CINEMA A BOMBA!

lunedì 25 settembre 2023

NOVEMBER-I CINQUE GIORNI DOPO IL BATACLAN, QUANDO LA FRANCIA SCONFISSE IL TERRORE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Francia, 2022
100'
Regia: Cédric Jimenez
Interpreti: Jean Dujardin, Anaïs Demoustier, Sandrine Kiberlain, Jérémie Renier, Lyna Khoudri.


13 novembre 2015. Parigi è sconvolta da una serie di attacchi terroristici coordinati, nei quali perdono la vita 130 persone.
Fred (Dujardin), commissario della direzione antiterrorismo, ha il compito di coordinare la ricerca e la cattura degli stragisti in fuga.

Il tempo stringe, e la sua squadra si impegna allo spasimo per trovare e fermare i criminali prima che riescano ad estradare o compiere altri attentati.
I 5 giorni successivi saranno determinanti per la riuscita della missione.


Uscito in Italia con colpevole ritardo, November è uno dei migliori film europei degli ultimi anni.
Il paragone avanzato da alcuni col bellissimo Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow è forse esagerato, ma non fuori luogo.

Come l'illustre collega americana, il regista ricorre a riprese con videocamere a spalla e ad un montaggio serratissimo, adottando il punto di vista esclusivo delle forze dell'ordine.

Il focus non è tanto l'attentato, che - con un scelta di grande sensibilità - non viene mostrato, quanto il "dopo", le strategie e le azioni messe in atto da servizi e polizia nella corsa contro il tempo per fronteggiare un nemico quasi invisibile (gli stessi terroristi, come Bin Laden nell'opera di Bigelow, appaiono pochissimo).

Manca un'approfondimento sulle motivazioni degli attentatori - non per giustificarli, sia chiaro, quanto piuttosto per comprendere le ragioni che avevano portato ad una tale radicalizzazione - e il ritmo è fin troppo sostenuto (a tratti le scene sono così rapide che si fatica a capire che cosa succeda e perchè), ma nel complesso la pellicola funziona bene.

Benché stavolta in un ruolo serio, rivedere quel simpatico guascone di Jean Dujardin - l'unico attore francese ad aver mai vinto il premio Oscar, ma noi lo ricordiamo anche per The Wolf of Wall Street e Monuments Men - è sempre un gran piacere.
Tra i comprimari si distingue invece la fragile e coraggiosa delatrice interpretata dalla bella franco-algerina Lyna Khoudri.

Come documento storico, questo film è a tratti romanzato, ma può risultare utile; come lungometraggio d'azione, tiene alto fino all'ultimo l'interesse dello spettatore.
Da vedere.


Etichette: , , , , , , ,

domenica 8 settembre 2019

VENEZIA 2019. VINCERE IL LEONE? UN... JOKER DA RAGAZZI!

Dall'alto: il direttore Alberto Barbera fa le bolle; Joaquin Phoenix fa San Tommaso col Leone d'Oro; lo svedese Roy Andersson se la ghigna. 


Prima il cartellone completo.
Poi il commento ad esso collegato.
Quindi l'elenco dei vincitori.

Se avete letto questi 3 post precedenti (o almeno l'ultimo), allora sapete già che Joker di Todd Phillips - lo stesso regista di Una Notte Da Leoni, non dimentichiamolo - ha vinto il Leone d'Oro della 76a Mostra del Cinema di Venezia.
E che, per quanto clamorosa, questa notizia non è affatto sorprendente.

Più sorprendente è il fatto che non sia stato premiato il suo protagonista, Joaquin Phoenix, con la Coppa Volpi.
Purtroppo, in base ad una regola sciocca, non è possibile assegnare due riconoscimenti alla stessa pellicola.
Peccato, perché la critica è stata unanime nell'incensare la sofferta performance dell'attore, che pure aveva già ottenuto il riconoscimento a Venezia 2012 - ex aequo col collega Philip Seymour Hoffman - per il suo ruolo in The Master di Paul Thomas Anderson.

Era già successo anni fa, proprio al Lido: Leone d'Oro a The Wrestler di Darren Aronofsky, ma bocca asciutta per il suo interprete Mickey Rourke, nonostante le lodi sperticate ricevute da tutti.
Ora come allora, la prestigiosa Coppa è finita nelle mani di un italiano: ieri Silvio Orlando, oggi Luca Marinelli (fortissimo in entrambi i casi il sospetto di un "contentino").

Phoenix tornerà a casa a mani vuote, ma ha avuto il merito di essere riuscito a dare nuove sfaccettature a un personaggio ingombrante e difficilissimo, già reso indimenticabile dalle interpretazioni passate di Jack Nicholson (clownesco e geniale in Batman) e Heath Ledger (psicopatico e minaccioso ne Il Cavaliere Oscuro).
Di certo ha surclassato il precedente Joker dandy e metrosessuale di Jared Leto (apparso nel deludente Suicide Squad).






Per quanto concerne le altre opere in programma, le sconfitte più cocenti sono quelle di J'Accuse di Roman Polański e di The Laundromat di Steven Soderbergh.
Il primo si è dovuto "accontentare" del Gran Premio della Giuria; a favore hanno giocato l'intensa interpretazione del mitico Jean Dujardin e, forse, la vertiginosa scollatura sfoggiata dalla Signora Polansky - ossia l'attrice Emmanuelle Seigner - sul red carpet.
Il secondo non ha ottenuto nulla, nonostante il consueto cast stellare.

Niente da fare anche per La Verité, film d'apertura della Mostra diretto da Hirokazu Kore'eda (già vincitore della Palma d'Oro a Cannes 2018 con Un Affare di Famiglia) e Ema dell'acclamato cineasta cileno Pablo Larraín (di cui avevamo assai apprezzato il politico No al Torino Film Festival di qualche anno fa).
Persino Marriage Story di Noah Baumbach, sodale di Wes Anderson, è stato ignorato, benché qualcuno ne abbia parlato in ottica di Oscar.

Per non parlare di Wasp Network di Olivier Assayas.
Il cineasta francese è un abitué dei festival, avendo già concorso a Venezia 2018, a Cannes 2016, a Cannes 2014 e Venezia 2012... Ma stavolta gli è andata male.

Chi invece gongola è lo svedese Roy Andersson, già Leone d'Oro a Venezia 2014.
Il suo About Endlessness non era certo tra i favoriti, ma ha conquistato il Leone d'Argento per la miglior regia, alla faccia della concorrenza.

Chi piange e chi ride, chi vince e chi perde, chi si esalta e chi si infuria.
Insomma, un'altra Mostra del Cinema.




Etichette: , , , , , , , , , , , ,

giovedì 20 marzo 2014

THE WOLF OF WALL STREET, SESSO DROGA E DOW JONES

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2013
180'
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Jean Dujardin, Rob Reiner, Jon Favreau, Spike Jonze, Kyle Chandler, Jordan Belfort.


Secondo voi, quale poteva essere il destino di un broker giovane, ambizioso, spregiudicato, truffaldino e di successo nell'America fine anni Ottanta-inizio anni Novanta, se non quello di devastare la propria vita con droga, sesso (molto spesso a pagamento) e ogni sorta di depravazione ed eccesso, dopo aver dilapidato un patrimonio guadagnato non proprio onestamente?

È proprio quello che successe a Jordan Belfort, la cui vicenda ha talmente affascinato Leonardo DiCaprio da spingerlo a produrre e interpretare questo film e a farlo dirigere dal suo mentore Martin Scorsese.

Ma il quinto prodotto del sodalizio tra i due grandi italo-americani (anche se stiamo parlando di un capitolo importante di storia del cinema recente, occorre precisare che precedentemente c'erano stati Gangs of New York, The Aviator, The Departed, Shutter Island), questa volta, appartiene di più all'attore.

Sopra l'inconfondibile virtuosismo registico tipico dell'autore newyorkese, sopra la bravura degli interpreti secondari - soprattutto Jonah Hill (nomination come miglior attore non protagonista), il neo-oscarizzato Matthew McConaughey, la bella Margot Robbie (ne risentiremo parlare), il già vincitore dell' Academy Award per The Artist Jean Dujardin, il caratterista Kyle Chandler -, sopra il certo mestiere dei vari tecnici, è proprio DiCaprio a giganteggiare.

Il nostro gigioneggia a tutto spiano, offrendo un'interpretazione iper-realista, volutamente esagerata, iperbolica: il suo è un personaggio negativo e al tempo stesso affascinante e seducente, in grado di trascinare gli altri nell'entusiasmo e se stesso in un vortice irrefrenabile e inesorabile di autodistruzione.
Una delle sue prove più convincenti ed impressionanti. Che però non è bastata a convincere i membri dell'Academy, che per la quarta volta gli hanno negato l'Oscar (a questo giro, lo avrebbe meritato davvero; si è invece dovuto accontentare di un Golden Globe).

Forse, oltre ad una diffusa antipatia/invidia nei confronti del protagonista di Titanic - che lo aveva fatto diventare un idolo di ragazzine adoranti e fanatiche e, di conseguenza, considerare ingiustamente come il prototipo degli attori-bimbominkia futuri - hanno pesato nelle tre ore di film le troppe volgarità verbali, le troppe orge e i troppi nudi, le troppe scene in cui i personaggi si drogano.
Ma - c'mon! - cari giurati: stiamo parlando pur sempre di un'opera di Scorsese!

E adesso alcune curiosità.

Nel cast fa colore la presenza di tre registi affermati - Jon Favreau (Iron Man, Iron Man 2, Cowboys and Aliens), Rob Reiner (Stand By Me-Ricordo Di Un'Estate, Harry Ti Presento Sally, Misery Non Deve Morire, Codice D'Onore), Spike Jonze (neovincitore dell'Oscar per Lei(Her) e autore anche di Essere John Malkovich) - e del vero Jordan Belfort, che fa la parte di colui che deve annunciare ad un seminario motivazionale di lavoro l'intervento di... Jordan Belfort (quello cinematografico).

Ad un certo punto, Matthew McConaughey si batte il petto ritmicamente e mugola una cantilena sullo stile dei nativi americani. Questo è in realtà un rituale che l'attore texano fa abitualmente prima di iniziare le riprese, e che DiCaprio gli ha chiesto di replicare.
La scena, che potete vedere in parte nel trailer (cliccate sulla locandina), ormai è diventata un cult.

Indovinate, ora, chi è il personaggio al quale si ispirava il vero Jordan Belfort... Qualche parola-chiave: yuppie, reaganomics, finanza, avidità...
Se avete pensato a Gordon Gekko, protagonista di Wall Street di Oliver Stone incarnato magistralmente da Michael Douglas - beh - ci avete preso.

Confrontate:
"Mi chiamo Jordan Belfort. L'anno in cui ho compiuto ventisei anni ho guadagnato quarantanove milioni di dollari. Il che mi ha fatto molto incazzare, perché con altri tre arrivavo a un milione a settimana". [Jordan Belfort]

"Mio padre lavorava come un mulo per vendere materiale elettrico e a quarantanove anni lo fulminarono un infarto e le tasse. Ti devi svegliare hai capito? Se non ci sei dentro, ne se proprio fuori, ok? E io non parlo di un impieguccio da quattrocentomila dollari l'anno in Wall Street, di volare in prima classe, di vita comoda. Io sto parlando di ricchezza, ricchezza sufficiente per avere un tuo jet, sufficiente per non buttare via il tempo: cinquanta, cento milioni di dollari, Bud. O capitano, o niente". [Gordon Gekko]

Entrambi, dopo un'ascesa verticosa, sono però caduti rovinosamente.
Ma, parafrasando un proverbio in inglese - l'equivalente di "Il lupo perde il pelo, ma non il vizio" - ci viene da pensare: "The Wolf (of Wall Street) loses his teeth. But never his nature".
Personaggi di tale risma potranno mai redimersi davvero?

Etichette: , , , , , , , , ,

domenica 3 giugno 2012

CANNES 2012. UN PASSO INDIETRO?

(Il regista Michael Haneke con la Palma d'Oro) 

Dopo l’ubriacatura di meritocrazia dello scorso anno, quando la giuria presieduta da Robert De Niro aveva schiaffato in faccia alla critica più snob un responso sacrosanto ma tutt’altro che scontato (Palma d’Oro a The Tree of Life di Terrence Malick, Nicolas Winding Refn miglior regista, Kristen Dunst e Jean Dujardin migliori interpreti), era logico aspettarsi quest’anno un verdetto meno coraggioso.
E così è stato.

Non che tutte le scelte siano state sciagurate: il divo danese Mads Mikkelsen (miglior attore) è bravo e versatile; il Gran Prix a Garrone è utile per ricordare al mondo e a noi stessi che non tutti i film italiani sono cinepanettoni.
Però è lecito ignorare autori come Cronenberg e Anderson, Hillcoat e Nichols?
E’ sensato premiare come migliori attrici due carneidi, pur avendo a disposizione una rosa che andava da Jessica Chastain a Juliette Binoche, da Marion Cotillard a Nicole Kidman?
E quanti davvero si recheranno nei cinema per vedere il palmadorato drammone senile di Haneke?

Soprattutto: l’assenza di riconoscimenti a pellicole hollywoodiane – intendendo non soltanto quelle di produzione americana, ma quelle genericamente “di genere” – sta a significare un fallimento della linea intrapresa dal direttore artistico Thierry Frémaux negli ultimi anni?
Naturalmente no, anzi. Come già avevamo scritto in relazione a Venezia 2011 (vedi il post), il compito dei giurati in fin dei conti è sottoporsi a un giochino di gusto personale. Discutibile finchè si vuole ma lecito, una volta accettate le regole.

Ciò che conta realmente è la programmazione, e non è sbagliato lasciare spazio anche a opere che possano piacere al grande pubblico: i film di genere possono anche essere film d’autore.
E poi, diciamo la verità: se non fosse per loro, chi se li filerebbe davvero i festival del cinema?!
Le “abbiette leggi” del mercato - per usare una fraseologia cara a Godard - non c’entrano nulla. Per questo, nonostante tutto, quella di Frémaux è stata l’ennesima vittoria.
Continua così, Thierry. Niente passi indietro.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

domenica 18 marzo 2012

OSCAR 2012. THE ARTIST, LE PAROLE NON POSSONO SPIEGARE

Dall'alto: la locandina del film; Jean Dujardin e Uggie; Bérénice Bejo e Malcolm McDowell.


Il trailer ufficiale di The Artist.


Francia, 2011
100'
Regia: Michel Hazanavicius.
Interpreti: Jean Dujardin, Bérénice Bejo, Uggie, James Cromwell, John Goodman, Penelope Ann Miller, Malcolm McDowell, Missi Pyle.


E’ il sogno di ogni regista realizzare il film della vita, quello che rimarrà. Insomma, il capolavoro.
Michel Hazanavicius l’ha fatto.

Ricalcando in tutto e per tutto lo stile delle pellicole mute degli anni ‘20-’30, il film segue le vicende di un superdivo di Hollywood (Dujardin, bravissimo) che finisce in disgrazia per essersi testardamente rifiutato di passare al sonoro, proprio mentre una sua ammiratrice (la graziosa Bérénice Bejo, moglie del regista) ascende repentinamente al rango di star.

Che cosa si può dire per definire una pellicola come questa?
E' sufficiente elencare tutti i premi vinti fino ad ora, da Cannes - dove fu insignito Dujardin - agli Oscar (5: migliori film, regia, attore, colonna sonora e costumi), passando per tutte le altre trionfali rassegne (Golden Globes, BAFTA, César, Indipendent Spirit Awards, Guilds Awards, ecc...)?
Basta descrivere la maestria della fotografia, la raffinatezza dei costumi, il fascino delle musiche?
O i geniali trucchi di regia, la prova straordinaria degli attori e del cane Uggie (non a caso premiato con la Palm Dog e il Golden Collar Award), il perfetto equilibrio della storia?

Probabilmente no. E allora la cosa migliore rimane guardare il film stesso, lasciandosi trasportare dalla vicenda e dalla atmosfera d'epoca.
Tra momenti memorabili - da ricordare almeno la sequenza dell'incubo e quella del salvataggio del protagonista ad opera del suo fedele quattrozampe - scene esilaranti e intermezzi drammatici, The Artist offre 100 minuti di puro cinema.

Provare per credere. Le parole non bastano.
E soprattutto non servono.

Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 5 marzo 2012

OSCAR 2012. UNA VITTORIA ARTISTICA


Checché ne dica qualche recensore frustrato, quella di The Artist è stata una vittoria meritata, piena e - a veder bene - tutt’altro che scontata.
Quante volte capita che gli Oscar siano vinti da una commedia straniera, muta e in bianco e nero, senza attori di richiamo, senza effetti speciali e senza un grande budget?

La vittoria del film ha coinciso con quelle – anch’esse meritatissime – del suo coraggioso regista Michel Hazanavicius e del neodivo gigione Jean Dujardin, che ha prevalso dopo un appassionante testa-a-testa con George Clooney, che è stato invece il grande sconfitto della serata: il suo Le Idi di Marzo – già scioccamente ignorato a Venezia – avrebbe meritato ben più di una segnalazione.
Come interprete maschile (non protagonista) fa piacere che sia stato premiato anche quell’impagabile ottuagenario di Christopher Plummer, accolto da una sacrosanta standing ovation.

Nel reparto femminile, se da un lato era ovvio il trionfo dell’immortale Meryl Streep (a quota 3 Oscar e 17 nomination!), impegnatasi con la consueta professionalità in ruolo assai sgradevole, dall’altro rimane l’amaro in bocca per l’esclusione dell’attrice-rivelazione Jessica Chastain in favore dell’afroamericana Octavia Spencer, in nome di un politically correct francamente eccessivo.

Le altre categorie? Se il Tintin di mastro Spielberg non fosse stato fatto fuori in partenza, difficilmente l’Oscar per l’animazione sarebbe andato al pur simpatico Rango, recente invenzione del piratesco duo Verbinski-Depp, mentre il premio assegnato ai Muppet e alla loro pellicola “comunista” è stato un giusto schiaffo in faccia alla critica più snob.
Ci sono parsi corretti anche i riconoscimenti conquistati dall’iraniano Una Separazione come film straniero e dall’immarcescibile Woody Allen per la sceneggiatura di Midnight in Paris.

Un ultimo appunto lo meritano Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, migliori scenografie per Hugo Cabret di Scorsese: grazie raga, è merito vostro se in questa edizione c’è stato spazio anche per un po’ di Italia.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

domenica 4 marzo 2012

OSCAR 2012. I VINCITORI

La premiazione di The Artist come Miglior Film.

Michel Hazanavicius con la statuetta per la Miglior Regia.

Gli attori premiati: Meryl Streep-Migliore Attrice Protagonista, Jean Dujardin-Migliore Attore Protagonista, Christopher Plummer-Miglior Attore Non Protagonista, Octavia Spencer-Migliore Attrice Non Protagonista.

Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, vincitori dell'Oscar per la Migliore Scenografia per Hugo Cabret.


Lo sappiamo che, letto il titolo di questo articolo, vi siete subito chiesti chi, della redazione di CINEMA A BOMBA!, sia riuscito ad azzeccare il maggior numero di Oscar vinti (vedi post precedente).
Ah, non ci avete neanche pensato? Pazienza, ve lo diciamo lo stesso.
Con 17 premi indovinati (pura fortuna) the winner is... Fe!
Il premio? La soddisfazione di aver vinto (e ci sembra già abbastanza).
A titolo di cronaca, comunque, bisogna aggiungere che noi tre della redazione abbiamo pronosticato correttamente 21 Oscar su 24: mica male...

E dopo questi momenti di autoreferenzialità, veniamo finalmente all'elenco dei vincitori di tutti i premi Oscar di quest'anno (cliccando sui link potrete vedere i video delle premiazioni: non perdeteveli!).

AND THE OSCAR GOES TO...


MIGLIOR FILM
The Artist, di Michel Hazanavicius. La premiazione.

MIGLIOR REGIA
Michel Hazanavicius per The Artist. La premiazione.

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Jean Dujardin per The Artist. La premiazione.

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Meryl Streep per The Iron Lady. La premiazione.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Christopher Plummer per Beginners. La premiazione.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Octavia Spencer per The Help. La premiazione.

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Woody Allen per Midnight in Paris. La premiazione.

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Alexander Payne, Nat Faxon & Jim Rash per Paradiso Amaro (The Descendants). La premiazione.

MIGLIOR FILM STRANIERO
Una Separazione, di Asghar Farhadi. La premiazione.

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Rango, di Gore Verbinski. La premiazione.

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Robert Richardson per Hugo Cabret. La premiazione.

MIGLIOR MONTAGGIO
Kirk Baxter e Angus Wall per Millennium-Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo). La premiazione.

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Dante Ferretti & Francesca Lo Schiavo per Hugo Cabret. La premiazione.

MIGLIOR TRUCCO
Mark Coulier & Roy Helland per The Iron Lady. La premiazione.

MIGLIORI COSTUMI
Mark Bridges per The Artist. La premiazione.

MIGLIOR EFFETTI SPECIALI
Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossman & Alex Henning per Hugo Cabret. La premiazione.

MIGLIOR COLONNA SONORA
Ludovic Bource per The Artist. La premiazione.

MIGLIOR CANZONE
Man or Muppet, di Bret McKenzie per I Muppet. La premiazione.

MIGLIOR SONORO
Tom Fleishman & John Midgley per Hugo Cabret. La premiazione.

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Philip Stockton & Eugene Gearty per Hugo Cabret. La premiazione.

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Undefeated, di TJ Martin, Dan Lindsay & Richard Middlemas. La premiazione.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Saving Face, di Daniel Junge & Sharmeen Obaid-Chinoy. La premiazione.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
The Shore, di Terry & Oorlagh George. La premiazione.

MIGLIOR CORTO D'ANIMAZIONE
The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore, di William Joyce e Brandon Oldenburg. La premiazione.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

domenica 5 febbraio 2012

OSCAR 2012. NOMINATION: ATTORI


George Clooney contro Brad Pitt e Gary Oldman.
Meryl Streep contro Glenn Close.
Nick Nolte contro Christopher Plummer, Max von Sydow e Kenneth Branagh.

L'assenza di Leonardo Di Caprio, Michael Fassbender, Ryan Gosling, Kate Winslet, Jodie Foster si fa sentire (abbiamo gia avuto occasione di accennare ai grandi esclusi in un precedente post), ma è comunque impressionante quest'anno la presenza di tanti mostri sacri nelle categorie per i migliori attori.
E di artisti che, sebbene non siano notissimi al grande pubblico, hanno sorpreso con prove davvero convincenti (per esempio Jean Dujardin, Rooney Mara, Michelle Williams, Jessica Chastain, Bérénice Bejo).

Difficile azzardare pronostici, quindi, poiché il livello delle recitazioni è davvero alto e, di conseguenza, i colpi di scena potrebbero essere dietro l'angolo.

Non ci resta che presentarvi tutti gli attori nominati all'Oscar.
Cliccando sui link troverete le interviste nelle quali essi ci parlano dei personaggi che interpretano e dei film nei quali recitano.


In alto da sinistra: George Clooney, Jean Dujardin, Gary Oldman. In basso: Demian Bichir, Brad Pitt.

Miglior attore protagonista
Demian Bichir - A Better Life
George Clooney - Paradiso amaro (The Descendants)
Jean Dujardin - The Artist
Gary Oldman - La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy)
Brad Pitt - L'arte di vincere (Moneyball)


In alto da sinistra: Viola Davis, Rooney Mara, Meryl Streep. In basso: Glenn Close, Michelle Williams.

Miglior attrice protagonista
Viola Davis - The Help
Rooney Mara - Millennium - Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)
Meryl Streep - The Iron Lady
Glenn Close - Albert Nobbs
Michelle Williams - My Week with Marilyn


In alto da sinistra: Jonah Hill, Nick Nolte, Christopher Plummer. In basso: Kenneth Branagh, Max von Sydow.

Miglior attore non protagonista
Kenneth Branagh - My Week with Marilyn
Jonah Hill - L'arte di vincere (Moneyball)
Nick Nolte - Warrior
Christopher Plummer - Beginners
Max von Sydow - Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibly Close)


In alto da sinistra: Jessica Chastain, Melissa McCarthy, Janet McTeer. In basso: Bérénice Bejo, Octavia Spencer.

Migliore attrice non protagonista
Bérénice Bejo - The Artist
Jessica Chastain - The Help
Melissa McCarthy - Le amiche della sposa (Bridesmaids)
Janet McTeer - Albert Nobbs
Octavia Spencer - The Help

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

martedì 17 gennaio 2012

I VINCITORI DEI GOLDEN GLOBE 2012


(dall'alto: Jean Dujardin e Bérénice Bejo in The Artist, George Clooney premiato per The Descendants, Martin Scorsese premiato per Hugo Cabret, Meryl Streep premiata per The Iron Lady).


La corsa agli Oscar 2012 è iniziata.

In attesa delle nomination del 24 Gennaio e della cerimonia di consegna del 26 Febbraio, lunedì notte sono stati consegnati i Golden Globe, i premi assegnati da una giuria composta da circa novanta giornalisti della stampa estera iscritti all'Hollywood Foreign Press Association.

In molti casi i Golden Globe hanno anticipato l'esito degli Oscar, ma quest'anno è difficile prevedere chi saranno i vincitori della prestigiosa statuetta: in campo troviamo alcuni tra i più grandi registi di Hollywood (Clint Eastwood, Steven Spielberg, Martin Scorsese, Woody Allen...) e tra i più famosi attori del mondo (Meryl Streep, Glenn Close, Jodie Foster, Kate Winslet, George Clooney, Brad Pitt, Leonardo Di Caprio...), oltre a veri e propri astri emergenti (come Jean Dujardin e Bérénice Bejo nel già cult The Artist, la sempre convincente Jessica Chastain, l'acclamato Ryan Gosling, il nuovo divo Michael Fassbender).

In attesa dello speciale di CINEMA A BOMBA! sugli Oscar 2012, nel frattempo vi presentiamo i vincitori dei Golden Globe e i trailer dei film premiati.


MIGLIOR FILM DRAMMATICO: The Descendants

MIGLIOR REGIA: Martin Scorsese ( Hugo Cabret)

MIGLIOR ATTRICE DRAMMATICA: Meryl Streep ( The Iron Lady)

MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO: George Clooney ( The Descendants)

MIGLIOR COMMEDIA/MUSICAL: The Artist

MIGLIOR ATTRICE COMMEDIA/MUSICAL: Michelle Williams ( My Week with Marilyn)

MIGLIOR ATTORE COMMEDIA/MUSICAL: Jean Dujardin ( The Artist)

MIGLIOR CARTONE ANIMATO: Le avventure di Tintin

MIGLIOR FILM STRANIERO: A separation (Iran)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Octavia Spencer ( The Help)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Christopher Plummer ( Beginners)

MIGLIOR SCENEGGIATURA: Woody Allen ( Midnight in Paris)

MIGLIOR COLONNA SONORA: Ludovic Bource ( The Artist)

MIGLIORE CANZONE: Masterpiece (Madonna - W.E.)

CECIL B. DE MILLE AWARD (Premio alla carriera): Morgan Freeman.


Etichette: , , , , , , ,