I CORTI: ALL TOO WELL, KANYE CHE ABBAIA NON MORDE
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USA, 2021
15'
Regia: Taylor Swift
Interpreti: Sadie Sink, Dylan O'Brien, Shawn Levy, Jake Lyon, Taylor Swift.
La storia di due giovani attraverso le varie fasi di un rapporto di coppia: innamoramento, appagamento, crisi, separazione, rimpianto.
Taylor Swift, la cantautrice più in voga dell'ultimo quindicennio, ha esordito nella settima arte e ha fatto di nuovo centro.
Alla faccia tua,
Kanye West!
Il Sig.
Kardashian, acerrimo nemico della bionda collega, in questo momento sta probabilmente abbaiando al vento:
All Too Well è stato accolto positivamente da pubblico e critica alla "prima" di New York.
Adattamento visivo di una canzone che la neo-regista incise nel 2012 per il suo album
Red, ri-registrata per l'occasione in una versione estesa (10 minuti), questo cortometraggio musicale si dice sia stato ispirato dalla relazione della stessa Swift con l'attore Jake Gyllenhaal (quello di
Animali Notturni e
Spider-Man: Far From Home), ma questa voce non è mai stata confermata.
Girato "all'antica", su pellicola (Kodak 35mm e Vision3 Film), è un
break-up tale sul modello di lungometraggi come il bellissimo
The Disappearance of Eleanor Rigby o
l'oscarizzato Storia di un Matrimonio: intenso e strappalacrime, può piacere assai agli spettatori molto romantici o molto depressi.
Taylor si è affidata a due interpreti di fama televisiva: Sink ha avuto un ruolo di supporto in
Stranger Things, O'Brien era il co-protagonista di
Teen Wolf insieme al "cantattore"
Tyler Posey.
Entrambi se la cavano piuttosto bene, specie la prima, e c'è da chiedersi quanta improvvisazione ci sia nella loro
performance, data la naturalezza che trasmettono allo spettatore.
Alla fine resta la sensazione che questa bella e giovane cantante, che a livello musicale ha vinto ogni premio possibile (tra gli altri, 11 Grammy Awards e 49 Guinness World Records), potrebbe avere un futuro radioso anche nel cinema.
A quando un lungometraggio firmato Taylor Swift?
Etichette: All Too Well, Animali Notturni, I CORTI, Jake Gyllenhaal, Kanye West, Kardashian, Marriage Story, Spider-Man: Far From Home, Swift, The Disappearance of Eleanor Rigby, Tyler Posey
GLI INEDITI: A MOST VIOLENT YEAR, QUEL BRAVO RAGAZZO
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USA, 2014
121'
Regia: J C. Chandor
Interpreti: Oscar Isaac, Jessica Chastain, Albert Brooks, Alessandro Nivola, David Oyelowo, Elyes Gabel, Catalina Sandino Moreno, Harris Yulin.
New York, 1981. Abel (Isaac) è un ispanico arrivato: ha una bella moglie (Chastain) e due bimbi, è proprietario di una ditta di raffinazione petrolifera e gli affari vanno a gonfie vele.
Però la sua ascesa dà fastidio a molti, al punto che qualcuno fa regolarmente picchiare i suoi dipendenti e gli ruba le autocisterne.
Come se non bastasse, gli si mette alle calcagna uno zelante procuratore afroamericano (Oyelowo), proprio mentre il nostro deve chiudere un'importante operazione commerciale.
J.C. Chandor è uno dei registi più interessanti degli ultimi anni: insieme ai colleghi Jeff Nichols (quello di
Take Shelter e
Mud) e Ned Benson (splendido esordiente con
The Disappearance of Eleanor Rigby) guida una nuova generazione di Autori che promette più che bene.
Avevamo scritto del suo
All Is Lost del 2013 ed avevamo già segnalato
A Most Violent Year come film da vedere.
E ora che lo abbiamo visto - nonostante in Italia sia ancora inedito - possiamo dire che l'attesa è stata ripagata ampiamente.
Il cineasta del New Jersey porta avanti anche in questa occasione il suo discorso sull'uomo contemporaneo che si trova ad affrontare forze molto più grandi di lui: nella sua pellicola d'esordio
Margin Call del 2011 parla di un gruppo di analisti di una grande banca di investimenti di fronte all'inizio della crisi finanziaria; in quella con Robert Redford di un uomo solo in balia della forza della natura.
Stavolta tocca ad un imprenditore (Isaac) che prova a lavorare onestamente in condizioni veramente proibitive: la moglie (Chastain) è la figlia di un boss malavitoso ed è una maneggiona; i suoi concorrenti sono sleali e senza scrupoli; il prevenuto procuratore distrettuale (Oyelowo) lo mette sotto pressione con le sue indagini martellanti; i suoi dipendenti sono sull'orlo di una crisi di nervi per i continui atti criminali subiti (siamo nella New York del 1981 - anno statisticamente tra i più violenti nella storia della Grande Mela - e sono ancora lontani i tempi della Tolleranza Zero di Rudolph Giuliani).
Probabilmente non è un caso che il nome del protagonista sia Abel, vittima di un mondo dove tutti i Caino sembrano accanirsi contro questo loro fratello; mentre il cognome è Morales (che suona quasi come
morals, ossia "morale"), ad indicarne l'integrità.
In pratica l'anti-Michael Corleone, il personaggio interpretato da Al Pacino nella saga de
Il Padrino di Coppola.
Se riuscirà a rimanere fermo nei suoi principi, questo non ve lo sveliamo - anche perché vi toglieremmo il gusto di seguire lo svolgimento della storia.
L'azione volutamente frenata, una fotografia livida, i paesaggi della metropoli freddi (non solo per il clima), i vestiti d'epoca (tra i quali degli elegantissimi Armani rigorosamente del 1981!), la colonna sonora di Alex Ebert (vincitore del
Golden Globe 2014 per la precedente pellicola chandoriana): tutto contribuisce a questo senso di attesa e il regista si dimostra davvero efficace nel tenere sotto pressione fino alla fine una materia pronta a deflagrare da un momento all'altro.
La specialità di Chandor, però, è la direzione degli attori, dai quali riesce a ottenere sempre notevoli prove: in
Margin Call aveva a disposizione un cast che comprendeva Kevin Spacey, Demi Moore, Stanley Tucci, Jeremy Irons, Paul Bettany, Simon Baker; in
All Is Lost un Robert Redford in grandissimo spolvero.
Per
A Most Violent Year ha potuto contare su interpreti di un certo livello per le parti secondarie - David Oyelowo (già visto in
Interstellar,
Selma), Albert Brooks (
Taxi Driver,
Drive), Alessandro Nivola (
American Hustle,
Selma), Elyes Gabel (
World War Z,
Interstellar), Catalina Sandino Moreno (
Maria Full of Grace - per il quale venne candidata agli Oscar nel 2005 come migliore attrice -,
Cristiada).
Ma soprattutto sono i protagonisti a lasciare il segno.
Di
Jessica Chastain, se continua così, non smetteremo mai di tessere le lodi: anche in questo caso la sua
performance è eccellente.
Lo sappiamo che rischiamo di essere un po' ripetitivi quando si tratta di lei, ma con un'attrice così...
Riguardo ad Oscar Isaac - che ha recitato in film quali il
Robin Hood di Ridley Scott,
Drive,
Cristiada,
Inside Llewyn Davis-A Proposito di Davis - qui offre un'interpretazione che impressiona per intensità, espressività, presenza scenica.
La sua scelta era stata caldamente consigliata al regista dalla nostra Jessica - i due erano compagni di corso alla Juilliard School - e si è rivelata ottima: il "ragazzo" ha talento e carisma da vendere.
[P.S. Avete notato che bella rimpatriata di attori per questo film?!]
A breve i due ritorneranno sul grande schermo con due tra i film più attesi dell'anno: il grande pubblico imparerà a conoscere lui grazie al ruolo di Poe Dameron in
Star Wars-Il Risveglio della Forza (settimo capitolo della saga di Guerre Stellari); mentre lei sarà l'affascinante Lady Lucille Sharpe in
Crimson Peak di Guillermo del Toro.
Che i riflettori della ribalta su Jessica Chastain e Oscar Isaac convincano i distributori italiani a sfruttare il traino e a far uscire finalmente nelle sale anche il meritevole
A Most Violent Year?
Etichette: A Most Violent Year, All Is Lost, Brooks, Chandor, Chastain, Cristiada, Drive, GLI INEDITI, Il Padrino, Interstellar, Isaac, Jeff Nichols, Mud, Ned Benson, Take Shelter, The Disappearance of Eleanor Rigby
GLI INEDITI: THE DISAPPEARANCE OF ELEANOR RIGBY-THEM, L'AMORE RITORNA?
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USA, 2013
120'
Regia: Ned Benson
Interpreti: Jessica Chastain, James McAvoy, Viola Davis, Bill Hader, Ciarán Hinds, Jess Weixler, Isabelle Huppert, William Hurt.
Eleanor Rigby - solo omonima della celebre protagonista della canzone dei Beatles - e Conor Ludlow ridono e scherzano assieme; si amano di un amore dolce.
Nelle loro vite irrompe però una tragedia terribile che li allontanerà sempre più.
Riusciranno a tornare insieme, rinsaldando la propria unione?
Dopo
Boyhood ci siamo imbattuti in un'altra storia che solo apparentemente potrebbe sembrare semplice, ma che nella propria originalità risulta in realtà piuttosto ambiziosa .
L'esordiente Ned Benson ha pensato infatti di narrare le vicende di una coppia in crisi attraverso due opere distinte: una, dal punto di vista di lei; l'altra, dal punto di vista di lui.
I frutti di questo sforzo sono stati
The Disappearance of Eleanor Rigby-Her e
The Disappearance of Eleanor Rigby-Him, presentati in anteprima mondiale a Toronto nel 2013, dove hanno ottenuto una calda accoglienza da parte dei critici.
Ciononostante, il cineasta non ha avuto fiducia fino in fondo nel suo progetto: forse temendo che il pubblico avrebbe scelto di vedere solo uno dei due film anziché entrambi, ha deciso di farne un terzo che fondesse le due versioni e rendesse la sua idea commercialmente un po' più appetibile:
The Disappearance of Eleanor Rigby-Them, presentato a
Cannes 2014 nella sezione
Un Certain Regard.
Il film perde quindi un po' del suo carattere sperimentale, ma Benson continua a tenere separati gli sguardi della donna e del marito e riesce a rimanere equidistante dai due, sebbene nello stesso tempo sia partecipe dei loro conflitti interiori, delle loro preoccupazioni, dei loro dubbi.
Il tocco è quello di un artista sensibile che si immedesima in entrambi i protagonisti e si rifiuta di giudicarli: in fondo l'amore è una faccenda così intima...
Il Claude Lelouch di
Un uomo, una donna con Jean-Louis Trintignant e Anouk Aimée non è poi così distante.
È mai possibile quindi che una delle pellicole più emozionanti e significative dell'anno - anzi, degli ultimi anni - venga snobbata sia ai
Golden Globe sia ai
Premi Oscar e, come se non bastasse, ignorata dalla distribuzione italiana?
Evidentemente sì, purtroppo: anche quest'anno una delusione cocente per un'ancora straordinaria
Jessica Chastain (qui anche produttrice), che con questo film - o alternativamente col suggestivo
Interstellar - avrebbe potuto portarsi a casa senza sforzi un globo o una statuetta, se solo fosse stata candidata.
Per non parlare del fatto che nel nostro paese questo piccolo e importante lungometraggio salterà le sale per finire direttamente nel settore
home video.
Da non crederci.
Polemiche a parte, consigliamo la visione del film e ci auguriamo un ripescaggio del breve
The Westerner, prima collaborazione tra Benson e Jessica (ai tempi i due avevano avuto pure una
liaison): sarebbe bello presentarlo nella sezione I CORTI.
Fino ad allora, abbiamo
The Disappearance of Eleanor Rigby-Them a insegnarci che - come dice William Hurt in una scena - "La tragedia è un paese straniero", ma anche che la felicità, se lo si vuole, ritorna sempre.
Come l'amore, che - pur covando sotto la cenere - può divampare di nuovo, più forte di tutto, più forte che mai.
Etichette: CANNES 2014, Chastain, GLI INEDITI, Huppert, Hurt, Interstellar, Lelouch, McAvoy, Ned Benson, Oscar 2015, The Disappearance of Eleanor Rigby, The Westerner, Un uomo una donna
CANNES 2014. I FILM IN E FUORI CONCORSO
Dall'alto: la principesca Nicole Kidman in
Grace di Monaco; la divina Jessica Chastain e James McAvoy in
The Disappearance of Eleanor Rigby; il regista premio Oscar Michel Hazanavicius sul set di
The Search; Tommy Lee Jones e Hilary Swank in una scena di
The Homesman.
E alla fine Cannes 2014 è iniziato.
Come abbiamo visto nel
post precedente, di sorprese non ce ne sono molte. Anzi.
I favoriti sono sempre gli stessi: David Cronenberg, i soliti fratelli Dardenne (che, come i fratelli Coen, un premio a
Cannes lo prendono sempre), Ken Loach, Mike Leigh. Solo il primo non ha ancora vinto la Palma d'Oro.
I due belgi, invece, hanno già trionfato due volte; non è mai successo, però, che qualcuno ci riuscisse per tre volte.
Gli
outsider? Jean-Luc Godard (al Festival non ha mai raccolto nulla: un omaggio all'anziano maestro della
Nouvelle Vague in vista?), Xavier Dolan (ha 25 anni ed è gay: la Giuria deciderà di incoraggiarlo e far accendere su di lui le luci della ribalta internazionale?), Olivier Assayas (è pur sempre un ex critico della prestigiosa rivista cinematografica
Cahiers du Cinéma...).
Poche possibilità sulla carta per Alice Rohrwacher, unica rappresentante italiana in concorso. Però l'anno scorso c'era
La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, non premiato ma poi vincitore dell'Oscar per il
Miglior Film Straniero...
E chissà che dopo i fasti hollywoodiani (agli
Oscar 2012 trionfo personale e per il suo
The Artist) non si riconfermi l'attesissimo Michel Hazanavicius: tre anni fa aveva dovuto vedersela nientepopodimeno che con lo splendido
The Tree of Life di Terrence Malick (Palma d'Oro) e con
Drive di Nicolas Winding Refn (
Prix de la mise en scène, cioè premio per la migliore regia).
Non moltissime neppure le
chance dei due film
Made in USA: la
Croisette servirà soprattutto come trampolino di lancio verso gli Oscar per
Foxcatcher di Bennett Miller (tratto da una storia vera) e il western
Homesman di Tommy Lee Jones, con cast di tutto rispetto: da una parte Steve Carell (in un insolito ruolo drammatico; ma era prevedibile che prima o poi succedesse anche per il protagonista di
40 Anni Vergine,
Un'Impresa da Dio,
Agente Smart-Casino Totale e
Notte Folle a Manhattan), il lanciatissimo Channing Tatum e l'eclettico Mark Ruffalo; dall'altra le plurioscarizzate Hilary Swank e Meryl Streep.
Le due fuoriclasse, qui in Francia, si dovranno confrontare però con bravissime e agguerritissime colleghe: Juliette Binoche, Bérénice Bejo (però già premiata
l'anno scorso), Marion Cotillard, Julianne Moore, Annette Bening, Rosario Dawson, Vanessa Redgrave, la nostra Monica Bellucci.
E ora ecco a voi il programma della 67a edizione del Festival di Cannes!
CONCORSO
Clouds of Sils Maria (Sils Maria) di Olivier Assayas (Germania, Francia, Svizzera), con Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloë Grace Moretz.
Saint Laurent di Bertrand Bonello (Francia), con Gaspard Ulliel, Léa Seydoux, Louis Garrel.
Winter Sleep (Kis Uykusu) di Nuri Bilge Ceylan (Turchia, Germania, Francia).
Maps to the Stars di David Cronenberg (Canada, USA), con Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Sarah Gadon, Robert Pattinson, Olivia Williams, Carrie Fisher.
Two Days, One Night (Deux jours, une nuit) di Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne (Belgio, Italia, Francia), con Marion Cotillard.
Mommy di Xavier Dolan (Canada).
The Captive di Atom Egoyan (Canada), con Ryan Reynolds, Scott Speedman, Rosario Dawson.
Goodbye to Language (Adieu au Langage) di Jean-Luc Godard (Svizzera).
The Search di Michel Hazanavicius (Francia), con Annette Bening, Bérénice Bejo.
The Homesman di Tommy Lee Jones (USA), con Tommy Lee Jones, Hilary Swank, Hailee Steinfeld, Meryl Streep.
Still the Water (Futatsume No Mado) di Naomi Kawase (Giappone).
Mr. Turner di Mike Leigh (Regno Unito), con Timothy Spall.
Jimmy's Hall di Ken Loach (Regno Unito, Irlanda, Francia).
Foxcatcher di Bennett Miller (USA), con Channing Tatum, Mark Ruffalo, Steve Carell, Sienna Miller, Vanessa Redgrave.
Le meraviglie di Alice Rohrwacher (Italia/Francia), con Monica Bellucci, Alba Rohrwacher.
Timbuktu di Abderrahmane Sissako (Francia).
Wild Tales (Relatos salvajes) di Damián Szifrón (Argentina), con Ricardo Darín.
Leviathan di Andrey Zvyagintsev (Russia).
Nelle altre sezioni, segnaliamo due opere ad alto tasso di
glamour - grazie anche alle due splendide e bravissime protagoniste:
Grace di Monaco, cioè il discusso
biopic su Grace Kelly (interpretata da Nicole Kidman) che aprirà la
kermesse, osteggiato dalla famiglia della principessa; e
The Disappearance of Eleanor Rigby, sperimentale opera prima (in realtà già presentata a Toronto qualche mese fa in versione non definitiva) che racconta una relazione sentimentale dal punto di vista di lui e di lei, con protagonista la nostra pupilla
Jessica Chastain.
Da notare la presenza di tre lungometraggi diretti da altrettanti attori passati dietro alla macchina da presa: Ryan Gosling, Mathieu Amalric (entrambi all'esordio) e Asia Argento.
Qui di seguito, comunque, riportiamo i film che secondo noi sono più interessanti.
Grace di Monaco (Grace of Monaco) di Olivier Dahan (Francia / USA / Belgio / Italia), con Nicole Kidman, Tim Roth, Frank Langella. - Film d'apertura [Fuori concorso]
The Rover di David Michôd (USA / Australia), con Guy Pearce, Robert Pattinson. [Fuori concorso]
Dragon Trainer 2 di Dean Deblois (USA) [Fuori concorso]
L'Homme que l'on aimait trop di André Téchiné (Francia), con Catherine Deneuve, Guillaume Canet (Fuori concorso)
La chambre bleue di Mathieu Amalric (Francia), con Mathieu Amalric. [Un Certain Regard]
Incompresa di Asia Argento, con Charlotte Gainsbourg, Gabriel Garko. (Italia / Francia) [Un Certain Regard]
The Disappearance of Eleanor Rigby di Ned Benson (USA), con Jessica Chastain, James McAvoy, Viola Davis, William Hurt, Isabelle Huppert. [Un Certain Regard]
Lost River di Ryan Gosling (USA), con Christina Heindricks, Saoirse Ronan, Eva Mendes. [Un Certain Regard]
Amour fou di Jessica Hausner (Austria). [Un Certain Regard]
Coming Home di Zhang Yimou (Cina), con Gong Li [Un Certain Regard]
Queen and Country di John Boorman (Irlanda/GB). (Quinzaine des Réalisateurs)
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