CINEMA A BOMBA!

giovedì 30 gennaio 2025

A COMPLETE UNKNOWN, BOB DYLAN DA PROFETA A GIUDA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2024
140'
Regia: James Mangold
Interpreti: Timothée Chalamet, Edward Norton, Monica Barbaro, Elle Fanning, Dan Fogler, Boyd Holbrook.


Si racconta la prima parte della carriera di Bob Dylan, all'inizio degli anni 60: dagli esordi folk nel Greenwich Village, passando per la rapidissima ascesa a (riluttante) "voce di una generazione", fino alla controversa svolta rock di Newport che divise i suoi fan.

In mezzo ci sono le sue burrascose relazioni: con colleghi, manager, ragazze (l'italoamericana Suze Rotolo, che qui si chiama Sylvie Russo, e la cantautrice Joan Baez) e il proprio pubblico.


A James Mangold devono piacere i biopic sui musicisti famosi: anni fa girò Walk the Line su Johnny Cash, stavolta ha alzato il tiro occupandosi addirittura di un mostro sacro come Bob Dylan.
Cash - amico di Dylan - compare anche qui, ma anziché dal premio Oscar Joaquin Phoenix stavolta è interpretato - piuttosto bene - da Boyd Holbrook.

L'attore di The Sandman non è l'unico a meritare elogi: complici trucco e costumi, l'abilità mimetica del cast è stupefacente.
E se le interpreti femminili - per quanto brave - in verità non assomigliano moltissimo alle loro controparti reali (specie Fanning/Rotolo), Norton nei panni di Pete Seeger e Chalamet come Dylan lasciano a bocca aperta.

Il protagonista di Dune e Wonka non solo ha una buona somiglianza con Bob da giovane, ma si capisce che lo ha studiato a fondo: imita alla perfezione il suo modo di parlare e camminare, la sua postura, le sue espressioni facciali.
E canta esattamente come lui.

Qui sta il bello: gli attori nel film non solo cantano davvero, ma riecono pure a farlo copiando lo stile vocale dei personaggi!
Le canzoni, benché in versioni un po' scorciate, vengono proposte per intero e sono così frequenti che la pellicola potrebbe quasi essere catalogata come un musical.

Il regista di Logan e di Indiana Jones 5, anche co-sceneggiatore, si concentra sulla parte personale e artistica di Bob, trascurando quella socio-politica: si vede il protagonista diventare il riferimento della scena folk, ma non - come nella realtà - anche del contiguo movimento dei diritti civili.

Grazie anche ad un'accurata ricostruzione storica (ottimi costumi e scenografie), ci troviamo di fronte a uno dei film dell'anno, con un Chamalet magistrale che ha già le mani sull'Oscar, al netto della proverbiale miopia dell'Academy.

Rimane intatto il "mistero Dylan" che il film non cerca neppure di scalfire molto: un personaggio contraddittorio ed enigmatico, amato e odiato in maniera altrettanto esagerata, capace però col proprio genio compositivo di cambiare la storia della musica (e non solo: è l'unica persona ad aver vinto il premio Oscar, il premio Pulitzer e persino il premio Nobel alla letteratura!).

Un uomo che, nonostante la fama e il valore del proprio contributo artistico, per il grande pubblico risulta ancora oggi - come esplicitato dal titolo - "un completo sconosciuto".


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venerdì 16 febbraio 2024

OSCAR 2024. NOMINATION: PREMI MUSICALI

Dall'alto: il compositore John Williams (54 candidature in 6 decenni diversi, al momento 5 Oscar) e la cantante Diane Warren (15 candidature, ancora zero Oscar).


E se John Williams raggiungesse... Walt Disney?!?
Avete letto bene: il grande compositore è vicinissimo, con 54 candidature, al record del leggendario imprenditore dell'animazione, che sembrava inarrivabile a quota 59.

Ma il nostro è già un uomo che di primati se ne intende: a 92 anni diventa il più anziano nominato in una categoria competitiva e anche la persona candidata in più decenni diversi (addirittura 6!).
Comunque vada - e con 5 statuette già a curriculum - non ha più nulla da dimostrare, perché i suoi lavori sono già passati alla storia: si pensi alle musiche de Lo Squalo, Jurassic Park, Star Wars, Indiana Jones...

A proposito dell'archeologo-avventuriero più famoso del cinema, John è candidato proprio per la colonna sonora del 5° (e ultimo) capitolo della saga: Indiana Jones e il Quadrante del Destino.
I nostri migliori auguri, ma la concorrenza è piuttosto agguerrita.

Il favorito è lo svedese Ludwig Göransson di Oppenheimer, ma l'Academy potrebbe lasciarsi andare alla commozione e tributare un Oscar postumo al defunto Robbie Robertson, storico chitarrista del complesso The Band e autore delle musiche di Killers of the Flower Moon di Scorsese.

E se l'unica donna in lizza è Laura Karpman, la vera sorpresa è l'inglese Jerskin Fendrix, che per Povere Creature! del quotatissimo regista greco Yorgos Lanthimos ha composto una bizzarra colonna sonora electro punk e ultra-modern pop.

Passando al quintetto in gara per la miglior canzone, si noti il derby fratricida in casa Barbie, con ben due brani a contendersi il premio.
Tra i due litiganti potrebbe godere il terzo, cioé il pezzo che accompagna il succitato Killers of the Flower Moon.

Ma i riflettori sono puntati anche sulla sfortunata Diane Warren: la cantautrice americana, che non sappiamo se abbia perdonato Laura Pausini per la presunta clip-kamikaze di qualche anno fa, ci riprova per la quindicesima volta (nonostante un Oscar onorario).
Questa sarà la volta buona?

L'unico modo per scoprirlo è continuare a seguire CINEMA A BOMBA e cliccare sui link che trovate qui sotto per maggiori approfondimenti!


Migliore colonna sonora originale
Laura Karpman - American Fiction
John Williams - Indiana Jones e il Quadrante del Destino
Robbie Robertson - Killers of the Flower Moon
Ludwig Göransson - Oppenheimer
Jerskin Fendrix - Povere Creature! (Poor Things!)

Migliore canzone originale
I'm Just Ken (musiche e testo di Mark Ronson e Andrew Wyatt) - Barbie
What Was I Made For? (musiche e testo di Billie Eilish e Finneas O'Connell) - Barbie
It Never Went Away (musiche e testo di Jon Batiste e Dan Wilson) - American Symphony
Wahzhazhe (A Song for my People) (musiche e testo di Scott George) - Killers of the Flower Moon
The Fire Inside (musiche e testo di Diane Warren) - Flamin' Hot


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venerdì 14 luglio 2023

INDIANA JONES E IL QUADRANTE DEL DESTINO, EUREKA! IL PROFESSOR JONES NON DELUDE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2023
142'
Regia: James Mangold
Interpreti: Harrison Ford, Mads Mikkelsen, Phoebe Waller-Bridge, John Rhys-Davies, Boyd Holbrook, Toby Jones, Antonio Banderas, Karen Allen, Thomas Kretschmann, Boyd Holbrook.


Dopo l'Arca dell'Alleanza (I Predatori dell'Arca Perduta), le pietre di Sankara (Indiana Jones e il Tempio Maledetto), il Santo Graal (Indiana Jones e l'Ultima Crociata), i teschi di cristallo di Eldorado (Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo), l'archeologo più famoso del grande schermo (Ford) dà la caccia ad un altro manufatto leggendario: la Lancia di Longino, la lancia che trafisse Gesù crocefisso, un'arma in grado di garantire l'invincibilità a chi la possiede e che è finita nelle mani dei nazisti.

Ma sul treno pieno di beni razziati in tutta Europa dalle forze ormai sconfitte del Führer c'è un qualcosa di più prezioso e potente: la metà del meccanismo di Antikytera, un quadrante ideato dal matematico siracusano Archimede che, una volta completato, consentirebbe di aprire varchi spazio-temporali e quindi di viaggiare nel tempo.

Nel concitato tentativo di recuperarlo sono impegnati Indiana Jones, il collega Basil Shaw (Tobey Jones) e lo scienziato tedesco Jürgen Voller (Mikkelsen), ma il prezioso oggetto va perduto.

25 anni dopo molte cose sono cambiate: Indiana Jones è ormai solo un disilluso professore fresco di pensione; Voller è considerato una sorta di eroe, essendo colui che ha contribuito a portare l'uomo sulla Luna (Wernher von Braun vi ricorda qualcosa?); Shaw è morto, ossessionato dall'invenzione di Archimede, ma la sua ricerca è ripresa dalla figlia, Helena (Waller-Bridge), che ha scopi meno nobili del padre.

Un nuovo terzetto si ritrova quindi ad inseguire il quadrante di Archimede: chi spinto dall'amore per la storia, chi dall'avidità, chi da brame di potere.


Quinto film del franchise creato da George Lucas e Steven Spielberg e primo ideato senza l'estro del creatore di Star Wars e la regia del secondo (ma i due sodali sono presenti come produttori esecutivi), Indiana Jones e il Quadrante del Destino, pur potendo contare su un budget imponente (è prodotto dalla Disney con un dispendio di mezzi tale da averlo fatto diventare uno dei film più costosi di sempre) e sul richiamo di uno dei personaggi più famosi della storia del cinema, non si può definire un successo commerciale (e già l'accoglienza a Cannes quest'anno, dove era stato presentato in anteprima, era stata meno calorosa di quanto previsto).

A sfavore della pellicola hanno giocato diversi fattori: la sostituzione di Spielberg (con il pur bravo Mangold, che pure aveva diretto l'interessante e crepuscolare Logan); la crisi del cinema in sé, sempre più sofferente nel confronto con le piattaforme di streaming; l'età avanzata di Harrison Ford (sempre affascinante e simpatico, ma pur sempre più che ottuagenario e considerato non più adatto alle rocambolesche scene d'azione alle quali il mitico dottor Henry Jones Junior ci ha abituato); la Disney, potentissima macchina da soldi troppo spesso accusata di essere stucchevolmente politically correct...

Cresciuti a pane e Indiana Jones, con queste premesse siamo andati in sala, senza aspettarci molto.

Però...

Però ne siamo usciti rinfrancati.

Il film è godibilissimo, pieno com'è di azione, scene incalzanti, umorismo, effetti speciali, location suggestive (ah, Siracusa...), storia (il crollo del nazismo, il ritorno dell'equipaggio dell'Apollo 11, un famosissimo assedio di un bel po' di anni fa, von Braun, Archimede...), mistero, un cattivo cattivo al punto giusto (sempre bravo, il buon Mads Mikkelsen!).

Il ritorno di personaggi ricorrenti (il Sallah di John Rhys-Davies, la Marion di Karen Allen), oltre alla presenza di Harrison Ford - uno degli attori più "recuperati" di Hollywood: basti pensare alle sue grandi rentrée in Star Wars: Il Risveglio della Forza e in Blade Runner 2049 - e la famigliare colonna sonora di John Williams sono funzionali alla continuità con il passato, mentre la presenza di Antonio Banderas è un divertissement, poco più di un piacevole cameo.

Ma molto azzeccata, dobbiamo dire, è la scelta di Phoebe Waller-Bridge.

La vispa inglese, creatrice delle serie Tv Killing Eve e Fleabag (nella quale recita anche il ruolo principale) è una piacevole sorpresa e si dimostra un'ottima co-protagonista, scattante, sardonica, spigliata, intraprendente, senza troppi scrupoli; e compensa così gli umanissimi limiti anagrafici e fisici della star della pellicola.

Harrison Ford è un mito che non si tocca e anche in questo caso il nostro se la cava più che dignitosamente, senza risultare patetico o grottesco; anzi, aggiunge un tocco dolente e malinconico che non scalfisce però il proverbiale carattere scanzonato del personaggio - quello che più ci piace.

Ed è anche per questo che, da grandi fan dell'attore, siamo usciti dalla sala soddisfatti.

Possiamo dirlo con un sospiro di sollievo: eureka, la saga di Indiana Jones è salva!


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lunedì 29 maggio 2023

CANNES 2023. RICORDEREMO LE PALME ALLA CARRIERA

Justine Triet solleva la Palma d'Oro. 


Quando abbiamo analizzato i film in cartellone al Festival di Cannes di quest'anno, ci siamo chiesti se i premi in palio sarebbero andati a pellicole e autori semi-sconosciuti o a nomi più blasonati.

La Giuria guidata dallo svedese Ruben Östlund - vincitore della Palme d'Or un anno fa - non si è lasciata tentare e ha assegnato i riconoscimenti più importanti a film che solo i cinefili più indefessi possono trovare appetibili.

A trionfare è stato un legal thriller francese diretto da una regista relativamente giovane, la 44enne Justine Triet, 3a donna a vincere in 76 anni (evviva la parità di genere!).
Anatomie d'une chute - letteralmente: "anatomia di una caduta" - ha ricevuto anche la Palme... Dog, ossia il premio assegnato al miglior interprete canino, in questo caso un border collie di nome Messi.

E gli italiani? Sono rimasti a bocca asciutta: Moretti, Bellocchio e Rohrwacher, rappresentanti - almeno i primi due - di un cinema gauche che in genere piace ai Transalpini, non sono riusciti a strappare nemmeno un riconoscimento minore.
Come loro anche altri autori di caratura internazionale: l'eccentrico Wes Anderson, il ricercato Todd Haynes, l'indomito Ken Loach.

Il tedesco giramondo Wim Wenders si è consolato con il premio per il miglior attore (il giapponese Kōji Yakusho per il suo Perfect Days), mentre l'anarchico finlandese Aki Kaurismaki ha dovuto accontentarsi del Premio della Giuria (per la tragicommedia Kuolleet lehdet).

Che cosa rimarrà della kermesse di quest'anno?
Di certo la consueta passerella di star e pellicole di grido: hanno marcato presenza, tra gli altri, il western morale di Martin Scorsese Killers of the Flower Moon, il nuovo Kitano (l'autore di Outrage per una volta non ha diretto un Yakuza movie), il movimentato giallo di Robert Rodriguez Hypnotic e l'ultimo Indiana Jones col sempreverde Harrison Ford.

A proposito dell'ex Han Solo, la sua Palma d'Oro alla carriera è stato uno dei momenti più "alti" di questa edizione, così come quella parimenti assegnata ad un altro vecchio leone di Hollywood: Michael Douglas, alias Hank Pym di Ant-Man.

Ecco, vogliamo ricordare Cannes 2023 così: coi volti sorridenti di questi due grandi attori che, in modo diverso, hanno fatto la storia del cinema.
Quanto può essere giusta e bella la Settima Arte, a volte.


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martedì 16 maggio 2023

CANNES 2023. I FILM IN E FUORI CONCORSO

(La locandina del 76° Festival di Cannes). 


La 76a edizione della seconda kermesse cinematografica più importante del mondo segna anche - in termini di strategia - un cambio di rotta che è in realtà un ritorno al passato.

Dopo aver preso anni di sonore sberle morali dalla concorrente Mostra del Cinema di Venezia capitanata da Alberto Barbera, l'eterno direttore artistico del Festival di Cannes, Thierry Frémaux, ha cercato di assicurarsi più opere di intrattenimento che ha potuto, come era solito fare negli anni più floridi della propria gestione.

Scorrendo l'elenco che trovate in fondo, potete quindi notare la presenza del tanto discusso quanto atteso Indiana Jones e il Quadrante del Destino, come sempre interpretato da Harrison Ford (stavolta invece i grandi Steven Spielberg e George Lucas non sono della partita, purtroppo).

Così come balza all'occhio il ritorno di un altro grande cineasta: l'italoamericano Martin Scorsese, che nel western Killers of the Flower Moon torna a lavorare con Leonardo DiCaprio e Robert De Niro dopo quella "prova generale" che era stata The Audition.

Nelle categorie secondarie - ammesso che poi siano davvero tali - fanno inoltre capolino: il giapponese Takeshi Kitano, per una volta in trasferta dai propri film sulla Yakuza; il premio Oscar Steve McQueen, che firma un documentario; il cineasta tex-mex Robert Rodriguez, con un giallo che vede protagonista l'ex(?) Batman Ben Affleck.

Ma i film in concorso, piuttosto?
Qui troviamo un'ampia rappresentanza italiana, con 3 registi intellettuali che piacciono tanto Oltralpe: l'onnipresente Alice Rohrwacher, il navigato Marco Bellocchio (lo ricordiamo mentre vagava assonnato per il Lido di Venezia, qualche anno fa) e soprattutto Nanni Moretti.

L'autore di Mia Madre è uno beniamini del Festival, ha già vinto anni or sono con lo straziante La Stanza del Figlio (battendo David Lynch che per tutta risposta lo minacciò scherzosamente di morte, non dimentichiamolo) ed è uno dei favoriti per la vittoria.

Nanni se la dovrà vedere con una concorrenza agguerritissima: si va dal sempre stilosissimo Wes Anderson (questa volta "orfano" di Bill Murray) al giramondo Wim Wenders, dal finlandese indie - e amico di Joe Strummer - Aki Kaurismaki all'indomito Ken Loach, che sulla Croisette ha già trionfato 2 volte.

C'è molto pane per i denti dei cinefili, e chissà se la Giuria guidata dal regista svedese Ruben Östlund - vincitore lo scorso anno - si farà tentare dai grandi nomi oppure punterà verso pellicole e autori meno conosciuti.

C'è un solo modo per saperlo... aspettare fino alla premiazione!
Nel frattempo leggete qui sotto l'elenco completo dei candidati.


CONCORSO
Anatomie d'une chute, regia di Justine Triet (Francia)
Asteroid City, regia di Wes Anderson (Stati Uniti d'America)
Banel et Adama, regia di Ramata-Toulaye Sy (Francia, Senegal)
Black Flies, regia di Jean-Stéphane Sauvaire (Stati Uniti d'America)
La chimera, regia di Alice Rohrwacher (Italia, Stati Uniti d'America, Svizzera, Francia)
Club Zero, regia di Jessica Hausner (Austria, Regno Unito, Germania, Francia, Danimarca)
L'Été dernier, regia di Catherine Breillat (Francia)
Les Filles d'Olfa, regia di Kaouther Ben Hania (Tunisia, Francia, Germania)
Firebrand, regia di Karim Aïnouz (Regno Unito)
Kaibutsu, regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)
Kuolleet lehdet, regia di Aki Kaurismäki (Finlandia)
Kuru otlar üstüne, regia di Nuri Bilge Ceylan (Turchia, Francia, Germania, Svezia)
May December, regia di Todd Haynes (Stati Uniti d'America)
The Old Oak, regia di Ken Loach (Regno Unito)
La Passion de Dodin Bouffant, regia di Trần Anh Hùng (Francia)
Perfect Days, regia di Wim Wenders (Germania, Giappone)
Qīngchūn, regia di Wang Bing (Cina, Lussemburgo, Paesi Bassi, Francia)
Rapito, regia di Marco Bellocchio (Italia, Francia, Germania)
Le Retour, regia di Catherine Corsini (Francia)
Il sol dell'avvenire, regia di Nanni Moretti (Italia, Francia)
The Zone of Interest, regia di Jonathan Glazer (Regno Unito, Stati Uniti d'America)

UN CERTAIN REGARD
Augure, regia di Baloji (Congo, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Sudafrica)
Āyehā-ye zamini, regia di Ali Asgari e Alireza Khatami (Iran)
Baavgai bolokhson, regia di Zoljargal Purevdash (Mongolia)
Los colonos, regia di Felipe Gálvez (Cile, Argentina, Danimarca)
Crowrã, regia di João Salaviza e Renée Nader Messora (Portogallo, Brasile)
Los delincuentes, regia di Rodrigo Moreno (Argentina, Brasile, Cile, Lussemburgo)
Hé biān de cuòwù, regia di Wei Shujun (Cina)
How to Have Sex, regia di Molly Manning Walker (Regno Unito)
Hwaran, regia di Kim Chang-hoon (Corea del Sud)
Kadhib ʾabyaḍ, regia di Asmae El Moudir (Marocco, Egitto)
Les Meutes, regia di Kamal Lazraq (Belgio)
The New Boy, regia di Warwick Thornton (Regno Unito, Australia)
Une nuit, regia di Alex Lutz (Francia, Belgio)
Rán dōng, regia di Antony Chen (Cina)
Le Règne animal, regia di Thomas Cailley (Francia)
Rien à perdre, regia di Delphine Deloget (Francia)
Rosalie, regia di Stéphanie Di Giusto (Francia)
Simple comme Sylvain, regia di Monia Chokri (Canada)
Wadāʿan Jūlyā, regia di Mohamed Kordofani (Sudan, Egitto, Germania, Francia, Arabia Saudita, Svezia)

FUORI CONCORSO
L'Abbé Pierre: Une vie de combats, regia di Frédéric Tellier (Francia)
Elemental, regia di Peter Sohn (Stati Uniti d'America) - film di chiusura
Geomijip, regia di Kim Ji-woon (Corea del Sud)
The Idol, regia di Sam Levinson – serie TV, 2 episodi[5] (Stati Uniti d'America)
Indiana Jones e il Quadrante del Destino (Indiana Jones and the Dial of Destiny), regia di James Mangold (Stati Uniti d'America)
Jeanne du Barry - La favorita del re, regia di Maïwenn (Francia) - film d'apertura
Killers of the Flower Moon, regia di Martin Scorsese (Stati Uniti d'America)

CANNES PREMIERE
L'Amour et les Forêts, regia di Valérie Donzelli (Francia)
Bonnard, Pierre et Marthe, regia di Martin Provost (Francia, Belgio)
Cerrar los ojos, regia di Víctor Erice (Spagna, Argentina)
Eureka, regia di Lisandro Alonso (Argentina, Francia, Germania, Portogallo, Messico)
Kubi, regia di Takeshi Kitano (Giappone)
Perdidos en la noche, regia di Amat Escalante (Messico, Germania, Danimarca, Paesi Bassi)
Le Temps d'aimer, regia di Katell Quillévéré (Francia, Belgio)

PROIEZIONI SPECIALI
Anselm, regia di Wim Wenders – documentario (Germania)
Bread and Roses, regia di Sahra Mani – documentario (Stati Uniti d'America, Afghanistan)
As filhas do fogo, regia di Pedro Costa – cortometraggio (Portogallo)
Little Girl Blue, regia di Mona Achache (Francia)
Man in Black, regia di Wang Bing – documentario (Francia, Cina)
Occupied City, regia di Steve McQueen – documentario (Regno Unito, Paesi Bassi, Stati Uniti d'America)
Retratos fantasmas, regia di Kleber Mendonça Filho – documentario (Brasile)
Strange Way of Life, regia di Pedro Almodóvar – cortometraggio (Spagna)
Le Théorème de Marguerite, regia di Anna Novion (Francia)

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
Acide, regia di Just Philippot (Francia, Belgio)
Kennedy, regia di Anurag Kashyap (India)
Hypnotic, regia di Robert Rodriguez (Stati Uniti d'America)
Omar la fraise, regia di Elias Belkeddar (Francia)
Silence, regia di Kim Tae-gon (Corea del Sud)


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