CINEMA A BOMBA!

lunedì 24 marzo 2025

I CLASSICI: THE LINCOLN LAWYER, OBIEZIONE ACCOLTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2011
118'
Regia: Brad Furman
Interpreti: Matthew McConaughey, Marisa Tomei, Ryan Philippe, William H. Macy, Michael Peña, John Leguizamo, Frances Fisher, Bryan Cranston.


Los Angeles. Lo spregiudicato avvocato Mickey Haller (McConaughey) viene ingaggiato per difendere il rampollo di una famiglia facoltosa (Philippe), accusato di aver brutalmente aggredito una escort.

Ben presto, il nostro capisce che forse le cose non sono come sembrano e che la somiglianza di questo caso con un altro suo caso precedente potrebbe non essere una coincidenza...


Se state guardando l'omonima (e bella) serie tv su Netflix, oppure siete fan del romanziere giallista Michael Connelly, potrebbe farvi piacere riscoprire questo legal thriller di qualche anno fa.

Vi si trova, tra gli altri, McConaughey prima di Killer Joe - e del premio Oscar - e Tomei prima di diventare l'amata zia May di Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe.

Adattato con dovizia di dettagli e diretto con passo svelto (pure troppo), il film potrebbe risultare un po' difficile da seguire, ma è fedele al libro da cui è tratto (Connelly stesso se ne disse entusiasta) e ha tutte le carte in regola per piacere agli appassionati del genere.

La parte più interessante è il dilemma etico del protagonista: tutti hanno diritto ad un avvocato difensore, ma qual è il confine tra dovere professionale e connivenza?

Il film risponde alla domanda lasciando intendere che gli avvocati siano in effetti degli squali, ma dotati di un proprio codice.

Un lungometraggio da (ri)scoprire, che siate fan della serie oppure no.


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martedì 14 giugno 2016

I CLASSICI: THE MARTIAN, NON CHIAMATELO SPIN-OFF

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2015
141'
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Matt Damon, Jessica Chastain, Chiwetel Ejiofor, Jeff Daniels, Michael Peña, Kate Mara, Kristen Wiig, Mackenzie Davis, Sebastian Stan, Sean Bean, Donald Glover.


Abbandonato dalla propria squadra perché ritenuto morto dopo un incidente causato da una terribile tempesta, un astronauta (Damon) si ritrova da solo sul pianeta Marte.
Dovrà cercare di sopravvivere coi pochi mezzi di cui dispone, in attesa che la Nasa organizzi una nuova spedizione per andare a recuperarlo.

Spazio, astronavi, Jessica Chastain, Matt Damon disperso in un pianeta lontano...
Calma, calma: nonostante tutte queste cose in comune, non si tratta di uno spin-off di Interstellar, il capolavoro cosmo-filosofico diretto da Christopher Nolan (quello di Memento, Inception e della trilogia di Batman con Christian Bale).

Ridley Scott - che di fantascienza se ne intende, avendo diretto Alien e Blade Runner - è stato molto chiaro fin da subito: se il film con Matthew McConaughey, pur fisicamente abbastanza accurato, poteva permettersi qualche forzatura scientifica, The Martian-Sopravvissuto avrebbe dovuto essere il più credibile possibile.

Il regista ha lavorato con tecnici e consulenti della NASA per ogni aspetto della pellicola, curandone ogni dettaglio e assicurandosi che la storia - benché inventata - risultasse non solo verosimile, ma realistica.
Siamo quindi molto lontani dall'epica fantastica di Star Wars e dintorni, dalle baracconate trash stile Iron Sky, ma anche dai suoi precedenti lavori sci-fi.

Le sfide che Scott si è trovato ad affrontare non erano delle più semplici: parlare di scienza senza risultare noioso, incentrare la trama principalmente su un solo personaggio sperduto in un pianeta dove non c'è nulla, riguadagnare pubblico dopo troppi anni di flop commerciali.

Questa volta ha fatto centro.
Nonostante l'argomento, The Martian ha un buon ritmo e riesce a stemperare con riuscitissimi - e divertenti - momenti di alleggerimento un tema di per sé piuttosto angoscioso: il dramma di un uomo abbandonato da tutti a parecchi milioni di chilometri di distanza dalla salvezza.

Certo, il tono è più leggero di Interstellar - più malinconico ed emotivamente coinvolgente - e mancano le ambiziose allegorie che rischiavano di far ingolfare l'opera di Nolan: il film di Scott risulta meno impegnativo da seguire (non solo perché dura una mezz'oretta di meno) e più intrattenente.

Merito di una regia esperta e scafata, di una sceneggiatura molto brillante, di effetti speciali efficaci e non invadenti e di un cast davvero azzeccato.

Beh, di Jessica Chastain i nostri lettori sanno già che è una nostra pupilla (fatevi un'idea guardando qui): di un'attrice così brava non smetteremo mai di fare le lodi.

Matt Damon offre un'interpretazione convincente e riesce a reggere il peso di un personaggio che compare praticamente da solo per quasi tutta la durata del film.
È simpatico e il pubblico trepida e patteggia per lui, proprio come in Will Hunting-Genio Ribelle.

Chiwetel Ejiofor lo avevamo già apprezzato in 12 Anni Schiavo, ma qui compare troppo poco. Peccato.

Jeff Daniels riscatta con un ruolo serio il disastroso Scemo & + Scemo 2, mentre Donald Glover della serie Tv Community ruba il ruolo di comprimario "comico" alla solitamente pimpante Kristen Wiig, prossima protagonista del controverso reboot in chiave femminile di Ghostbuster.

Bene anche gli altri: il caratterista Michael Peña, la Kate Mara di House of Cards, la biondina canadese Mackenzie Davies, il Sebastian Stan già Soldato d'Inverno in Captain America: Civil War e il popolare Sean Bean.

Alla fine i risultati hanno confermato la pellicola come una delle più riuscite della stagione: grande successo al botteghino, critiche positive, 2 Golden Globe e 7 nomination agli Oscar 2016 (miglior film, Matt Damon come attore protagonista, sceneggiatura non originale, scenografia, sonoro, montaggio sonoro, effetti speciali) - sebbene poi alla fine non abbia ricevuto alcuna statuetta.

E un ritorno in grande stile del buon Ridley, che potrebbe sfatare il detto popolare "Né di Venere né di Marte non si arriva né si parte".
Chissà che proprio dal Pianeta Rosso non inizi invece un altro periodo ricco di soddisfazioni e successi...




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mercoledì 19 novembre 2014

INTERSTELLAR, L'ASTROFISICA SPIEGATA A SUA FIGLIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2014
169'
Regia: Christopher Nolan
Con: Matthew McConaughey, Jessica Chastain, Anne Hathaway, Michael Caine, Mackenzie Foy, John Lithgow, Wes Bentley, Casey Affleck, Ellen Burstyn, William Devane, Topher Grace, Matt Damon (non accreditato), Timothée Chalamet.


Le risorse naturali della Terra stanno per finire e continue tempeste di sabbia flagellano le città, mettendo così in serio pericolo la sopravvivenza della popolazione.
Un gruppo di astronauti temerari capitanati dal maturo Cooper (McConaughey) - padre amorevole di due figli, un figlio e una figlia che egli adora - partirà allora per lo spazio ignoto per una missione disperata, unica speranza per salvare l'intero genere umano: cercare un altro pianeta nel quale poter vivere.

Un anno dopo l'uscita nelle sale e qualche mese dopo il trionfo agli Oscar di quest'anno di Gravity, ecco un altro kolossal ambientato nello spazio.

Anche la nuova e a lungo attesa fatica di Christopher Nolan può vantare effetti speciali mirabolanti, ma - a differenza della pellicola di Alfonso Cuarón - una maggiore accuratezza scientifica.
Questo, grazie alla presenza - come produttore esecutivo e consulente - di Kip Thorne, fisico teorico noto per gli studi sui buchi neri e per le idee circa la possibilità di compiere viaggi tra sistemi stellari tramite cunicoli spazio-temporali (i cosiddetti wormhole).
E proprio le sue teorie sono alla base dello svolgimento della storia, che esige spettatori attenti e interessati, pena la non completa comprensione dell'intreccio.

Ma il regista dell'ultima trilogia "batmaniana", come al solito pure sceneggiatore insieme al fratello Jonathan, non è soltanto un virtuoso della messinscena (benché buona parte del merito, visivamente parlando, vada condiviso col direttore di fotografia Hoyte Van Hoytema: degno del miglior Emmanuel Lubezki) e un accurato storyteller: è anche un maestro nella direzione degli attori, da cui riesce a cavare sempre il meglio.

A guidare un cast da leccarsi i baffi ci sono ovviamente l'ex Killer Joe McConaughey, fresco dell'Oscar per Dallas Buyers Club (ma leggenda vuole che Nolan l'abbia scelto dopo averlo notato in Mud), e la sempre deliziosa Jessica Chastain (ennesima nomination in vista per la nostra beniamina?).
Ma meritano una menzione anche la bella Anne Hathaway - Oscar a sua volta per Les Misérables, qui con capello corto stile Sandra Bullock - e il sempreverde Michael Caine, ormai attore-feticcio del regista (è il sesto film che fanno insieme!).
Sfiziose, infine, le comparsate di Matt Damon (apparizione a sorpresa) ed Ellen Burstyn (ricordate? Era la protagonista di L'Esorcista di William Friedkin).

Da attori di questo calibro ci aspettavamo molto, e dobbiamo dire di non essere rimasti delusi.
Interstellar è riuscito in ogni caso a mantenere ciò che aveva promesso: intrattenimento spettacolare e spunti di riflessione, buoni sentimenti e suspense.

E una trama all'altezza dei precedenti lavori del cineasta inglese, qui particolarmente prodigo di rimandi, citazioni, omaggi: oltre all'ovvio accostamento al capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello Spazio (e a quello di Terrence Malick The Tree of Life, non solo per la presenza della Chastain), abbiamo notato, tra gli altri, riferimenti anche a due pellicole del 1997: Punto di Non Ritorno di Paul W.S. Anderson (da cui deriva la spiegazione dei wormhole con una matita e un foglio di carta) e Contact di Robert Zemeckis.

Più curiose le fonti letterarie: passi il cenno a Dalla Terra alla Luna di Jules Verne, ma chi avrebbe mai pensato al poeta gallese Dylan Thomas (Do not go gentle into that good night, tradotta come "Non andartene docile in quella buona notte") o a Gargantua (il gigante dall'appetito insaziabile nato dalla penna di François Rabelais)?

Tuttavia, sebbene la componente relativa alla scienza sia molto ben presente, a dominare è però quella che mette in gioco una forza più forte della gravità: l'amore.
È l'amore per la figlia a muovere Cooper, così come è l'amore per un collega a spingere la Dottoressa Brand (Hathaway) ad intraprendere una missione tanto perigliosa.
E sarà l'amore di una figlia per il proprio padre a salvare l'umanità.

Perché - è proprio il caso di dirlo, prendendo in prestito una frase del film - "l'amore è l'unica cosa che trascende il tempo e lo spazio".

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mercoledì 5 novembre 2014

I CORTI: AMBITION, "DITOCORTO" FA PIANETI

(Clicca sull'immagine per vedere il corto) 

Polonia, 2014
7'
Regia: Tomek Baginski
Con: Aidan Gillen, Aisling Franciosi.


In una terra arida e desolata, un Maestro insegna alla sua giovane allieva come creare corpi celesti dal nulla.
Ora, fare un pianeta è cosa relativamente semplice (chi non è in grado di farne uno?!); ma che cosa rende il nostro, di pianeta, così speciale?
La vita.
E da cosa trae origine la vita sulla Terra?
Dall'acqua.
E da dove deriva l'acqua?
Qui la risposta è un po' meno ovvia e per trovarla occorre guardare in alto. Molto in alto.

Secondo diversi scienziati, l'acqua è stata portata dalle comete cadute nel nostro mondo.
E questo è proprio ciò che vuole dimostrare l'Agenzia Spaziale Europea (ESA), con un programma ambizioso: il prossimo 12 Novembre la sonda Rosetta, dopo un viaggio lungo 10 anni, sgancerà il lander Philae, che atterrerà sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, la esplorerà, scatterà delle foto, ne studierà la composizione per vedere se essa contiene ghiaccio - o addirittura acqua - e per capire come si è creata.

Per sponsorizzare questa importante missione, l'ESA ha preparato un video esplicativo molto chiaro ma un po' naïf (vedi qui), adatto ai bambini, e questo cortometraggio di pochi minuti, indirizzato invece ad un pubblico più maturo.
E decisamente più spettacolare - ottimi effetti speciali - e accattivante, sebbene la trama non sia chiarissima.

Protagonista è un volto noto al grande pubblico, l'irlandese Aidan Gillen, popolare per la sua interpretazione del personaggio di Petyr "Ditocorto" Baelish nella serie di grande successo Il Trono di Spade.
A fargli da spalla la giovane connazionale Aisling Franciosi, vista in Jimmy's Hall, ultima fatica di Ken Loach presentata all' ultimo Festival di Cannes e considerata attrice molto promettente.

Ora, tra qualche giorno uscirà l'attesissimo Interstellar di Christopher Nolan con Matthew McConaughey, Micheal Caine, Anne Hathaway e la nostra beniamina Jessica Chastain.
In attesa di andare al cinema, consigliamo di vedere questo corto e di seguire le vicende dell'esplorazione della cometa: nella vita reale potremmo avere a breve importanti risposte sulle origini della vita e dell'universo.

Ambition.
Ci sa tanto che l'Europa nello spazio voglia fare sul serio.

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giovedì 17 aprile 2014

GLI INEDITI: MUD, L'AVVENTURA CORRE SUL FIUME

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2012
135'
Regia: Jeff Nichols
Interpreti: Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Tye Sheridan, Jacob Lofland, Sam Shepard, Michael Shannon, Sarah Paulson.


In un paesino fluviale dell'Arkansas (profondo Sud degli States), due ragazzini si recano su un'isolotto in mezzo al Mississippi per vedere un motoscafo sulla cima di un albero.
Oltre al natante non più natante trovano anche un tipo bizzarro (il Mud del titolo, soprannome che in inglese vuol dire "fango"), che si è accampato lì aspettando il momento di incontrare una ragazza e di fuggire con lei lontano dai tanti pericoli che stanno riaffiorando dal loro passato drammatico.
A dargli una mano sarà soprattutto uno dei due giovani, che nei guai dello spostato vede riflessi i propri problemi familiari e affettivi.

Se non lo avete già fatto, segnatevi questo nome: Jeff Nichols.
Questo regista-sceneggiatore, che i lettori di CINEMA A BOMBA! già conoscono per l’inquietante e suggestivo Take Shelter con Jessica Chastain, non è una promessa. E’ una realtà.
Non farà grandi cose. Le sta già facendo.

In un’intervista, il giovane cineasta ha definito il proprio film come "un racconto di Mark Twain diretto da Sam Peckinpah".
Se l'autoaccostamento col mitico regista de Il Mucchio Selvaggio ci sembra un po' azzardato (se non altro per le differenze stilistiche tra i due), quello col grande romanziere americano è invece calzante.
Mud - specie attraverso le figure dei due adolescenti - rievoca lo spirito avventuroso e nostalgico delle storie di Tom Sawyer e Huckleberry Finn.

Ma Nichols non è soltanto un autore rigoroso, come dimostra - ancora una volta - la scelta e la direzione del cast: dal "rinato" Matthew McConaughey (in una performance successiva a Killer Joe e precedente al Premio Oscar conquistato con Dallas Buyers Club) alla bionda Reese Whitherspoon, dall'ex drammaturgo Sam Shepard all'ottimo Michael Shannon (il protagonista di Bug è l'attore-feticcio del regista, avendo recitato in tutti i suoi lavori).

Presentato in concorso a Cannes 2012 (dove, clamorosamente, non ottenne alcun premio), Mud è ancora inedito in Italia (ma ancora per poco, parrebbe): probabilmente i distributori nostrani - a differenza di chi vi scrive - non nutrono molta fiducia nelle prospettive commerciali delle opere del buon Jeff.

Un'ultima segnalazione la merita il giovanissimo Tye Sheridan, che ha esordito nientepopodimeno che in The Tree of Life, si è fatto notare con questa pellicola, e infine è stato consacrato definitivamente come uno dei talenti più promettenti del cinema americano con Joe di David Gordon Green, che gli è valso il Premio Mastroianni come miglior attore emergente all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Lo terremo d'occhio: anche perché tra i suoi progetti futuri è prevista la partecipazione ad una commedia-horror che vede un gruppo di scout far fronte ad un'invasione di morti viventi nel bel mezzo di un campo estivo, facendo affidamento ai (pochi) mezzi a propria disposizione.
Il titolo dice già tutto: Scouts Vs. Zombies.
Siate pronti! Oppure, se avete maggiore dimestichezza con il latino o col movimento fondato da Baden-Powell: Estote parati!

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giovedì 20 marzo 2014

THE WOLF OF WALL STREET, SESSO DROGA E DOW JONES

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2013
180'
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Jean Dujardin, Rob Reiner, Jon Favreau, Spike Jonze, Kyle Chandler, Jordan Belfort.


Secondo voi, quale poteva essere il destino di un broker giovane, ambizioso, spregiudicato, truffaldino e di successo nell'America fine anni Ottanta-inizio anni Novanta, se non quello di devastare la propria vita con droga, sesso (molto spesso a pagamento) e ogni sorta di depravazione ed eccesso, dopo aver dilapidato un patrimonio guadagnato non proprio onestamente?

È proprio quello che successe a Jordan Belfort, la cui vicenda ha talmente affascinato Leonardo DiCaprio da spingerlo a produrre e interpretare questo film e a farlo dirigere dal suo mentore Martin Scorsese.

Ma il quinto prodotto del sodalizio tra i due grandi italo-americani (anche se stiamo parlando di un capitolo importante di storia del cinema recente, occorre precisare che precedentemente c'erano stati Gangs of New York, The Aviator, The Departed, Shutter Island), questa volta, appartiene di più all'attore.

Sopra l'inconfondibile virtuosismo registico tipico dell'autore newyorkese, sopra la bravura degli interpreti secondari - soprattutto Jonah Hill (nomination come miglior attore non protagonista), il neo-oscarizzato Matthew McConaughey, la bella Margot Robbie (ne risentiremo parlare), il già vincitore dell' Academy Award per The Artist Jean Dujardin, il caratterista Kyle Chandler -, sopra il certo mestiere dei vari tecnici, è proprio DiCaprio a giganteggiare.

Il nostro gigioneggia a tutto spiano, offrendo un'interpretazione iper-realista, volutamente esagerata, iperbolica: il suo è un personaggio negativo e al tempo stesso affascinante e seducente, in grado di trascinare gli altri nell'entusiasmo e se stesso in un vortice irrefrenabile e inesorabile di autodistruzione.
Una delle sue prove più convincenti ed impressionanti. Che però non è bastata a convincere i membri dell'Academy, che per la quarta volta gli hanno negato l'Oscar (a questo giro, lo avrebbe meritato davvero; si è invece dovuto accontentare di un Golden Globe).

Forse, oltre ad una diffusa antipatia/invidia nei confronti del protagonista di Titanic - che lo aveva fatto diventare un idolo di ragazzine adoranti e fanatiche e, di conseguenza, considerare ingiustamente come il prototipo degli attori-bimbominkia futuri - hanno pesato nelle tre ore di film le troppe volgarità verbali, le troppe orge e i troppi nudi, le troppe scene in cui i personaggi si drogano.
Ma - c'mon! - cari giurati: stiamo parlando pur sempre di un'opera di Scorsese!

E adesso alcune curiosità.

Nel cast fa colore la presenza di tre registi affermati - Jon Favreau (Iron Man, Iron Man 2, Cowboys and Aliens), Rob Reiner (Stand By Me-Ricordo Di Un'Estate, Harry Ti Presento Sally, Misery Non Deve Morire, Codice D'Onore), Spike Jonze (neovincitore dell'Oscar per Lei(Her) e autore anche di Essere John Malkovich) - e del vero Jordan Belfort, che fa la parte di colui che deve annunciare ad un seminario motivazionale di lavoro l'intervento di... Jordan Belfort (quello cinematografico).

Ad un certo punto, Matthew McConaughey si batte il petto ritmicamente e mugola una cantilena sullo stile dei nativi americani. Questo è in realtà un rituale che l'attore texano fa abitualmente prima di iniziare le riprese, e che DiCaprio gli ha chiesto di replicare.
La scena, che potete vedere in parte nel trailer (cliccate sulla locandina), ormai è diventata un cult.

Indovinate, ora, chi è il personaggio al quale si ispirava il vero Jordan Belfort... Qualche parola-chiave: yuppie, reaganomics, finanza, avidità...
Se avete pensato a Gordon Gekko, protagonista di Wall Street di Oliver Stone incarnato magistralmente da Michael Douglas - beh - ci avete preso.

Confrontate:
"Mi chiamo Jordan Belfort. L'anno in cui ho compiuto ventisei anni ho guadagnato quarantanove milioni di dollari. Il che mi ha fatto molto incazzare, perché con altri tre arrivavo a un milione a settimana". [Jordan Belfort]

"Mio padre lavorava come un mulo per vendere materiale elettrico e a quarantanove anni lo fulminarono un infarto e le tasse. Ti devi svegliare hai capito? Se non ci sei dentro, ne se proprio fuori, ok? E io non parlo di un impieguccio da quattrocentomila dollari l'anno in Wall Street, di volare in prima classe, di vita comoda. Io sto parlando di ricchezza, ricchezza sufficiente per avere un tuo jet, sufficiente per non buttare via il tempo: cinquanta, cento milioni di dollari, Bud. O capitano, o niente". [Gordon Gekko]

Entrambi, dopo un'ascesa verticosa, sono però caduti rovinosamente.
Ma, parafrasando un proverbio in inglese - l'equivalente di "Il lupo perde il pelo, ma non il vizio" - ci viene da pensare: "The Wolf (of Wall Street) loses his teeth. But never his nature".
Personaggi di tale risma potranno mai redimersi davvero?

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domenica 16 marzo 2014

DALLAS BUYERS CLUB, DA "KILLER JOE" ALL'OSCAR LA STRADA E' BREVE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2013
116'
Regia: Jean-Marc Vallée
Interpreti: Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner, Steve Zahn, Griffin Dunne.


Si può riassumere la carriera di Matthew McConaughey dividendola in due sole parti: prima e dopo Killer Joe.
Prima il nostro è un bellimbusto monocorde, che spazia – con poche eccezioni – da commedie romantiche a filmetti d’avventura, sempre coi boccoli biondastri al vento e spesso coi muscoli toracici in bella mostra, per la gioia delle fan.

Ma poi avviene l’incontro che gli cambia la vita: il maestro William Friedkin in persona lo vuole nel suo nuovo film, nel ruolo principale.
Si tratta di una black comedy che ha come protagonista uno sbirro tanto carismatico quanto mefistofelico, che arrotonda lo stipendio come killer mercenario. Non proprio un ruolo consueto per l’attore texano.

La pellicola è, appunto, Killer Joe, che viene presentata in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2011, riceve recensioni importanti e diventa in brevissimo tempo un cult.
La carriera di Matthew prende una svolta: a Hollywood adesso viene preso sul serio, e tutti iniziano a corteggialo e richiederlo.
Basti menzionare Martin Scorsese, che gli riserva una breve e divertente apparizione all’inizio di The Wolf of Wall Street (a proposito, presto la recensione di CINEMA A BOMBA!).

Ecco allora che il nostro si impone una dieta ferrea, fino a dimagrire - si dice - di 23 kg (ma sullo schermo sembrano molti, molti di più) per interpretare il cowboy sieropositivo di questo Dallas Buyers Club.
La trasformazione è impressionante: McConaughey è irriconoscibile e la sua prova recitativa superba.
I premi fioccano, meritatissimi: prima il Golden Globe, poi l'Oscar come miglior attore.

Il film è ispirato - con qualche libertà - alla storia vera di Ron Woodroof, elettricista etero e "macho" appassionato di rodei, che scopre da un giorno all'altro di aver contratto l'AIDS e di avere solo un mese di vita.
Dopo un iniziale scoramento, l'uomo comincia a trafficare illegalmente farmici sperimentali in grado di rallentare il decorso della malattia, sfidando apertamente il Dipartimento della Salute e facendosi aiutare da una riluttante dottoressa (Garner, moglie di Ben Affleck) e da un giovane travestito (Leto, anch'egli oscarizzato).

Molto lontana dall'affettazione di tanti cancer movie (e dintorni), la pellicola diretta dal canadese Vallée fa intelligentemente del protagonista una sorta di Robin Hood improvvisato e spaccone, concedendo più di un momento di alleggerimento umoristico, nonostante la tragicità dell'argomento trattato.
Matthew McConaughey regge sulle spalle tutto il film da vero mattatore, ma non gli sono da meno né il cast di supporto né la sceneggiatura, che dribbla agevolmente molti luoghi comuni tipici del genere.

Una menzione finale merita il reparto trucco: pur avendo a disposizione un budget minimo (solo 250 dollari!), questi artisti del make-up sono riusciti a fare un lavoro egregio, arrivando addirittura a vincere l'Oscar della categoria.

Dallas Buyers Club è in definitiva un film da vedere in compagnia e di cui discutere insieme.
Un'opera contro i pregiudizi e a favore della vita.

PS: quanti volessero continuare a seguire la nuova carriera "autoriale" del buon Matthew sappiano che il prossimo appuntamento è con l'attesissimo Interstellar. Regista: Christopher Nolan, quello dell'ultima trilogia di Batman. Coprotagonista: la diva Jessica Chastain.
Vi basta?

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venerdì 7 marzo 2014

OSCAR 2014. MO' BASTA CON 'STO "POLITICAMENTE CORRETTO"!

Dall'alto: Brad Pitt festeggia con un divertito Will Smith la vittoria di 12 Anni Schiavo; Paolo Sorrentino fa il timido coi fotografi reggendo la statuetta per il miglior film straniero, vinta con La Grande Bellezza; Leonardo DiCaprio si congratula sportivamente con Matthew McConaughey, che gli ha soffiato l'Oscar come miglior attore. 


Domanda provocatoria: e se la rassegna dei Golden Globe - i premi cinematografici stabiliti ogni anno dalla stampa estera e spesso considerati come una semplice anteprima degli Oscar - fosse più importante e significativa di quella degli Academy Award?

Per la seconda volta consecutiva abbiamo la sensazione che i primi vengano assegnati secondo meriti genuinamente artistici, mentre i secondi siano almeno in parte legati a mere logiche politiche/economiche.
Insomma, anche quest'anno le statuette sembrano essere state distribuite un po' a casaccio, nel maldestro tentativo di accontentare tutti.
Ma chi ha vinto davvero? Chi ha perso?

Tra i trionfi c'è sicuramente quello de La Grande Bellezza, premiato come miglior film straniero: uno splendido risultato per Paolo Sorrentino e i suoi collaboratori, non certo per il cinema italiano in sé, che nel complesso continua a galleggiare su un livello di imbarazzante mediocrità.
Opere come quella interpretata da Toni Servillo sono un'eccezione nel panorama nostrano, non certo la regola. Speriamo che questa vittoria sia un incentivo per i nostri cineasti ad osare di più e ad essere meno provinciali e autoreferenziali.

Brad Pitt si è invece preso una bella soddisfazione aggiudicandosi il suo primo Oscar.
Era già successo lo scorso anno a Ben Affleck e George Clooney con Argo che un divo di Hollywood vincesse come produttore, ma questa volta è toccato al marito di Angelina Jolie portarsi a casa la statuetta per il miglior film, conquistato da 12 Anni Schiavo-12 Years a Slave (un colpo di coda dell'era Obama?).

Come miglior regista, al cineasta inglese black Steve McQueen l'Academy ha preferito il messicano Alfonso Cuarón.
Niente male per l'autore di Gravity, partito come outsider e man mano divenuto sempre più competitivo: il blockbuster fantascientifico ha collezionato in tutto 7 riconoscimenti (tra cui quello per la fotografia del grande Emmanuel Lubezki, già magistrale nei malickiani The Tree of Life e To The Wonder), diventando di fatto il vincitore morale di questa edizione.
Ma essendosi aggiudicato più premi di tutte le pellicole in concorso – compresa 12 Anni Schiavo, fermatasi a 3 – allora perché non assegnargli anche quello per il miglior film? Mah...

In ambito recitativo, è stata la volta di Cate Blanchett e Matthew McConaughey.
Lei – al secondo Oscar – conferma in Blue Jasmine la straordinaria abilità di Woody Allen nella direzione degli attori (ma spiace per Amy Adams, sua principale contendente: quinta candidatura andata a vuoto in 8 anni!).
Lui corona invece la propria seconda giovinezza artistica: folgorato dal maestro William Friedkin sulla via di Killer Joe, l'ex bellone texano da allora ha abbandonato i ruoli romantici per intraprendere una carriera "impegnata" con cui ha rivelato le proprie doti di star non monocorde, fino alla fragorosa vittoria come attore protagonista.

Tornano a casa col sorriso anche la squadra di Frozen, miglior film d'animazione e miglior canzone (meritatamente: è la più riuscita pellicola Disney da qualche anno a questa parte), e il cineasta indie Spike Jonze, premiato per la sceneggiatura di Lei-Her (prossimamente l’anteprima esclusiva di CINEMA A BOMBA!).

Gli sconfitti? In primo luogo American Hustle, fino all'ultimo dato tra i favoriti: zero statuette su 10 nomination!
Un verdetto forse troppo duro per la commedia interpretata tra gli altri dalla lanciatissima Jennifer Lawrence, che si è vista portar via anche l'Oscar per la miglior attrice non protagonista, pur presentandosi alla vigilia come frontrunner.
Senza nulla togliere all'esordiente Lupita Nyong'o, messicana naturalizzata kenyota (il suo nome deriva da un'abbreviazione di Nuestra Señora de Guadalupe, appellativo con cui viene venerata Maria in seguito ad un'apparizione in Messico nel 1531), questa ci pare una mossa dettata unicamente dal politically correct, similmente a quanto accadde 2 anni fa quando Octavia Spencer (who?) venne inspiegabilmente favorita a scapito della straordinaria Jessica Chastain.

Non dimentichiamo il sempre ottimo Michael Fassbender, che come non protagonista ha dovuto cedere la statuetta al "cantattore" Jared Leto, idolo delle ragazzine tramutatosi in transgender per Dallas Buyers Club.
E che dire di Leonardo DiCaprio, per l'ennesima volta snobbato dall'Academy nonostante lo sforzo profuso in The Wolf of Wall Street? Beh, non si rassegni: il suo mentore Martin Scorsese arrivò all'Oscar solo al 7° tentativo...

Spazio a qualche delusione anche nelle categorie minori: al coraggioso ed innovativo documentario The Act of Killing è stato preferito il più scontato 20 Feet from Stardom, mentre come miglior corto animato è emerso a sorpresa Mr. Hublot, di produzione franco-lussemburghese, anziché lo strafavorito Tutti in Scena, proiettato prima di Frozen nei cinema.

Insomma, come avrete capito, questa è stata un'edizione che non ci ha convinti fino in fondo. Ma per rifarci potrebbe essere sufficiente aspettare un altro anno, no?
Una sola cosa è certa: CINEMA A BOMBA! ci sarà. Come sempre.

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martedì 4 marzo 2014

OSCAR 2014. I VINCITORI

Dall'alto: Toni Servillo (a sinistra) con Paolo Sorrentino, che regge la statuetta vinta da La Grande Bellezza come Miglior Film Straniero; il regista di 12 Years A Slave-12 Anni Schiavo Steve McQueen fa i salti di gioia davanti ai produttori del miglior film dell'anno (sull'estrema destra Brad Pitt); Alfonso Cuarón: sua la miglior regia; i migliori attori: da sinistra Matthew McConaughey, Cate Blanchett, Lupita Nyong'o e Jared Leto. 



23 PREVISIONI AZZECCATE SU 24!

Ricordate lo scorso post? Beh, questa volta noi della redazione di CINEMA A BOMBA! ci siamo superati: abbiamo previsto i vincitori degli Oscar di tutte le categorie tranne una (quella per il Miglior Documentario).
FRA ne ha presi 19: bravissimo! Per lui, una bambolina simbolica e virtuale. [Applausi.]

Dei protagonisti della serata cinematografica più magica dell'anno - e dei nostri commenti - avremo modo di parlarvi successivamente.

Vi possiamo solo anticipare che celebreremo degnamente il trionfo di La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (Miglior Film Straniero) ed esprimeremo la nostra contrarietà riguardo a certe scelte effettuate dall'Academy (un esempio: l'ennesima bocciatura di DiCaprio).

Ma non c'è stato solo Sorrentino a tenere alto l'onore patrio, quest'anno.
Assieme a Steve Martin (chi non lo conosce, dai...) e ad Angela Lansbury (l'indimenticabile e unica Signora in Giallo), è stato celebrato con un Oscar alla carriera il nostro Piero Tosi!

Primo costumista al quale è stato attribuito tale riconoscimento e storico collaboratore di Luchino Visconti - hanno lavorato insieme per Bellissima, Senso, Rocco e i suoi fratelli, Il Gattopardo, Morte a Venezia...; ma le sue prestigiose creazioni sono presenti in altre importanti pellicole del cinema nostrano - Tosi, però, non era presente alla cerimonia di consegna: in 86 anni di vita non ha mai preso un aereo, e ha deciso di non iniziare adesso.

Insomma, l'Italia esce molto bene da quest'edizione. Finalmente.

E ora, il momento che tutti aspettavate: l'elenco di tutti i vincitori e i video delle proclamazioni e delle premiazioni.


MIGLIOR FILM

12 Years a Slave, diretto da Steve McQueen
La premiazione.

MIGLIOR REGIA
Alfonso Cuarón – Gravity
La premiazione.

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Matthew McConaughey – Dallas Buyers Club
La premiazione.

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Cate Blanchett – Blue Jasmine
La premiazione.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Jared Leto – Dallas Buyers Club
La premiazione.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Lupita Nyong'o – 12 Years a Slave
La premiazione.

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Frozen – Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho
La premiazione.

MIGLIOR FILM STRANIERO
La Grande Bellezza (Italia) – Paolo Sorrentino
La premiazione.

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Her – Spike Jonze
La premiazione.

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
12 Years a Slave – John Ridley
La premiazione.

MIGLIOR COLONNA SONORA
Steven Price – Gravity
La premiazione.

MIGLIOR CANZONE
Let It Go da Frozen – Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez
La premiazione.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Gravity – Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk and Neil Corbould
La premiazione.

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Gravity – Emmanuel Lubezki
La premiazione.

MIGLIORI COSTUMI
Il Grande Gatsby (The Great Gatsby) – Catherine Martin
La premiazione.

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Dallas Buyers Club – Adruitha Lee and Robin Mathews
La premiazione.

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Il Grande Gatsby (The Great Gatsby) – Catherine Martin (Production Design); Beverley Dunn (Set Decoration)
La premiazione.

MIGLIOR MONTAGGIO
Gravity – Alfonso Cuarón and Mark Sanger
La premiazione.

MIGLIOR SONORO
Gravity – Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead and Chris Munro
La premiazione.

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Gravity – Glenn Freemantle
La premiazione.

MIGLIOR DOCUMENTARIO
20 Feet from Stardom – Morgan Neville
La premiazione.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
The Lady in Number 6: Music Saved My Life – Malcolm Clarke and Nicholas Reed
La premiazione.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Helium – Anders Walter and Kim Magnusson
La premiazione.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ANIMATO
Mr. Hublot – Laurent Witz
La premiazione.

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domenica 2 marzo 2014

OSCAR 2014. LE NOSTRE PREVISIONI

Il logo dell'86a edizione degli Oscar. 


17 previsioni azzeccate su 24 (14 da FRA) nel 2013; addirittura 21 su 24 (FEDE 17) nel 2012.
Anche quest'anno - come ogni anno - noi componenti della redazione di CINEMA A BOMBA! ci sfidiamo per vedere chi riesce a predire il maggior numero di Oscar.

E dai dati che vi abbiamo presentato sopra, possiamo affermare che ci prendiamo abbastanza.
Volete sfidarci?
Date un'occhiata allo speciale che abbiamo dedicato alle nomination degli Oscar e scriveteci le vostre previsioni.

Le nostre sono le seguenti.


MIGLIOR FILM
12 anni schiavo (12 Years a Slave), regia di Steve McQueen (ANG, FRA)
American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle), regia di David O. Russell (FEDE)

MIGLIOR REGIA
David O. Russell - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (ANG)
Alfonso Cuarón - Gravity (FEDE, FRA)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Leonardo DiCaprio - The Wolf of Wall Street (ANG)
Matthew McConaughey - Dallas Buyers Club (FEDE, FRA)

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Cate Blanchett - Blue Jasmine (FEDE, FRA)
Judi Dench - Philomena (ANG)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Bradley Cooper - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (ANG)
Jared Leto - Dallas Buyers Club (FEDE, FRA)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Jennifer Lawrence - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (FEDE)
Lupita Nyong'o - 12 anni schiavo (12 Years a Slave) (ANG, FRA)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Craig Borten e Melisa Wallack - Dallas Buyers Club (ANG)
Spike Jonze - Lei (Her) (FEDE, FRA)

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Steve Coogan e Jeff Pope - Philomena (FEDE)
John Ridley - 12 anni schiavo (ANG, FRA)

MIGLIOR FILM STRANIERO
La grande bellezza, regia di Paolo Sorrentino (Italia) (ANG, FEDE, FRA)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Cattivissimo me 2 (Despicable Me 2), regia di Pierre Coffin e Chris Renaud (ANG)
Frozen - Il regno di ghiaccio (Frozen), regia di Chris Buck e Jennifer Lee (FEDE, FRA)

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Emmanuel Lubezki - Gravity (ANG, FEDE, FRA)

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Judy Becker e Heather Loeffler - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (FEDE)
Catherine Martin e Beverley Dunn - Il grande Gatsby (The great Gatsby) (ANG, FRA)

MIGLIOR MONTAGGIO
Jay Cassidy, Crispin Struthers e Alan Baumgarten - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (FEDE)
Alfonso Cuarón e Mark Sanger - Gravity (ANG, FRA)

MIGLIOR COLONNA SONORA
Steven Price - Gravity (FRA)
William Butler e Owen Pallett - Lei (Her) (ANG, FEDE)

MIGLIOR CANZONE
Happy, musica e parole di Pharrell Williams - Cattivissimo me 2 (Despicable Me 2) (ANG)
Let it Go, musica e parole di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez - Frozen - Il regno di ghiaccio (FRA)
Ordinary Love, musica e parole di Paul Hewson, David Evans, Adam Clayton, Larry Mullen e Paul Hewson - Mandela: Long Walk to Freedom (FEDE)

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk e Neil Corbould - Gravity (FEDE, FRA)
Christopher Townsend, Guy Williams, Erik Nash e Dan Sudick - Iron Man 3 (ANG)

MIGLIOR SONORO
Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro - Gravity (FEDE, FRA)
Christopher Boyes, Michael Hedges, Michael Semanick e Tony Johnson - Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (ANG)

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Steve Boeddeker e Richard Hymns - All Is Lost (FEDE)
Brent Burge - Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (ANG)
Glenn Freemantle - Gravity (FRA)

MIGLIORI COSTUMI
Michael Wilkinson - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (FRA)
Catherine Martin - Il grande Gatsby (The great Gatsby) (ANG, FEDE)

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Adruitha Lee e Robin Mathews - Dallas Buyers Club (FEDE)
Stephen Prouty - Jackass Presents: Bad Grandpa (FRA)
Joel Harlow e Gloria Pasqua-Casny - The Lone Ranger (ANG)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
The Act of Killing, regia di Joshua Oppenheimer e Signe Byrge Sørensen (FRA, FEDE)
The Square, regia di Jehane Noujaim e Karim Amer (ANG)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
CaveDigger, regia di Jeffrey Karoff (ANG)
The Lady in Number 6: Music Saved My Life, regia di Malcolm Clarke e Nicholas Reed (FRA)
Prison Terminal: The Last Days of Private Jack Hall, regia di Edgar Barens (FEDE)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Helium, regia di Anders Walter e Kim Magnusson (FEDE)
Pitääkö Mun Kaikki Hoitaa? (Do I Have to Take Care of Everything?), regia di Selma Vilhunen e Kirsikka Saari (ANG)
The Voorman Problem, regia di Mark Gill e Baldwin Li (FRA)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE
Mr. Hublot, regia di Laurent Witz e Alexandre Espigares (ANG)
Tutti in scena! (Get a Horse!), regia di Lauren MacMullan e Dorothy McKim (FEDE, FRA)

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martedì 28 gennaio 2014

OSCAR 2014. NOMINATION: ATTRICI ED ATTORI



Dell'esclusione di Robert Redford e Tom Hanks come migliori attori abbiamo già parlato nel nostro precedente post (in più, semmai, potremmo aggiungere quella di Emma Thompson per Saving Mr. Banks).
Quindi qui parleremo di chi c'è.

Facciamo subito qualche considerazione.
Per il secondo anno consecutivo un film diretto da David O. Russell riesce a piazzare un candidato per ogni categoria attoriale: Jennifer Lawrence e Bradley Cooper - lo scorso anno come protagonisti, questa volta come non protagonisti - stavolta sono stati affiancati da Christian Bale e Amy Adams.

Parecchi sono i pluri-nomininati: Meryl Streep è alla sua 18a nomination (ha già conquistato 3 Oscar e, da tempo, un posto nella storia del cinema); Judi Dench è a quota 7 (1 Oscar vinto); Cate Blanchett (1 Oscar vinto) e Amy Adams sono a quota 5; Leonardo DiCaprio e Julia Roberts (1 Oscar vinto) a 4; Bruce Dern, Bradley Cooper, Jonah Hill, Christian Bale (1 Oscar vinto), Jennifer Lawrence (1 Oscar vinto, quello del 2013) e Sandra Bullock (1 Oscar vinto) a 2.

Matthew McConaughey, Jared Leto, Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Sally Hawkins, June Squibb e due esordienti - Barkhad Abdi e Lupita Nyong'o - sono stati candidati invece per la prima volta.

Pronostici? Li lasciamo per la vigilia della cerimonia, però le sfide vere sono: Adams-Blanchett (attrice protagonista), DiCaprio-McConaughey (attore protagonista) e Fassbender-Leto (attore non protagonista), mentre Jennifer Lawrence non sembra avere reali contendenti per la statuetta come miglior attrice non protagonista.

Ma ora andiamo un po' più a fondo nel lavoro di questi divi.
Di seguito, cliccando sui link, potrete trovare interviste, articoli, clip dai film per i quali sono stati candidati.

Secondo voi, chi vincerà?



MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Christian Bale – American Hustle
Bruce Dern – Nebraska
Leonardo DiCaprio – The Wolf of Wall Street
Chiwetel Ejiofor – 12 Years a Slave
Matthew McConaughey – Dallas Buyers Club



MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Amy Adams – American Hustle
Cate Blanchett – Blue Jasmine
Sandra Bullock – Gravity
Judi Dench – Philomena
Meryl Streep – August: Osage County



MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Barkhad Abdi – Captain Phillips
Bradley Cooper – American Hustle
Michael Fassbender – 12 Years a Slave
Jonah Hill – The Wolf of Wall Street
Jared Leto – Dallas Buyers Club



MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Sally Hawkins – Blue Jasmine
Jennifer Lawrence – American Hustle
Lupita Nyong'o – 12 Years a Slave
Julia Roberts – August: Osage County
June Squibb – Nebraska

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giovedì 16 gennaio 2014

OSCAR 2014. PAOLO, SEI IN NOMINATION!


10: Gravity e American Hustle.
9: 12 Anni Schiavo (12 Years a Slave).
6: Captain Phillips, Dallas Buyers Club, Nebraska.
5: Her e The Wolf of Wall Street.
4: Philomena.


No, quello di sopra non è un messaggio in codice. Né siamo noi della redazione che diamo i numeri. Né sono numeri della smorfia napoletana da giocarsi.
Nel primo pomeriggio - ora italiana - sono stati svelati i nominativi dei protagonisti degli Oscar 2014 e le cifre indicano quante nomination hanno raccolto i film più citati.

Tra sorprese - poche, come l'esclusione di nomi eccellenti del calibro di Robert Redford e Tom Hanks e l'inclusione di perfetti sconosciuti tra gli attori, o l'exploit di Dallas Buyers Club - e conferme - tante, tra le quali la presenza dei sempiterni John Williams (colonna sonora. Ancora! Sono 49 presenze...) e Meryl Streep (attrice protagonista. Lei, invece, è alla 18a volta) - emerge comunque una certezza: la vittoria della statuetta più prestigiosa sarà una sfida a tre tra Gravity di Alfonso Cuaròn, 12 Years a Slave di Steve McQueen e American Hustle di David O. Russell.

Rispetto all' anno scorso, quindi, ci sono meno sconvolgimenti. Ma la cerimonia di premiazione è il 2 Marzo: i giurati hanno quindi un bel po' di tempo ancora per sparigliare le carte.

Nel frattempo, stiamo preparando uno speciale nel quale vi faremo conoscere ogni singola categoria e ogni singolo candidato; perciò, pazientate ancora qualche giorno: vedrete che chicche...

Possiamo tuttavia anticiparvi alcune cose.
La voce di Scarlett Johansson non è stata nominata (no, avete letto bene: in Her di Spike Jonze la prosperosa attrice purtroppo non compare - si sente solo la sua voce, che nella pellicola è quella di un sistema operativo - ma è riuscita a vincere lo stesso il riconoscimento per la migliore interpretazione femminile all'ultimo Festival di Roma (all'Academy, a quanto pare, sono più tradizionalisti).

L'Italia c'è, eccome.
La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (qui la recensione) è il frontrunner nella categoria per il Miglior Film Straniero.
Piero Tosi, grandissimo costumista, dopo 5 nomination il suo Oscar ora lo ha finalmente vinto (alla carriera).

Complimenti! Beh, che soddisfazione per il nostro cinema, dopo tanti - meglio: troppi - anni di oblio; e due motivi in più per seguire con interesse l'86a edizione degli Academy Award!

Restate connessi con CINEMA A BOMBA!: ne vedrete delle belle.

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lunedì 13 gennaio 2014

GOLDEN GLOBE 2014. I VINCITORI

Dall'alto: Paolo Sorrentino col Golden Globe per il miglior film straniero; Amy Adams miglior attrice per American Hustle; cast e regista di 12 Anni Schiavo; Matthew McConaughey miglior attore drammatico; Jennifer Lawrence miglior attrice non protagonista.


Tutto come previsto, o quasi.
La notizia del giorno è di sicuro il Golden Globe come miglior film straniero vinto dal nostro Paolo Sorrentino con La Grande Bellezza.
Non possiamo che rallegrarcene, per almeno 3 ragioni:
- all'ultimo Festival di Cannes la pellicola era stata malamente snobbata dalla giuria in favore di La Vie d'Adèle (eh?);
- il "girone" relativo ai film stranieri era il più combattuto, con altri 4 "pezzi da novanta" su cui non era affatto facile spuntarla;
- La Grande Bellezza è davvero un'opera riuscita (presto ne pubblicheremo la recensione!) e conferma Sorrentino come il più originale regista del nostro paese, l'unico in grado di essere competitivo anche oltreoceano.
Bravo Paolo, e speriamo che questo successo sia di buon auspicio per gli Oscar 2014.

Quanto al resto, i premi confermano in buona parte le previsioni della vigilia, con la sensazione che i 90 giurati della stampa estera abbiano voluto accontentare un po' tutti.
Ecco allora American Hustle e 12 Anni Schiavo che tornano a casa coi globi più ambiti (a differenza degli Oscar, i GG distinguono tra film drammatici e commedie), col messicano Alfonso Cuaron di Gravity come terzo incomodo.

Se per le attrici i verdetti erano scontati - dall'alleniana Cate Blanchett alla determinata Amy Adams, passando per la lanciatissima Jennifer Lawrence, già oscarizzata l'anno passato (ma spiace per la Julie Delpy di Before Midnight, rimasta a bocca asciutta) - più interessanti risultano quelli per i migliori attori.

Leo DiCaprio, che invecchia come il buon vino, sbaraglia l'agguerritissima concorrenza e - giudato ancora una volta dal mentore/amico Martin Scorsese - con The Wolf of Wall Street si piazza in prima fila nella corsa per quella statuetta che troppo a lungo gli è stata negata.
Sorvolando sul premio assegnato a Jared Leto per Dallas Buyers Club (una concessione alle ragazzine che lo idolatrano come cantante rock?), che ha prevalso a sorpresa sul favoritissimo Michael Fassbender di 12 Anni Schiavo, notevole è il Globe come protagonista drammatico conquistato da Matthew McConaughey per lo stesso film: l'ex bellimbusto texano, da quando ha incrociato la propria strada con quella del maestro William Friedkin (vedi Killer Joe), si è riscoperto attore credibile e "serio".

Ultima nota: l'assenza della superdiva Jessica Chastain.
Dopo il GG conquistato a furor di popolo con Zero Dark Thirty l'anno scorso e due nomination consecutive agli Oscar andate inspiegabilmente a vuoto, la rossa attrice californiana ha scelto di tenersi lontana dalle competizioni, in attesa di tornare alla grande con l'attesissimo Interstellar di Christopher Nolan (quello dell'ultimo Batman).
Saranno loro i vincitori del prossimo anno?

Di seguito l'elenco dei premiati: cliccate sui link per accedere a trailer, interviste e curiosità!


MIGLIOR FILM DRAMMATICO
- 12 Anni Schiavo

MIGLIOR COMMEDIA
- American Hustle

MIGLIOR REGIA
- Alfonso Cuaron, Gravity

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA IN UN FILM DRAMMATICO
- Matthew McConaughey, Dallas Buyers Club

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA IN UN FILM DRAMMATICO
- Cate Blanchett, Blue Jasmine

MIGLIOR ATTORE IN COMMEDIA O MUSICAL
- Leonardo DiCaprio, The Wolf of Wall Street

MIGLIORE ATTRICE IN COMMEDIA O MUSICAL
- Amy Adams, American Hustle

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
- Jared Leto, Dallas Buyers Club

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
- Jennifer Lawrence, American Hustle

MIGLIORE SCENEGGIATURA
- Spike Jonze, Her

MIGLIORE COLONNA SONORA
- Alex Ebert, All Is Lost

MIGLIOR CANZONE
- Ordinary Love degli U2, Mandela: Long Walk To Freedom

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
- Frozen

MIGLIOR FILM STRANIERO
- La Grande Bellezza (Italia)

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domenica 25 settembre 2011

I PROTAGONISTI DI VENEZIA 2011: WILLIAM FRIEDKIN



Il "maestro" è tornato.
In oltre 45 anni di carriera, questo vecchio leone del cinema che disprezza le mezze misure ha attraversato quasi tutti i generi, passando con noncuranza dall'horror (l'epocale e sopravvalutato L'Esorcista, 1973) all'avventuroso (Il Salario della Paura, 1977), dalla commedia (L'Affare del Secolo, 1983) al noir (Jade, 1995), dal thriller giudiziario (Regole d'Onore, 2000) al film di inseguimento (The Hunted, 2003).

Ma è col poliziesco che Friedkin ha dato il meglio di sè. Due le pellicole fondamentali: nel 1971 Il Braccio Violento della Legge - che, per la cronaca, gli valse un premio Oscar - e nel 1985 Vivere e Morire a Los Angeles.
Ma dopo quest'ultima prova (da molti considerata il suo capolavoro) il nostro era uscito un po' di scena, riciclandosi in film "minori". Fino ad oggi...

Killer Joe, presentato in concorso a Venezia 2011, rappresenta il ritorno del regista al cinema che più ama.
In realtà non si tratta propriamente di un poliziesco - sebbene il protagonista sia uno sbirro talmente bastardo che farebbe imbarazzare persino due antieroi friedkiniani come il detective Doyle e l'agente Chance - ma è un film che coincide perfettamente con l'indole del suo autore: disturbante, provocatorio, dissacrante, discontinuo, cinico, estremo.
E dotato di un brillante umorismo nero in grado di stemperare anche la violenza più spinta: la parossistica ed esilarante sequenza "hard" con la coscia di pollo (fritta e con la pelle, please) è già pronta a diventare un cult.

Cineasta anarchico e discusso, Friedkin a Venezia è stato di certo il divo più simpatico - gigionissimo sul tappeto rosso e incontenibile in conferenza stampa (pare che i giornalisti presenti fossero letteralmente piegati in due dalle risate, sopraffatti dalla sua raffica di battute) - tanto che CINEMA A BOMBA! ha voluto omaggiarlo tributandogli un Leone d'Argento virtuale.

"Amo ogni nuovo film che faccio come se fosse il primo. Mi piace trovare storie che siano uniche, vere, che dicano qualcosa a proposito del buio nascosto nel cuore degli uomini."

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venerdì 9 settembre 2011

KILLER JOE, IL BRACCIO VIOLENTO DI FRIEDKIN



Dopo aver scoperto martedì i due film a sorpresa - una pellicola cinese e un lungometraggio filippino: imperdibili... - abbiamo deciso di prenderci un giorno di pausa per fare i turisti protagonisti.
Abbiamo fatto bene: i due film in concorso ieri (mercoledì per chi legge, NdR) non sono andati bene: 4:44 di Ferrara non ha convinto, Quando La Notte della Comencini è stato subissato di fischi.

Come sempre molto divertente, il Red Carpet è ovviamente dedicato a Killer Joe. Tra gli ospiti si nota la pattinatrice Carolina Kostner in elegante abito rosso.
Matthew McConaughey manca all'appello, in compenso ecco comparire Emile Hirsch (il protagonista dello splendido Into The Wild, ricordate?), Juno Temple e soprattutto William Friedkin, ultrasettantenne alla sua prima partecipazione a Venezia.

Il regista gigioneggia molto, si concede ai fotografi mentre Hirsch si inginocchia letteralmente ai suoi piedi, firma molti autografi.
Prima che varchi i vetri della Sala Grande proviamo ad attirare la sua attenzione: "William!", gridiamo, ma sembra non sentire. "Friedkin!", ancora niente. "Maestro!", e solo a questo punto il nostro si gira, allarga le braccia benevolmente e ci sorride.

Premessa: Killer Joe non è un film per famiglie, per niente. E' un'opera cruda, estrema, un pugno nello stomaco, a partire dalla trama: un giovane spacciatore nei guai con un gangster assolda un poliziotto che arrotonda lo stipendio come killer a pagamento perchè gli uccida l'odiata madre anafettiva, ma questi anzichè denaro chiede in pegno la giovanissima sorella del ragazzo...

Coerente col proprio cinema intriso di lucido cinismo e pessimismo cosmico, il regista de Il Braccio Violento della Legge e Vivere e Morire a Los Angeles imbastisce una storia di violenza, cupidigia e morte che riprende i due temi a lui più cari - il dio denaro come motore del mondo e gli abissi oscuri dell'animo umano - e che sarebbe insostenibile se non fosse permeata da un sottile afflato di ironia che strappa più di una risata anche nelle sequenze più truci.

Nel cast fanno macchia le due protagoniste femminili (spesso in scena completamente nude), mentre McConaughey abbandona i soliti ruoli da bellone per cimentarsi in un antieroe sulfureo che probabilmente farà scuola.

Alla vigilia Friedkin aveva descritto la pellicola come "una versione perversa di Cenerentola".
Ma, al contrario di questa, nelle favole c'è sempre una morale.



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