CINEMA A BOMBA!
mercoledì 14 maggio 2014
E alla fine Cannes 2014 è iniziato.
Come abbiamo visto nel post precedente, di sorprese non ce ne sono molte. Anzi.
I favoriti sono sempre gli stessi: David Cronenberg, i soliti fratelli Dardenne (che, come i fratelli Coen, un premio a Cannes lo prendono sempre), Ken Loach, Mike Leigh. Solo il primo non ha ancora vinto la Palma d'Oro.
I due belgi, invece, hanno già trionfato due volte; non è mai successo, però, che qualcuno ci riuscisse per tre volte.
Gli outsider? Jean-Luc Godard (al Festival non ha mai raccolto nulla: un omaggio all'anziano maestro della Nouvelle Vague in vista?), Xavier Dolan (ha 25 anni ed è gay: la Giuria deciderà di incoraggiarlo e far accendere su di lui le luci della ribalta internazionale?), Olivier Assayas (è pur sempre un ex critico della prestigiosa rivista cinematografica Cahiers du Cinéma...).
Poche possibilità sulla carta per Alice Rohrwacher, unica rappresentante italiana in concorso. Però l'anno scorso c'era La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, non premiato ma poi vincitore dell'Oscar per il Miglior Film Straniero...
E chissà che dopo i fasti hollywoodiani (agli Oscar 2012 trionfo personale e per il suo The Artist) non si riconfermi l'attesissimo Michel Hazanavicius: tre anni fa aveva dovuto vedersela nientepopodimeno che con lo splendido The Tree of Life di Terrence Malick (Palma d'Oro) e con Drive di Nicolas Winding Refn (Prix de la mise en scène, cioè premio per la migliore regia).
Non moltissime neppure le chance dei due film Made in USA: la Croisette servirà soprattutto come trampolino di lancio verso gli Oscar per Foxcatcher di Bennett Miller (tratto da una storia vera) e il western Homesman di Tommy Lee Jones, con cast di tutto rispetto: da una parte Steve Carell (in un insolito ruolo drammatico; ma era prevedibile che prima o poi succedesse anche per il protagonista di 40 Anni Vergine, Un'Impresa da Dio, Agente Smart-Casino Totale e Notte Folle a Manhattan), il lanciatissimo Channing Tatum e l'eclettico Mark Ruffalo; dall'altra le plurioscarizzate Hilary Swank e Meryl Streep.
Le due fuoriclasse, qui in Francia, si dovranno confrontare però con bravissime e agguerritissime colleghe: Juliette Binoche, Bérénice Bejo (però già premiata l'anno scorso), Marion Cotillard, Julianne Moore, Annette Bening, Rosario Dawson, Vanessa Redgrave, la nostra Monica Bellucci.
E ora ecco a voi il programma della 67a edizione del Festival di Cannes!
CONCORSO
Clouds of Sils Maria (Sils Maria) di Olivier Assayas (Germania, Francia, Svizzera), con Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloë Grace Moretz.
Saint Laurent di Bertrand Bonello (Francia), con Gaspard Ulliel, Léa Seydoux, Louis Garrel.
Winter Sleep (Kis Uykusu) di Nuri Bilge Ceylan (Turchia, Germania, Francia).
Maps to the Stars di David Cronenberg (Canada, USA), con Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Sarah Gadon, Robert Pattinson, Olivia Williams, Carrie Fisher.
Two Days, One Night (Deux jours, une nuit) di Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne (Belgio, Italia, Francia), con Marion Cotillard.
Mommy di Xavier Dolan (Canada).
The Captive di Atom Egoyan (Canada), con Ryan Reynolds, Scott Speedman, Rosario Dawson.
Goodbye to Language (Adieu au Langage) di Jean-Luc Godard (Svizzera).
The Search di Michel Hazanavicius (Francia), con Annette Bening, Bérénice Bejo.
The Homesman di Tommy Lee Jones (USA), con Tommy Lee Jones, Hilary Swank, Hailee Steinfeld, Meryl Streep.
Still the Water (Futatsume No Mado) di Naomi Kawase (Giappone).
Mr. Turner di Mike Leigh (Regno Unito), con Timothy Spall.
Jimmy's Hall di Ken Loach (Regno Unito, Irlanda, Francia).
Foxcatcher di Bennett Miller (USA), con Channing Tatum, Mark Ruffalo, Steve Carell, Sienna Miller, Vanessa Redgrave.
Le meraviglie di Alice Rohrwacher (Italia/Francia), con Monica Bellucci, Alba Rohrwacher.
Timbuktu di Abderrahmane Sissako (Francia).
Wild Tales (Relatos salvajes) di Damián Szifrón (Argentina), con Ricardo Darín.
Leviathan di Andrey Zvyagintsev (Russia).
Nelle altre sezioni, segnaliamo due opere ad alto tasso di glamour - grazie anche alle due splendide e bravissime protagoniste: Grace di Monaco, cioè il discusso biopic su Grace Kelly (interpretata da Nicole Kidman) che aprirà la kermesse, osteggiato dalla famiglia della principessa; e The Disappearance of Eleanor Rigby, sperimentale opera prima (in realtà già presentata a Toronto qualche mese fa in versione non definitiva) che racconta una relazione sentimentale dal punto di vista di lui e di lei, con protagonista la nostra pupilla Jessica Chastain.
Da notare la presenza di tre lungometraggi diretti da altrettanti attori passati dietro alla macchina da presa: Ryan Gosling, Mathieu Amalric (entrambi all'esordio) e Asia Argento.
Qui di seguito, comunque, riportiamo i film che secondo noi sono più interessanti.
Grace di Monaco (Grace of Monaco) di Olivier Dahan (Francia / USA / Belgio / Italia), con Nicole Kidman, Tim Roth, Frank Langella. - Film d'apertura [Fuori concorso]
The Rover di David Michôd (USA / Australia), con Guy Pearce, Robert Pattinson. [Fuori concorso]
Dragon Trainer 2 di Dean Deblois (USA) [Fuori concorso]
L'Homme que l'on aimait trop di André Téchiné (Francia), con Catherine Deneuve, Guillaume Canet (Fuori concorso)
La chambre bleue di Mathieu Amalric (Francia), con Mathieu Amalric. [Un Certain Regard]
Incompresa di Asia Argento, con Charlotte Gainsbourg, Gabriel Garko. (Italia / Francia) [Un Certain Regard]
The Disappearance of Eleanor Rigby di Ned Benson (USA), con Jessica Chastain, James McAvoy, Viola Davis, William Hurt, Isabelle Huppert. [Un Certain Regard]
Lost River di Ryan Gosling (USA), con Christina Heindricks, Saoirse Ronan, Eva Mendes. [Un Certain Regard]
Amour fou di Jessica Hausner (Austria). [Un Certain Regard]
Coming Home di Zhang Yimou (Cina), con Gong Li [Un Certain Regard]
Queen and Country di John Boorman (Irlanda/GB). (Quinzaine des Réalisateurs)
Etichette: Bejo, CANNES 2014, Chastain, Cronenberg, Godard, Gosling, Grace di Monaco, Hazanavicius, Kidman, Loach, Mike Leigh, The Disappearance of Eleanor Rigby, Tommy Lee Jones
martedì 13 maggio 2014
CANNES 2014. IL FESTIVAL DELL'USATO SICURO
La locandina del Festival di Cannes 2014, omaggio a Marcello Mastroianni e al cinema italiano.
I francesi Olivier Assayas (già critico cinematografico per Cahiers du Cinéma), Bertrand Bonello, Jean-Luc Godard (ritorno in grande stile, dunque, per uno dei maestri d'Oltralpe), Michel Hazanavicius ( premio Oscar per The Artist).
La nutrita comitiva dei canadesi David Cronenberg, Xavier Dolan, Atom Egoyan; gli inglesi Mike Leigh, Ken Loach.
L'italiana Alice Rohrwacher, il turco Nure Bilge Ceylan, i belgi fratelli Dardenne, lo statunitense Tommy Lee Jones, la giapponese Naomi Kawase, il russo Andrey Zvyagintsev, il mauritano Abderrahmane Sissako.
Che cosa unisce tutti questi registi più o meno noti, oltre alla partecipazione in concorso al Festival di Cannes 2014 (dal 14 al 25 Maggio)?
La risposta è... l'aver già partecipato al Festival di Cannes in edizioni precedenti.
L'argentino Damián Szifrón è infatti l'unico a non aver calcato mai finora il tappeto rosso della Croisette.
Gli organizzatori della kermesse rivierasca, quest'anno, non hanno certo brillato per coraggio.
Peccato: Cannes è attualmente la vetrina cinematografica più importante d'Europa - sebbene più adatta agli addetti ai lavori piuttosto che al pubblico, che deve accontentarsi di veder sfilare i divi senza poter assistere alle proiezioni delle pellicole che presentano (ne avevamo già parlato l' anno scorso, ricordate?).
Dare una certa visibilità anche agli autori più giovani e/o meno conosciuti gioverebbe al cinema e porterebbe una ventata di novità.
Certo, sempre che non si cada nell'errore della Mostra di Venezia 2013, dove - accanto a pochissimi autori noti (i soli Hayao Miyazaki, Terry Gilliam, Stephen Frears e Alfonso Cuarón, che aveva presentato in pompa magna l'attesissimo Gravity, successivamente vincitore morale degli Oscar 2014) e nell'ottica di risparmiare a tutti i costi - troppi sono stati i talenti-da-lanciare, con il risultato di dare l'idea di un festival fatto con gli scarti dei concorrenti e quindi di scarso appeal e prestigio internazionale.
D'altra parte, è facilmente dimostrabile che le rassegne più riuscite sono quelle che sanno andare incontro ai gusti sia del vasto pubblico che dei cinefili duri e puri, entrambi ansiosi di conferme da parte dei loro autori preferiti e di vedere cose nuove.
A Cannes 2014 si vedranno sfilare, oltre ai registi succitati, anche i membri delle giurie - le registe Jane Campion (presidente), Sofia Coppola e Andrea Arnold (nel 2011 noi di CINEMA A BOMBA! avevamo visto in anteprima mondiale la sua versione di Cime Tempestose), i cineasti Nicolas Winding Refn (quello di Drive, per intenderci) e Abbas Kiarostami, gli attori Carole Bouquet, Willem Dafoe, Gael García Bernal (il protagonista di No) - e il solito stuolo di divi (per sapere chi sono e quali sono i film nei quali compaiono, però, vi rimandiamo al prossimo post).
Insomma, il festival del déja-vu e dell'usato sicuro.
Etichette: CANNES 2014, Cronenberg, Dardenne, Godard, Hazanavicius, Loach, Mastroianni, Mike Leigh, Nicolas Winding Refn, Sofia Coppola, Tommy Lee Jones
sabato 9 febbraio 2013
LINCOLN, DILEMMI E DEBOLEZZE DI UN GRANDE STATISTA
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer)
USA, 2012
150'
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Sally Field, Tommy Lee Jones, David Strathairn, Joseph Gordon-Levitt, Hal Holbrook, James Spader, John Hawkes, Jackie Earle Haley, Gloria Reuben, Tim Blake Nelson.
Gli ultimi quattro mesi di vita (da Gennaio ad Aprile 1865) di Abraham Lincoln, sedicesimo Presidente degli Stati Uniti d'America: l'epilogo della sanguinosa Guerra Civile, l'impegno per far approvare dal Congresso il XIII Emendamento alla Costituzione USA sull'abolizione della schiavitù, la sua uccisione il 15 Aprile.
Dodici le nomination all'Oscar per il nuovo kolossal firmato Steven Spielberg: miglior film e miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista, miglior attrice non protagonista (rispettivamente, Daniel Day-Lewis, Tommy Lee Jones e Sally Field), miglior sceneggiatura non originale, miglior fotografia, migliore scenografia, migliori costumi, miglior montaggio, miglior sonoro, miglior colonna sonora.
Nomination che, bisogna ammettere, sono tutte meritate: Spielberg, oltre ad essere probabilmente il miglior regista vivente, ha la possibilità di lavorare fianco a fianco con fidati collaboratori che sono una garanzia di qualità: dalla produttrice Kathleen Kennedy allo scenografo Rick Carter, dal compositore John Williams al direttore della fotografia Janusz Kaminski, dal montatore Michael Kahn all'esperto di montaggio sonoro Gary Rydstrom.
Particolarmente felice, in questa pellicola, è però anche la partnership con il drammaturgo Tony Kushner, già autore della sceneggiatura di Munich.
L'incontro di tanti talenti ha così dato vita ad uno dei biopic più potenti visti sul grande schermo.
D'altra parte, il personaggio si presta: Abraham Lincoln è stato uno statista di indubbie qualità morali e politiche, con una capacità di guardare al futuro caparbia e sincera.
Insomma, una pietra di paragone per tutti i Presidenti USA che sono venuti dopo di lui.
Il pericolo era di farne un santino, un ritratto agiografico e iconico.
Il cineasta di Cincinnati non c'è cascato: il suo Lincoln è personaggio ben più complesso, incompreso, debole di quanto tramandatoci dai libri di storia.
È il ritratto di un uomo invecchiato prematuramente (aveva solo 56 anni quando fu assassinato, ma le foto dell'epoca ci riportano l'immagine di una persona che sembra molto più anziana) sotto il peso delle responsabilità e di scelte difficili, come quella di prolungare artificiosamente la guerra per forzare il Congresso ad approvare il pur importantissimo XIII Emendamento.
Un uomo sensibile, arguto, colto; un convinto e sincero abolizionista e sostenitore dei diritti civili; un oratore trascinante.
Un uomo solo, in crisi con la moglie invadente e con un figlio in cerca di una vita lontana dal peso del prestigio paterno.
Perfetta, quindi, la scelta di far impersonare un personaggio così complicato da un attore del calibro di Daniel Day-Lewis, già vincitore di due Academy Award - per Il Mio Piede Sinistro e Il Petroliere - e dato per sicuro vincente proprio per Lincoln.
Sebbene i personaggi di contorno siano bravi (Tommy Lee Jones e Sally Field nominati come non protagonisti; ma meritano una menzione anche David Strathairn, Coppa Volpi e nomination per Good Night and Good Luck di George Clooney, e soprattutto l'imbolsito e baffuto James Spader), è il fuoriclasse irlandese a dominare la scena con un'interpretazione indimenticabile (consigliamo la versione della pellicola in lingua originale con sottotitoli: il doppiaggio di Pierfrancesco Favino non rende).
Se non gli danno l'Oscar...
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