CINEMA A BOMBA!

martedì 9 settembre 2025

VENEZIA 2025. MA IL CORAGGIO DOV'È?

(Dall'alto: Jim Jarmusch con la Palma d'Oro; la regista Kawthar ibn Haniyya mentre mostra la foto della piccola Hind Rajab; Werner Herzog premiato alla carriera dal collega Francis Ford Coppola)


Alla fine, il Leone d'Oro della 82a Mostra del Cinema di Venezia è andato a Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch (qui trovate l'elenco completo dei vincitori).

L'autore di Daunbailò, Mystery Train e The Limits of Control ha realizzato una dramedy in 3 atti girata tra New Jersey, Dublino e Parigi, che ha conquistato la Giuria capitanata dal collega Alexander Payne (quello di The Descendants, Golden Globe nel 2012).

Un cineasta americano indie che premia un cineasta americano indie... non sembra proprio essere una coincidenza, considerando che anche il Leone d'Argento per la miglior regia è stato assegnato ad un cineasta americano indie (Benny Sadfie per The Smashing Machine).

A farne sostanzialmente le spese è stata la pellicola favorita alla vigilia: Ṣawt al-Hind Rajab (letteralmente: "la voce di Hind Rajab") della regista tunisina Kawthar ibn Haniyya, che documenta l'omicidio di una bambina palestinese di 5 anni da parte dell'esercito israeliano nei primi mesi dell'invasione della Striscia di Gaza.

Un'opera forte, che si avvale della registrazione originale della bimba quando - intrappolata in auto con la cugina - chiamò gli operatori della Croce Rossa, che non poterono però far nulla per impedire l'uccisione della piccola e della sua intera famiglia (papà, mamma e tre fratelli).
Al film è andato il Gran Premio della Giuria: un po' poco.

Possono invece ritenersi soddisfatti i padroni di casa: l'Italia ha ottenuto ben 2 riconoscimenti, la Coppa Volpi al solito Toni Servillo (con La Grazia, del solito Paolo Sorrentino) e il Premio speciale della Giuria per Sotto le Nuvole di Gianfranco Rosi (documentarista che aveva già vinto il Leone d'Oro nel 2013, come ricorderete).

Tornano in patria con le pive nel sacco tanto Jay Kelly (con l'inedito duetto tra George Clooney e Adam Sandler) quanto Il Mago del Cremlino di Olivier Assayas (con un sulfureo Jude Law in versione Vladimir Putin), ma soprattutto due pellicole che avevano raccolto i favori della critica.

Guillermo del Toro col suo Frankenstein e l'acclamatissima Kathryn Bigelow con l'apocalittico A House of Dynamite sono i grandi delusi della kermesse, ma chissà che non si prendano una rivincita ai prossimi Oscar.

In definitiva, questa edizione della Mostra verrà ricordata per le scelte non esattamente felici della Giuria e per le polemiche da esse scaturite, con i contestatori che ora accusano Payne e compagnia - tra i giurati anche l'italiana Maura Delpero - di non aver avuto il fegato di condannare Israele.

Qualcuno dirà che non vanno messe insieme arte e politica; d'accordo, ma arte e coraggio sì.
E quest'ultimo davvero non si è visto.


Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

martedì 26 agosto 2025

VENEZIA 2025. I FILM IN E FUORI CONCORSO











Dall'alto, scene da: Frankenstein di Guillermo del Toro, con Oscar Isaac e Jaboc Elordi; The Smashing Machine, con Dwayne Johnson; A house of dynamite di Kathryn Bigelow; La Grazia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo; After the hunt di Luca Guadagnino, con Julia Roberts e Andrew Garfield.


Il Frankenstein di Guillermo del Toro.

E ancora: La grazia di Paolo Sorrentino, film di apertura; After the hunt di Luca Guadagnino, con Julia Roberts e Andrew Garfield; un inedito Dwayne Johnson in The Smashing Machine; Valeria Bruni Tedeschi nei panni della divina Eleonora Duse; il ritorno delle straordinarie coppie Yorgos Lanthimos-Emma Stone e Jim Jarmusch-Tom Waits; l'omaggio di Franco Maresco a Carmelo Bene; i nuovi film di Kathryn Bigelow, Gus Van Sant, Julian Schnabel, László Nemes, Ildikó Enyedi, Gianfranco Rosi, Werner Herzog, Sofia Coppola; la strana coppia George Clooney-Adam Sandler; le serie Tv firmate Stefano Sollima (sul mostro di Firenze) e Marco Bellocchio (sul caso Enzo Tortora)...

Anche questa edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica (la ottantaduesima!), che si terrà dal 27 agosto al 6 settembre 2025, promette faville.

Tanti e potenzialmente di alta qualità i titoli portati al Lido da Alberto Barbera, - in tabellone, tra gli altri, registi che hanno già vinto il Leone d'Oro: del Toro con The Shape of Water, Lanthimos con Poor Things!, Sokurov con Faust, Sofia Coppola (quella di Lost in Translation) con Somewhere, Gianfranco Rosi con Sacro GRA, Laura Poitras con All the Beauty and the Bloodshed - tante le star attese, tanta la curiosità intorno ad alcuni tra i più grandi nomi dell'industria cinematografica.

Chi solleverà quest'anno l'ambito felino aureo?

Quali film faranno breccia nel cuore di cinefili e pubblico?

Non ci resta che dare un'occhiata al programma e aspettare i responsi della giuria guidata da Alexander Payne - magari per far partire le consuete polemiche su vincitori e vinti.


In concorso


À pied d'œuvre, regia di Valérie Donzelli (Francia), con Virginie Ledoyen

Árva, regia di László Nemes (Ungheria, Regno Unito, Francia, Germania)

Bugonia, regia di Yorgos Lanthimos (Irlanda, Stati Uniti d'America, Corea del Sud), con Emma Stone, Jesse Plemons, Alicia Silverstone

Duse, regia di Pietro Marcello (Italia, Francia), con Valeria Bruni Tedeschi

Elisa, regia di Leonardo Di Costanzo (Italia, Svizzera), con Barbara Ronchi, Valeria Golino

L'Étranger, regia di François Ozon (Francia), con Denis Lavant

Father Mother Sister Brother, regia di Jim Jarmusch (Stati Uniti d'America, Italia, Francia, Irlanda), con Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps

Un film fatto per Bene, regia di Franco Maresco (Italia)

Frankenstein, regia di Guillermo del Toro (Stati Uniti d'America), con Oscar Isaac, Jacob Elordi, Christoph Waltz, Mia Goth, Charles Dance

La grazia, regia di Paolo Sorrentino (Italia), con Toni Servillo, Anna Ferzetti - film d'apertura

A House of Dynamite, regia di Kathryn Bigelow (Stati Uniti d'America), con Idris Elba, Rebecca Ferguson, Jared Harris, Tracy Letts, Jason Clarke

Jay Kelly, regia di Noah Baumbach (Stati Uniti d'America, Regno Unito, Italia), con George Clooney, Adam Sandler, Laura Dern, Billy Crudup, Riley Keough, Stacy Keach, Jim Broadbent, Patrick Wilson, Eve Hewson, Greta Gerwig, Alba Rohrwacher, Emily Mortimer, Isla Fisher

Il mago del Cremlino (Le Mage du Kremlin), regia di Olivier Assayas (Francia), con Paul Dano, Jude Law, Alicia Vikander, Tom Sturridge, Jeffrey Wright

No Other Choice (Eojjeol suga eopda), regia di Park Chan-wook (Corea del Sud, Francia)

Nǚhái, regia di Shu Qi (Taiwan)

Rì guà zhōngtiān, regia di Cai Shangjun (Cina)

Silent Friend, regia di Ildikó Enyedi (Germania, Francia, Ungheria), con Tony Leung Chiu-wai, Léa Seydoux

The Smashing Machine, regia di Benny Safdie (Stati Uniti d'America), con Dwayne "The Rock" Johnson, Emily Blunt

Sotto le nuvole, regia di Gianfranco Rosi (Italia)

The Testament of Ann Lee, regia di Mona Fastvold (Stati Uniti d'America), con Amanda Seyfried, Thomasin McKenzie, Stacy Martin, Tim Blake Nelson

The Voice of Hind Rajab, regia di Kaouther Ben Hania (Tunisia, Francia)


Fuori concorso

Fiction

After the Hunt - Dopo la caccia (After the Hunt), regia di Luca Guadagnino (Stati Uniti d'America, Italia), con Julia Roberts, Ayo Edebiri, Andrew Garfield, Michael Stuhlbarg, Chloë Sevigny

Boşluğa xütbə, regia di Hilal Baydarov (Azerbaigian, Messico, Turchia)

Chien 51, regia di Cédric Jimenez (Francia) - film di chiusura - con Adèle Exarchopoulos, Louis Garrel, Romain Duris, Valeria Bruni Tedeschi

Dead Man's Wire, regia di Gus Van Sant (Stati Uniti d'America), con Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Colman Domingo, Cary Elwes, Al Pacino

Hateshinaki Scarlet, regia di Mamoru Hosoda (Giappone)

In the Hand of Dante, regia di Julian Schnabel (Stati Uniti d'America, Italia), con Oscar Isaac, Gal Gadot, Gerard Butler, Al Pacino, John Malkovich, Martin Scorsese, Jason Momoa, Franco Nero, Sabrina Impacciatore

L'isola di Andrea, regia di Antonio Capuano (Italia), con Teresa Saponangelo, Vinicio Marchioni

Il maestro, regia di Andrea Di Stefano (Italia), con Pierfrancesco Favino

Orfeo, regia di Virgilio Villoresi (Italia)

Den sidste viking, regia di Anders Thomas Jensen (Danimarca, Svezia), con Mads Mikkelsen

La valle dei sorrisi, regia di Paolo Strippoli (Italia, Slovenia), con Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano


Non fiction

Broken English, regia di Jane Pollard e Iain Forsyth (Regno Unito)

Cover Up, regia di Laura Poitras e Mark Obenhaus (Stati Uniti d'America)

I diari di Angela - Noi due cineasti. Capitolo terzo, regia di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (Italia)

Director's Diary, regia di Aleksandr Sokurov (Russia, Italia)

My Father and Qaddafi, regia di Jihan Kikhia (Stati Uniti d'America)

Ferdinando Scianna - Il fotografo dell'ombra, regia di Roberto Andò (Italia)

Ghost Elephants, regia di Werner Herzog (Stati Uniti d'America)

Huí jiā, regia di Tsai Ming-liang (Taiwan)

Kabul: Between Prayers, regia di Abuzar Amini (Paesi Bassi, Belgio)

Kim Novak's Vertigo, regia di Alexandre Philippe (Stati Uniti d'America)

Marc by Sofia, regia di Sofia Coppola (Stati Uniti d'America)

Nuestra tierra, regia di Lucrecia Martel (Argentina, Stati Uniti d'America, Messico, Francia, Paesi Bassi, Danimarca)

The Tale of Sylian, regia di Tamara Kotevska (Macedonia del Nord)

Remake, regia di Ross McElwee (Stati Uniti d'America)

Zapiski nastojaščego prestupnika, regia di Oleksandr Rodnjans'kyj e Andrij Alferov (Ucraina, Stati Uniti d'America)


Speciale "Cinema & Musica"

Francesco De Gregori - Nevergreen, regia di Stefano Pistolini (Italia)

Newport & the Great Folk Dream, regia di Robert Gordon (Stati Uniti d'America)

Nino - 18 giorni, regia di Toni D'Angelo (Italia)

Piero Pelù - Rumore dentro, regia di Francesco Fei (Italia)


Cortometraggi

Boomerang Atomic, regia di Rachid Bouchareb (Francia)

How to Shoot a Ghost, regia di Charlie Kaufman (Stati Uniti d'America, Grecia)

Origin, regia di Yann Arthus-Bertrand (Italia)


Serie

Etty, regia di Hagai Levi – miniserie TV, 6 puntate (Francia, Germania, Paesi Bassi)

Il mostro, regia di Stefano Sollima – serie TV, 4 episodi (Italia)

Portobello, regia di Marco Bellocchio – miniserie TV, puntate 1-2 (Italia, Francia)

Un prophète - La série, regia di Enrico Maria Artale – serie TV, 8 episodi (Francia)


Orizzonti

Lungometraggi

Un anno di scuola, regia di Laura Samani (Italia)

Barrio triste, regia di Stillz (Colombia)

Dinții de lapte, regia di Mihai Mincan (Romania, Francia, Danimarca, Grecia, Bulgaria)

En el camino, regia di David Pablos (Messico, Francia)

Estrany riu, regia di Jaume Claret Muxart (Spagna, Germania)

Funeral Casino Blues, regia di Roderick Warich (Germania)

Grand Ciel, regia di Akihiro Hata (Francia, Lussemburgo)

Harà Watan, regia di Akio Fujimoto (Giappone, Francia, Malesia, Germania)

Hiendra, regia di Ana Cristina Barragán (Ecuador, Messico, Francia, Spagna)

Human Resource, regia di Nawapol Thamrongrattanarit (Thailandia)

Komedi-e elāhi, regia di Ali Asgari (Iran, Italia, Francia, Germania, Turchia)

Late Fame, regia di Kent Jones (Stati Uniti d'America)

Mother, regia di Teona Strugar Mitevska (Macedonia del Nord, Belgio, Svezia, Danimarca, Bosnia ed Erzegovina)

Otec, regia di Tereza Nvotová (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia)

Pin de fartie, regia di Alejo Moguillansky (Argentina)

Il rapimento di Arabella, regia di Carolina Cavalli (Italia)

Rose of Nevada, regia di Mark Jenkin (Regno Unito)

Songs of Forgotten Trees, regia di Anuparna Roy (India)

The Souffleur, regia di Gastón Solnicki (Austria, Argentina)


Cortometraggi

Coyotes, regia di Said Zagha (Palestina, Francia, Giordania)

The Curfew, regia di Shehrezad Maher (USA)

Je crois entendre encore, regia di Constance Bonnot (Francia)

Kushta Mayn - La mia Costantinopoli, regia di Nicolò Folin (Italia)

La Ligne de vie, regia di Hugo Becker (Francia)

Lion Rock, regia di Nick Mayow e Prisca Bouchet (Nuova Zelanda)

Merrimundi, regia di Niles Atallah (Cile)

Nedostupni, regia di Kyrylo Zemljanyj (Ucraina, Francia, Belgio, Bulgaria, Paesi Bassi)

Norheimsund, regia di Ana A. Alpízar (Cuba, Stati Uniti d'America)

El origen del mundo, regia di Jazmin Lopez (Argentina)

Rukeli, regia di Alessandro Rak (Italia, Svezia) - fuori concorso

Saint Simeon, regia di Olubunmi Ogunsola (Nigeria)

Tángláng, regia di Joe Hsieh e Yonfan (Taiwan, Hong Kong)

Utan Kelly, regia di Lovisa Sirén (Svezia)

Yòu jiàn chuīyān, regia di Viv Li (Germania, Belgio, Cina)


Venice Spotlight

À bras-le-corps, regia di Marie-Elsa Sgualdo (Svizzera, Francia, Belgio)

Ammazzare stanca, regia di Daniele Vicari (Italia)

Un cabo suelto, regia di Daniel Hendler (Uruguay, Argentina, Spagna)

Calle Malaga, regia di Maryam Touzani (Marocco, Francia, Spagna, Germania, Belgio)

La hija de la española, regia di Mariana Rondón e Marité Ugás (Venezuela, Messico)

Hijra, regia di Shahad Amin (Arabia Saudita, Iraq, Egitto, Regno Unito)

Made in EU, regia di Stephan Komandarev (Bulgaria, Germania, Repubblica Ceca)

Motor City, regia di Potsy Ponciroli (Stati Uniti d'America)


Venezia Classici

Restauri

Amaro destino (House of Strangers), regia di Joseph L. Mankiewicz (Stati Uniti d'America, 1949)

Aniki Bóbó, regia di Manoel de Oliveira (Portogallo, 1942)

Bashù - Il piccolo straniero (Bāshu gharibe-ye kuchak), regia di Bahram Beyzai (Iran, 1986)

Il delinquente delicato (The Delicate Delinquent), regia di Don McGuire (Stati Uniti d'America, 1957)

Destino cieco (Przypadek), regia di Krzysztof Kieślowski (Polonia, 1981)

Due ettari di terra (Do bīghā zamīn), regia di Bimal Roy (India, 1953)

Kagi, regia di Kon Ichikawa (Giappone, 1959)

Kwaidan (Kaidan), regia di Masaki Kobayashi (Giappone, 1965)

Lolita, regia di Stanley Kubrick (Stati Uniti d'America, 1962)

Il magnifico cornuto, regia di Antonio Pietrangeli (Italia, Francia, 1964)

Il marchio del rinnegato (Mark of the Renegade), regia di Hugo Fregonese (Stati Uniti d'America, 1951)

Matador, regia di Pedro Almodóvar (Spagna, 1986)

Il porto delle nebbie (Le Quai des brumes), regia di Marcel Carné (Francia, 1938)

Quel treno per Yuma (3:10 to Yuma), regia di Delmer Daves (Stati Uniti d'America, 1957)

Roma ore 11, regia di Giuseppe De Santis (Italia, 1952)

Lo spettro, regia di Riccardo Freda (Italia, 1963)

Ti ho sposato per allegria, regia di Luciano Salce (Italia, 1967)

Vive l'amour (Àiqíng wànsuì), regia di Tsai Ming-liang (Taiwan, 1994)


Documentari sul cinema

Boorman and the Devil, regia di David Kittredge (Stati Uniti d'America)

Elvira Notari - Oltre il silenzio, regia di Valerio Ciofani (Italia)

Holofiction, regia di Michal Kosakowski (Polonia)

Louis Malle, le révolté, regia di Claire Duguet (Francia)

Mata Hari, regia di Joe Beshenkovsky e James A. Smith (Stati Uniti d'America)

Megadoc, regia di Mike Figgis (Stati Uniti d'America)

Memoria de los olvidados, regia di Javier Espada (Spagna)

The Ozu Diaries, regia di Daniel Raim (Stati Uniti d'America)

Sangre del Toro, regia di Yves Montmayeur (Messico)


Venezia Final Cut (Final Cut in Venice)

Fiction

House of the wind (La maison du vent), regia di Kouemo Yanghu Auguste Bernard (Camerun, Benin, Francia, Belgio)

Mi sembra (Meu semba), regia di Hugo Salvaterra (Angola)

Standing at the ruins (Al woqoof ala el atlal), regia di Saeed Taji Farouky (Egitto, Regno Unito) – Focus on the United Kingdom

The station (Al mahattah), regia di Sara Ishaq (Yemen, Giordania, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Qatar)

Yesterday the eye didn't sleep, regia di Rakan Mayasi (Belgio, Libano, Palestina)


Documentari

Legacy (Soleil, lune, étoiles), regia di Mamadou Dia (Senegal, Francia)

Progetto senza titolo dallo Yemen, regia di Mariam Al-Dhubhani (Yemen, Qatar, Norvegia, Francia)

Out of school (La cour des grands), regia di Hind Bensari (Danimarca, Marocco) – Focus on Morocc


Sezioni autonome e parallele


Settimana internazionale della critica

In concorso

AGON, regia di Giulio Bertelli (Italia, Stati Uniti d'America, Francia)

Cotton queen, regia di Suzannah Mirghani (Germania, Francia, Palestina, Egitto, Qatar, Arabia Saudita)

Gorgonà, regia di Evi Kalogiropoulou (Grecia, Francia)

Ish, regia di Imran Perretta (Regno Unito)

Roqia, regia di Yanis Koussim (Algeria, Francia, Qatar, Arabia Saudita)

Straight circle, regia di Oliver Hudson (Regno Unito)

Waking hours, regia di Federico Cammarata e Filippo Foscarini (Italia)


Fuori concorso

Les immortelles, regia di Caroline Deruas Perano (Francia, Canada) - film d'apertura

100 nights of Hero, regia di Julia Jackman (Regno Unito) - film di chiusura




Cortometraggi in concorso

ARCA, regia di Lorenzo Quagliozzi (Italia)

Festa di famiglia, regia di Nadir Taji (Italia)

Marina, regia di Paoli de Luca (Italia)

La moto, regia di Matteo Giampetruzzi (Italia, Danimarca, Spagna)

El pütì pèrs, regia di Paolo Baiguera (Italia)

The Pørnøgraphər, regia di HARIEL (Italia)

Sante, regia di Valeria Gaudieri (Italia)


Cortometraggi fuori concorso

Restare, regia di Fabio Bobbio (Italia) - film d'apertura

Confini, canti, regia di Simone Massi (Italia) - film di chiusura



Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 25 settembre 2023

NOVEMBER-I CINQUE GIORNI DOPO IL BATACLAN, QUANDO LA FRANCIA SCONFISSE IL TERRORE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Francia, 2022
100'
Regia: Cédric Jimenez
Interpreti: Jean Dujardin, Anaïs Demoustier, Sandrine Kiberlain, Jérémie Renier, Lyna Khoudri.


13 novembre 2015. Parigi è sconvolta da una serie di attacchi terroristici coordinati, nei quali perdono la vita 130 persone.
Fred (Dujardin), commissario della direzione antiterrorismo, ha il compito di coordinare la ricerca e la cattura degli stragisti in fuga.

Il tempo stringe, e la sua squadra si impegna allo spasimo per trovare e fermare i criminali prima che riescano ad estradare o compiere altri attentati.
I 5 giorni successivi saranno determinanti per la riuscita della missione.


Uscito in Italia con colpevole ritardo, November è uno dei migliori film europei degli ultimi anni.
Il paragone avanzato da alcuni col bellissimo Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow è forse esagerato, ma non fuori luogo.

Come l'illustre collega americana, il regista ricorre a riprese con videocamere a spalla e ad un montaggio serratissimo, adottando il punto di vista esclusivo delle forze dell'ordine.

Il focus non è tanto l'attentato, che - con un scelta di grande sensibilità - non viene mostrato, quanto il "dopo", le strategie e le azioni messe in atto da servizi e polizia nella corsa contro il tempo per fronteggiare un nemico quasi invisibile (gli stessi terroristi, come Bin Laden nell'opera di Bigelow, appaiono pochissimo).

Manca un'approfondimento sulle motivazioni degli attentatori - non per giustificarli, sia chiaro, quanto piuttosto per comprendere le ragioni che avevano portato ad una tale radicalizzazione - e il ritmo è fin troppo sostenuto (a tratti le scene sono così rapide che si fatica a capire che cosa succeda e perchè), ma nel complesso la pellicola funziona bene.

Benché stavolta in un ruolo serio, rivedere quel simpatico guascone di Jean Dujardin - l'unico attore francese ad aver mai vinto il premio Oscar, ma noi lo ricordiamo anche per The Wolf of Wall Street e Monuments Men - è sempre un gran piacere.
Tra i comprimari si distingue invece la fragile e coraggiosa delatrice interpretata dalla bella franco-algerina Lyna Khoudri.

Come documento storico, questo film è a tratti romanzato, ma può risultare utile; come lungometraggio d'azione, tiene alto fino all'ultimo l'interesse dello spettatore.
Da vedere.


Etichette: , , , , , , ,

domenica 24 gennaio 2021

WONDER WOMAN 1984, LA MERAVIGLIA È TORNATA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
151'
Regia: Patty Jenkins
Con: Gal Gadot, Chris Pine, Kristen Wiig, Pedro Pascal, Robin Wright, Connie Nielsen, Lynda Carter.


1984. Sono passati alcuni decenni dagli eventi narrati nel primo Wonder Woman.
Diana (Gadot) vive da anni come ricercatrice a Washington, DC.

Ancora in lutto per la morte eroica dell'amato Steve (Pine), si risveglia dalla propria catatonia sociale quando la sua collega nerd Barbara (Wiig) inizia a studiare un antico cristallo.

Trattasi di un potentissimo manufatto in grado di trasformare i desideri in realtà.
I problemi iniziano quando il faccendiere/imbonitore Max (Pascal) ne scopre l'esistenza e ci mette gli occhi sopra...



2013: L'Uomo d'Acciaio.
2016: Batman v Superman e Suicide Squad.
2017: Wonder Woman e Justice League.
2018: Aquaman e Shazam!
2020: Birds Of Prey.

Il DC Extended Universe (o DCEU) - l'interconnesso universo cinematografico diretto concorrente del Marvel Cinematic Universe - soffre da sempre di una vertiginosa altalena qualitativa.

Per questo il ritorno della bruna amazzone, il cui precedente capitolo era stato riconosciuto dalla critica unanime come un capolavoro (noi stessi lo avevamo inserito nella Top 10 dei migliori film del decennio), ha creato un'enorme aspettativa.

Il successo commerciale non si è fatto attendere: Wonder Woman 1984 ha polverizzato in un lampo il record di utenze sulla piattaforma streaming della HBO e - considerata la pandemia in atto - si sta rivelando un trionfo al botteghino.



Un'accoglienza ben più tiepida è arrivata invece dalla stampa specializzata: molti hanno apprezzato la spettacolarità, i riferimenti affettuosi agli anni 80 (a tratti sembra Stranger Things senza mostri) e la carismatica presenza della sempre splendida Gal Gadot, ma criticato la scarsa originalità, l'eccesso di cliché e l'interpretazione poco convincente di Kristen Wiig.

Giudizio che condividiamo solo in parte.
Come avevamo intuito recensendone il trailer, WW84 è una delle pellicole dell'anno: epica, commovente, straordinariamente umana e umanista.

"Wonder" Gadot è da Oscar: la diva israeliana - pagata 33 volte di più rispetto al primo film! - si carica l'intero lungometraggio sulle spalle e illumina di un'aurea dorata ogni sequenza in cui appare, spremendo ogni goccia del proprio talento atletico e recitativo.
Che piaccia o meno, è lei l'attrice del momento.

Chris Pine si ritaglia invece il ruolo di (geniale) spalla comica: le sue scenette con Gal sono i momenti più genuinamente divertenti.
Peccato solo che compaia relativamente poco.



Per quanto concerne i cattivi, Pascal batte la Wiig 3 a 0.
Per la sua interpretazione dell'avido Maximilian Lord, il protagonista di The Mandalorian si è basato sul Michael Douglas di Wall Street, che a sua volta aveva già ispirato Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall Street.
Una performance molto sopra le righe, alla Nicolas Cage, che mette in ombra quella della sua collega, inficiata da un personaggio troppo poco a fuoco.

Da segnalare anche un cammeo da applausi: quello post-credits di Lynda Carter, la Wonder Woman della serie tv degli anni 70 che in anni recenti avevamo già rivisto in un episodio di Supergirl.

Sulla prevedibilità dell'intreccio narrativo ci pare ingiusto esprimere un giudizio negativo: pur sempre di un film supereroistico si tratta.
Anche perché il difetto è ampiamente bilanciato dalla scattante direzione di Patty Jenkins, probabilmente la migliore regista in circolazione dopo Kathryn Bigelow.

In attesa di rivedere la nostra eroina preferita nell'attesissimo Zack Snyder's Justice League, possiamo rallegrarci di questo ritorno di forma delle produzioni DC/Warner.

Bentornata Diana.
Bentornato Snyderverso.


Etichette: , , , , , , , , , , ,

mercoledì 14 giugno 2017

WONDER WOMAN, L'EROINA CHE CERCAVAMO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
141'
Regia: Patty Jenkins
Interpreti: Gal Gadot, Chris Pine, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis, Connie Nielsen, Elena Anaya, Saïd Taghmaoui, Lucy Davis, Zack Snyder.


In un'isola felice vivono le Amazzoni, donne guerriere create da Zeus e guidate dalla regina Ippolita (Nielsen).

Costei ha una figlia, Diana (Gadot), indocile e coraggiosa, allenata nel combattimento fin dalla tenera età dalla zia Antiope (Wright), comandante dell'esercito.

Il mondo idilliaco nel quale vive la ragazza è sconvolto un giorno dall'ammaraggio del capitano Steve Travor (Pine), che sta combattendo la Prima Guerra Mondiale come spia al servizio degli Stati Uniti, in fuga dopo aver trafugato i piani di una nuova e terribile arma chimica progettata da una scienziata chiamata Dottor Poison (Anaya) per conto dello spietato Generale Ludendorff (Huston).

Toccata dalla carneficina in corso, Diana, convinta che dietro a tutta questa violenza ci sia lo zampino nientemeno che di Ares, dio della guerra, decide di partire per il fronte con l'obiettivo di fermarlo.

Qui nascerà la leggenda di Wonder Woman.






Ci sono voluti ben 75 anni per vedere la supereroina più famosa del mondo - creata da William Moulton Marston nel 1941 per la DC Comics - sul grande schermo, e uno in più per una pellicola imperniata su di lei.
Per di più diretta da una donna!

L'arrivo nelle sale di Wonder Woman non poteva avvenire in un momento più propizio: il mondo di Hollywood, superate le polemiche sugli "Oscar so white", sta affrontando da mesi la questione delle donne nell'industria cinematografica.

E ci si è accorti che esse:
- come attrici sono pagate meno dei colleghi maschi;
- non hanno quasi mai ruoli da protagonista e, anzi, il più delle volte sono costrette in compiti di spalla;
- non hanno molte possibilità di dirigere film (figuriamoci un kolossal!).

Pochissime, infatti, le registe che riescono ad emergere; ancora meno quelle che ricevono riconoscimenti internazionali - Kathryn Bigelow è l'unica ad aver mai vinto un Oscar per la regia (nel 2010, per The Hurt Locker), Sofia Coppola (lo abbiamo visto recentemente) è solamente la seconda donna ad essersi aggiudicata il premio per la migliore regia al Festival di Cannes, dove la sola ad aver vinto la Palma d'Oro è Jane Campion (nel 1993, per Lezioni di Piano), mentre a Venezia il Leone d'Oro l'hanno vinto quattro signore e il premio per la regia solo una.

Non parliamo poi dei film bellici e d'azione: l'autrice di Point Break è un caso isolato, ma rare sono anche le attrici in ruoli pivotali: tra queste, la Jessica Chastain di Zero Dark Thirty (ancora firmato Bigelow) e la Charlize Theron di Mad Max: Fury Road.

Quando venne annunciato che Warner Bros. e Dc Entertainment avrebbero affidato un progetto a budget elevato riguardante la supereroina per eccellenza ad una donna - e per di più una con un'esperienza abbastanza limitata alle spalle (qualche puntata di serie Tv; un solo lungometraggio, il pur apprezzato Monster che valse proprio alla Theron l'Oscar per la migliore attrice nel 2004) - la curiosità salì alle stelle.
Wow: così tante novità in un colpo solo!

Sulle spalle di Patty Jenkins, però, non c'era solo il peso di rappresentare il proprio genere, ma anche quello di risollevare le sorti del franchise DC Comics dopo il mezzo - immeritato, secondo noi - flop di Batman v Superman: Dawn of Justice (storico esordio di Wonder Woman) e il passo falso di Suicide Squad.

Azzardo riuscito?
Possiamo dire di sì: gli incassi sono al momento molto buoni e la critica, soprattutto quella d'Oltreoceano, questa volta non ha storto il naso.

Noi possiamo aggiungere che, nonostante scene iperboliche e piuttosto inverosimili e una trama un po' sconclusionata, il prodotto finale in effetti è godibile: suggestiva l'ambientazione durante la Grande Guerra, ottimo ritmo, ironia e momenti di alleggerimento ben calibrati e inseriti nella vicenda (corretta finalmente la grave carenza dei predecessori nei confronti dei rivali della Marvel), effetti speciali non approssimativi, una regia sicura e attenta ai dettagli.

Continuiamo a tenere d'occhio la Jenkins: lei e Jennifer Kent (l'autrice di Babadook) potrebbero essere l'avanguardia di una generazione di cineaste non intrappolate nella gabbia del cinema d'autore e capaci di dirigere un'opera mainstream.

E poi c'è Gal Gadot, che nell'immaginario collettivo ha ormai preso il posto di Lynda Carter, protagonista della popolare serie Tv anni Settanta.

Alcuni Paesi a maggioranza musulmana hanno boicottato il film solo perché l'attrice è israeliana.
Peggio per loro: l'ex soldatessa e modella ha fatto valere i suoi trascorsi, dando al personaggio bellezza, eleganza, grazia e, senza perdere femminilità, anche forza e determinazione.

E ha rovesciato il cliché secondo il quale è la donzella in pericolo ad essere immancabilmente salvata dall'eroe di turno: questa volta l'"uomo forte" è una donna, mentre la parte della "fanciulla" tocca al personaggio di Chris Pine (ben lontano dalla sua ruvida interpretazione in Hell or High Water).

Finalmente: a fianco di tanti giustizieri maschi e forti ora si inserisce anche una donna energica, carismatica, sveglia e ironica, in grado di dare filo da torcere a qualsiasi uomo prepotente e arrogante.

Un modello (ideale, ovviamente) per ogni ragazza, ma non solo.

Il mondo dei supereroi cinematografici aveva bisogno di una grossa novità.
Il mondo dei supereroi cinematografici aveva bisogno di Wonder Woman.

E ora che c'è, prepariamoci a sentir parlare sempre di più di girl power.




Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

giovedì 31 luglio 2014

I CLASSICI: POINT BREAK, UN' ESTATE AL LIMITE (E ANCHE OLTRE)

(Clicca sull'immagine per vedere il trailer) 

USA, 1991
123'
Regia: Kathryn Bigelow
Con: Keanu Reeves, Patrick Swayze, Gary Busey, John C. McGinley, Lori Petty, James LeGros, Tom Sizemore, Anthony Kiedis.


California meridionale. Ex campione di football americano entrato nel FBI (Reeves), con l'aiuto di un casinaro collega di mezza età (Busey), indaga per identificare una banda di rapinatori di banche mascherati con le facce degli ex presidenti USA (Lyndon Johnson, Richard Nixon, Jimmy Carter e Ronald Reagan).
Si infiltra quindi in un gruppo di surfisti capelloni - guidati da un carismatico filosofo pseudobuddista (Swayze) - che a tempo perso praticano anche il paracadutismo estremo.

Chi lo avrebbe detto che da una delle trame più improbabili della storia del cinema sarebbe scaturita una pellicola memorabile ed esaltante?
Per rispondere alla domanda bisogna considerare anzitutto il travagliato percorso del copione, apportato in prima battuta da W. Peter Iliff col contributo di Rick King, e quindi riscritto definitivamente dalla regista con l'allora marito James Cameron, che figura come produttore esecutivo (ma né la Bigelow né il futuro autore di Titanic e Avatar sono accreditati come sceneggiatori, a causa di problemi col sindacato di categoria).

I meriti principali sono invece riconducibili alla direzione fluida e muscolare - alla faccia del "sesso debole"! - di Kathryn Bigelow, quasi certamente la miglior regista donna di sempre.
Forse qui, ancor più che nei successivi e osannatissimi The Hurt Locker (che pure le è valso il Premio Oscar) e Zero Dark Thirty, emerge il talento di questa impavida (ex) ragazza californiana: le sequenze d'azione sono impressionanti, da quelle marine a quelle volanti, passando per un inseguimento al cardiopalma filmato con la videocamera a spalla.

Innumerevoli le scene cult. Da segnalare almeno: la retata contro la gang dei nazi-surfisti armati, la sessione di paracadutismo acrobatico e la rapina in banca finale.
Ma il momento che rimane più impresso è di certo il "volo senza paracadute" di Keanu Reeves, forse perché rappresenta anche l'acme dell'inverosimiglianza narrativa del film (e quindi uno dei suoi momenti più divertenti).

Il cast, poi, è in stato di grazia. Reeves e il compianto Swayze fanno a gara di piacioneria: il primo, in preparazione della riprese, ha imparato a surfare da zero e continua a farlo ancora oggi come hobby (la stessa rivelazione la fa il suo personaggio nel malinconico epilogo); il secondo concede un'interpretazione ricca di sfumature, senza mai andare sopra le righe.
E che dire di Gary Busey? Quello del caustico sbirro Angelo Pappas è il suo ruolo della vita: mai l'attore texano è stato (e sarà) altrettanto spassoso e simpatico.
Segnaliamo inoltre il piccolo ruolo da agente infame di John C.McGinley (il Dott. Cox di Scrubs) e la comparsata di Anthony Kiedis, cantante dei Red Hot Chili Pepper (è il bullo con la coda che si spara in un piede).

Però non possiamo neppure nascondere il fatto che se questa pellicola piace ancora così tanto a distanza di tanti anni (già più di venti: incredibile...) in fondo è anche perché c'è un po' di Johnny Utah e di Bodhi (i due protagonisti) in tutti noi.
Chi infatti non è mai stato combattuto tra il desiderio di pace e l'impulso a lasciarsi andare, tra la calma e la voglia di sentire l'adrenalina in circolo?

Dai, non si può vedere un film così durante questa stagione: uno poi si immedesima...
Infatti Point Break è perfetto per l'estate.
Un'estate al limite.
E anche oltre.

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

venerdì 8 marzo 2013

ZERO DARK THIRTY, UNA DONNA SOLA CONTRO BIN LADEN

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2012
157'
Regia: Kathryn Bigelow
Interpreti: Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerston, Jennifer Ehle, Mark Strong, Kyle Chandler, James Gandolfini, Harold Perrineau Jr.


2 Maggio 2011. Il Presidente USA Obama annuncia al mondo la morte di Osama Bin Laden in seguito ad un attacco da parte delle Forze Speciali in un compound (cioé un complesso delimitato da recinzioni) ad Abbottabad, nella parte nord-occidentale del Pakistan.
Nessuno, fino all'uscita di Zero Dark Thirty, che è cronaca fedele dei retroscena di questa operazione, poteva pensare che l'individuazione del nascondiglio dell'irrintracciabile "sceicco del terrore" fosse soprattutto opera della caparbietà e del lavoro maniacale di una sola persona, una donna.

5 candidature ai premi Oscar (compresa quella per il miglior film e per la migliore attrice protagonista), Golden Globe per la migliore attrice drammatica.
Purtroppo un solo Oscar, nel montaggio sonoro, e per di più ex-aequo (un premio condiviso è un fatto piuttosto inusuale per l'Academy).

È questo il magro bottino che si è portato a casa il film-evento che quest'anno ha maggiormente fatto discutere intellettuali, giornalisti ed editorialisti di tutto il mondo, affossato da scariche a raffica di critiche: per la rappresentazione di metodi brutali di interrogatorio da parte della CIA atti ad estorcere informazioni ai prigionieri della guerra al terrore; per aver implicitamente giustificato queste torture come necessarie; per aver utilizzato informazioni sensibili di intelligence, passate da persone vicine all'amministrazione Obama.

Come se non bastasse, tre senatori (tra i quali l'ex candidato presidenziale repubblicano John McCain) hanno pure fatto aprire un'investigazione per chiarire eventuali legami con la CIA.
Naturalmente, è finito tutto in una bolla di sapone.

Fortunatamente, la pellicola è stata baciata da un'ottima accoglienza di pubblico e critica.
Meritatissima.

La vicenda della caccia a Bin Laden è raccontata in modo dettagliato - quasi documentaristico - e appassionante, sicché le oltre due ore e mezza di durata non pesano sulla suspence.
E questo grazie principalmente allo sceneggiatore Mark Boal - già oscarizzato per la precedente opera della Bigelow, The Hurt Locker - abile anche a riadattare in corsa e in tempi stretti un copione pressoché pronto: inizialmente lo script doveva descrivere i tentativi di scovare il terrorista, ma l'improvvisa notizia della sua uccisione ha sparigliato le carte.

La regista si dimostra invece ancora una volta eccezionale nello scavo psicologico dei personaggi, nella rappresentazione delle loro convinzioni e motivazioni; e, d'altra parte, nessuno sa descrivere meglio di lei quelle scariche di adrenalina che portano a fare le cose più impensabili (giova ricordare che il supercult Point Break l'ha diretto lei!).

Particolarmente efficace si è dimostrato poi quel velo di segretezza che si è voluto lasciare prima dell'uscita nelle sale: chi si sarebbe aspettato che il personaggio principale della storia fosse una donna?
Già si era parlato di un coinvolgimento di Jessica Chastain nel progetto, ma si pensava a lei per un ruolo da spalla, non certo da protagonista assoluta.

E l'attrice più ricercata del momento, alla quale è immeritatamente sfuggito ancora una volta l'Oscar (vedi il nostro precedente post), è superba come al solito.
E in grado di reggere la scena con un carisma ed una personalità che solo Meryl Streep e poche altre ormai hanno.

Etichette: , , , , , , , ,