CINEMA A BOMBA!

venerdì 25 luglio 2014

I CORTI: HUNTER OF INVISIBLE GAME, BRUCE SPRINGSTEEN ORA FA PURE IL REGISTA

(Clicca sull'immagine per vedere il corto) 

USA, 2014
10'
Regia: Bruce Springsteen, Thom Zimmy
Interpreti: Bruce Springsteen, Danielle Panek, Ludo Roveda, Isabel Danyluk, Raffaela Danyluk, Roman Danyluk.


Un uomo non più giovanissimo ma ancora gagliardo - il "cacciatore del gioco invisibile" del titolo (il "gioco invisibile" è l'amore, per la cronaca) - vaga in un mondo post-apocalittico.
Persi i suoi affetti, aiuterà un bambino a ricongiungersi con la sua famiglia.

Hunter of Invisible Game, prima strombazzata regia di Bruce Springsteen, è in realtà un lungo videoclip di lancio del singolo omonimo tratto dall'album di quest'anno High Hopes: la trama è un pretesto per accompagnare il testo della canzone con immagini evocative e arty di paesaggi desolati e del cantautore del New Jersey dalla faccia ormai ruvida.

E anche il gran battage pubblicitario incentrato sull'esordio dietro alla macchina da presa del Boss - che peraltro firma la regia assieme a Thom Zimmy, cioè colui che da 15 anni documenta con filmati i momenti clou della sua carriera - sembrerebbe orientato più a promuovere la sua ultima fatica musicale piuttosto che a dimostrare quanto sia bravo il nostro come attore e regista.
Che - a dire il vero - non se la cava male, soprattutto come interprete: ce lo vedremmo bene in ruoli da duro-dal-cuore-tenero anche sul grande schermo.

Cinematograficamente parlando, invece, non possiamo non apprezzare i riferimenti a The Road di John Hillcoat (regista che i lettori di CINEMA A BOMBA! conoscono già grazie a Red Dead Redemption) e ai film di Terrence Malick (cineasta cult di The Tree of Life e To The Wonder in primis).

Insomma, questo corto piacerà agli Springsteen-dipendenti; ma anche chi non lo è potrà comunque godersi un video ben fatto e una ballad dal testo non banale cantata con passione.
In questo sì che il Boss non teme rivali.

"Now pray for yourself and that you may not fall/When the hour of deliverance comes on us all/When high hope and faith and courage and trust/Can rise or vanish like dust and dust/Now there's a kingdom of love waiting to be reclaimed/I'm the hunter of the invisible game".

[Ora prega per te stesso e che tu possa non cadere./Quando l’ora della liberazione arriva per tutti noi/Quando grandi speranze e fede e coraggio e fiducia/Possono sorgere o svanire come polvere su polvere/Ora che c’è un regno di amore in attesa di essere reclamato/Io sono il cacciatore del gioco invisibile.]


Etichette: , , , , , , ,

domenica 3 giugno 2012

CANNES 2012. UN PASSO INDIETRO?

(Il regista Michael Haneke con la Palma d'Oro) 

Dopo l’ubriacatura di meritocrazia dello scorso anno, quando la giuria presieduta da Robert De Niro aveva schiaffato in faccia alla critica più snob un responso sacrosanto ma tutt’altro che scontato (Palma d’Oro a The Tree of Life di Terrence Malick, Nicolas Winding Refn miglior regista, Kristen Dunst e Jean Dujardin migliori interpreti), era logico aspettarsi quest’anno un verdetto meno coraggioso.
E così è stato.

Non che tutte le scelte siano state sciagurate: il divo danese Mads Mikkelsen (miglior attore) è bravo e versatile; il Gran Prix a Garrone è utile per ricordare al mondo e a noi stessi che non tutti i film italiani sono cinepanettoni.
Però è lecito ignorare autori come Cronenberg e Anderson, Hillcoat e Nichols?
E’ sensato premiare come migliori attrici due carneidi, pur avendo a disposizione una rosa che andava da Jessica Chastain a Juliette Binoche, da Marion Cotillard a Nicole Kidman?
E quanti davvero si recheranno nei cinema per vedere il palmadorato drammone senile di Haneke?

Soprattutto: l’assenza di riconoscimenti a pellicole hollywoodiane – intendendo non soltanto quelle di produzione americana, ma quelle genericamente “di genere” – sta a significare un fallimento della linea intrapresa dal direttore artistico Thierry Frémaux negli ultimi anni?
Naturalmente no, anzi. Come già avevamo scritto in relazione a Venezia 2011 (vedi il post), il compito dei giurati in fin dei conti è sottoporsi a un giochino di gusto personale. Discutibile finchè si vuole ma lecito, una volta accettate le regole.

Ciò che conta realmente è la programmazione, e non è sbagliato lasciare spazio anche a opere che possano piacere al grande pubblico: i film di genere possono anche essere film d’autore.
E poi, diciamo la verità: se non fosse per loro, chi se li filerebbe davvero i festival del cinema?!
Le “abbiette leggi” del mercato - per usare una fraseologia cara a Godard - non c’entrano nulla. Per questo, nonostante tutto, quella di Frémaux è stata l’ennesima vittoria.
Continua così, Thierry. Niente passi indietro.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 14 maggio 2012

I CORTI: RED DEAD REDEMPTION, IL WESTERN D'AUTORE INCONTRA IL VIDEOGAME

(Clicca sulla locandina per vedere il film completo)

USA, 2010
29'
Regia: John Hillcoat


All'inizio del XX secolo l'ex fuorilegge John Marston, per redimersi, deve catturare il suo vecchio compagno di scorribande Bill Williamson.
Sulla strada incontra un vecchio imbonitore, un onesto sceriffo e un colorito profanatore di tombe che lo aiuteranno ad entrare in un fortino dove si è asserragliata la banda di Williamson.

Trasmesso per la prima volta sul canale televisivo Fox nel 2010, questo breve film girato in machinima (abbreviazione di machine animation), cioé creato con la stessa tecnica utlilizzata per la realizzazione di videogame usando strumenti e risorse disponibili nel gioco, ha fatto da battistrada all'omonimo e rivoluzionario videogioco.

La novità non sta tanto nella particolare conformazione delle immagini (suggestiva e accurata, ma migliorabile) né nella commistione tra videogame e cinema (la machinima è ampiamente diffusa da anni, anche se il termine è noto solo ai superesperti del settore), quanto piuttosto nel fatto che, per la prima volta, a dirigere un film di questo tipo è stato chiamato un regista di una certa caratura: l'australiano John Hillcoat.

L'autore degli acclamati La Proposta (sceneggiatura del cantautore Nick Cave!) e The Road (presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009, con Viggo Mortensen) - a breve in concorso a Cannes col gangsteristico Lawless (di nuovo scritto da Cave) - ha creato una storia originale mettendo insieme diversi segmenti del gioco.

Certo la natura stessa del breve filmato, pensato per promuovere in grande stile il videogioco, non consente di approfondire la psicologia dei personaggi né la trama del racconto.
Ma questo esperimento, comunque intrigante, potrebbe rivelarsi una finestra sul futuro: un futuro rappresentato da una maggiore integrazione tra il mondo del cinema, sempre più a corto di idee originali, e quello dei videogame, al contrario continuamente alla ricerca di linguaggi nuovi e innovativi.

John Hillcoat ha aperto una strada?


Etichette: , , , , , ,