CINEMA A BOMBA!

lunedì 30 maggio 2022

CANNES 2022. I VINCITORI

I vincitori della Palma d'Oro e del premio per la sceneggiatura: Ruben Östlund (a sinistra) e Tarik Saleh. 


La Palma d'Oro del 75° Festival di Cannes è andata a Triangle of Sadness, commedia satirica diretta dallo svedese Ruben Östlund.
Un verdetto inaspettato che suggella una delle edizioni meno memorabili nella storia recente della kermesse.

Quelli che fino alla vigilia erano stati i due grandi favoriti sono usciti addirittura a mani vuote: sia il dissidente russo Kirill Serebrennikov sia il veterano canasede David Cronenberg (ce lo ricordiamo in Jason X?) non hanno potuto fare altro che tornare a casa con le proverbiali pive nel sacco.

Chi può rallegrarsi - poco, ma può - è invece l'Italia: Le otto montagne, co-produzione europea con protagonisti i nostrani Alessandro Borghi e Luca Marinelli, è riuscita almeno ad accaparrarsi il Premio della Giuria (benché ex-aequo).

E proprio la Giuria - capitanata dal francese Vincent Lindon, ma comprendente tra gli altri anche Jasmine Trinca e l'ottimo regista indipendente Jeff Nichols - ci sembra sia stata l'anello debole del Festival.

Chi ha assegnato i premi, forse prendendo troppo alla lettera il tentativo del direttore artistico Thierry Frémaux di "de-americanizzare" la Croisette dopo la sbronza hollywoodiana degli ultimi 10-12 anni, lo ha fatto ignorando scopertamente le esigenze del mercato, cioé del pubblico.

Ma non è il caso di arrovellarcisi troppo: come abbiamo spesso affermato, il concorso è poco più di un gioco, quello che conta è la selezione, la proposta nel suo complesso, indipendentemente dai gusti dei giurati.

E quindi poco importa se il film che verrà ricordato di più di Cannes 2022 è il seguito fuori tempo massimo di Top Gun.
Per tutto il resto, se ne riparlerà l'anno prossimo.

Leggete qui sotto l'elenco completo dei vincitori!


Palma d'Oro: Triangle of Sadness, regia di Ruben Östlund

Grand Prix Speciale della Giuria (premio per l'opera più originale o innovativa): Close, regia di Lukas Dhont e Stars at Noon, regia di Claire Denis (ex-aequo)

Prix de la mise en scène (premio per la migliore regia): Park Chan-wook per He-eojil gyeolsim

Prix du scénario (premio per la migliore sceneggiatura): Tarik Saleh per Boy from Heaven

Prix d'interprétation féminine (premio per la migliore attrice): Zahra Amir Ebrahimi per Holy Spider

Prix d'interprétation masculine (premio per il migliore attore): Song Kang-ho per Broker

Premio della Giuria: EO, regia di Jerzy Skolimowski e Le otto montagne, regia di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch (ex-aequo)


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martedì 24 maggio 2016

CANNES 2016. QUALCOSA E' ANDATO STORTO

Dall'alto: Ken Loach esulta per la Palma d'Oro assegnata a I, Daniel Blake; i due registi premiati ex aequo, Olivier Assayas (a sinistra) e Cristian Mungiu (a destra), rispettivamente per Personal Shopper e Bacalaureat; una raggiante Andrea Arnold con il Premio della Giuria ottenuto da American Honey


Scorrendo il programma di questo 69° Festival di Cannes, si potevano avere non poche aspettative.
Il Presidente Gilles Jacob e il Direttore Artistico Thierry Frémaux erano riusciti a ottenere dei titoli di rilievo, non pochi autori di fama e qualche divo di richiamo.

Sembrava l'occasione propizia per ridare slancio ai grandi eventi cinematografici in declino (vedere il nostro post di commento), invece qualcosa è andato storto.
Il problema, come troppo spesso è capitato in questi anni, è l'assegnazione dei premi.

La Giuria guidata dall'australiano George Miller (il visionario autore di Mad Max: Fury Road, vincitore morale degli ultimi Oscar) non ha fatto scelte imperdonabili, ma la sensazione è che avrebbe potuto osare di più.

Nulla da eccepire sulla Palma d'Oro a Ken Loach: coadiuvato come sempre dal fido Paul Laverty (avvocato progressista con l'hobby della sceneggiatura), l'anziano cineasta inglese ha conquistato il premio più ambito con I, Daniel Blake, storia di un uomo vittima della burocrazia ed ennesimo capitolo di una carriera tutta dedicata all'impegno civile.

Semmai fanno storcere il naso le assegnazioni delle altre categorie, a partire dalla miglior regia andata ex aequo (e basta con questo cerchiobottismo!) al rumeno Cristian Mungiu e al francese Olivier Assayas.

Un contentino ai padroni di casa? Il sospetto c'è - ed è più di un sospetto, quasi una regola non scritta.
Se poi il premiato è un'ex critico dei Cahiers du cinéma, idolo in patria e abitué del Festival...

Per quel che riguarda l'altro cineasta gratificato, beh non possiamo certo parlare di novità: il suo 4 Mesi, 3 Settimane, 2 Giorni gli valse la Palma d'Oro nel 2007, il successivo Racconti dell'Età dell'Oro (2009) era stato presentato nella sezione Un Certain Regard, mentre nel 2012 Oltre le Colline aveva ottenuto due riconoscimenti (per la sceneggiatura allo stesso Mungiu e a pari merito alle due attrici protagoniste).

Anche il canadese (francofono) Xavier Dolan è avezzo alla Croisette, essendo stato premiato due anni fa e avendo fatto parte della Giuria lo scorso anno.
Gli si poteva negare un riconoscimento? Ecco servito il Grand Prix.

Addirittura doppio premio a Forushande-The Salesman dell'iraniano Asghar Farhadi, autore di Una Separazione che nel 2012 aveva vinto sia il Golden Globe sia l'Oscar.
Miglior sceneggiatura e miglior attore (Shahab Hosseini): troppa grazia.

Infine, miglior attrice la filippina Jaclyn Jose - lasciamole il beneficio del dubbio, ma onorare i film asiatici ai festival fa sempre figo - e Premio della Giuria ad American Honey di Andrea Arnold.
In trasferta Oltreoceano, la regista inglese di Cime Tempestose (alla cui anteprima eravamo presenti anche noi, ricordate?) ha diretto una delle pellicole che ha convinto di più, ma si è dovuta accontentare di un riconoscimento minore.

Sono rimasti fuori gli americani Jeff Nichols (di cui avevamo apprezzato assai i precedenti Take Shelter e Mud) e Sean Penn (l'attore di The Tree of Life non è piaciuto - eufemisticamente - come regista di The Last Face), ma i due non erano molto accreditati per un posto nel palmarès.

Maggiori possibilità aveva, alla vigilia, il connazionale Jim Jarmusch: il suo Paterson ha ricevuto molti apprezzamenti, così come l'interpretazione del suo protagonista, Adam Driver (per i più, il Kylo Ren di Star Wars-Il Risveglio della Forza; per i cinefili, il vincitore della Coppa Volpi a Venezia 2014).

A bocca asciutta anche dei pezzi grossi del calibro dei belgi fratelli Dardenne - in passato, due Palme d'Oro (Rosetta del 1999 e L'Enfant nel 2005), un premio per la sceneggiatura nel 2008 (Il Matrimonio di Lorna) e un Grand Prix Speciale della Giuria nel 2011 (per Il Ragazzo con la Bicicletta) - e dello spagnolo Pedro Almodóvar - il suo Julieta, già proiettato in patria, è stato un flop.

Qualche considerazione a parte meritano due autori "scandalosi".

Paul Verhoeven è ricordato per pellicole cult quali RoboCop (1987), Atto di Forza (1990), Basic Instinct (1992), Starship Troopers (1997).
Sulla Croisette ha portato Elle, una storia di sesso-e-violenza che però ha messo in mostra più il talento recitativo della solita ottima Isabelle Huppert che le sue capacità registiche.
Ci aspettiamo di meglio da lui, in futuro.

Idem per Nicolas Winding Refn: del cineasta danese avevamo apprezzato Bronson (2008) e soprattutto Drive (2011).
Dopo il deludente Only God Forgives (in concorso a Cannes 2013) speravamo si richiappasse un po' con The Neon Demon.
Macché...

Alla vigilia della consegna dei premi molti davano per vincente un'opera che inizialmente era stata selezionata nella sezione Un Certain Regard, salvo poi essere ammessa all'ultimo nella selezione ufficiale: Toni Erdmann, farsa diretta dalla tedesca Maren Ade.

È lei la vincitrice morale di questa edizione: peccato che la Giuria non abbia avuto il coraggio di premiare il doppio genere - quello della commedia e quello femminile, così inspiegabilmente poco rappresentati nelle premiazioni cinematografiche.

L'impressione finale è che di Cannes 2016, in fondo, rimarranno troppo presto dei ricordi sbiaditi.

Tutt'al più ci si rammenterà di opere fuori concorso o in sezioni secondarie: Il Gigante Gentile di Steven Spielberg con Mark Rylance, The Nice Guys di Shane Black con la coppia Russell Crowe-Ryan Gosling, Café Society di Woody Allen con Kristen Stewart e Jesse Eisenberg, Money Monster di Jodie Foster con George Clooney, Julia Roberts e Jack O'Connell, Captain Fantastic di Matt Ross con Viggo Mortensen, il cartone animato La Tartaruga Rossa, il documentario Gimme Danger di Jim Jarmusch e non molti altri.

Viste le premesse, un po' poco.
Quel dommage...




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martedì 10 maggio 2016

CANNES 2016. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Kristen Stewart e Jesse Eisenberg in Café Society, il film di Woody Allen che aprirà il Festival; George Clooney in Money Monster di Jodie Foster; una scena da Il Gigante Gentile di Steven Spielberg. 


2011: l'anno di The Tree of Life di Terrence Malick, The Artist di Michael Hazanavicius (trionfatore agli Oscar 2012), Drive di Nicolas Winding Refn, Holy Motors di Leos Carax, Take Shelter di Jeff Nichols.

2012: è stata la volta di Moonrise Kingdom di Wes Anderson, On The Road di Walter Salles, Re della Terra Selvaggia di Benh Zeitlin, No-I Giorni dell'Arcobaleno di Pablo Larraín.

2013: La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, All Is Lost di J.C. Chandor su tutti.

2014: Whiplash di Damien Chazelle, una rivelazione.

2015: Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone, Mia Madre di Nanni Moretti, Inside Out della Pixar, Mad Max:Fury Road di George Miller, presidente nel prossimo Festival di Cannes di una Giuria che comprende anche la nostra Valeria Golino, l'americana Kirsten Dunst (vista in On The Road), il danese Mads Mikkelsen, il canadese Donald Sutherland.

Questi i film passati per la kermesse rivierasca negli ultimi anni e dei quali si è occupata CINEMA A BOMBA!

E quest'anno, a chi toccherà?

Tante le pellicole potenzialmente interessanti - ma di questo parleremo nel prossimo post.

Dall'11 al 22 Maggio tutti i riflettori saranno quindi puntati sulla Croisette, il palcoscenico più glamour del panorama cinematografico primaverile.

Il vostro blog preferito vi presenta qui di seguito tutti i film in concorso e quelli che noi consideriamo più interessanti nelle sezioni collaterali.

Et voilà!

CONCORSO
Toni Erdmann, regia di Maren Ade (Germania, Austria)
Julieta, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Personal Shopper, regia di Olivier Assayas (Francia), con Kristen Stewart
American Honey, regia di Andrea Arnold (USA, Regno Unito), con Shia LaBeouf
La Fille Inconnue-The Unknown Girl, regia di Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne (Belgio)
Juste la fin du monde-It's only the end of the world, regia di Xavier Dolan (Canada, Francia), con Marion Cotillard, Léa Seydoux, Vincent Cassel
Ma Loute, regia di Bruno Dumont (Francia, Germania), con Juliette Binoche, Fabrice Luchini, Valeria Bruni Tedeschi
Paterson, regia di Jim Jarmusch (USA), con Adam Driver
Rester Vertical, regia di Alain Guiraudie (Francia)
Aquarius, regia di Kleber Mendonça Filho (Brasile), con Sonia Braga
From the Land of the Moon, regia di Nicole Garcia (Francia), con Marion Cotillard, Louis Garrel
I, Daniel Blake, regia di Ken Loach (Regno Unito, Francia)
Ma'Rosa, regia di Brillante Mendoza (Filippine)
Bacalaureat, regia di Cristian Mungiu (Romania, Francia)
Loving, regia di Jeff Nichols (USA, Regno Unito), con Joel Edgerton, Michael Shannon
The Handmaiden, regia di Park Chan-Wook (Corea del Sud)
The Last Face, regia di Sean Penn (USA), con Charlize Theron, Javier Bardem, Adèle Exarchopoulos, Jean Reno
Sieranevada, regia di Cristi Puiu (Romania, Francia, Bosnia Herzegovina, Croazia, Macedonia)
Elle, regia di Paul Verhoeven (Francia, Germania, Belgio), con Isabelle Huppert
The Neon Demon, regia di Nicolas Winding Refn (USA, Francia, Danimarca), con Elle Fanning, Keanu Reeves, Christina Hendricks, Jena Malone, Alessandro Nivola
Forushande, regia di Asghar Farhadi

FUORI CONCORSO
Il Gigante Gentile (The BFG), regia di Steven Spielberg (USA), con Mark Rylance, Bill Hader, Rebecca Hall
Café Society, regia di Woody Allen (USA), con Kristen Stewart, Jesse Eisenberg, Blake Lively, Steve Carell, Corey Stoll [FILM D'APERTURA]
Goksung-The Strangers, regia di Na Hong-jin (Corea del Sud)
Money Monster - L'altra faccia del denaro (Money Monster), regia di Jodie Foster (USA), con George Clooney, Julia Roberts, Jake O'Connell, Dominic West
The Nice Guys, regia di Shane Black (USA), con Russell Crowe, Ryan Gosling, Matt Bomer, Kim Basinger
Hands of Stone, regia di Jonathan Jakubowicz (USA, Panama), con Robert De Niro, Édgar Ramírez, Usher, Ellen Barkin, John >Turturro

UN CERTAIN REGARD
La Tortue Rouge, regia di Michael Dubok de Wit (Paesi Bassi), cartoon con la collaborazione dello Studio Ghibli
La large noche de Francisco Sanctis, regia di Francisco Marquez e Andrea Testa (Argentina)
Pericle il nero, regia di Stefano Mordini (Italia), con Riccardo Scamarcio
Captain Fantastic, regia di Matt Ross (USA), con Viggo Mortensen, Frank Langella
The Transfiguration, regia di Michael O'Shea (USA)
Hell or High Water, regia di David Mackenzie (USA), con Jeff Bridges, Chris Pine, Ben Foster

PROIEZIONI SPECIALI
Gimme Danger, regia di Jim Jarmusch (USA), con Iggy Pop e The Stooges

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
La mort de Louis XIV, regia di Albert Serra (Spagna)
L'ultima spiaggia, regia di Thanos Anastopoulous e Davide Del Degan (Italia)

QUINZAINE DES RÉALISATEURS
Poesía Sin Fin, regia di Alejandro Jodorowsky (Cile, Giappone, Francia)
Fiore, regia di Claudio Giovannesi (Italia, Francia), con Valerio Mastandrea
La pazza gioia, regia di Paolo Virzì (Italia, Francia), con Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti
Mean Dreams, regia di Nathan Morlando (Canada), con Bill Paxton
Neruda, regia di Pablo Larraín (Argentina, Cile, Spagna, Francia), con Gael García Bernal, Alfredo Castro
Risk, regia di Laura Poitras (USA, Germania)
Tour de France, regia di Rachid Djaidani (Francia), con Gérard Depardieu
Two Lovers and a Bear, regia di Kim Nguyen (Canada)

PROIEZIONI SPECIALI
Fai bei sogni, regia di Marco Bellocchio (Italia), con Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo
Dog Eat Dog, regia di Paul Schrader (USA), con Nicolas Cage, Willem Dafoe

SEMAINE DE LA CRITIQUE - PROIEZIONI SPECIALI
En moi, regia di Laetitia Casta (Francia)

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lunedì 21 settembre 2015

GLI INEDITI: A MOST VIOLENT YEAR, QUEL BRAVO RAGAZZO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2014
121'
Regia: J C. Chandor
Interpreti: Oscar Isaac, Jessica Chastain, Albert Brooks, Alessandro Nivola, David Oyelowo, Elyes Gabel, Catalina Sandino Moreno, Harris Yulin.


New York, 1981. Abel (Isaac) è un ispanico arrivato: ha una bella moglie (Chastain) e due bimbi, è proprietario di una ditta di raffinazione petrolifera e gli affari vanno a gonfie vele.

Però la sua ascesa dà fastidio a molti, al punto che qualcuno fa regolarmente picchiare i suoi dipendenti e gli ruba le autocisterne.

Come se non bastasse, gli si mette alle calcagna uno zelante procuratore afroamericano (Oyelowo), proprio mentre il nostro deve chiudere un'importante operazione commerciale.

J.C. Chandor è uno dei registi più interessanti degli ultimi anni: insieme ai colleghi Jeff Nichols (quello di Take Shelter e Mud) e Ned Benson (splendido esordiente con The Disappearance of Eleanor Rigby) guida una nuova generazione di Autori che promette più che bene.

Avevamo scritto del suo All Is Lost del 2013 ed avevamo già segnalato A Most Violent Year come film da vedere.
E ora che lo abbiamo visto - nonostante in Italia sia ancora inedito - possiamo dire che l'attesa è stata ripagata ampiamente.

Il cineasta del New Jersey porta avanti anche in questa occasione il suo discorso sull'uomo contemporaneo che si trova ad affrontare forze molto più grandi di lui: nella sua pellicola d'esordio Margin Call del 2011 parla di un gruppo di analisti di una grande banca di investimenti di fronte all'inizio della crisi finanziaria; in quella con Robert Redford di un uomo solo in balia della forza della natura.

Stavolta tocca ad un imprenditore (Isaac) che prova a lavorare onestamente in condizioni veramente proibitive: la moglie (Chastain) è la figlia di un boss malavitoso ed è una maneggiona; i suoi concorrenti sono sleali e senza scrupoli; il prevenuto procuratore distrettuale (Oyelowo) lo mette sotto pressione con le sue indagini martellanti; i suoi dipendenti sono sull'orlo di una crisi di nervi per i continui atti criminali subiti (siamo nella New York del 1981 - anno statisticamente tra i più violenti nella storia della Grande Mela - e sono ancora lontani i tempi della Tolleranza Zero di Rudolph Giuliani).

Probabilmente non è un caso che il nome del protagonista sia Abel, vittima di un mondo dove tutti i Caino sembrano accanirsi contro questo loro fratello; mentre il cognome è Morales (che suona quasi come morals, ossia "morale"), ad indicarne l'integrità.
In pratica l'anti-Michael Corleone, il personaggio interpretato da Al Pacino nella saga de Il Padrino di Coppola.

Se riuscirà a rimanere fermo nei suoi principi, questo non ve lo sveliamo - anche perché vi toglieremmo il gusto di seguire lo svolgimento della storia.

L'azione volutamente frenata, una fotografia livida, i paesaggi della metropoli freddi (non solo per il clima), i vestiti d'epoca (tra i quali degli elegantissimi Armani rigorosamente del 1981!), la colonna sonora di Alex Ebert (vincitore del Golden Globe 2014 per la precedente pellicola chandoriana): tutto contribuisce a questo senso di attesa e il regista si dimostra davvero efficace nel tenere sotto pressione fino alla fine una materia pronta a deflagrare da un momento all'altro.

La specialità di Chandor, però, è la direzione degli attori, dai quali riesce a ottenere sempre notevoli prove: in Margin Call aveva a disposizione un cast che comprendeva Kevin Spacey, Demi Moore, Stanley Tucci, Jeremy Irons, Paul Bettany, Simon Baker; in All Is Lost un Robert Redford in grandissimo spolvero.

Per A Most Violent Year ha potuto contare su interpreti di un certo livello per le parti secondarie - David Oyelowo (già visto in Interstellar, Selma), Albert Brooks (Taxi Driver, Drive), Alessandro Nivola (American Hustle, Selma), Elyes Gabel (World War Z, Interstellar), Catalina Sandino Moreno (Maria Full of Grace - per il quale venne candidata agli Oscar nel 2005 come migliore attrice -, Cristiada).

Ma soprattutto sono i protagonisti a lasciare il segno.
Di Jessica Chastain, se continua così, non smetteremo mai di tessere le lodi: anche in questo caso la sua performance è eccellente.
Lo sappiamo che rischiamo di essere un po' ripetitivi quando si tratta di lei, ma con un'attrice così...

Riguardo ad Oscar Isaac - che ha recitato in film quali il Robin Hood di Ridley Scott, Drive, Cristiada, Inside Llewyn Davis-A Proposito di Davis - qui offre un'interpretazione che impressiona per intensità, espressività, presenza scenica.

La sua scelta era stata caldamente consigliata al regista dalla nostra Jessica - i due erano compagni di corso alla Juilliard School - e si è rivelata ottima: il "ragazzo" ha talento e carisma da vendere.

[P.S. Avete notato che bella rimpatriata di attori per questo film?!]

A breve i due ritorneranno sul grande schermo con due tra i film più attesi dell'anno: il grande pubblico imparerà a conoscere lui grazie al ruolo di Poe Dameron in Star Wars-Il Risveglio della Forza (settimo capitolo della saga di Guerre Stellari); mentre lei sarà l'affascinante Lady Lucille Sharpe in Crimson Peak di Guillermo del Toro.

Che i riflettori della ribalta su Jessica Chastain e Oscar Isaac convincano i distributori italiani a sfruttare il traino e a far uscire finalmente nelle sale anche il meritevole A Most Violent Year?

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giovedì 17 aprile 2014

GLI INEDITI: MUD, L'AVVENTURA CORRE SUL FIUME

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2012
135'
Regia: Jeff Nichols
Interpreti: Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Tye Sheridan, Jacob Lofland, Sam Shepard, Michael Shannon, Sarah Paulson.


In un paesino fluviale dell'Arkansas (profondo Sud degli States), due ragazzini si recano su un'isolotto in mezzo al Mississippi per vedere un motoscafo sulla cima di un albero.
Oltre al natante non più natante trovano anche un tipo bizzarro (il Mud del titolo, soprannome che in inglese vuol dire "fango"), che si è accampato lì aspettando il momento di incontrare una ragazza e di fuggire con lei lontano dai tanti pericoli che stanno riaffiorando dal loro passato drammatico.
A dargli una mano sarà soprattutto uno dei due giovani, che nei guai dello spostato vede riflessi i propri problemi familiari e affettivi.

Se non lo avete già fatto, segnatevi questo nome: Jeff Nichols.
Questo regista-sceneggiatore, che i lettori di CINEMA A BOMBA! già conoscono per l’inquietante e suggestivo Take Shelter con Jessica Chastain, non è una promessa. E’ una realtà.
Non farà grandi cose. Le sta già facendo.

In un’intervista, il giovane cineasta ha definito il proprio film come "un racconto di Mark Twain diretto da Sam Peckinpah".
Se l'autoaccostamento col mitico regista de Il Mucchio Selvaggio ci sembra un po' azzardato (se non altro per le differenze stilistiche tra i due), quello col grande romanziere americano è invece calzante.
Mud - specie attraverso le figure dei due adolescenti - rievoca lo spirito avventuroso e nostalgico delle storie di Tom Sawyer e Huckleberry Finn.

Ma Nichols non è soltanto un autore rigoroso, come dimostra - ancora una volta - la scelta e la direzione del cast: dal "rinato" Matthew McConaughey (in una performance successiva a Killer Joe e precedente al Premio Oscar conquistato con Dallas Buyers Club) alla bionda Reese Whitherspoon, dall'ex drammaturgo Sam Shepard all'ottimo Michael Shannon (il protagonista di Bug è l'attore-feticcio del regista, avendo recitato in tutti i suoi lavori).

Presentato in concorso a Cannes 2012 (dove, clamorosamente, non ottenne alcun premio), Mud è ancora inedito in Italia (ma ancora per poco, parrebbe): probabilmente i distributori nostrani - a differenza di chi vi scrive - non nutrono molta fiducia nelle prospettive commerciali delle opere del buon Jeff.

Un'ultima segnalazione la merita il giovanissimo Tye Sheridan, che ha esordito nientepopodimeno che in The Tree of Life, si è fatto notare con questa pellicola, e infine è stato consacrato definitivamente come uno dei talenti più promettenti del cinema americano con Joe di David Gordon Green, che gli è valso il Premio Mastroianni come miglior attore emergente all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Lo terremo d'occhio: anche perché tra i suoi progetti futuri è prevista la partecipazione ad una commedia-horror che vede un gruppo di scout far fronte ad un'invasione di morti viventi nel bel mezzo di un campo estivo, facendo affidamento ai (pochi) mezzi a propria disposizione.
Il titolo dice già tutto: Scouts Vs. Zombies.
Siate pronti! Oppure, se avete maggiore dimestichezza con il latino o col movimento fondato da Baden-Powell: Estote parati!

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martedì 3 luglio 2012

TAKE SHELTER, RIFUGIO DALLA TEMPESTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer)

USA, 2011
121'
Regia: Jeff Nichols
Interpreti: Michael Shannon, Jessica Chastain, Shea Whigham.


"Ora c'è un muro tra di noi/Qualcosa è andato perso/Ho dato troppo per scontato/I miei segnali si sono incrociati/E pensare che tutto era iniziato/In un mattino lontano/Entra - disse lei - ti darò/Rifugio dalla tempesta."
(Bob Dylan, Shelter From The Storm)

Curtis (Shannon), devoto alla moglie Sam (Chastain) e padre premuroso di una bambina sordomuta, comincia ad avere incubi riguardanti un'apocalittica tempesta. La sua ossessione corrode a poco a poco la sua salute mentale e i rapporti con i suoi cari.
Ma si tratta di allucinazioni folli o di allarmanti premonizioni?

Eravamo indecisi se postare questa recensione nella sezione GLI INEDITI, anche ora che la pellicola è uscita in alcune sale.
Non diversamente da quanto era successo con Bronson e Hunger, questo film sta soffrendo una distribuzione estremamente limitata e immeritatamente modesta.
Peccato, perchè l'opera di Jeff Nichols - giovane e promettente regista/sceneggiatore dell'apprezzato Mud, in concorso all'ultimo Festival di Cannes - meritava maggiore attenzione.

Grazie al sagace equilibrio tra introspezione psicologica e una costante tensione emotiva, accompagnate da pochi ma funzionali effetti speciali, Take Shelter - Gran Premio della Settimana Internazionale della Critica a Cannes 2011 - riesce a farsi metafora della paranoia post 11 Settembre.

Il bunker sotterraneo che il protagonista costruisce per sfuggire all'uragano incombente rappresenta una discesa negli inferi della sua psiche, ma al tempo stesso si rivela un inefficace riparo dalla sua tempesta interiore.
Il finale a sorpresa, che ovviamente non sveliamo, lascia aperta la questione se sia possibile liberarsi o meno delle proprie angosce.

Michael Shannon è un attore dalla faccia strana che aveva già conquistato maestri come Friedkin ed Herzog (rispettivamente per Bug e My Son, My Son, What Have Ye Done?. Qui è di una bravura mostruosa, tenetelo d'occhio.
E Jessica Chastain? Che cosa dire di lei che non abbiamo già scritto nella sua monografia o in altri articoli? Qui sale di un altro gradino nella propria personale ascesa al divismo.

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