CINEMA A BOMBA!

lunedì 24 marzo 2025

I CLASSICI: THE LINCOLN LAWYER, OBIEZIONE ACCOLTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2011
118'
Regia: Brad Furman
Interpreti: Matthew McConaughey, Marisa Tomei, Ryan Philippe, William H. Macy, Michael Peña, John Leguizamo, Frances Fisher, Bryan Cranston.


Los Angeles. Lo spregiudicato avvocato Mickey Haller (McConaughey) viene ingaggiato per difendere il rampollo di una famiglia facoltosa (Philippe), accusato di aver brutalmente aggredito una escort.

Ben presto, il nostro capisce che forse le cose non sono come sembrano e che la somiglianza di questo caso con un altro suo caso precedente potrebbe non essere una coincidenza...


Se state guardando l'omonima (e bella) serie tv su Netflix, oppure siete fan del romanziere giallista Michael Connelly, potrebbe farvi piacere riscoprire questo legal thriller di qualche anno fa.

Vi si trova, tra gli altri, McConaughey prima di Killer Joe - e del premio Oscar - e Tomei prima di diventare l'amata zia May di Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe.

Adattato con dovizia di dettagli e diretto con passo svelto (pure troppo), il film potrebbe risultare un po' difficile da seguire, ma è fedele al libro da cui è tratto (Connelly stesso se ne disse entusiasta) e ha tutte le carte in regola per piacere agli appassionati del genere.

La parte più interessante è il dilemma etico del protagonista: tutti hanno diritto ad un avvocato difensore, ma qual è il confine tra dovere professionale e connivenza?

Il film risponde alla domanda lasciando intendere che gli avvocati siano in effetti degli squali, ma dotati di un proprio codice.

Un lungometraggio da (ri)scoprire, che siate fan della serie oppure no.


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lunedì 6 aprile 2020

I CLASSICI: SPIDER-MAN FAR FROM HOME, MA GUARDA UN PO' 'STI SUPEREROI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
129'
Regia: Jon Watts
Interpreti: Tom Holland, Zendaya, Samuel L. Jackson, Jake Gyllenhaal, Marisa Tomei, Jon Favreau, Cobie Smulders, Ben Mendelsohn, J.K. Simmons.


Sono passati 8 mesi dagli eventi narrati in Avengers: Endgame.

Peter Parker (Holland) parte per una lunga gita scolastica in giro per l'Europa, durante la quale viene contattato da Nick Fury (Jackson) perché aiuti il supereroe Quentin Beck (Gyllenhaal) a fronteggiare la minaccia dei temibili Elementali.

Il ragazzo ha in progetto ben altri piani - dichiarare i propri sentimenti alla compagna di classe MJ (Zendaya), per esempio - ma alla fine si fa convincere.

Le cose però non sono come sembrano.
Spider-Man avrà bisogno dei propri amici e di Happy Hogan (Favreau) - ex braccio destro di Iron Man in buona con Zia May (Tomei) - per venire a capo della vicenda...






In principio fu la trilogia di Sam Raimi con Tobey Maguire, poi venne il dittico di Marc Webb con Andrew Garfield.

Questa è invece la 5a volta di Tom Holland nei panni del Ragnetto, dopo Captain America: Civil War, Spider-Man: Homecoming, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

Una gradita conferma: a nostro giudizio, il giovane attore britannico è il miglior Spider-Man visto finora sul grande schermo.
Ha l'età del personaggio, la faccia giusta, un accento del Queens credibile e i vantaggi derivanti dall'essere parte del Marvel Cinematic Universe.

Far From Home è un seguito divertente, all'altezza del precedente Homecoming (benché stavolta, nonostante le iniziali indiscrezioni, manchi Michael Keaton).






Anche qui abbondano gli omaggi a John Hugues, autore di popolari commedie giovanilistiche negli anni 80 e sceneggiatore, tra le altre cose, della serie Vacation.
Anzi, questo sembra quasi un adattamento "ragnesco" del secondo capitolo, National Lampoon's European Vacation (in Italia uscito come Ma Guarda un po' 'sti Americani).

Ovviamente, non mancano neppure riferimenti alle altre pellicole del MCU.
Si veda ad esempio la gustosa sequenza post credits, che rimanda direttamente a Captain Marvel.

A proposito di Captain Marvel: come per il film con Brie Larson, anche in questo caso molti dei colpi di scena sono tali soltanto per chi non conosce il fumetto di origine.

Un difetto trascurabile, specie se sull'altro piatto della bilancia si trova un cast da leccarsi i baffi.
Stavolta, ancor più dei protagonisti, brillano i comprimari.

Zendaya - già vista nel musical The Greatest Showman insieme a un'altra icona Marvel, Hugh "Wolverine" Jackman - ha meritatamente più spazio; Marisa Tomei, la più verosimile Zia May della storia, è deliziosa come sempre; c'è pure un grande Jon Favreau (il regista dei primi due Iron Man, per la cronaca).






Il compianto Stan Lee è accreditato come produttore esecutivo, ma non compare nel tradizionale cameo, il che rende quella di Endgame la sua ultima apparizione.

La vera sorpresa arriva però da J.K. Simmons.
Dopo una breve "vacanza" nel DC Extended Universe come Commissario Gordon (andate a rivedervi Justice League, please), l'attore premio Oscar per Whiplash riprende inaspettatamente il ruolo di J. Jonah Jameson che aveva nel trittico di Raimi.
Un'apparizione-lampo che si presume avrà importanti ripercussioni sui prossimi film dedicati a Spidey.

Ma a quando il prossimo capitolo della serie?
Se è vero che la saga degli Avengers pare conclusa definitivamente, lo stesso non si può dire dell'Universo Marvel.
Anzi, qualcosa lascia intendere che Peter ne sia diventato il personaggio di punta.

E se Spider-Man fosse il nuovo Iron Man?




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domenica 29 aprile 2018

I CLASSICI: SPIDER-MAN HOMECOMING, BENTORNATO RAGNETTO!

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USA, 2017
133'
Regia: Jon Watts
Interpreti: Tom Holland, Michael Keaton, Robert Downey Jr., Marisa Tomei, Zendaya, Donald Glover, Jon Favreau, Tyne Daly, Laura Harrier, Jacob Batalon, Gwyneth Paltrow, Chris Evans, Stan Lee, Jennifer Connelly (voce nella versione originale).


Trama: Spider-Man (Holland) è reduce dalla famosa battaglia dell'aeroporto in cui, come membro del Team Iron Man, ha combattuto contro Capitan America (Evans) e la fazione di Avengers a lui fedeli (ricordate Civil War?).
Nella vita di tutti i giorni si chiama Peter Parker, è un adolescente del Queens (NYC), vive con la zia May (Tomei) e frequenta il liceo.

Un giorno si imbatte per caso nelle malefatte del rancoroso Vulture (Keaton), ex capo di una squadra edile rimasta disoccupata per colpa - indiretta, a dire il vero - di Tony Stark.
Peter ha così l'occasione di dimostrare ad Iron Man (Downey Jr.) e agli altri Avengers di avere la stoffa di un vero eroe...






La domanda è legittima: c'era bisogno dell'ennesimo reboot di Spider-Man?
Questa è la 3a versione cinematografica del personaggio in soli 15 anni, dopo la trilogia di Sam Raimi con Tobey Maguire e il dittico con Andrew Garfield firmato Marc Webb.

La risposta, inaspettatamente, è: sì.
Rispetto ai suoi illustri predecessori, il nuovo Uomo Ragno porta con sé alcuni significativi elementi di novità, come anche il titolo di questa pellicola suggerisce.

"Homecoming" ha infatti un doppio significato: indica la tradizione annuale, da parte degli istituti scolastici, di dare il benvenuto/bentornato agli studenti all'inizio dell'anno, ma allude pure al "ritorno" ufficiale del personaggio in casa Marvel (gli altri film erano prodotti dalla Sony).

La breve apparizione del nuovo Spidey nel celebrato Captain America: Civil War - che segnava appunto il suo ingresso nel cosiddetto MCU (Marvel Cinematic Universe) - aveva già raccolto consensi unanimi, ma con questo capitolo "solista" è arrivata la vera consacrazione.

Secondo molti si tratta del migliore degli adattamenti dedicati al Ragnetto, superiore persino all'originale di Sam Raimi del 2002.
Il cineasta fumettaro Kevin Smith si è spinto a definirlo "il Titanic dei film di supereroi".






Esagerazioni?
No: SMH è davvero il film più divertente e cool della serie, merito di una sceneggiatura brillante e di una regia scattante che attingono - per stile e toni - al cinema di John Hugues, negli anni 80 regista di commedie adolescenziali (Sixteen Candles, The Breakfast Club) e sceneggiatore, tra le altre cose, della serie Vacation.

Altri punti di forza della pellicola sono il cast da capogiro e la scelta - azzeccatissima - del cattivo.

Quello di Michael Keaton è un (graditissimo) ritorno al mondo dei supereroi dopo essere stato il più iconico Batman del grande schermo, per quanto il suo Vulture ricordi più che altro Birdman, protagonista dell'omonimo film che gli valse il Golden Globe e che trionfò agli Oscar nel 2015.

Il suo è un cattivo da antologia, come non se ne vedeva da anni; ancor più nel cinema supereroistico, incentrato solitamente sui "buoni".
Un malvagio (?) che ha le proprie ragioni e pertanto risulta simpatetico, se non proprio simpatico.
Keaton gli dà spessore con un'interpretazione da Oscar, ricca di sfumature e umanità.

Dall'altra parte, il giovane Holland non gli è da meno: è il primo Peter Parker con un autentico accento del Queens e il primo attore ad avere l'età del personaggio.
Inoltre è divertente e credibile nella propria goffaggine: un'ottima scelta.






Tra i comprimari fanno macchia: l'italo-americana Marisa Tomei, prima zia May sexy della storia (ha senso: perché finora il personaggio era stato sempre rappresentato come una vecchia babbiona?); il comico afro Donald Glover, dal passato televisivo (Community); il leggendario 95enne Stan Lee nel ruolo di un vecchietto che sgrida Spider-Man per il suo eccesso di zelo.

Da segnalare anche la partecipazione - per fortuna non invasiva - dei due principali Avengers.
Captain America si limita a un paio di veloci comparsate, mentre Iron Man salta fuori qua e là come riluttante mentore di Peter.

Piccola curiosità: la voce della tuta ipertecnologica di Spidey, K.A.R.E.N., è un altro rimando al suddetto supergruppo.
Perché? Ma perché appartiene all'affascinante attrice premio Oscar Jennifer Connelly (A Beautiful Mind), nella vita moglie di Paul Bettany, alias J.A.R.V.I.S., il computer senziente di Iron Man.
Difficile che si tratti di una coincidenza...

Nell'attesissimo Avengers: Infinity War che sta impazzando in questi giorni nelle sale rivedremo il nostro Arrampicamuri in compagnia dei suoi amici (compresi Thor e Hulk, reduci dalla "vacanza" di Thor: Ragnarok).
In più saranno della partita Guardiani della Galassia, Doctor Strange e altri...

Il MCU si sta facendo sempre più affollato, ma per un giovane volenteroso vestito da ragno c'è ancora parecchio spazio...
Specie adesso che è in campo quello definitivo.




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domenica 5 giugno 2016

CAPTAIN AMERICA-CIVIL WAR, BEAUTIFUL MARVEL

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
147'
Regia: Anthony & Joe Russo
Interpreti: Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Don Cheadle, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Chadwick Boseman, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, William Hurt, Paul Rudd, Tom Holland, Martin Freeman, Marisa Tomei, Daniel Brühl, Stan Lee.


Bucky Barnes (Stan) è un vecchio amico di Steve Rogers/Capitan America (Evans).
Risvegliato da un sonno criogenico da agenti dell'organizzazione criminale HYDRA, viene trasformato nel letale Soldato d'Inverno attraverso un lavaggio del cervello che consiste nel pronunciare una combinazione di parole-chiave.

Nel frattempo gli Avengers sono sotto attacco mediatico: nel corso di un'operazione in Nigeria involontariamente provocano una strage, che si aggiunge a quella di poco precedente di Sokovia (vedi Avengers-Age of Ultron), dove hanno perso la vita i familiari del colonnello Helmut Zemo (Brühl), deciso a prendersi la sua rivalsa.

I Vendicatori si dividono allora in due fazioni.

Da una parte c'è il cosiddetto "Team Cap" - oltre a Capitan America, Sam Wilson/Falcon (Mackie), Clint Barton/Occhio di Falco (Renner), Wanda Maximoff/Scarlet (Olsen), Scott Lang/Ant-Man (Rudd) -, contrario ad un paventato più stretto controllo politico internazionale degli Avengers.

Favorevole è invece il "Team Iron Man" composto da Tony Stark/Iron Man (Downey Jr.), Natasha Romanoff/Vedova Nera (Johansson), James Rhodes/War Machine (Cheadle), Visione (Bettany) - ai quali si aggiungeranno poi T'Challa/Black Panther (Boseman) e Peter Parker/Spider-Man (Holland).

Un piano macchinoso di Zemo ed una drammatica rivelazione porteranno le due parti a scontrarsi violentemente e senza esclusione di colpi.

2008: Iron Man e L'Incredibile Hulk (quello con Edward Norton).
2010: Iron Man 2.
2011: Thor e Captain America-Il Primo Vendicatore.
2012: The Avengers.
2013: Iron Man 3 e Thor-The Dark World.
2014: Captain America-The Winter Soldier e Guardiani della Galassia.
2015: Avengers-Age of Ultron e Ant-Man.

Ora, Captain America-Civil War; tra qualche mese, Doctor Strange con Benedict Cumberbatch.

E poi:
2017: Guardiani della Galassia Volume 2, Spider-Man: Homecoming, Thor: Ragnarok.
2018: Black Panther, Avengers: Infinity War Parte Prima, Ant-Man and the Wasp.
2019: Captain Marvel, Avengers: Infinity War Parte Seconda, Inumani.

Per non parlare di altri titoli "marveliani" come Deadpool e la serie degli X-Men, che però sono produzioni Fox e quindi non rientrano ufficialmente nell'elenco...

Il ricco - di titoli e di incassi - Marvel Cinematic Universe prosegue sui binari di una forte serialità che sembra non avere fine: stessi attori (ogni tanto, però, ci scappa il reboot); personaggi che entrano ed escono in continuazione (quelli che escono poi, però, tornano, eh...); trame fittamente concatenate; situazioni, scene, oggetti ricorrenti...

Arrivati al tredicesimo (!) episodio di Avengers & dintorni (più che il terzo film dedicato a Capitan America, questo sembra Avengers 2 e 1/2, dato il gran numero di personaggi coinvolti), siamo ormai in pieno effetto telenovela: se se ne perde uno, ormai si fa sempre più fatica a capire riferimenti e trama.

È la stessa sensazione che abbiamo provato con X-Men: Apocalisse, e il nostro timore è che più si andrà avanti più la situazione si complicherà, a meno che non venga fatto di tanto in tanto un riassunto delle puntate precedenti.

E pensare che noi della redazione di CINEMA A BOMBA! abbiamo visto quasi tutti i succitati film finora usciti...

Di certo Civil War non è né la miglior pellicola supereroistica uscita finora, come ha affermato qualche addetto ai lavori un po' troppo entusiasta, né "il miglior film di Spider-Man" vagheggiato da quel fumettaro indefesso che è Kevin Smith (se non altro perché il personaggio compare troppo poco).

Detto questo, non si può non riconoscere che sia una perfetta macchina d'intrattenimento: il ritmo, nelle scene d'azione, è serrato; i combattimenti sono ottimamente coreografati e hanno i tempi giusti; i ruoli sono interpretati da attori efficaci (molto adatti Evans e Johansson, convincenti le new entry Boseman, Holland e Tomei, come al solito bravissimo Downey Jr.); le battute di alleggerimento funzionano e l'ironia non manca; gli effetti speciali non sono troppo invadenti.

Degne di nota inoltre la partecipazione del britannico Martin Freeman, già protagonista della trilogia de Lo Hobbit, e la consueta comparsata del vecchio Stan "The Man" Lee.

Con l'ottimo riscontro di pubblico è però partito anche l'inevitabile confronto con l'altro attesissimo scontro tra super-supereroi, Batman V Superman: Dawn of Justice.

Per i critici, non c'è stata storia: l'opera dei fratelli Russo è stata decisamente più apprezzata di quella di Zack Snyder.
E anche gli incassi stanno dimostrando che il pubblico ha gradito maggiormente la prima.

Noi non siamo così tranchant: sono lavori simili nel genere, ma non nell'approccio.

I film Marvel sono diventati rassicuranti: chi va al cinema sa già cosa aspettarsi - ormai non più originalità, ma la continuazione delle storie dei personaggi narrata con una struttura e uno stile riconoscibili.
Il meccanismo è ben oliato: perché cambiare?

BvS doveva invece aprire un ciclo e pertanto aveva ambizioni maggiori: ha giocato più sull'epica che sul divertimento, ha rischiato, ha fatto degli errori.
Gli incassi, pur molto buoni, sono stati inferiori alle aspettative e siamo pronti a scommettere che per i prossimi film della Justice League cambieranno molte cose.

Comunque, anche in questo caso, sono in cantiere un po' di pellicole.

Tra qualche mese, Suicide Squad.

2017: Wonder Woman, Justice League Part One.
2018: The Flash, Aquaman, più un titolo non ancora definito.
2019: Shazam, Justice League Part Two, un altro progetto non ancora ben delineato.
2020: Cyborg, Green Lantern Corps.

Senza contare il fatto che Ben Affleck è già al lavoro - nella tripla veste di attore/sceneggiatore/regista - su un nuovo Batman solista, a pochi anni dall'ultimo di Nolan (che era Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno).

E noi che prendevamo in giro le fan di Sue Ellen e Ridge...




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domenica 7 giugno 2015

MICHAEL KEATON. CRONISTI D'ASSALTO, SBATTI IL MICHAEL IN PRIMA PAGINA

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USA, 1994
112'
Regia: Ron Howard
Interpreti: Michael Keaton, Glenn Close, Marisa Tomei, Robert Duvall, Randy Quaid, Jason Robards, Catherine O'Hara.


24 ore nella vita frenetica di un caporedattore di un quotidiano medio-piccolo (Keaton), alle prese con scoop mancati, scandali, fonti da trovare, inconvenienti a non finire, notizie da pubblicare prima della messa in stampa.
E come se non avesse abbastanza pensieri, anche: una moglie prossima a partorire (Tomei), i dubbi riguardo all'accettazione di un'ottima proposta di lavoro, la rivalità con una collega ambiziosa e determinata (Close)...

La terza collaborazione tra Ron Howard e Michael Keaton - dopo Night Shift-Turno di Notte del 1982 e Gung Ho del 1986 - è ancora una commedia di successo che permette al protagonista del nostro Speciale di mettere in mostra le proprie capacità recitative e dialettiche, anche grazie ad un ruolo che sembra tagliato apposta per lui: battute a raffica, scambi di dialogo velocissimi con i partner sullo schermo, tempi comici ottimi sono, d'altra parte, i suoi punti forti, perfetti per commedie brillanti come questa.

E qui, in effetti, il suo personaggio è valorizzato da uno script brioso firmato dai fratelli David e Stephen Koepp.
Il primo è uno degli sceneggiatori più richiesti e pagati di Hollywood (avete presente La Morte ti fa Bella, Carlito's Way, Jurassic Park e, successivamente alla pellicola che stiamo recensendo, Il MondoPerduto-Jurassic Park, Spider-Man, La Guerra dei Mondi, Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo?), il secondo è tuttora uno dei pezzi grossi della prestigiosa rivista Time Magazine.

Il copione descrive infatti efficacemente le dinamiche e le tensioni all'interno di una redazione giornalistica, ed è supportato da un cast di tutto rispetto che comprende i due veterani Robert Duvall e Jason Robards (quest'ultimo non accreditato), il simpatico caratterista Randy Quaid e tre attori che allora erano all'apice della propria carriera.

Michael Keaton, lo sappiamo, era reduce dai successi planetari di Beetlejuice, Batman e Batman-Il Ritorno.
Glenn Close aveva già fatto Il Grande Freddo (1983), Attrazione Fatale (1987), Le Relazioni Pericolose (1988), Il Mistero Von Bulow (1990), l'Amleto di Zeffirelli (1990), La Casa degli Spiriti (1993).
Marisa Tomei aveva appena vinto un meritatissimo Oscar come migliore attrice non protagonista per Mio Cugino Vincenzo del 1992.

I momenti migliori della pellicola sono proprio quelli in cui il nostro interagisce con le due colleghe: la Tomei è come al solito fresca e pimpante, ma è la Close a sorprendere con un personaggio antipatico eppur sfaccettato (da non perdere la sua epica scazzottata col protagonista).

L'ex Richie Cunningham di Happy Days, ormai valente regista, dirige l'affollata squadra di attori con competenza, senza mai cedere nel ritmo e azzeccando tutti i tempi comici richiesti (il tormentone del cronista col mal di schiena cui rubano continuamente la poltrona è una delle cose più divertenti).

Il suo sguardo sul giornalismo made in USA è a tratti anche critico, ma per lo più sfiora l'idealismo.
Almeno si spera: se metà di ciò che emerge dal film sul mondo della carta stampata d'Oltreoceano - in termini di libertà di pensiero, autonomia, professionalità - fosse vero, parecchi qui da noi dovrebbero andare a nascondersi.

Cronisti d'assalto è un'opera fuorviante se pensate di intraprendere una carriera da reporter in Italia, ma è assolutamente consigliabile se amate i film corali, le screwball comedy e, ovviamente, Michael Keaton.

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