Gael Garcìa Bernal, Diego Luna, Mila Kunis, Tye Sheridan, Charlie Plummer. Che le sia di buon auspicio) e il Leone d'Argento per la migliore regia a Luca Guadagnino.

La precedente collaborazione tra il cineasta siciliano e il protagonista di Dune, Chiamami col tuo nome, aveva portato parecchia notorietà a entrambi ed aveva guadagnato 4 nomination agli Oscar (film, attore protagonista, canzone, sceneggiatura - poi vinta da James Ivory).

Chissà se il successo si ripeterà; ma noi tifiamo comunque per questo regista così poco considerato in patria (si veda la tiepida accoglienza riservata agli altri suoi lavori, Io sono l'amore, A bigger splash, Suspiria, tutti e tre con un'attrice del calibro di Tilda Swinton) quanto apprezzato negli Stati Uniti.

Il premio per la migliore regia è meritato ed è una bella rivincita nei confronti di chi nell'industria e nella critica cinematografica italiana lo ha liquidato con troppa sufficienza e gli ha preferito autori che al di fuori dei confini nazionali solo pochissimi conoscono.

Insomma, anche quest'anno la Mostra di Venezia ha saputo suscitare interesse e curiosità all'estero, ha portato molto pubblico al Lido, ha fatto parlare di sé e dei suoi film, ha creato aspettative, ha cercato di rilanciare un cinema sempre più in crisi.

Il direttore Alberto Barbera ha fatto di nuovo un ottimo lavoro.

E noi non vediamo già l'ora di conoscere il programma della prossima edizione.


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mercoledì 31 agosto 2022

VENEZIA 2022. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Ana de Armas è Marilyn Monroe in Blonde; Colin Farrell e Brendan Gleeson in The Banshees of Inisherin; una scena di Bardo di Alejandro González Iñárritu; un irriconoscibile Brendan Fraser in The Whale; Harry Styles e Florence Pugh in Don't worry darling

Ci siamo!

La 79a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (dal 31 agosto al 10 settembre) si svela al mondo.

Fortunatamente al timone del festival cinematografico più atteso del mondo (non ce ne voglia Cannes...) c'è di nuovo il bravissimo Alberto Barbera, direttore per la tredicesima volta (decima consecutiva).

E fortunatamente ecco il nostro Speciale Venezia n. 11.

Parlare della Mostra del Cinema per noi è sempre un'emozione, dato che il nostro blog è nato proprio per seguire l'edizione del 2011.

Attendavamo con impazienza l'annuncio dei film in cartellone, come ogni anno.

E come da qualche anno a questa parte non siamo rimasti delusi.

La Giuria, capitanata stavolta dalla grande Julianne Moore, con presenza, tra gli altri, anche di un Premio Nobel per la Letteratura, Kazuo Ishiguro, e di Audrey Diwan, regista del Leone d'Oro uscente (il già dimenticato L'Evénement), dovrà valutare parecchi film interessanti e attesi.

A cominciare da White Noise di Noah Baumbach, tratto dall'omonimo romanzo di Don DeLillo, con la coppia Adam Driver-Greta Gerwig, che avrà il difficile compito di aprire la kermesse.

Il cartellone può vantare opere che alla vigilia suscitano molta curiosità, come il biopic su Santa Chiara d'Assisi firmato dalla talentuosa Susanna Nicchiarelli, la finta biografia Tár del redivivo Todd Filed con Cate Blanchett protagonista, The Eternal Daughter della coppia Joanna Hogg-Tilda Swinton, L'Immensità con la superstar Penélope Cruz diretta dal nostro Emanuele Crialese, il nuovo film del cineasta iranianao perseguitato Jafar Panahi, Il Signore delle formiche di Gianni Amelio con Luigi Lo Cascio ed Elio Germano su un fatto di cronaca che fece molto discutere.

Ma i pezzi forti, a nostro avviso, sono i seguenti:

- la biografia di Marilyn Monroe Blonde, di Andrew Dominik e con la lanciatissima Ana de Armas (quella di Knives Out e Deep Water);

- The Banshees of Inisherin del'irriverente e geniale Martin McDonagh ( Six Shooter, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri), con i fidi Colin Farrell e Brendan Gleeson;

- Bones and All, atipica e violenta storia d'amore che vede nuovamente la collaborazione tra Luca Guadagnino e Timothée Chalamet dopo l'acclamato Call Me By Your Name;

- Bardo, ritorno in Messico di Alejandro González Iñárritu dopo i trionfi di Birdman e The Revenant;

- The Son con un cast eccezionale diretto da Florian Zeller, sorta di seguito di The Father, che guadagnò due Oscar nel 2021 (per la migliore sceneggiatura non originale e per Anthony Hopkins miglior attore protagonista);

- The Whale, il film di Darren Aronofsky (in cerca di riscatto dopo il controverso e sfortunato Madre!) che potrebbe rilanciare la carriera di Brendan Fraser.

Qui di seguito ecco comunque le pellicole in competizione.

All The Beauty and The Bloodshed, regia di Laura Poitras (Stati Uniti d'America)
Argentina, 1985, regia di Santiago Mitre (Argentina), con Ricardo Darín
Athena, regia di Romain Gavras (Francia)
Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin), regia di Martin McDonagh (Regno Unito, Stati Uniti d'America, Irlanda), con Colin Farrell, Brendan Gleeson,Barry Keoghan
Bardo, falsa crónica de unas cuantas verdades, regia di Alejandro González Iñárritu (Messico)
Bones and All, regia di Luca Guadagnino (Italia, Stati Uniti d'America), con Taylor Russell, Timothée Chalamet, Mark Rylance,Chloë Sevigny, David Gordon Green, Michael Stuhlbarg
Blonde, regia di Andrew Dominik (Stati Uniti d'America), con Ana de Armas, Adrien Brody, Bobby Cannavale
Un couple, regia di Frederick Wiseman (Stati Uniti d'America)
Chiara, regia di Susanna Nicchiarelli (Italia), con Margherita Mazzucco, Carlotta Natoli, Luigi Lo Cascio
Les Enfants des autres, regia di Rebecca Zlotowski (Francia), con Chiara Mastroianni
The Eternal Daughter, regia di Joanna Hogg (Regno Unito), con Tilda Swinton
L'immensità, regia di Emanuele Crialese (Italia), con Penélope Cruz
Khers nist, regia di Jafar Panahi (Iran)
Love Life, regia di Kōji Fukada (Giappone, Francia)
Les Miens, regia di Roschdy Zem (Francia), con Maïwenn
Monica, regia di Andrea Pallaoro (Italia, Stati Uniti d'America), con Patricia Clarkson
Šab, dākheli, divār, regia di Vahid Jalilvand (Iran)
Saint-Omer, regia di Alice Diop (Francia)
Il signore delle formiche, regia di Gianni Amelio (Italia), con Luigi Lo Cascio, Elio Germano
The Son, regia di Florian Zeller (Regno Unito, Francia), con Hugh Jackman, Laura Dern, Vanessa Kirby, Anthony Hopkins
Tár, regia di Todd Field (Stati Uniti d'America), con Cate Blanchett
The Whale, regia di Darren Aronofsky (Stati Uniti d'America), con Brendan Fraser, Sadie Sink, Samantha Morton
White Noise, regia di Noah Baumbach (Stati Uniti d'America), con Adam Driver, Greta Gerwig, Don Cheadle [FILM D'APERTURA]


Tra i film fuori concorso, il più atteso è senza dubbio Don't worry darling, accompagnato dalle polemiche riguardanti la regista Olivia Wilde, i protagonisti Harry Styles e Florence Pugh, il licenziamento di Shia LaBeouf (che invece sarà al Lido per il biopic su Padre Pio di Abel Ferrara) - materiale interessante per un sito di gossip, non per il nostro blog.

Noi siamo al momento più interessati dalla presenza di registi di un certo livello, quali Walter Hill (con un nuovo western!), Paul Schrader (che riceverà il Leone d'Oro alla carriera assieme a Catherine Deneuve), Kim Ki-duk (con un film postumo), Paolo Virzì, di documentari di sicuro impatto (di Gianfranco Rosi, di Oliver Stone, di Enrico Ghezzi; ma anche sulla guerra in Ucraina), di cortometraggi (sulla carta) non banali.

Ecco il resto del programma: come potete vedere ce n'è per tutti i gusti.

Buona Mostra del Cinema a tutti!


Fuori concorso
Fiction

Dead For a Dollar, regia di Walter Hill (Stati Uniti d'America), con Christoph Waltz, Willem Dafoe, Rachel Brosnahan, Warren Burke, Benjamin Bratt
Don't Worry Darling, regia di Olivia Wilde (Stati Uniti d'America), con Florence Pugh, Harry Styles, Chris Pine, Gemma Chan, Olivia Wilde
Dreamin' Wild, regia di Bill Pohlad (Stati Uniti d'America), con Casey Affleck, Zooey Deschanel, Beau Bridges
The Hanging Sun, regia di Francesco Carrozzini (Italia, Regno Unito) - film di chiusura - con Alessandro Borghi
Kapag wala nang mga alon, regia di Lav Diaz (Filippine, Francia, Portogallo, Danimarca)
Kõne taevast, regia di Kim Ki-duk (Estonia, Kirghizistan, Lettonia)
Living, regia di Oliver Hermanus (Regno Unito), con Bill Nighy
Master Gardener, regia di Paul Schrader (Stati Uniti d'America), con Joel Edgerton, Sigourney Weaver
Pearl, regia di Ti West (Stati Uniti d'America), con Mia Goth
Siccità, regia di Paolo Virzì (Italia), con Silvio Orlando. Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Vinicio Marchioni, Monica Bellucci, Max Tortora, Emanuela Fanelli

Non fiction
Bobi Wine Ghetto President, regia di Christopher Sharp e Moses Bwayo (Uganda)
A Compassionate Spy, regia di Steve James (Stati Uniti d'America)
Freedom on Fire: Ukraine's Fight For Freedom, regia di Evgenij Afineevskij (Ucraina, Regno Unito, Stati Uniti d'America)
In viaggio, regia di Gianfranco Rosi (Italia)
The Kiev Trial, regia di Serhij Loznycja (Paesi Bassi, Ucraina)
The Matchmaker, regia di Benedetta Argentieri (Italia) Music For Black Pigeons, regia di Jørgen Leth e Andreas Koefoed (Danimarca)
Nuclear, regia di Oliver Stone (Stati Uniti d'America)
Gli ultimi giorni dell'umanità, regia di Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo (Italia)

Cortometraggi
A guerra finita, regia di Simone Massi (Italia), corto di animazione con voce di Gino Strada
Camarera de piso, regia di Lucrecia Martel (Argentina)
In quanto a noi, regia di Simone Massi (Italia), corto di animazione con voce di Wim Wenders
Look at Me, regia di Sally Potter (Regno Unito), con Javier Bardem, Chris Rock

Serie
Copenhagen Cowboy, regia di Nicolas Winding Refn – miniserie TV, 6 puntate (Danimarca)
Riget: Exodus, regia di Lars von Trier – miniserie TV, 5 puntate (Danimarca)

Orizzonti
Lungometraggi

Aru otoko, regia di Kei Ishikawa (Giappone)
Autobiography, regia di Makbul Mubarak (Indonesia, Francia, Germania, Polonia, Singapore, Filippine, Qatar)
Blanquita, regia di Fernando Guzzoni (Cile, Messico)
Chleb i sól, regia di Damian Kocur (Polonia)
En los márgenes, regia di Juan Diego Botto (Spagna, Regno Unito)
Jang-e jahāni sevvom, regia di Houman Seyyedi (Iran)
Innocence, regia di Guy Davidi (Danimarca, Israele, Finlandia, Islanda)
Ljuksemburg, Ljuksemburg, regia di Antonio Lukič (Ucraina)
Najsrekniot čovek na svetot, regia di Teona Strugar Mitevska (Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Belgio, Croazia, Danimarca, Slovenia)
A noiva, regia di Sérgio Tréfaut (Portogallo)
Obet', regia di Michal Blaško (Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania)
Pour la France, regia di Rachid Hami (Francia)
Princess, regia di Roberto De Paolis (Italia) - film d'apertura
Spre nord, regia di Mihai Mincan (Romania, Francia, Grecia, Bulgaria, Repubblica Ceca)
Le Syndicaliste, regia di Jean-Paul Salomé (Francia, Germania)
Ti mangio il cuore, regia di Pippo Mezzapesa (Italia), con Elodie
Trenque Lauquen, regia di Laura Citarella (Argentina, Germania)
Vera, regia di Tizza Covi e Rainer Frimmel (Austria)

Cortometraggi in concorso
III, regia di Salomé Villeneuve (Canada)
Alt på en gang, regia di Henrik Dyb Zwart (Norvegia)
Christopher at Sea, regia di Tom CJ Brown (Francia, Stati Uniti d'America)
The Fruit Tree, regia di Isabelle Tollenaere (Belgio)
Love Forever, regia di Clare Young (Australia)
Manuale di cinematografia per dilettanti - Vol. I, regia di Federico Di Corato (Italia)
My Girlfriend, regia di Kawthar Younis (Egitto)
Nocomodo, regia di Lola Halifa-Legrand (Francia)
Please Hold the Line, regia di Ce Ding Tan (Malesia)
Rutubet, regia di Turan Haste (Turchia)
Snow in September, regia di Lkhagvadulam Purev-Ochir (Francia, Mongolia)
Tria - Del sentimento del tradire, regia di Giulia Grandinetti (Italia)

Orizzonti Extra
Amanda, regia di Carolina Cavalli (Italia)
Bi-ro'yā, regia di Arian Vazirdaftari (Iran)
Goliath, regia di Ádilhan Erjanov (Kazakistan, Russia)
Janāʾin muʿallaqa, regia di Ahmed Yassin Al Daradji (Iraq, Palestina, Arabia Saudita, Egitto, Regno Unito)
Nezouh, regia di Soudade Kaadan (Regno Unito, Siria, Francia)
Notte fantasma, regia di Fulvio Risuleo (Italia)
L'Origine du mal, regia di Sébastien Marnier (Francia, Canada)
Valeria mithatenet, regia di Michal Vinik (Israele, Francia)
Zapatos rojos, regia di Carlos Eichelmann Kaiser (Messico, Italia)


Sezioni autonome e parallele
Settimana internazionale della critica
In concorso

Anhell69, regia di Theo Montoya (Colombia)
Aus meiner Haut, regia di Alex Schaad (Germania)
Da li ste videli ovu ženu?, regia di Dušan Zorić e Matija Gluščević (Serbia, Croazia)
Dogborn, regia di Isabella Carbonell (Svezia)
Eismayer, regia di David Wagner (Austria)
Margini, regia di Niccolò Falsetti (Italia)
Tant que le soleil frappe, regia di Philippe Petit (Francia)

Fuori concorso
Malikates, regia di Yasmine Benkiran (Marocco) - film di chiusura
O sangue, regia di Pedro Costa (Portogallo, 1989)
Trois nuits par semaine, regia di Florent Gouëlou (Francia) - film d'apertura

Giornate degli autori
In concorso

Bentu, regia di Salvatore Mereu (Italia)
Běžná selhání, regia di Cristina Groşan (Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Slovacchia)
Blue Jean, regia di Georgia Oakley (Regno Unito)
Les damnés ne pleurent pas, regia di Fyzal Boulifa (Francia, Belgio, Marocco)
Dirty, Difficult, Dangerous, regia di Wissam Charaf (Francia, Italia, Libano) - film d'apertura
El Akhira, la dernière reine, regia di Adila Bendimerad e Damien Ounouri (Algeria, Francia, Arabia Saudita, Qatar, Taiwan)
Lobo e Cão, regia di Cláudia Varejão (Portogallo, Francia)
The Maiden, regia di Graham Foy (Stati Uniti d'America)
Padre Pio, regia di Abel Ferrara (Italia, Germania, Regno Unito), con Shia LaBeouf
Shimen, regia di Huang Ji e Ryuji Otsuka (Giappone)

Fuori concorso
The Listener, regia di Steve Buscemi (Stati Uniti d'America) - film di chiusura

Eventi speciali
Acqua e anice, regia di Corrado Ceron (Italia)
Alone, regia di Jafar Najafi (Italia)
Cara Susanna, regia di Sébastien Lifshitz (Francia, Stati Uniti d'America, Regno Unito)
Marcia su Roma, regia di Mark Cousins (Italia)
Siamo qui per provare, regia di Greta De Lazzaris e Jacopo Quadri (Italia)

Miu Miu Women's Tales
#23. House Comes With a Bird, regia di Janicza Bravo (Italia, Stati Uniti d'America)
#24. Carta de mi madre para mi hijo, regia di Carla Simón (Italia, Spagna)

Notti veneziane
Le favolose, regia di Roberta Torre (Italia, Francia)
Kristos, the Last Child, regia di Giulia Amati (Italia, Francia, Grecia)
Las leonas, regia di Isabel Achával e Chiara Bondì (Italia)
Un nemico invisibile, regia di Riccardo Campagna e Federico Savonitto (Italia)
Pablo di Neanderthal, regia di Antonello Matarazzo (Italia)
Il paese delle persone integre, regia di Christian Carmosino Mereu (Italia, Burkina Faso)
Se fate i bravi, regia di Stefano Collizzolli e Daniele Gaglianone (Italia Belgio)
Spaccaossa, regia di Vincenzo Pirrotta (Italia)
La timidezza delle chiome, regia di Valentina Bertani (Italia, Israele)


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domenica 18 marzo 2018

OSCAR 2018. TRE MANIFESTI A EBBING MISSOURI, LA GUERRA DI MILDRED

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Regno Unito, 2017
115'
Regia: Martin McDonagh
Interpreti: Frances McDormand, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Caleb Landry Jones, John Hawkes, Lucas Hedges, Peter Dinklage, Abbie Cornish, Samara Weaving, Željko Ivanek.


Nel paesino (immaginario) di Ebbing nel Missouri, Mildred Hayes (McDormand) non riesce a darsi pace per la morte della figlia, barbaramente uccisa.

L'assassino non è stato ancora individuato e le indagini sono a un punto morto; così la donna affitta tre spazi pubblicitari e affigge altrettanti grossi cartelloni che puntano il dito contro la polizia locale, accusata di non aver fatto abbastanza per trovare il colpevole.

Ad essere chiamato in causa, in particolare, è lo sceriffo Willoughby (Harrelson), membro rispettato della comunità e padre e marito esemplare.

Costui ha già le sue grane, essendo malato di cancro in fase terminale ed essendo alle prese con le continue intemperanze del giovane agente Dixon (Rockwell), alcoolizzato, razzista e violento.

L'iniziativa della donna scatenerà una catena di eventi che cambieranno la vita di tutte le persone coinvolte.







Presentato in anteprima tra gli applausi a Venezia 2017 (dove ha vinto il premio per la sceneggiatura), Tre Manifesti a Ebbing, Missouri ha poi trionfato ai successivi Golden Globe (miglior film drammatico, migliore sceneggiatura, migliore attrice protagonista e miglior attore non protagonista), mentre agli Oscar si è dovuto "accontentare" delle statuette per la McDormand e Rockwell dopo aver raggranellato ben 7 nomination - film, sceneggiatura originale (di Martin McDonagh, clamorosamente escluso, invece, tra i registi), attrice protagonista (McDormand), attore non protagonista (Rockwell), attore non protagonista (Harrelson), montaggio e colonna sonora (di Carter Burwell).

Questa messe abbondante di premi non si è tramutata però in un successo travolgente di pubblico - ed è un vero peccato.

Già, anche perché solo lo script dovrebbe essere studiato nei corsi di sceneggiatura, ricco com'è di profondità, sfumature, colpi di scena, svolte improvvise di tono e di trama, personaggi interessanti e sfaccettati, dialoghi caustici, umorismo nero, pathos, pietas.

[Se volete leggerlo, cliccate qui.]

Il suo autore, Martin McDonagh, è un drammaturgo tra i più apprezzati del teatro mondiale - e non fatichiamo a capire perché - che ha saputo dire la sua anche dietro ad una macchina da presa.

Basti ricordare il suo cortometraggio Six Shooter (per il quale vinse un Oscar), ma anche i premiatissimi In Bruges (candidatura all'Oscar per la sceneggiatura originale nel 2009 e Golden Globe a Colin Farrell) e 7 Psicopatici (uscito nel 2012), black comedy con una vena sovversiva e nelle quali è bandito il politicamente corretto.

Anche in Tre Manifesti ci si diverte, ci si commuove, si riflette - e tutto ciò in un unico film, che pure ha una linearità e un equilibrio impeccabili.

E una storia che coinvolge, originale e ben congegnata, che porta ad un anticlimax finale che rappresenta la giusta conclusione per la vicenda.

Oltre a McDonagh, il merito della riuscita del film è da attribuire a contributi tecnici di grande livello e alle interpretazioni di un cast in stato di grazia.

Nelle parti di contorno funzionano molto bene John Hawkes (uno dei volti più noti del cinema indie USA, comparso anche nel Lincoln di Steven Spielberg), Peter Dinklage (uno dei protagonisti di Il Trono di Spade), Abbie Cornish (vista nel RoboCop del 2014), Željko Ivanek ( Argo e X-Men-Apocalisse) e i giovani Lucas Hedges (candidato all'Oscar come miglior attore non protagonista l' anno scorso), Caleb Landry Jones (è presente anche in Get Out) e Samara Weaving (spassosa!).

Ma è il terzetto di testa a fare la differenza - non per niente tutti e 3 gli interpreti principali sono stati candidati all'Oscar.

Woody Harrelson gigioneggia da par suo, ma riesce a dare al suo sceriffo Willoughby una dolente umanità.

Sam Rockwell, nella parte dell'agente Dixon, all'inizio è sopra le righe, volutamente esagerato; ma nel corso del film assistiamo ad una sorprendente evoluzione che porta infine ad un ribaltamento del suo personaggio.
Una prova attoriale straordinaria, che gli è valsa numerosi riconoscimenti, tra i quali una meritata statuetta nella Notte delle Stelle.

Statuetta sacrosanta anche per Frances McDormand, che ha fatto così il bis dopo la vittoria nel 1997 per Fargo, diretta dal marito Joel Coen (uno dei fratelli Coen).

Il suo personaggio è stato da più parti liquidato come una sorta di John Wayne al femminile, grezzo, turpiloquente e duro, assetato di vendetta e di giustizia.

Ma l'attrice di Chicago riesce a far trapelare le debolezze e la sensibilità di una donna che si è autocostretta ad essere forte per non sprofondare nella disperazione, di una donna che nonostante tutto non ha perso l'umanità, di una madre che si fa coriacea per non farsi sopraffare dai sensi di colpa.

I tre manifesti sono il suo urlo di rabbia e di dolore contro il mondo.

Ci sono dei film, magari non troppo noti né di grande successo commerciale, che riescono a colpirti e non ti escono più dalla testa.

Pochi anni fa ci era successo con Whiplash, che aveva rivelato il talento di Damien Chazelle - poi divenuto il più giovane vincitore dell'Oscar per la migliore regia nella storia di Hollywood grazie a La La Land.

Quest'anno è stata la volta di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.

Ne facessero, di film così...





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venerdì 9 marzo 2018

BOMBCAST: EP. 002 - OSCAR 2018

(Clicca sulla foto per ascoltare/scaricare il file). 


In questo secondo episodio parliamo di:

- I Tre Amigos, ovvero i tre registi messicani che hanno vinto quattro degli ultimi 5 Oscar per la migliore regia: dopo Alfonso Cuarón (nel 2014 per Gravity) e Alejandro González Iñárritu (nel 2015 per Birdman e nel 2016 per The Revenant), questa volta è stato il turno di Guillermo del Toro.

- The Shape of Water, trionfatore di questa edizione degli Oscar e della Mostra del Cinema di Venezia del 2017.

- Moonlight e altre facezie.

- Kobe Bryant, premiato per il miglior cortometraggio animato.

- Three Billboards Outside Ebbing, Missouri.

- Jordan Peele e James Ivory, sceneggiatori vincenti.

- Il sudatissimo Oscar di Roger Deakins (per Blade Runner 2049).

- Vincitori e vinti (anzi, vinte).

E un numero musicale da brividi nel finale.

¡Ay, caramba!




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lunedì 26 febbraio 2018

OSCAR 2018. NOMINATION: ATTRICI ED ATTORI



Se attrici e attori sono il "cuore" di un film, allora la loro recitazione è l'ossigeno che permette di portare "sangue" a tutto il "corpo".

Quest'anno, la competizione per assicurarsi quello che è ancora il premio cinematografico più ambito (non necessariamente il più importante) è serratissima, specie in ambito femminile.

Tra le protagoniste, Frances McDormand è superfavorita, ma si trova a fronteggiare avversarie agguerritissime.
Sally Hawkins e soprattutto Saoirse Ronan sono state incensate dalla critica e potrebbero dare del filo da torcere alla Signora Coen.

Margot Robbie e Meryl Streep sulla carta hanno meno chance, tuttavia non vanno sottovalutate.
La statuaria bionda di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad sta dimostrando di non possedere soltanto doti fisiche, mentre l'immarcescibile diva del New Jersey è giunta alla 21a candidatura in 40 anni: un mito, prima ancora che un'attrice.

Per quanto concerne i ruoli di contorno, la competizione è più incerta.
La poco nota Allison Janney parte in pole position, anche in virtù del Golden Globe conquistato poche settimane fa, però occhio a Mary J. Blige e Octavia Spencer, fiere rappresentanti della comunità afroamericana per la quale l'Academy negli ultimi anni sembra avere un debole.






Passando agli uomini, l'unico in grado di impensierire Gary Oldman - l'ex Commissario Gordon ha mandato in visibilio la critica nei panni dello statista britannico Winston Churchill - è Daniel Day-Lewis.

La star irlandese è il solo attore nella storia del cinema ad aver vinto 3 Oscar come protagonista; quella de Il Filo Nascosto sarà - lo ha annunciato egli stesso da tempo - la sua ultima interpretazione: riuscirà a convincere l'Academy a concedergli la quarta statuetta?

La sorpresa è rappresentata da Timothée Chalamet: a 22 anni è uno degli interpreti più giovani nella storia di Hollywood ad aver ricevuto una nomina.

Infine, tra i non protagonisti tiene banco il "derby" tra Sam Rockwell e Woody Harrelson: entrambi sono candidati per Tre Manifesti del regista Martin McDonagh (quello di Six Shooter e In Bruges), ma sarà probabilmente il primo a portare a casa l'ambito riconoscimento.

Degna di nota è anche la presenza, nella categoria, di Christopher Plummer: con i suoi 88 anni (portati benissimo) è l'attore più anziano mai candidato ad una statuetta.

Comunque andrà, potete attendere i verdetti sollazzandovi con le clip che trovate qui sotto.
Cliccate sui link e... rimanete incantati.






Da sinistra: Sally Hawkins, Frances Mc Dormand, Margot Robbie, Saoirse Ronan, Meryl Streep.  

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Sally Hawkins - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Frances McDormand - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Margot Robbie - I, Tonya
Saoirse Ronan - Lady Bird
Meryl Streep - The Post

Da sinistra: Timothée Chalamet, Daniel Day-Lewis, Daniel Kaluuya, Gary Oldman, Denzel Washington.  

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Timothée Chalamet - Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name)
Daniel Day-Lewis - Il filo nascosto (Phantom Thread)
Daniel Kaluuya - Scappa - Get Out (Get Out)
Gary Oldman - L'ora più buia (Darkest Hour)
Denzel Washington - Roman J. Israel, Esq.

Da sinistra: Mary J. Blige, Allison Janney, Lesley Manville, Laurie Metcalf, Octavia Spencer.  

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Mary J. Blige - Mudbound
Allison Janney - I, Tonya
Lesley Manville - Il filo nascosto (Phantom Thread)
Laurie Metcalf - Lady Bird
Octavia Spencer - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

Da sinistra: Willem Dafoe, Woody Harrelson, Richard Jenkins, Christopher Plummer, Sam Rockwell.  

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Willem Dafoe - The Florida Project
Woody Harrelson - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Richard Jenkins - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Christopher Plummer - Tutti i soldi del mondo (All the Money in the World)
Sam Rockwell - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)




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martedì 20 febbraio 2018

OSCAR 2018. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERO, SCENEGGIATURE

Dall'alto: Coco; Baby Boss; Ferdinand.  


Non c'è che dire, gli studios per i film di animazione spendono molte risorse (perché si aspettano un grande ritorno economico, che spesso in effetti arriva) e molte idee (perché la concorrenza è tanta e agguerrita) e spesso tali sforzi sono ripagati da ottimi incassi e dall'apprezzamento di un pubblico di tutte le età e della critica - tanto è vero che alcuni di essi possono essere annoverati tranquillamente tra le pellicole più belle degli ultimi anni.

L'altro lato della medaglia è rappresentato dal fatto che è difficile che ad affermarsi in quella che è la categoria più giovane degli Academy Award (introdotta solo nel 2002) siano piccole produzioni - giusto per avere un'idea, i colossi Disney e Pixar (uniti da qualche anno) è dal 2013 che vincono ininterrottamente -, che spesso devono accontentarsi di un ruolo da comparsa.

Il futuro, però, potrebbe riservare notizie ancora più brutte per le case di produzione che non possono disporre di budget consistenti: l'Academy qualche mese fa ha cambiato i criteri di selezione dei candidati, che potranno essere scelti non solo dai tecnici del settore, ma da qualsiasi membro dell'ente, col risultato di favorire opere più note rispetto a quelle magari qualitativamente superiori ma maggiormente di nicchia.

Meno male che quest'anno, tuttavia, sono riusciti a trovare spazio Loving Vincent - un pezzo di maestria interamente dipinto a mano da un gruppo di artisti e che parla della vita di Vincent Van Gogh - e Breadwinner - storia di una ragazza afghana costretta a travestirsi da ragazzo in modo da poter lavorare e poter così sostenere la famiglia.

Se si guardano le statistiche e gli incassi, nella categoria c'è un favorito: Coco, cartoon della Pixar che parla della morte prendendo spunto dal Día de los Muertos di tradizione messicana, secondo i pronostici dovrebbe battere senza problemi i pur gradevoli Ferdinand della 20th Century Fox e Baby Boss della DreamWorks (con musiche di Hans Zimmer, candidato per la colonna sonora di Dunkirk).

Da notare che le nomination ricalcano perfettamente quelle dei recenti Golden Globe.
E indovinate allora chi l'ha spuntata? [Se non lo sapete o non lo ricordate, date un'occhiata qui.]






Tra i film stranieri, la sfida mette di fronte, indirettamente, i maggiori festival cinematografici europei.

L'ungherese Corpo e Anima, diretto dalla regista Ildikó Enyedi, aveva vinto l'Orso d'Oro alla Berlinale dell'anno scorso, mentre il cileno Una Donna Fantastica si era aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura.

Alla commedia svedese The Square era andata a sorpresa la Palma d'Oro a Cannes 2017, mentre il premio della giuria era stato appannaggio del russo Loveless.

Anche il libanese L'Insulto ha avuto un importante riconoscimento: uno dei protagonisti, Kamel El Basha, ha ricevuto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla Mostra di Venezia 2017.






Esito incerto, soprattutto, per ciò che riguarda le sceneggiature originali, dove si scontrano le pellicole più accreditate per la vittoria per il miglior film.

Ad eccezione di un outsider, la commedia The Big Sick, troviamo infatti i big: The Shape of Water, Lady Bird, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri e Get Out.

Sarà interessante vedere chi la spunterà, perché abbiamo l'impressione che anche quest'anno i premi saranno distribuiti a più opere possibili e che pertanto la statuetta nella categoria rappresenterà una sorta di "contentino" per chi non si aggiudicherà i riconoscimenti per film e regia.

Una delle più grandi sorprese di questa edizione degli Oscar arriva però dalle sceneggiature non originali.

E si chiama...Logan!
Apprezzatissimo dai critici per il suo stile indie e dal pubblico per la presenza rassicurante di Hugh Jackman e Patrick Stewart, l'ultimo film solista con l'attore australiano nei panni dell'iconico eroe degli X-Men Wolverine si becca una sola candidatura agli Oscar, ma per una categoria tra le più prestigiose: è un segno che i tempi sono maturi per il definitivo sdoganamento del genere supereroistico?

Una sola nomination - anche in questi casi, solamente in questa cinquina - se la sono aggiudicata pure Molly's Game e The Disaster Artist - il primo è l'esordio alla regia dello sceneggiatore Aaron Sorkin (Codice d'Onore, Malice-Il Sospetto, The Social Network, Moneyball-L'Arte di Vincere, Steve Jobs) che vede protagonista una straordinaria Jessica Chastain, la cui interpretazione è stata ingiustamente snobbata dall'Academy nonostante la nomina ai recenti Golden Globe; il secondo, tra i vincitori di questi ultimi premi, sconta invece gli scandali di molestie che hanno colpito nel frattempo il suo regista e protagonista, la nostra vecchia conoscenza James Franco.

Un altro fatto degno di cronaca è il ritorno in grande stile di James Ivory: il più british dei cineasti statunitensi - autore degli stilosissimi e premiatissimi Camera con Vista, Mr. & Mrs. Bridge (con Paul Newman e la moglie Joanne Woddward), Casa Howard, Quel Che Resta Del Giorno... - è di nuovo candidato, e per quel Chiamami Col Tuo Nome che sta consacrando definitivamente (almeno all'estero) l'autore di A Bigger Splash Luca Guadagnino.

Ha buone chance di vittoria anche Dee Rees, regista afroamericana il cui Mudbound targato Netflix ha ricevuto ben 4 nomine - questa, quella per Mary J. Blige come attrice non protagonista e, come abbiamo visto, quelle per la fotografia di Rachel Morrison e la migliore canzone.

Se volete anche voi farvi coinvolgere in queste sfide interessanti e all'ultimo voto, non vi resta che dare un'occhiata ai trailer dei film d'animazione e stranieri.

E leggere tutte (!) le sceneggiature candidate: siamo andati a cercarle una per una e vi anticipiamo che sono veramente appassionanti.

Buona visione e buona lettura!






MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Baby Boss (The Boss Baby), regia di Tom McGrath
The Breadwinner, regia di Nora Twomey
Coco, regia di Lee Unkrich e Adrian Molina
Ferdinand, regia di Carlos Saldanha
Loving Vincent, regia di Dorota Kobiela e Hugh Welchman

MIGLIOR FILM STRANIERO
Corpo e anima (Testről és lélekről), regia di Ildikó Enyedi (Ungheria)
Una donna fantastica (Una mujer fantástica), regia di Sebastián Lelio (Cile)
L'insulto (L'insulte), regia di Ziad Doueiri (Libano)
Loveless, regia di Andrej Zvjagincev (Russia)
The Square, regia di Ruben Östlund (Svezia)

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Guillermo del Toro e Vanessa Taylor - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Greta Gerwig - Lady Bird
Emily V. Gordon e Kumail Nanjiani - The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l'amore no (The Big Sick)
Martin McDonagh - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Jordan Peele - Scappa - Get Out (Get Out)

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Scott Frank, James Mangold e Michael Green - Logan - The Wolverine (Logan)
James Ivory - Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name)
Scott Neustadter e Michael H. Weber - The Disaster Artist
Dee Rees e Virgil Williams - Mudbound
Aaron Sorkin - Molly's Game




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mercoledì 24 gennaio 2018

OSCAR 2018. LA FAVOLA DI GUILLERMO DEL TORO CONTRO TUTTI

Dall'alto: Sally Hawkins e la creatura anfibia in The Shape of Water di Guillermo del Toro; Frances McDormand in Three Billboards Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh; una scena da Dunkirk di Christopher Nolan; Saoirse Ronan in Lady Bird di Greta Gerwig; Timothée Chalamet (a sinistra) e Armie Hammer in Call Me By Your Name di Luca Guadagnino. 


Chi è il favorito dell'edizione numero 90 degli Academy Award?

In generale verrebbe da pensare che il film che ha raccolto più nomination possa presentarsi come naturale front-runner.

Se così fosse, The Shape of Water di Guillermo del Toro - già vincitore del Leone d'Oro a Venezia 2017 e di due Golden Globe per la regia e la colonna sonora non molti giorni fa - non avrebbe rivali, forte delle sue 13 candidature.

Ma abbiamo visto nelle scorse edizioni che in un solo caso il film più nominato è stato quello che si è aggiudicato la statuetta più ambita.

Nel 2012, Hugo Cabret di Martin Scorsese aveva perso contro The Artist di Michel Hazanavicius, così com'era successo poi a Lincoln di Spielberg ( 2013) contro Argo, a Gravity contro 12 Anni Schiavo ( 2014), a The Revenant contro Il Caso Spotlight ( 2016) e l' anno scorso a La La Land contro Moonlight - solo nel 2015 Birdman riuscì nell'impresa, partendo però dallo stesso numero di candidature di Grand Budapest Hotel.

E soltanto nel 2012 e nel 2015 il vincitore ha vinto pure il premio per la regia.






La favola romantica del cineasta messicano tra un'inserviente muta e un mostro anfibio se la dovrà vedere con film molto diversi l'uno dall'altro.

Lady Bird è la storia di una ragazza ribelle ed è diretta da Greta Gerwig.
Che è solo la 5a donna candidata alla regia nella storia dell'Academy - l'apripista fu nel 1976 la nostra Lina Wertmüller per Pasqualino Settebellezze, poi seguirono Jane Campion nel 1993 (Lezioni di Piano), Sofia Coppola nel 2003 (Lost in Translation) e Kathryn Bigelow nel 2010 (l'unica finora ad essersi aggiudicata la statuetta, per The Hurt Locker).
5 nomination.

Il dramma bellico Dunkirk di Christopher Nolan è a quota 8.

Il recente vincitore dei Golden Globe, il drammatico Three Billboards Outside Ebbing, Missouri - anch'esso presente e premiato all'ultima Mostra del Cinema di Venezia - ne ha ricevute 7 (ma non quella per la regia di Martin McDonagh! Va bene che costui un Oscar l'ha già vinto per Six Shooter, però dispiace la sua assenza nella categoria).

A quota 6, due sorprese: L'Ora più Buia-The Darkest Hour (con un Gary Oldman in odore di statuetta nei panni di Winston Churchill) e lo stilosissimo Il Filo Nascosto-The Phantom Thread di Paul Thomas Anderson (con il grande Daniel Day-Lewis nel ruolo di uno stilista che si innamora della sua modella).

Tra i nove in lizza per la migliore pellicola troviamo pure un italiano: Call Me By Your Name (Chiamami Col Tuo Nome), storia di un amore omosessuale diretta da Luca Guadagnino (ricordate A Bigger Splash?).

4 nomine, come Get Out di Jordan Peele, horror - genere piuttosto inconsueto nella categoria (si veda L'Esorcista di William Friedkin) - che però possiede anche risvolti di critica sociale.

Poche speranze per l'impegnato The Post di Steven Spielberg - due nomine solamente, seppure pesanti: per il miglior film, appunto, e per l'immensa Meryl Streep, giunta ormai alla 21a nomination!






Meglio di lei, quest'anno, ha fatto il compositore John Williams: 51 (sì, avete letto bene: 51!), a un passo dal record assoluto di Walt Disney (59).

Altra statistica curiosa: Christopher Plummer - colui che ha sostituito in fretta e furia Kevin Spacey travolto dallo scandalo delle molestie sessuali in All The Money In The World di Ridley Scott - è diventato alla veneranda età di 88 anni l'attore più anziano nella storia dell'Academy ad essere mai stato candidato.

Tra le altre pellicole nominate da notare la presenza dell'adrenalinico Baby Driver, della produzione Netflix Mudbound e persino dell'ultimo film di Hugh Jackman nei panni di Wolverine, Logan (nella categoria della migliore sceneggiatura non originale!), mentre Blade Runner 2049 ha raggranellato ben 5 menzioni tecniche.

Clamorosa e deludente l'assenza di altre pellicole supereroistiche: almeno Wonder Woman - così come la sua regista, Patty Jenkins - avrebbe meritato una menzione.

Vi abbiamo dato solo un assaggio di quello che vi aspetta nel nostro Speciale, che come ogni anno sarà ricco e vi farà conoscere in profondità tutti i film candidati.

Siete pronti?




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