CINEMA A BOMBA!

mercoledì 8 ottobre 2025

GLI INEDITI: NIGHT MOVES, SE LA DIGA DILAGA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2013
113'
Regia: Kelly Reichardt
Interpreti: Jesse Eisenberg, Peter Sarsgaard, Dakota Fanning, James LeGros.


Un trio di ambientalisti radicali si incontra per progettare e compiere un'azione di sabotaggio: l'obiettivo è far saltare in aria una diga che sta danneggiando l'ecosistema.

Il gruppo compra così una barca e del fertilizzante per assemblare una bomba artigianale, ma le cose non vanno esattamente come avevano immaginato...


Questo è uno di quei casi in cui è lecito dubitare dell'effettiva competenza dei distributori cinematografici italiani.

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2013, Night Moves non è mai uscito nelle nostre sale, rimanendo un inedito non facilmente fruibile neppure in versione originale sulle piattaforme di streaming.

Inspiegabile, specie considerato che tratta temi - l'ecologismo militante, la salvaguardia di ambiente e paesaggio, l'acqua come bene pubblico... - decisamente attuali in quegli anni (anche adesso, a dire il vero).

La regista adotta un approccio piuttosto distaccato, prediligendo la dimensione umana a quella ideologica.
Prima ancora che una parabola morale, è uno studio di personaggi, tre "ribelli con una causa" la cui etica senza compromessi li porta a compiere azioni estreme.

Del trio protagonista i più bravi sono Sarsgaard (futuro vincitore della Coppa Volpi dieci anni dopo) e Fanning (vista in La Tela di Carlotta e succesivamente in C'era una Volta... a Hollywood).

Eisenberg (To Rome with Love, Batman v Superman) appare invece un po' fuori parte in un ruolo più adatto, ad esempio, a Paul Dano (l'Enigmista di The Batman), mentre in una particina si rivede anche James LeGros (era uno dei surfisti-rapinatori di Point Break, ricordate?).

Cupo, ma non pessimista, con un finale aperto che lascia spazio al dibattito, Night Moves sembra un adattamento non ufficiale di The Monkeywrench Gang di Edward Abbey (storico romanzo di propaganda "verde" degli anni 70) o una versione fiction del documentario If a Tree Falls.

Un film da vedere - anche in scuole (superiori) e università - e di cui discutere, non da relegare a festival e home video.


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martedì 9 settembre 2025

VENEZIA 2025. MA IL CORAGGIO DOV'È?

(Dall'alto: Jim Jarmusch con la Palma d'Oro; la regista Kawthar ibn Haniyya mentre mostra la foto della piccola Hind Rajab; Werner Herzog premiato alla carriera dal collega Francis Ford Coppola)


Alla fine, il Leone d'Oro della 82a Mostra del Cinema di Venezia è andato a Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch (qui trovate l'elenco completo dei vincitori).

L'autore di Daunbailò, Mystery Train e The Limits of Control ha realizzato una dramedy in 3 atti girata tra New Jersey, Dublino e Parigi, che ha conquistato la Giuria capitanata dal collega Alexander Payne (quello di The Descendants, Golden Globe nel 2012).

Un cineasta americano indie che premia un cineasta americano indie... non sembra proprio essere una coincidenza, considerando che anche il Leone d'Argento per la miglior regia è stato assegnato ad un cineasta americano indie (Benny Sadfie per The Smashing Machine).

A farne sostanzialmente le spese è stata la pellicola favorita alla vigilia: Ṣawt al-Hind Rajab (letteralmente: "la voce di Hind Rajab") della regista tunisina Kawthar ibn Haniyya, che documenta l'omicidio di una bambina palestinese di 5 anni da parte dell'esercito israeliano nei primi mesi dell'invasione della Striscia di Gaza.

Un'opera forte, che si avvale della registrazione originale della bimba quando - intrappolata in auto con la cugina - chiamò gli operatori della Croce Rossa, che non poterono però far nulla per impedire l'uccisione della piccola e della sua intera famiglia (papà, mamma e tre fratelli).
Al film è andato il Gran Premio della Giuria: un po' poco.

Possono invece ritenersi soddisfatti i padroni di casa: l'Italia ha ottenuto ben 2 riconoscimenti, la Coppa Volpi al solito Toni Servillo (con La Grazia, del solito Paolo Sorrentino) e il Premio speciale della Giuria per Sotto le Nuvole di Gianfranco Rosi (documentarista che aveva già vinto il Leone d'Oro nel 2013, come ricorderete).

Tornano in patria con le pive nel sacco tanto Jay Kelly (con l'inedito duetto tra George Clooney e Adam Sandler) quanto Il Mago del Cremlino di Olivier Assayas (con un sulfureo Jude Law in versione Vladimir Putin), ma soprattutto due pellicole che avevano raccolto i favori della critica.

Guillermo del Toro col suo Frankenstein e l'acclamatissima Kathryn Bigelow con l'apocalittico A House of Dynamite sono i grandi delusi della kermesse, ma chissà che non si prendano una rivincita ai prossimi Oscar.

In definitiva, questa edizione della Mostra verrà ricordata per le scelte non esattamente felici della Giuria e per le polemiche da esse scaturite, con i contestatori che ora accusano Payne e compagnia - tra i giurati anche l'italiana Maura Delpero - di non aver avuto il fegato di condannare Israele.

Qualcuno dirà che non vanno messe insieme arte e politica; d'accordo, ma arte e coraggio sì.
E quest'ultimo davvero non si è visto.


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martedì 21 febbraio 2023

OSCAR 2023. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

(Una scena del corto animato Il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo).  


Se le categorie tecniche sono tradizionalmente snobbate in ambito cinematografico, che dire allora di cortometraggi e documentari?
Per fortuna che c'è CINEMA A BOMBA ad alzare il velo sulle candidature dell'Academy in questi due ambiti!

Quest'anno segnaliamo subito la presenza di Le Pupille, corto che batte bandiera tricolore ed è firmato da Alice Rohrwacher, cineasta che ricordiamo in concorso al Festival di Cannes un paio di anni fa.
Co-prodotto da Alfonso Cuarón (il doppio-oscarizzato regista di Gravity e Roma), è il favorito nella propria categoria.

Tra i film d'animazione "brevi" emerge Il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo, prodotto dal quotatissimo J.J. Abrams (Lost, Star Wars), mentre tra i corti documentari il più promettente sembra essere How Do You Measure a Year?, toccante cronaca del rapporto tra un padre e la propria figlia.

La categoria più interessante quest'anno è però quella dei documentari "lunghi".
Ovviamente i riflettori sono puntati su Tutta la Bellezza e il Dolore, già Leone d'Oro alla scorsa Mostra di Venezia (il secondo doc a ottenere il massimo riconoscimento al Lido, dopo Santo GRA di Gianfranco Rosi nel 2013).

Non mancano neppure sguardi critici all'attualità politica, specie per quanto concerne l'Europa orientale: si va dalla guerra in Ucraina vista con gli occhi dei bambini di un orfanotrofio (A House Made of Splinters) all'opposizione a Putin interna alla Russia (Navalny).

C'è tanta carne al fuoco, insomma.
Ma ora scoprite qui sotto l'elenco completo dei candidati: secondo voi chi vincerà in queste categorie?


Miglior documentario
All That Breathes, regia di Shaunak Sen, Aman Mann e Teddy Leifer
Tutta la Bellezza e il Dolore, regia di Laura Poitras, Howard Gertler, John Lyons, Nan Goldin e Yoni Golijov
Fire of Love, regia di Sara Dosa, Shane Boris e Ina Fichman
A House Made of Splinters, regia di Simon Lereng Wilmont e Monica Hellstrom
Navalny, regia di Daniel Roher, Odessa Rae, Diane Becker, Melanie Miller e Shane Boris

Miglior cortometraggio documentario
Raghu, il Piccolo Elefante, regia di Kartiki Gonsalves e Guneet Monga
Haulout, regia di Evgenia Arbugaeva e Maxim Arbugaev
How Do You Measure a Year?, regia di Jay Rosenblatt
The Martha Mitchell Effect, regia di Anne Alvergue e Beth Levison
Stranger at the Gate, regia di Joshua Seftel e Conall Jones

Miglior cortometraggio
An Irish Goodbye, regia di Tom Berkely e Ross White
Ivalu, regia di Anders Walter e Rebecca Pruzan
Le Pupille, regia di Alice Rohrwacher
Nattriken, regia di Eirik Tveiten e Gaute Lid Larssen
The Red Suitcase, regia di Cyrus Neshvad

Miglior cortometraggio d'animazione
Il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo, regia di Charlie Mackesy e Matthew Freud
The Flying Sailor, regia di Amanda Forbis e Wendy Tilby
Ice Merchants, regia di João Gonzalez e Bruno Caetano
My Year of Dicks, regia di Sara Gunnarsdottir e Pamela Ribbon
An Ostrich Told Me the World Is Fake and I Think I Believe It, regia di Lachlan Pendragon


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venerdì 8 novembre 2019

I CORTI: VIVE l'AMOUR, PILLOLE DI MONTE

Clicca sul fotogramma per vedere il film. 

USA, 2013
1'
Regia: Monte Hellman
Interpreti: Shannyn Sossamon, Tygh Runyan.


Una coppia è seduta al tavolino di un bar, senza parlarsi.
Lei (Sossamon) tiene lo sguardo basso e le braccia incrociate, lui (Runyan) sta pagando il conto.

Hanno litigato? Si sono appena lasciati?
Non è chiaro che cosa sia successo tra loro, ma si percepiscono tensione e tristezza.

L'uomo guarda la donna, ha un istante di esitazione, poi si alza ed esce dal locale.
Solo a quel punto lei rialza lo sguardo e appare pensierosa.

Ma è il set di un film: il regista - fuori campo - ferma la ripresa, mentre la donna si asciuga il viso con le mani.






Il breve film che vi stiamo recensendo è uno dei segmenti di Venezia 70 - Future Reloaded, progetto presentato a Venezia 2013 in occasione del 70° compleanno della Mostra del Cinema lagunare.

70 cortometraggi, ognuno della durata di circa 70 secondi, diretti da 70 registi provenienti da ogni parte del mondo.
Un modo ambizioso per festeggiare l'invidiabile traguardo del festival cinematografico più longevo.

Vive l'Amour - titolo sarcastico? - è, quantomeno fino ad oggi, l'ultimo lavoro dell'anziano cineasta americano Monte Hellman e sembra quasi uno spin-off del suo precedente lungometraggio, l'enigmatico e affascinante Road to Nowhere.

Stessi interpreti, stessa atmosfera sospesa, stessa penuria di dialoghi (anzi, qui si sfiora il film muto).
In più c'è un graduale passaggio dal bianco & nero al colore che potrebbe avere un valore simbolico: che rappresenti il ritorno alla realtà dopo il breve assaggio di fiction?






Hellman è un autore di culto, specie in Europa.
Montatore passato alla regia, cresciuto sotto l'ala di Roger Corman, è noto per essere stato una sorta di "mentore" per Quentin Tarantino, avendogli prodotto la pellicola d'esordio, Le Iene.

Ha diretto western iconoclasti (La Sparatoria, Le Colline Blu), epocali road movie (il sottovalutato Strada a Doppia Corsia) e fiere pellicole di serie B (una su tutte: Silent Night, Deadly Night III), ma ha anche dimostrato un'ammirevole umiltà lavorando qua e là in incognito (ha diretto ad esempio alcune sequenze di RoboCop).

Non è mai stato un regista prolifico, ma in questi anni più che mai ha lavorato col contagocce, godendosi la meritata fama di venerato maestro.
Per questo, istantanee come Vive L'Amour (a proposito: perché un titolo in francese?) sono piccoli regali che un cinefilo degno di questo nome non può farsi mancare.

In attesa, ovviamente, del prossimo capolavoro.
Ti aspettiamo, Monte!




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domenica 29 novembre 2015

STAR WARS EP. IV-UNA NUOVA SPERANZA, FORZA E CORAGGIO: SI INIZIA!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1977
121'
Regia: George Lucas
Interpreti: Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Alec Guinness, Peter Cushing, Peter Mayhew, David Prowse, Anthony Daniels, Kenny Baker, James Earl Jones (voce nella versione originale)


Luke Skywalker (Hamill) è un giovane orfano che vive in un pianeta desolato.
Un giorno, riparando uno dei due droni che ha appena acquistato - uno piccoletto e che si esprime soltanto con dei "bip" e l'altro lungagnone logorroico e fifone - attiva per sbaglio un ologramma in cui una misteriosa principessa (Fisher) chiede aiuto ad un tale Obi-Wan Kenobi.

Riconosciuto nel destinatario un vecchio solitario (Guinness) che vive in un'area impervia e pericolosa, Luke decide di andarlo a cercare per recapitargli il messaggio.

Presto il ragazzo si troverà invischiato in un piano per liberare la fanciulla e per cercare di distruggere la Morte Nera, una gigantesca stazione orbitante in grado di annientare interi pianeti voluta dal dittatoriale e dispotico Impero, che può contare tra le sue fila Darth Vader (Prowse, con la voce di Jones), potente ex guerriero Jedi convertito al lato oscuro della Forza.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana...
Inizia così, come la più classica delle fiabe, la saga di Star Wars.

E come nella più classica delle fiabe ci sono dei buoni che sono buoni e dei cattivi che sono davvero cattivi: in questo primo episodio della serie non si è badato tanto ad approfondire o sfumare le personalità dei singoli personaggi - cosa che verrà fatta successivamente - quanto piuttosto a presentare al pubblico i mondi nati dalla mente di George Lucas.

Mondi - e qui sta una delle idee più brillanti del regista di American Graffiti - dove interagiscono tra di loro uomini, creature mostruose o grottesche e robot senzienti.

Questa coesistenza è resa credibile da un lavoro impressionante delle maestranze: il costumista, gli addetti degli effetti speciali (quelli dell'Industrial Light & Magic), gli scenografi, i montatori (tra i quali l'allora moglie di Lucas, Marcia), i tecnici del sonoro e degli effetti sonori hanno infatti vinto tutti l'Oscar, così come il grande John Williams, autore di una colonna sonora che ha fatto epoca.

Guerre Stellari è amato ancora a distanza di così tanti anni certamente anche per il fatto di essere stato ciclicamente riproposto al cinema, in VHS e DVD in diverse versioni e con continue migliorie (nell'edizione speciale preparata per il ventennale ci sono anche alcune scene inedite, come quella in cui Han Solo calpesta la coda del mostruoso boss criminale Jabba The Hutt: un vero e proprio cult per gli appassionati).
Ma continua a piacere soprattutto perché sa coniugare meraviglie visive, una trama avvincente - un riuscito mix tra film epici, di avventura per ragazzi, cavallereschi, di cappa e spada e commedie - e un ritmo scattante.

Si tratta cioè di un prodotto di intrattenimento ad alto budget e ad alto livello di immaginazione, pensato soprattutto per un pubblico giovane.
Niente a che vedere, quindi, con la fantascienza metafisica di 2001: Odissea Nello Spazio di Stanley Kubrick (1968) o di Solaris di Andrej Tarkovskij (1972): nella sua leggerezza, assomiglia maggiormente ai fumetti di Flash Gordon, alle pellicole sci-fi degli anni Cinquanta, in parte anche ai telefilm di Star Trek.
Ma tra le sue influenze possiamo trovare anche echi da certe opere cinematografiche di Akira Kurosawa (come I Sette Samurai del 1954 e La Fortezza Nascosta del 1958).

Tutti rivisitati secondo i gusti più "moderni" degli anni Settanta: a titolo di esempio, la complicità/rivalità dei due giovanotti che si contendono l'amore della bella ricorda quella delle coppie formate da Paul Newman e Robert Redford in Butch Cassidy (1969) e La Stangata (1973), e da Jean-Paul Belmondo e Alain Delon in Borsalino (1970).

Fortunata poi la scelta degli attori, ai tempi quasi tutti ignoti ai più, se si fa eccezione di due veterani britannici: Alec Guinness (uno dei più grandi interpreti cinematografici d'Oltremanica, vincitore di un meritatissimo Academy Award per Il Ponte Sul Fiume Kwai nel 1957 e presente anche in Lawrence D'Arabia e Il Dottor Živago) e Peter Cushing (famoso per i suoi ruoli nei film di Dracula, Frankenstein e Sherlock Holmes, spesso a fianco di Christopher Lee).

Tra questi misconosciuti, soltanto Harrison Ford non rimarrà intrappolato nel suo personaggio - che tra l'altro è uno dei più riusciti: il simpatico gaglioffo Han Solo - riuscendo anche dopo Indiana Jones (altra figura iconica creata da George Lucas) a costruirsi una carriera di tutto rispetto.

Gli altri non hanno avuto lo stesso successo e tuttora vivono un po' di rendita, come Hamill e Fisher (questa però nel 2013 ha fatto parte della Giuria della Mostra del Cinema di Venezia).

A proposito dei personaggi: curiosa la scelta di chi curò l'edizione italiana di cambiarne alcuni nomi, con esiti talora buffi.
Così il malvagio Darth Vader è divenuto Dart Fener; la Principessa Leia, Leila; il già citato Han Solo, Ian Solo; Chewbacca, Chewbecca; C3-PO, D3-BO (perché? Hanno suono e pronuncia pressoché uguali); R2-D2, addirittura C1-P8.
Ma ciò non toglie nulla al divertimento, anzi è spesso oggetto di disquisizioni tra i fan più incalliti.

Una Nuova Speranza - del 1999 è l'aggiunta ufficiale di questo titolo posticcio e della dicitura "Episodio IV" usata per rimarcare la sequenza cronologica degli eventi che prende origine dalla trilogia prequel - è il film più allegro e sbarazzino di tutta la serie e quello meno serioso.

Sarà anche per questo che molti lo amano più delle pellicole successive, confermando e rispettando così la regola aurea (o la frase fatta, a seconda dei punti di vista) secondo la quale gli-originali-sono-meglio-dei-seguiti.

Voi cosa ne pensate?

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giovedì 17 aprile 2014

GLI INEDITI: MUD, L'AVVENTURA CORRE SUL FIUME

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2012
135'
Regia: Jeff Nichols
Interpreti: Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Tye Sheridan, Jacob Lofland, Sam Shepard, Michael Shannon, Sarah Paulson.


In un paesino fluviale dell'Arkansas (profondo Sud degli States), due ragazzini si recano su un'isolotto in mezzo al Mississippi per vedere un motoscafo sulla cima di un albero.
Oltre al natante non più natante trovano anche un tipo bizzarro (il Mud del titolo, soprannome che in inglese vuol dire "fango"), che si è accampato lì aspettando il momento di incontrare una ragazza e di fuggire con lei lontano dai tanti pericoli che stanno riaffiorando dal loro passato drammatico.
A dargli una mano sarà soprattutto uno dei due giovani, che nei guai dello spostato vede riflessi i propri problemi familiari e affettivi.

Se non lo avete già fatto, segnatevi questo nome: Jeff Nichols.
Questo regista-sceneggiatore, che i lettori di CINEMA A BOMBA! già conoscono per l’inquietante e suggestivo Take Shelter con Jessica Chastain, non è una promessa. E’ una realtà.
Non farà grandi cose. Le sta già facendo.

In un’intervista, il giovane cineasta ha definito il proprio film come "un racconto di Mark Twain diretto da Sam Peckinpah".
Se l'autoaccostamento col mitico regista de Il Mucchio Selvaggio ci sembra un po' azzardato (se non altro per le differenze stilistiche tra i due), quello col grande romanziere americano è invece calzante.
Mud - specie attraverso le figure dei due adolescenti - rievoca lo spirito avventuroso e nostalgico delle storie di Tom Sawyer e Huckleberry Finn.

Ma Nichols non è soltanto un autore rigoroso, come dimostra - ancora una volta - la scelta e la direzione del cast: dal "rinato" Matthew McConaughey (in una performance successiva a Killer Joe e precedente al Premio Oscar conquistato con Dallas Buyers Club) alla bionda Reese Whitherspoon, dall'ex drammaturgo Sam Shepard all'ottimo Michael Shannon (il protagonista di Bug è l'attore-feticcio del regista, avendo recitato in tutti i suoi lavori).

Presentato in concorso a Cannes 2012 (dove, clamorosamente, non ottenne alcun premio), Mud è ancora inedito in Italia (ma ancora per poco, parrebbe): probabilmente i distributori nostrani - a differenza di chi vi scrive - non nutrono molta fiducia nelle prospettive commerciali delle opere del buon Jeff.

Un'ultima segnalazione la merita il giovanissimo Tye Sheridan, che ha esordito nientepopodimeno che in The Tree of Life, si è fatto notare con questa pellicola, e infine è stato consacrato definitivamente come uno dei talenti più promettenti del cinema americano con Joe di David Gordon Green, che gli è valso il Premio Mastroianni come miglior attore emergente all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Lo terremo d'occhio: anche perché tra i suoi progetti futuri è prevista la partecipazione ad una commedia-horror che vede un gruppo di scout far fronte ad un'invasione di morti viventi nel bel mezzo di un campo estivo, facendo affidamento ai (pochi) mezzi a propria disposizione.
Il titolo dice già tutto: Scouts Vs. Zombies.
Siate pronti! Oppure, se avete maggiore dimestichezza con il latino o col movimento fondato da Baden-Powell: Estote parati!

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domenica 13 aprile 2014

I CORTI: ANINGAAQ, INUIT C'EST MOI

(Clicca sulla locandina per vedere il corto) 

USA, 2013
7'
Regia: Jonás Cuarón
Interpreti: Orto Ignatiussen, Sandra Bullock (voce).


"Aningaaq è un film sul nostro bisogno di compagnia, su quanto la comunicazione vada al di là della lingua e su quanto il contatto umano sia capace di recare conforto persino davanti alla morte".

Parola di Jonás Cuarón, che così presentava il suo cortometraggio nel corso di una conferenza stampa la scorsa estate a Venezia, dove suo padre (il neo-oscarizzato Alfonso) era ugualmente presente in quanto regista di Gravity.

Il poi vincitore morale della cerimonia di consegna degli Academy Award (ben 7 statuette) era stato infatti scelto per aprire la 70a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica e già allora aveva riscosso un entusiastico riscontro di critica e pubblico, anche grazie alla presenza sul red carpet dell'autore e soprattutto dei due divi Sandra Bullock e George Clooney.

Ma la kermesse lagunare è stata una vetrina internazionale anche per Jonás, in quanto sceneggiatore assieme al genitore dell'acclamato film di ambientazione spaziale e regista di Aningaaq, breve opera presente nella sezione Orizzonti della Mostra.

Successivamente inserita nei contenuti speciali del DVD di Gravity, essa altro non è che uno spin-off di quest'ultimo, in quanto prende spunto da una sua scena.

E la scena è una delle più significative.
Ad un certo punto della storia, la Dottoressa Stone (Bullock) si ritrova da sola all'interno di una stazione orbitante russa e cerca di mettersi in contatto con la Terra.
Dopo diversi e vani tentativi, riesce a captare una voce maschile, che parla però in una lingua a lei sconosciuta.
Pur non capendosi a vicenda, i due provano a dialogare. Senza risultati apprezzabili.
Ma la comunicazione darà comunque conforto all'astronauta solitaria: il suono di una voce umana, ululati di cani in sottofondo e il pianto di un bambino romperanno - sebbene per poco - il silenzio dell'Universo.

Aningaaq mostra chi e che cosa c'è dall'altra parte del ricevitore: un pescatore inuit (il titolo riprende il suo nome) che si trova in un fiordo ghiacciato della Groenlandia con moglie, figlio e cani al seguito.
Non sapendo una parola di inglese, non riesce a comprendere il segnale di aiuto che gli viene dallo spazio né da dove gli arrivi; tuttavia, capisce che la donna che gli sta parlando è sola, e cerca di tenerle compagnia parlandole del più e del meno.

Insomma, provate a capire la Dottoressa Stone: è da sola, nello spazio. Si mette in contatto con la Terra... e l'unico che le risponde è un eschimese che parla esclusivamente l'eschimese!
Si, va bene: le tiene compagnia. È anche simpaticamente sciroccato.
Però, checcacchio...

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domenica 26 gennaio 2014

OSCAR 2014. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERI, SCENEGGIATURE

Dall'alto: La Grande Bellezza; Frozen; una scena da Si Alza il Vento


Verdetto scontato, quello nella categoria relativa all'animazione.
Con la sola eccezione di Si Alza il Vento - ultima fatica del maestro nipponico Hayao Miyazaki col suo Studio Ghibli (quello di La Collina dei Papaveri, per capirci), in concorso a Venezia 2013 - la Disney non dovrebbe avere rivali neppure quest'anno.
Non solo in virtù del recente Golden Globe: Frozen è il miglior lavoro prodotto della celebre major dai tempi di Up (2009).
Grazie anche al tocco femminile dovuto all'apporto della regista-sceneggiatrice Jennifer Lee, l'ormai lanciatissmo blockbuster natalizio possiede tutte le carte in regola per conquistare anche l'Oscar.

Per il miglior film straniero, gli occhi sono ovviamente tutti puntati su La Grande Bellezza.
L'unico avversario che potrebbe impensierire Paolo Sorrentino è Il Sospetto-The Hunt dell'ex "dogmatico" danese Thomas Vinterberg, premiato a Cannes 2012 per l'interpretazione dell'ottimo protagonista Mads Mikkelsen.
In ogni caso, la pellicola dedicata alla nostra capitale - fatti i dovuti scongiuri - resta la superfavorita.

E le sceneggiature? Ai Globes l'ha spuntata Her, ma l'Academy distingue tra copioni originali e adattamenti.
Pertanto, se nella prima categoria Spike Jonze deve vedersela col duo O'Russel-Singer del quotatissimo American Hustle e con l'inossidabile Woody Allen (3 Oscar e 16 nomination all'attivo!) di Blue Jasmine, nell'altra la sfida sembrerebbe soprattutto tra Coogan-Pope di Philomena - già premiati a Venezia 2013 - e Terence Winter di The Wolf of Wall Street (ma chissà che il colpaccio non riesca invece al trio Delpy-Hawke-Linklater di Before Midnight).

Volete approfondire gli argomenti e magari leggervi pure qualche sceneggiatura?
Cliccate sui link che trovate di seguito!


MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
The Croods – Kirk DeMicco, Chris Sanders e Kristine Belson
Cattivissimo Me 2 (Despicable Me 2) – Pierre Coffin, Chris Renaud e Chris Meledandri
Ernest & Celestine – Benjamin Renner e Didier Brunner
Frozen – Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho
Si Alza il Vento – Hayao Miyazaki e Toshio Suzuki

MIGLIOR FILM STRANIERO
The Broken Circle Breakdown (Belgio) – Felix Van Groeningen
The Missing Picture (Cambogia) – Rithy Panh
Il Sospetto-The Hunt (Danimarca) – Thomas Vinterberg
La Grande Bellezza (Italia) – Paolo Sorrentino
Omar (Palestina) – Hany Abu-Assad

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
American Hustle – Eric Warren Singer e David O. Russell
Blue Jasmine – Woody Allen
Dallas Buyers Club – Craig Borten and Melisa Wallack
Her – Spike Jonze
Nebraska – Bob Nelson

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
12 Years a Slave – John Ridley
Before Midnight – Richard Linklater, Julie Delpy, Ethan Hawke
Captain Phillips – Billy Ray
Philomena – Steve Coogan e Jeff Pope
The Wolf of Wall Street – Terence Winter

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domenica 19 gennaio 2014

OSCAR 2014. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Dall'alto: la locandina di The Act of Killing; una scena da Helium; un fotogramma da Tutti In Scena! 


Giunto ormai al nostro terzo speciale sugli Oscar, ormai dovreste averlo intuito: le categorie che presentiamo in questo post ci piacciono particolarmente, in quanto sono sempre fonti di belle sorprese.
Infatti, è occupandoci di documentari e cortometraggi che abbiamo scoperto dei veri e propri gioielli, come If A Tree Falls e The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore.

E anche quest'anno, spulciando tra trame e trailer, sembra che il livello delle opere sia molto alto. Ma noi non vi daremo riferimenti, per non togliervi la soddisfazione di scoprirle da voi e di svelarne i temi.

Possiamo solo notare la presenza di alcuni volti noti e di personaggi interessanti.
Tra i primi va annoverato certamente Martin Freeman (protagonista di Lo Hobbit-Un Viaggio Inaspettato e Lo Hobbit-La Desolazione di Smaug), che recita nel corto The Voorman Problem.
Il cortometraggio documentario The Lady in Number 6: Music Saved My Life ruota invece attorno alla vita di Alice-Herz Sommer, che ha 110 anni ed è la più anziana sopravvissuta all'Olocausto.
Una particolarità: la signora suona ancora il piano, e bene. Complimenti!

Tra i produttori esecutivi di The Act of Killing, ci sono Errol Morris (presente in concorso a Mostra di Venezia Venezia 2013 con una lunga intervista a Donald Rumsfeld, uno dei "falchi" dell'Amministrazione di George W. Bush) e il geniale Werner Herzog, autore - tra l'altro - di Cave of Forgotten Dreams, cioè due delle personalità che maggiormente hanno cambiato il linguaggio documentaristico negli ultimi decenni.
In 20 Feet from Stardom, storia di cantanti che fanno accompagnamento vocale a colleghi più famosi durante i tour, fanno capolino - come persone intervistate - nientepopodimeno che Bruce Springsteen, Stevie Wonder, Mick Jagger, Sheryl Crow e Sting! Sounds good!

Inoltre, plaudiamo ad un gradito ritorno: quello di Topolino in bianco e nero, disegnato con un tratto che ricorda i suoi esordi (il vecchio Mickey Mouse era ben più simpatico e meno politically correct di quello a colori e più recente). Non vi diremo in quale cortometraggio animato compare, ma vi possiamo aiutare dicendo che un indizio ve lo abbiamo già dato (fate attenzione a tutto il post). Non riuscite a raccapezzarvici? Ok, altro aiutino: questo mini cartoon è stato proiettato prima di un noto film di animazione Disney che recentemente tanto successo ha avuto anche in Italia.

Di seguito, ecco le varie opere nominate. Cliccando sui link potrete vederne i trailer e/o leggerne le trame.
Buon divertimento!

MIGLIOR DOCUMENTARIO
The Act of Killing – Joshua Oppenheimer and Signe Byrge Sørensen
Cutie and the Boxer – Zachary Heinzerling and Lydia Dean Pilcher
Dirty Wars – Richard Rowley and Jeremy Scahill
The Square – Jehane Noujaim and Karim Amer
20 Feet from Stardom – Morgan Neville

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
CaveDigger – Jeffrey Karoff
Facing Fear – Jason Cohen
Karama Has No Walls – Sara Ishaq
The Lady in Number 6: Music Saved My Life – Malcolm Clarke and Nicholas Reed
Prison Terminal: The Last Days of Private Jack Hall – Edgar Barens

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Aquel No Era Yo (That Wasn't Me) – Esteban Crespo
Avant Que De Tout Perdre (Just Before Losing Everything) – Xavier Legrand
Helium – Anders Walter and Kim Magnusson
Pitääkö Mun Kaikki Hoitaa? (Do I Have to Take Care of Everything?) – Selma Vilhunen and Kirsikka Saari
The Voorman Problem – Mark Gill and Baldwin Li

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ANIMATO
Feral – Daniel Sousa
Tutti in Scena! (Get a Horse!) – Lauren MacMullan
Mr. Hublot – Laurent Witz
Possessions – Shuhei Morita
Room on the Broom – Max Lang and Jan Lachauer

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domenica 15 settembre 2013

WILLIAM FRIEDKIN. IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE, LA POLIZIA SI INC***A

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1971
103'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Gene Hackman, Roy Scheider, Fernando Rey, Tony Lo Bianco, Eddie Egan, Sonny Grosso.


Dopo la recensione de Il Salario della Paura, presentato in versione rimasterizzata a Venezia 2013 in occasione del compleanno di William Friedkin (ivi insignito dello strameritato Leone d'Oro alla carriera), continuiamo il nostro speciale sul Maestro tornando indietro di qualche anno.

Siamo all'inizio degli anni 70.
Il nostro, dopo una buona gavetta in televisione, è reduce da un pugno di lungometraggi sperimentali che lo hanno reso un nome noto nei circuiti underground.
Viene notato anche dallo sveglio produttore Philip D'Antoni, che gli propone di dirigere un poliziesco metropolitano, The French Connection; una vera fortuna per il regista, che ha la possibilità di cimentarsi in un genere per lui inusuale (finora).

Il copione, affidato all’esperto Ernest Tidyman - romanziere di Shaft, da cui verrà tratta la celebre pellicola omonima con Richard Roundtree - è ispirato alle vicende di due veri poliziotti, Egan & Grosso, i quali partecipano alle riprese sia come consulenti tecnici sia come attori, in ruoli minori.
New York: il rozzo sbirro "Popeye" Doyle (Hackman), insieme al laconico collega "Cloudy" Russo (Scheider), dà la caccia ad un raffinato trafficante marsigliese (Rey), giunto negli USA per portare a destinazione un importante e ingente carico di droga. La sfida sarà senza esclusione di colpi.

Risultato? 5 premi Oscar, tutti meritatissimi: miglior film, regia (ad oggi la sola statuetta vinta dal Maestro), Hackman attore protagonista, sceneggiatura e montaggio.
Ma insieme ai premi e al successo commerciale arrivano anche le polemiche di parte della critica, che dipinge film e regista come "reazionari": un’accusa idiota che accompagnerà Billy per tutta la carriera, e che dimostra quanto questo autore sia stato e sia tuttora poco capito.

Come abbiamo già visto nel post dedicato a Il Salario della Paura, al nostro interessa realizzare opere il più possibile vicine al reale: non solo verosimili, ma "vere" (non dimentichiamo che Friedkin viene dai documentari).
La vita dei poliziotti è dura e violenta? Allora la finzione deve riprodurre quella durezza e quella violenza, senza filtri o edulcoranti: il personaggio di Popeye - interpretato da un grande Gene Hackman - è razzista e spietato perché sono l’ambiente in cui si muove e il mestiere che fa che lo hanno reso così.

Questa fissazione per il "realismo metropolitano" spiega alcune precise scelte di regia, quali girare totalmente on location (ossia senza l'utilizzo alcuno di set cinematografici), coinvolgere nelle riprese i protagonisti della vicenda originale (il meccanico che nella realtà aiutò Egan e Grosso, tale Irving Abrahams, compare nel ruolo di se stesso) o utilizzare un vero campione di eroina per la scena del test sulla purezza della droga (una sequenza che ricorda quella dei dollari falsi di Vivere e Morire a Los Angeles).

La sequenza più memorabile del film rimane però quella nella quale Doyle rincorre il sicario francese: 10 magistrali minuti senza musica che danno il via ad un’ ideale "trilogia degli inseguimenti", che proseguirà nel succitato Vivere e Morire a Los Angeles, fino a concludersi con Jade.
Notare che le 3 pellicole sono girate in decenni diversi (anni 70, 80 e 90) e ambientate in differenti metropoli (New York, Los Angeles, San Francisco), quasi rappresentassero dei veri e propri "giri di boa" per il regista, continuamente impegnato a superare se stesso e al contempo cimentarsi in qualcosa di nuovo, pur mantenendo il proprio originalissimo stile.

A distanza di oltre 40 anni, Il Braccio Violento della Legge fa ancora scuola, e rappresenta non solo una vetta nell'itinerario artistico di William Friedkin, ma anche uno dei più significativi connubi tra il cinema di genere e quello d'autore.

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sabato 7 settembre 2013

VENEZIA 2013. I VINCITORI, UN DOCUMENTARIO ITALIANO SALVA LA MOSTRA

(Il regista di Sacro GRA Gianfranco Rosi col Leone d'Oro) 


Come avevamo (modestamente) previsto nel nostro precedente post, è stato un documentario a salvare la 70a Mostra del Cinema di Venezia.
E un documentario italiano!
A 15 anni di distanza da Così Ridevano di Gianni Amelio, il Leone d'Oro è andato quindi ad un'opera tricolore - Sacro GRA (dove GRA sta per Grande Raccordo Anulare: parla infatti della vita ai margini dell'autostrada tangenziale che circonda ad anello Roma) - del regista Gianfranco Rosi.

Tolta la soddisfazione per la vittoria del connazionale e di un modo di fare cinema - il documentario - che noi di CINEMA A BOMBA! apprezziamo particolarmente (tanto da avervi dedicato un'intera sezione, I DOC), resta la sensazione che gli altri premi assegnati riflettano la modestia complessiva della selezione.

I pochi artisti di rilievo sono rimasti inopinatamente a bocca asciutta: Judy Dench e Nicolas Cage - alla vigilia favoriti per le due Coppe Volpi - tornano a casa a mani vuote, così come l'"aliena" Scarlett Johansson e il visionario Terry Gilliam.
Stessa sorte, soprattutto, è toccata al leggendario regista giapponese Hayao Miyazaki, asso dell'animazione e fondatore dello Studio Ghibli (lo stesso che ha realizzato, tra le altre cose, La Collina dei Papaveri), che al Lido ha portato l'ultimo lungometraggio della sua gloriosa carriera.

Diavolaccio di un Bertolucci, però: la giuria da lui presieduta è riuscita a rendere comunque indimenticabile - sebbene per noi Italiani e per pochi altri - un'edizione della Mostra di per sé piuttosto mediocre (la rassegna, per il suo settantesimo compleanno, avrebbe meritato un cartellone più interessante ed accattivante).

E nel fare i più sinceri complimenti a Gianfranco Rosi, permetteteci una citazione finale.

"E allora vieni con me, amore/sul Grande Raccordo Anulare/che circonda la Capitale".


LEONE D’ORO per il miglior film a SACRO GRA di Gianfranco Rosi (Italia)

LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a ALEXANDROS AVRANAS per Miss Violence (Grecia)

GRAN PREMIO DELLA GIURIA a JIAOYOU (STRAY DOGS)) di Tsai Ming-liang (Taipei/Francia)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a DIE FRAU DES POLIZISTEN di Philip Gröning (Germania)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a THEMIS PANOU nel film Miss Violence (Grecia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a ELENA COTTA nel film Via Castellana Bandiera di Emma Dante (Italia)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a TYE SHERIDAN per Joe di David Gordon Green (Stati Uniti)

PREMIO OSELLA PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a STEVE COOGAN e JEFF POPE per Philomena di Stephen Frears (Regno Unito)

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domenica 1 settembre 2013

WILLIAM FRIEDKIN. IL SALARIO DELLA PAURA, UN' OPERA DA MANEGGIARE CON CURA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1977
121'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Roy Scheider, Bruno Cremer, Francisco Rabal, Amidou.


«Apocalypse Now, Aguirre-Furore di Dio e il mio Il Salario della Paura sembrano in effetti aver sofferto dello stesso male. Sapete, la maggior parte dei registi ha un solo desiderio: quello di vivere sul filo del rasoio. Sapendo che un regista non ha sempre un controllo assoluto sulla propria creazione è evidente che egli ha forzatamente voglia di andare vicino al punto di rottura di una situazione data per provare al mondo di essere in grado di ritornare, all’ultimo minuto, padrone del suo destino».

Un camion che pare venuto dall'inferno - col muso che ricorda un demone e con sbuffi di fumo che escono da tubi che sembrano corna - attraversa un ponte di corde lacere e assi di legno putride, scosso da raffiche di vento e pioggia battente.
Sbanda, sembra poter cadere nel fiume da un momento all'altro.
I movimenti sono lenti, i volti del conducente e di chi sta guidando il mostro meccanico dal ponte sono terrei e tesi per l'attenzione e la preoccupazione: i due sanno che un minimo movimento brusco potrebbe far scoppiare il carico - delle casse di nitroglicerina - e ucciderli all'istante.

È questa la scena-simbolo di Il Salario della Paura, storia di quattro disperati in fuga dal mondo che si incontrano in un remoto villaggio dell'America Latina e che accettano per necessità il lavoro di trasportare dell'esplosivo attraverso la foresta, tra mille insidie e percorsi a dir poco accidentati.
Una sequenza di pochi minuti che però venne a costare un decimo dell'intero budget e fece guadagnare al regista il nomignolo di Hurricane Billy.

Circa un anno fa, CINEMA A BOMBA! - rispondendo ad un accorato appello apparso nelle pagine di Facebook e Twitter da parte del gruppo Save Sorcerer - sottoscrisse petizioni e fece pressioni sulla Paramount e sull'Universal per salvare le pellicole negative originali 35mm del film più impegnativo e maledetto di William Friedkin.

Immaginate quindi la nostra soddisfazione nel sapere a Febbraio di quest'anno - e nell'avere la relativa conferma a Maggio - del salvataggio di Il Salario della Paura.
Non solo, ma anche di una sua presentazione a Venezia 2013 in una nuova edizione restaurata e rimasterizzata, nel giorno del compleanno del suo autore e della consegna del prestigiosissimo Leone d'Oro alla carriera!

Il "maledettismo" della pellicola fu dovuto ai costi esorbitanti sostenuti dalla produzione negli scomodissimi esterni dominicani, al massacro dei critici all'uscita nelle sale e allo scarso risultato al botteghino.
Un flop che segnò in modo indelebile la carriera del cineasta di Chicago, allora considerato uno dei più talentuosi e promettenti della propria generazione.

Al disastro contribuirono di certo gli inadeguati interpreti, quasi tutti quinte o addirittura seste scelte (Scheider è chiaramente al posto di Steve McQueen); il fuorviante titolo originale Sorcerer, "stregone", riferito - ma l'associazione è tutt'altro che scontata - al destino malvagio; l'uscita nelle sale in concomitanza con quella dell'epocale Guerre Stellari.
E infine il perfezionismo maniacale di Friedkin, che per la scena dell'incidente nel prologo arrivò a far distruggere dodici automobili di fila (12!) prima di ritenersi soddisfatto.

Eppure l'opera in questione è notevole e decisamente non merita l'oblio al quale sembrava inesorabilmente condannata.
Potente, forgiata da una forza titanica, investe lo spettatore con il fango, la pioggia, l'umidità, il fumo e le fiamme incandescenti che tormentano i quattro antieroi, e gli fa vivere i loro stessi brividi.
L'accentuato realismo è sempre stato in fondo uno dei principali marchi di fabbrica del Maestro, allergico agli artifici spettacolari fini a se stessi.

Il senso di tensione, strisciante fin dalle prime sequenze, cresce progressivamente lungo lo svolgersi della vicenda, senza risparmiare il finale, amaro e sospeso.
Solo un grande regista poteva rendere la fisicità, la materia della storia in modo così efficace.
William Friedkin ci è riuscito.

«Di tutti i film che ho girato, questo è il mio preferito. E' uno dei pochi che posso rivedere perché è venuto quasi esattamente come volevo».

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giovedì 29 agosto 2013

WILLIAM FRIEDKIN. PERCHE' UNO SPECIALE



Oggi, 29 Agosto 2013, compie gli anni William Friedkin.

Il suo nome dirà forse poco a chi non frequenta assiduamente CINEMA A BOMBA!: dopo averne parlato in parecchi post, abbiamo finalmente deciso di dedicare a questo grande regista uno speciale per festeggiare il meritatissimo Leone d'Oro alla carriera che la Mostra del Cinema di Venezia gli ha attribuito proprio il giorno del suo 78o compleanno.
Per l'occasione verrà presentata altresì una nuova versione di Il Salario della Paura, ambizioso ma sfortunato capolavoro (che non mancheremo di recensire a breve!) il cui insuccesso di pubblico pose fine alla sua vorticosa ascesa verso l'empireo hollywoodiano.

Il nostro era infatti reduce dai trionfi ottenuti da due pellicole che fecero epoca: Il Braccio Violento della Legge (che gli permise di vincere il suo finora unico Oscar, per la regia) e L'Esorcista (uno dei più eclatanti campioni d'incassi di tutti i tempi).
Nulla sembrava in grado di fermarlo.

Friedkin non riuscirà più, invece, a replicare i fasti delle sue opere più famose.
Un vero peccato, perché un film come Vivere e Morire a Los Angeles - rivalutato in ritardo dalla critica - avrebbe meritato una sorte più benigna.
Nonostante ciò, il Maestro è recentemente tornato a far parlare di sé con un noir provocatorio e immaginifico, che col passare del tempo sta assurgendo sempre più allo status di cult: Killer Joe, presentato in concorso a Venezia nel 2011.

Col riaccendersi delle luci della ribalta e sull'onda dell'entusiasmo, il cineasta di Chicago si è scatenato: oltre al riconoscimento che riceverà al Lido e al ritorno nelle sale di Il Salario della Paura in versione rimasterizzata, egli ha dato alle stampe la sua autobiografia (The Friedkin Connection - gioco di parole col titolo originale di Il Braccio Violento della Legge, cioé The French Connection; in Italia esce oggi con il modesto titolo Il Buio e la Luce) e sta lavorando ad un nuovo film - Trapped - con Demián Bichir.

Insomma, Hurricane Billy - com'è chiamato per il suo carattere turbolento - sta tornando alla grande, e dopo aver gigioneggiato in occasione della sua ultima apparizione sul red carpet del Lido (ricordate il simpatico siparietto che ha fatto con noi della redazione di CINEMA A BOMBA! due anni fa?), promette ancora sicuro spettacolo.
Vai così, Maestro!

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mercoledì 28 agosto 2013

VENEZIA 2013. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: la locandina di Gravity, film d'apertura della 70a Mostra del Cinema di Venezia; un'immagine tratta da The Wind Rises di Hayao Miyazaki; una scena da The Zero Theorem; foto da Parkland


L'anno scorso Alberto Barbera, appena ritornato alla direzione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia dopo il lungo regno di Marco Müller, aveva piazzato due colpi clamorosi, riuscendo a portare al Lido i nuovi lavori di Paul Thomas Anderson e Terrence Malick (rispettivamente The Master, vincitore morale di quell'edizione, e To The Wonder).
C'era grande attesa, quindi, per l'annuncio dei film che si sarebbero scontrati per il prestigioso Leone d'Oro 2013.

Tra i tanti titoli dati per certi alla vigilia c'erano 12 Years a Slave di Steve McQueen (già autore di Hunger e presente a Venezia 2011 con Shame, che valse la Coppa Volpi al suo attore feticcio Michael Fassbender), The Butler di Lee Daniels con Forest Whitaker, Captain Phillips di Paul Greengrass con Tom Hanks (che avrebbe potuto partecipare anche con Saving Mr. Banks, sulla preparazione del film Mary Poppins), Serena di Susanna Bier con la coppia Bradley Cooper-Jennifer Lawrence, The Disappearance of Eleanor Rigby con Jessica Chastain, Diana con Naomi Watts, The Young and Prodigious Spivet di Jean-Pierre Jeunet (autore di Il Favoloso Mondo di Amélie)...
Le cose sembravano mettersi bene quando è stato svelato il film di apertura: Gravity di Alfonso Cuaròn - una delle più attese pellicole dell'anno - con Sandra Bullock e George Clooney (che aveva già aperto l'edizione 2011 come regista del memorabile Le Idi di Marzo).

Ma sono bastati pochi giorni per stroncare bruscamente ogni entusiasmo: l'edizione del settantesimo anniversario della Mostra - che avrebbe dovuto essere festeggiato in pompa magna anche per stare al passo con i festival di Cannes e Toronto - sulla carta è deprimente (e non solo per le trame e i trailer che potete trovare nei link sotto indicati).
Pochi i titoli davvero interessanti: The Zero Theorem, nuovo lavoro di Terry Gilliam; The Wind Rises di Hayao Miyazaki; Parkland, sui momenti successivi all'attentato a John Fitzgerald Kennedy; Night Moves, storia di ecoterroristi che sembrerebbe ispirata ai fatti raccontati già in If a Tree Falls.

Poche le star attese al Lido; ancora meno i lustrini (persino la giuria capitanata da Bernardo Bertolucci è poco glamour e l'unico nome davvero popolare è quello di Carrie Fisher, la Principessa Leila di Guerre Stellari. Niente di paragonabile al parterre de roi proposto quest'anno a Cannes): atmosfere più consone a La Morte a Venezia di Thomas Mann che ad una festa di cinema.
Non commentiamo poi per rispetto ai poveracci che dovranno sorbirsi la durata di certe opere in competizione e non: At Berkeley, 244 minuti (4 ore e 4 min.!); Die andere Heimat, 230 min.; 'Til Madness do us part, 227 min.; Die Frau des Polizisten, 175 min.; Stray Dogs, 138 min.

Certo, è vero che stiamo vivendo un periodo di crisi economica nerissima, però la Mostra di Venezia è una vetrina troppo importante per l'Italia: pertanto, se i film non si dimostreranno all'altezza e non verranno lanciati nuovi talenti, se non verranno fatti maggiori investimenti in campo cinematografico, il rischio concreto è di diventare marginali, con grave danno per l'immagine del nostro Paese, se non peggio.

Detto questo, tuttavia, non possiamo non apprezzare la presenza massiccia di documentari e cortometraggi, modi di fare cinema - e spesso grande cinema: date un'occhiata alle nostre sezioni I CORTI e I DOC - spesso snobbati o non sufficientemente valorizzati.
Sembrano interessanti. Speriamo servano a salvare Venezia.


FILM IN CONCORSO

Es-Stouh (Les Terrasses) di Merzak Allouache (Algeria/Francia)
L'intrepido di Gianni Amelio (Italia), con Antonio Albanese
Miss Violence di Alexandros Avranas (Grecia)
Tracks di John Curran (Stati Uniti), con Mia Wasikowska
Via Castellana Bandiera di Emma Dante (Italia)
Tom à la ferme di Xavier Dolan (Canada/Francia)
Child of God di James Franco (Stati Uniti)
Philomena di Stephen Frears (Regno Unito), con Judy Dench
La jalousie di Philippe Garrel (Francia), con Louis Garrel
The Zero Theorem di Terry Gilliam (Stati Uniti), con Christoph Waltz, Matt Damon, David Thewlis, Ben Whishaw, Tilda Swinton
Ana Arabia di Amos Gitai (Israele/Francia)
Under the Skin di Jonathan Glazer (Regno Unito), con Scarlett Johansson
Joe di David Gordon Green (Stati Uniti), con Nicolas Cage
Die Frau des Polizisten di Philip Gröning (Germania)
Kaze tachinu (The Wind Rises) di Hayao Miyazaki (Giappone) - animazione
Parkland di Peter Landesman (Stati Uniti), con James Badge Dale, Zac Efron, Jackie Earle Haley, Marcia Gay Harden, Billy Bob Thornton, Jackie Weaver, Tom Welling, Paul Giamatti
The Unknown Known di Errol Morris (Stati Uniti), con Donald Rumsfeld - documentario
Sacro GRA di Gianfranco Rosi (Italia) - documentario
Night Moves di Kelly Reichardt (Stati Uniti), con Jesse Eisenberg, Dakota Fanning, Peter Sarsgaard
Jiaoyou (Stray Dogs) di Tsai Ming-liang (Taipei/Francia)

FILM FUORI CONCORSO

Gravity di Alfonso Cuarón (Stati Uniti), con George Clooney, Sandra Bullock
Capitan Harlock di Shinji Aramaki (Giappone) - animazione
Che strano chiamarsi Federico! di Ettore Scola (Italia)
Moebius di Kim Ki-duk (Corea del Sud)
Locke di Steven Knight (Stati Uniti/Regno Unito), con Tom Hardy
Die andere Heimat di Edgar Reitz (Germania/Francia)
The Canyons di Paul Schrader (Stati Uniti), con Lindsay Lohan, James Deen, Gus Van Sant
Walesa, Man of Hope di Andrzej Wajda e Ewa Brodzka (Polonia)
Yurusarezaru Mono (Unforgiven) di Sang-il Lee (Giappone), con Ken Watanabe
Wolf Creek 2 di Greg McLean (Australia)

DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Venezia 70 - Future Reloaded, 70 cortometraggi di altrettanti registi, tra i quali Ermanno Olmi, Bernardo Bertolucci, James Franco, Amos Gitai, Monte Hellman, Abbas Kiarostami, Kim Ki-duk, Pablo Larraìn, Michele Placido, Edgar Reitz, Walter Salles, Krzysztof Zanussi.
Summer '82 When Zappa Came to Sicily di Salvo Cuccia (Italia/Stati Uniti)
Pine Ridge di Anna Eborn (Danimarca)
The Armstrong Lie di Alex Gibney (Stati Uniti), documentario su Lance Armstrong
Redemption di Miguel Gomes (Portogallo/Francia/Germania/Italia) - corto
Ukraine is not a Brothel di Kitty Green (Australia)
Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio (Italia) - corto
Amazonia di Thierry Ragobert (Francia/Brasile)
La voce di Berlinguer di Mario Sesti e Teho Teardo (Italia)
'Til Madness Do Us Part di Wang Bing (Hong Kong/Francia/Giappone)
At Berkeley di Frederick Wiseman (Stati Uniti)
Disney Mickey Mouse - 'O Sole Minnie di Paul Rudish, Aaron Springer, Clay Morrow (Stati Uniti) - corto

Nelle sezioni autonome e parallele segnaliamo:

Il terzo tempo di Enrico Maria Artale (Italia) [Orizzonti]
Palo Alto di Gia Coppola (Stati Uniti), con James Franco, Val Kilmer [Orizzonti]
The Audition di Michael Haussman (Italia), con Valeria Solarino, Marco Bocci [Orizzonti, corto]
Medeas di Andrea Pallaoro (Stati Uniti/Italia) [Orizzonti]
Still Life di Uberto Pasolini (Inghilterra) [Orizzonti]
Piccola patria di Alessandro Rossetto (Italia) [Orizzonti]
La prima neve di Andrea Segre (Italia) [Orizzonti]
Kill Your Darlings di John Krokidas (Stati Uniti), con Daniel Radcliffe, Ben Foster, Jack Huston, Elizabeth Olsen, Jennifer Jason Leigh [Giornate degli Autori]
La mia classe di Daniele Gaglianone (Italia), con Valerio Mastandrea [Giornate degli Autori]
Lenny Cooke di Benny Safdie e Joshua Safdie (Stati Uniti) [Giornate degli Autori]
Memphis di Tim Sutton (Stati Uniti) [Biennale College - Cinema]

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