CINEMA A BOMBA!

lunedì 29 maggio 2023

CANNES 2023. RICORDEREMO LE PALME ALLA CARRIERA

Justine Triet solleva la Palma d'Oro. 


Quando abbiamo analizzato i film in cartellone al Festival di Cannes di quest'anno, ci siamo chiesti se i premi in palio sarebbero andati a pellicole e autori semi-sconosciuti o a nomi più blasonati.

La Giuria guidata dallo svedese Ruben Östlund - vincitore della Palme d'Or un anno fa - non si è lasciata tentare e ha assegnato i riconoscimenti più importanti a film che solo i cinefili più indefessi possono trovare appetibili.

A trionfare è stato un legal thriller francese diretto da una regista relativamente giovane, la 44enne Justine Triet, 3a donna a vincere in 76 anni (evviva la parità di genere!).
Anatomie d'une chute - letteralmente: "anatomia di una caduta" - ha ricevuto anche la Palme... Dog, ossia il premio assegnato al miglior interprete canino, in questo caso un border collie di nome Messi.

E gli italiani? Sono rimasti a bocca asciutta: Moretti, Bellocchio e Rohrwacher, rappresentanti - almeno i primi due - di un cinema gauche che in genere piace ai Transalpini, non sono riusciti a strappare nemmeno un riconoscimento minore.
Come loro anche altri autori di caratura internazionale: l'eccentrico Wes Anderson, il ricercato Todd Haynes, l'indomito Ken Loach.

Il tedesco giramondo Wim Wenders si è consolato con il premio per il miglior attore (il giapponese Kōji Yakusho per il suo Perfect Days), mentre l'anarchico finlandese Aki Kaurismaki ha dovuto accontentarsi del Premio della Giuria (per la tragicommedia Kuolleet lehdet).

Che cosa rimarrà della kermesse di quest'anno?
Di certo la consueta passerella di star e pellicole di grido: hanno marcato presenza, tra gli altri, il western morale di Martin Scorsese Killers of the Flower Moon, il nuovo Kitano (l'autore di Outrage per una volta non ha diretto un Yakuza movie), il movimentato giallo di Robert Rodriguez Hypnotic e l'ultimo Indiana Jones col sempreverde Harrison Ford.

A proposito dell'ex Han Solo, la sua Palma d'Oro alla carriera è stato uno dei momenti più "alti" di questa edizione, così come quella parimenti assegnata ad un altro vecchio leone di Hollywood: Michael Douglas, alias Hank Pym di Ant-Man.

Ecco, vogliamo ricordare Cannes 2023 così: coi volti sorridenti di questi due grandi attori che, in modo diverso, hanno fatto la storia del cinema.
Quanto può essere giusta e bella la Settima Arte, a volte.


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sabato 27 maggio 2023

ANT-MAN & THE WASP: QUANTUMANIA, IL RAZZISMO SPIEGATO A SUA FIGLIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2023
124'
Regia: Peyton Reed
Interpreti: Paul Rudd, Evangeline Lilly, Michelle Pfeiffer, Michael Douglas, Kathryn Newton, Jonathan Majors, David Dastmalchian, Corey Stoll, Mark Oliver Everett, Tom Hiddleston, Owen Wilson, Bill Murray.


Qualche anno dopo aver salvato l'umanità dal perfido Thanos, Scott (Rudd) vive un'esistenza felice con la fidanzata Hope (Lilly) e i genitori di lei (Pfeiffer e Douglas).

Adora anche la figlia Cassie (Newton), avuta dalla sua ex moglie: un'adolescente che possiede un cervello da un milione di dollari e gli dà qualche grattacapo.

La ragazza ha costruito un aggeggio per comunicare col Regno Quantico e involontariamente viene risucchiata dentro con tutta la famiglia.
Come faranno Ant-Man e compagnia a venirne fuori senza intaccare l'equilibrio dell'universo?


2016 - Ant-Man + Captain America: Civil War.
2018 - Ant-Man & the Wasp.
2019 - Avengers: Endgame.

Questa è la 5a volta di Paul Rudd nei panni di Ant-Man e la 4a di Evangeline Lilly - indimenticata Kate di Lost - in quelli di Wasp.
Confermato pure Peyton Reed in cabina di regia: come Jon Watts di Spider-Man e James Gunn dei Guardiani della Galassia prima di lui, ha avuto la possibilità di dirigere tutti i capitoli della propria trilogia.

Come si dice, squadra che vince non si cambia?
Non proprio, qualcosa in realtà è cambiato davvero: Rudd non è più co-sceneggiatore e in generale il tono della serie si è fatto più serio.

Con poche eccezioni - il cameo di Bill Murray, ad esempio - l'umorismo scanzonato del primo film, che ai tempi aveva spinto qualche critico ad un arrampiscato paragone con l'allora concorrente Deadpool (anche lo sboccato merecenario di Ryan Reynolds entrerà prossimamente nel Marvel Cinematic Universe), è quasi sparito.

Una scelta stilistica in linea con tutte le pellicole del MCU successive ad Endgame e che ricorda da vicino l'evoluzione (involuzione?) del succitato trittico dei Guardiani della Galassia.
Quantumania presenta alcune similitudini con la recentissima opera di Gunn, a cominciare dal sospetto che crea più imbarazzo e disagio... la Marvel sta diventando razzista?!?

A nostro parere, sinceramente, no.
Eppure il fatto che per due volte di fila il malvagio di turno sia uno psicopatico di etnia africana, contrastato da un gruppo di eroi per lo più caucasici, non ci pare un'idea geniale né aiuta a confutare il pregiudizio (alla faccia del Black Lives Matter, no?).

Là si trattava di un nazistoide chiamato Alto Evoluzionario, qui di un megalomane di nome Kang (Majors lo interpreta con una solennità da Marlon Brando che non ce l'ha fatta), ma il personaggio è essenzialmente lo stesso.
Del primo non sentiremo facilmente più parlare, il secondo dovrebbe tornare nei prossimi film degli Avengers e sostituire Thanos come super-cattivo.

Se i punti deboli della pellicola risiedono nella scelta dell'avversario e in un copione non troppo ispirato, i punti di forza sono: la durata relativamente breve ("solo" 2 ore: quasi un cortometraggio per lo standard a cui siamo stati abituati!), gli effetti speciali, le scenografie à la Star Wars e le performance degli attori principali.

Rudd batte ai punti una Lilly più sprecata che mai (smettetela di aggiungere ipocritamente Wasp ai titoli: è sempre più uno specchietto per le allodole), Douglas riesce a tenere testa ad una Pfeiffer in gran forma, ma Newton surclassa tutti: è lei la rivelazione e la vera protagonista della storia, speriamo di rivederla in futuro.

Chi ritroveremo quasi di certo è Ant-Man: forse non in un 4° capitolo "solista" (finora l'unico Avenger ad aver avuto più di una trilogia è Thor), ma probabilmente nei prossimi, attesi episodi della squadra.
La Disney-Marvel ha già annunciato l'uscita di Avengers: The Kang Dinasty nel 2025 e Avengers: Secret Wars l'anno successivo.

Difficilmente saranno all'altezza di quei knock down + knock out che erano stati Infinity War e Endgame, però concediamo loro un po' di fiducia.
Potremmo tornare a... meravigliarci.


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lunedì 1 maggio 2017

MARVEL. ANT-MAN E DOCTOR STRANGE, LE SECONDE FILE (MA NON TROPPO)

Ant-man nelle versioni a fumetti e cinematografica.  


Di tutti i personaggi che ruotano intorno agli Avengers, Ant-Man e il Dottor Strange sono sempre stati - vuoi per il nome poco suggestivo, vuoi per la "concorrenza" di eroi più blasonati come Capitan America e Thor - tra i meno importanti e considerati.
Eppure, e i film di cui sono protagonisti lo dimostrano, sono supereroi che si prestano ad essere portati sul grande schermo.

Prendiamo il primo.
Nato nel lontano 1962 dalla mente di Stan Lee (sempre lui...) e dalla matita dell'indimenticato Jack Kirby, il nostro ha come vera identità quella dello scienziato Hank Pym, poi il suo posto viene preso dal ladruncolo Scott Lang e infine dall'agente dello SHIELD Eric O'Grady.






Ant-Man (2015)

Il trailer di Ant-Man.

La pellicola a lui dedicata, uscita nel 2015, racconta la sua seconda incarnazione, ossia quella di Scott Lang (Paul Rudd), delinquente da due soldi ma col cuore d'oro: affezionatissimo alla figlioletta e dotato di un coraggio - e di un'etica - da eroe.

Quando penetra in casa dell'anziano Hank Pym (Michael Douglas, grande recupero vintage) e indossa la tuta sperimentale da questi ideata, cambia e viene convinto dallo scienziato e dalla bella Hope (Evangeline Lilly, già elfa innamorata nella trilogia de Lo Hobbit) a diventare Ant-Man.

La sua missione è recuperare il prototipo della tuta, finito in mano all'ambizioso e malvagio Darren (Corey Stoll, già tra i protagonisti della serie Tv House of Cards), ex allievo di Pym, che intende usarlo a fini militari.
Ma prima il nostro dovrà penetrare nella base degli Avengers per recuperare un dispositivo...

Pubblicizzato un po' impunemente come il film "comico" della Marvel, Ant-Man ha in realtà poco a che spartire con altre pellicole cui la definizione calza meglio: Deadpool e Guardiani della Galassia, su tutti.
Siamo semmai vicini all'umorismo goliardico e brillante di Iron Man (il che non è affatto un male).

Buona parte della riuscita della pellicola è infatti merito dei dialoghi e delle scene "leggere", cui hanno contribuito - in modi e tempi diversi - ben 4 sceneggiatori, tra i quali lo stesso Paul Rudd e il talentuoso Edgar Wright, regista di successo (Hot Fuzz, Scott Pilgrim vs. The World) e già co-autore del copione del sottovalutato Le Avventure di Tintin.

Per il resto, siamo di fronte al classico prodotto del Marvel Cinematic Universe, ossia una robusta iniezione di azione e divertimento per famiglie.
E il consueto cammeo del vecchio Stan Lee? C'è, c'è: basta avere pazienza e arrivare in fondo alla pellicola...

Abbiamo visto di nuovo l'Uomo-Formica l'anno scorso, nel corale Captain America: Civil War, in cui il nostro entrava a far parte degli Avengers - in quota Iron Man - e durante la famigerata battaglia all'aeroporto si trasformava in Giant-Man, per la gioia dei suoi fan (tra cui un entusiasta Kevin Smith).

Non è chiaro se il personaggio comparirà nell'atteso Avengers: Infinity War; di certo è già in lavorazione Ant-Man & The Wasp, che uscirà nel 2018 e vedrà Evangeline Lilly assurgere a co-protagonista, come lasciava intendere la breve scena a metà dei titoli di coda di Ant-Man.
Siamo curiosi di seguire le nuove avventure di questo strano duo: ha del potenziale, nel suo... ehm, piccolo.






Il Doctor Strange disegnato e quello interpretato da Benedict Cumberbatch.  


Il Doctor Strange, invece, è nientemeno che Stephen Strange, un arrogante neurochirurgo di fama, egocentrico, bohemien, che, in seguito ad un terribile incidente d'auto, perde la piena funzionalità delle mani.

Per guarire le prova tutte e dilapida una fortuna, finché non sente parlare dell'Antico, un potente taumaturgo che abita nell'Himalaya.

Si mette così in viaggio, lo trova, ma questi si rifiuta di guarirlo e si offre di insegnarli invece le arti mistiche.

Strange cambierà stile di vita, imparerà velocemente a padroneggiare la magia - parliamo di cose tipo trasmutare la materia, generare campi di forza, viaggiare tra mondi paralleli, spostare oggetti col pensiero... - e , anche grazie alla Cappa della Levitazione (un mantello che può colpire gli avversari e gli consente di volare) e ad un amuleto che amplifica i poteri della mente, diventerà il più potente stregone della Terra, impegnato a tempo pieno a difendere il pianeta da minacce di natura magica.

Siamo nel 1963.
La Beat Generation sta aprendo la strada al movimento hippy - On The Road e I Vagabondi del Dharma di Jack Kerouac sono del 1957 e 1958: il misticismo orientale e la psichedelia stanno diventando di moda, sebbene non siano ancora esplosi definitivamente.

In questo contesto di ribellione giovanile, la coppia Stan Lee-Steve Ditko dà vita al Doctor Strange, la cui prima apparizione è nell'albo antologico Strange Tales.

Le sue storie avranno un immediato successo, soprattutto tra gli studenti dei college, grazie alle immagini allucinogene e allucinate e alle storie piuttosto surreali - gli autori hanno però sempre smentito indignati l'uso di sostanze stupefacenti per creare un immaginario così bislacco - ma l'interesse, tuttavia, scemerà con gli anni: verrà ripreso qua e là, ma senza il riscontro di pubblico iniziale.

Quando, qualche anno fa, la Marvel annunciò una pellicola a lui dedicata, il livello di popolarità era tale che molti si domandarono chi fosse mai questo personaggio, mentre tra i fan della casa fumettistica ci fu una certa curiosità nel vedere come sarebbe stato trattato questo supereroe divenuto ormai di secondo piano.






Doctor Strange (2016)

Il trailer di Doctor Strange.

Prima sorpresa del film: gli interpreti.

A incarnare lo Stregone Supremo è stato chiamato uno degli attori più popolari sui social: quel Benedict Cumberbatch che avevamo incontrato al Lido in occasione della presentazione di La Talpa, che è divenuto popolare come protagonista della serie Tv Sherlock, che è stato candidato all'Oscar come miglior attore protagonista nel 2015.

Nei panni dell'Antico, la versatile attrice - vincitrice, tra gli altri di un Premio Oscar (per Michael Clayton nel 2008) e di una Coppa Volpi (nel 1992), e già vista in Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel - Tilda Swinton, mentre il ruolo del cattivo è affidato a Mads Mikkelsen, premiato come miglior attore a Cannes 2012.

In ruoli di contorno ci sono Chiwetel Ejiofor (candidato all'Oscar come attore protagonista nel 2014 per 12 Anni Schiavo) e Rachel McAdams (nomination nel 2016 come attrice non protagonista per Il Caso Spotlight e nel cast del malickiano To The Wonder).

Cioè cinque attori molto apprezzati da critica e pubblico e molto premiati, al servizio di una pellicola con qualche ambizione, ma pur sempre pensata per incassare il più possibile.

Altra sorpresa è il regista, Scott Derrickson, specializzato in horror (The Exorcism of Emily Rose e Liberaci dal male, a tema esorcismo).

Utilizzando effetti speciali mirabolanti - candidati agli Oscar - che devono e rimandano molto a Inception, egli riesce a rendere in modo suggestivo le atmosfere misticheggianti e psichedeliche tipiche del fumetto, adattandole ai gusti contemporanei.

Sorpresa, ancora: il film funziona e si discosta come stile e narrazione (non sempre chiarissima, a dire il vero) dalle altre pellicole targate Marvel, trovando una propria originalità e un proprio motivo di esistere.

Certo, se vi piacciono opere più rarefatte, intimiste e senza troppi fronzoli, Doctor Strange non fa per voi, ridondante com'è di trucchi al computer; ma se cercate un po' di intrattenimento senza tanti pensieri...

Troveremo l'eroe interpretato da Cumberbatch nei prossimi Thor: Ragnarok di quest'anno e Avengers: Infinity War del prossimo.

Gli Avengers si sono arricchiti di un nuovo interessante personaggio e siamo curiosi di vedere come interagirà con Captain America, Iron Man & C.

Vediamo se saprà aggiungere magia alla magia dei più tradizionali eroi Marvel.


Beh, il nostro lungo e intenso Speciale finisce con questo post.

Giusto per rinfrescarvi la memoria, ci siamo occupati di:

X-Men,
Spider-Man,
DareDevil,
Hulk,
I Fantastici Quattro,
Iron Man,
Capitan America,
Thor,
Avengers,
Guardiani della Galassia,
nonché, appunto, Ant-Man e Doctor Strange e, precedentemente, Deadpool.

Praticamente, alcuni tra i film più popolari e fortunati degli ultimi anni, vere e proprie pietre miliari del cinema di intrattenimento capaci di influenzare enormemente l'immaginario collettivo e la recente cultura pop.
E di fruttarci un bel po' di visualizzazioni, ad essere sinceri.

Una cosa è sicura: non smetteremo certo di occuparci della fabbrica di sogni, film e soldi creata da Stan Lee e soci: molti sono ancora i personaggi da sfruttare commercialmente - prossimamente vedremo monografie dedicate a Black Panther e Captain Marvel e già da tempo se ne parla per Occhio di Falco e Vedova Nera - e molte le pellicole pianificate per i prossimi anni - ne avremo almeno fino al 2019, al ritmo di tre all'anno.

Ma siamo sicuri che i nostri eroi non si fermeranno lì.




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giovedì 20 marzo 2014

THE WOLF OF WALL STREET, SESSO DROGA E DOW JONES

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2013
180'
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Jean Dujardin, Rob Reiner, Jon Favreau, Spike Jonze, Kyle Chandler, Jordan Belfort.


Secondo voi, quale poteva essere il destino di un broker giovane, ambizioso, spregiudicato, truffaldino e di successo nell'America fine anni Ottanta-inizio anni Novanta, se non quello di devastare la propria vita con droga, sesso (molto spesso a pagamento) e ogni sorta di depravazione ed eccesso, dopo aver dilapidato un patrimonio guadagnato non proprio onestamente?

È proprio quello che successe a Jordan Belfort, la cui vicenda ha talmente affascinato Leonardo DiCaprio da spingerlo a produrre e interpretare questo film e a farlo dirigere dal suo mentore Martin Scorsese.

Ma il quinto prodotto del sodalizio tra i due grandi italo-americani (anche se stiamo parlando di un capitolo importante di storia del cinema recente, occorre precisare che precedentemente c'erano stati Gangs of New York, The Aviator, The Departed, Shutter Island), questa volta, appartiene di più all'attore.

Sopra l'inconfondibile virtuosismo registico tipico dell'autore newyorkese, sopra la bravura degli interpreti secondari - soprattutto Jonah Hill (nomination come miglior attore non protagonista), il neo-oscarizzato Matthew McConaughey, la bella Margot Robbie (ne risentiremo parlare), il già vincitore dell' Academy Award per The Artist Jean Dujardin, il caratterista Kyle Chandler -, sopra il certo mestiere dei vari tecnici, è proprio DiCaprio a giganteggiare.

Il nostro gigioneggia a tutto spiano, offrendo un'interpretazione iper-realista, volutamente esagerata, iperbolica: il suo è un personaggio negativo e al tempo stesso affascinante e seducente, in grado di trascinare gli altri nell'entusiasmo e se stesso in un vortice irrefrenabile e inesorabile di autodistruzione.
Una delle sue prove più convincenti ed impressionanti. Che però non è bastata a convincere i membri dell'Academy, che per la quarta volta gli hanno negato l'Oscar (a questo giro, lo avrebbe meritato davvero; si è invece dovuto accontentare di un Golden Globe).

Forse, oltre ad una diffusa antipatia/invidia nei confronti del protagonista di Titanic - che lo aveva fatto diventare un idolo di ragazzine adoranti e fanatiche e, di conseguenza, considerare ingiustamente come il prototipo degli attori-bimbominkia futuri - hanno pesato nelle tre ore di film le troppe volgarità verbali, le troppe orge e i troppi nudi, le troppe scene in cui i personaggi si drogano.
Ma - c'mon! - cari giurati: stiamo parlando pur sempre di un'opera di Scorsese!

E adesso alcune curiosità.

Nel cast fa colore la presenza di tre registi affermati - Jon Favreau (Iron Man, Iron Man 2, Cowboys and Aliens), Rob Reiner (Stand By Me-Ricordo Di Un'Estate, Harry Ti Presento Sally, Misery Non Deve Morire, Codice D'Onore), Spike Jonze (neovincitore dell'Oscar per Lei(Her) e autore anche di Essere John Malkovich) - e del vero Jordan Belfort, che fa la parte di colui che deve annunciare ad un seminario motivazionale di lavoro l'intervento di... Jordan Belfort (quello cinematografico).

Ad un certo punto, Matthew McConaughey si batte il petto ritmicamente e mugola una cantilena sullo stile dei nativi americani. Questo è in realtà un rituale che l'attore texano fa abitualmente prima di iniziare le riprese, e che DiCaprio gli ha chiesto di replicare.
La scena, che potete vedere in parte nel trailer (cliccate sulla locandina), ormai è diventata un cult.

Indovinate, ora, chi è il personaggio al quale si ispirava il vero Jordan Belfort... Qualche parola-chiave: yuppie, reaganomics, finanza, avidità...
Se avete pensato a Gordon Gekko, protagonista di Wall Street di Oliver Stone incarnato magistralmente da Michael Douglas - beh - ci avete preso.

Confrontate:
"Mi chiamo Jordan Belfort. L'anno in cui ho compiuto ventisei anni ho guadagnato quarantanove milioni di dollari. Il che mi ha fatto molto incazzare, perché con altri tre arrivavo a un milione a settimana". [Jordan Belfort]

"Mio padre lavorava come un mulo per vendere materiale elettrico e a quarantanove anni lo fulminarono un infarto e le tasse. Ti devi svegliare hai capito? Se non ci sei dentro, ne se proprio fuori, ok? E io non parlo di un impieguccio da quattrocentomila dollari l'anno in Wall Street, di volare in prima classe, di vita comoda. Io sto parlando di ricchezza, ricchezza sufficiente per avere un tuo jet, sufficiente per non buttare via il tempo: cinquanta, cento milioni di dollari, Bud. O capitano, o niente". [Gordon Gekko]

Entrambi, dopo un'ascesa verticosa, sono però caduti rovinosamente.
Ma, parafrasando un proverbio in inglese - l'equivalente di "Il lupo perde il pelo, ma non il vizio" - ci viene da pensare: "The Wolf (of Wall Street) loses his teeth. But never his nature".
Personaggi di tale risma potranno mai redimersi davvero?

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