CINEMA A BOMBA!

martedì 25 luglio 2023

GLI INEDITI: LA TELA DELL'INGANNO-THE BURNT ORANGE HERESY, LA GRANDE BUGIA DELL'ARTE CONTEMPORANEA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



Italia/Regno Unito, 2019
98'
Regia: Giuseppe Capotondi
Interpreti: Claes Bang, Elizabeth Debicki, Mick Jagger, Donald Sutherland


Il facoltoso e influente collezionista Joseph Cassidy (Jagger) propone al critico d'arte una volta famoso e ora in disgrazia James Figueras (Bang) uno scoop esclusivo: intervistare nientemeno che Jerome Debney (Sutherland), celebre pittore che si è isolato dal mondo dopo che un grosso incendio ha distrutto anni prima tutte le sue opere e che è ospitato in una proprietà dello stesso Cassidy.

In cambio Figueras dovrà procurare ad ogni costo al mecenate un quadro dell'artista misantropo.

Il critico coinvolgerà la giovane Berenice (Debicki), conosciuta da poco; ma le cose prenderanno una brutta piega.


The Burnt Orange Heresy è il titolo di uno dei lavori che il fittizio Jerome Debney - ispirato all'autore di Il Giovane Holden, lo scrittore Jerome (sic!) David Salinger, e al pittore David Hockney, il cui A Bigger Splash ha ispirato l' omonimo film di Luca Guadagnino - ha nel suo studio ed è una presa in giro nei confronti del mondo dell'arte: è una tela bianca, con un titolo volutamente bizzarro, alla quale i critici possono trovare un qualsiasi significato (da notare le significative e beffarde iniziali dell'"opera": B.O.H.).

Tutta la narrazione della pellicola è incentrata su dicotomie: verità-bugia, arte-inganno, apparenza-sostanza, qualità artistica-valore di mercato, bellezza-morte...

L'italiano Giuseppe Capotondi - regista di videoclip e spot alla sua seconda opera (la prima, un altro giallo, è del 2009: La Doppia Ora) - ha confezionato un thriller elegante (degni di nota i costumi di Gabriella Pescucci, già Premio Oscar per L'Età dell'Innocenza di Martin Scorsese, e le ammalianti ambientazioni sul Lago di Como), ambiguo, complesso, dal sapore hitchcockiano, che, nonostante un finale un po' sbrigativo e qualche incongruenza e inverosimiglianza di troppo, convince.

Anche grazie ad un ottimo cast: Mick Jagger è luciferino al punto giusto e sembra proprio uscito dal brano Sympathy for the devil degli Stones, Claes Bang (già protagonista della Palma d'Oro a Cannes 2017 The Square, anch'esso sul mondo dell'arte) è a suo agio ed credibile, Elizabeth Debicki è eterea e delicata, Donald Sutherland offre un'interpretazione insolitamente misurata.

Ci eravamo già occupati del mondo dell'arte contemporanea: nel grandioso Opera Senza Autore il tema di fondo è la difficoltà dell'artista di trovare una propria via, un modo per esprimere al meglio la propria ispirazione; in The Artist Is Present sono le performance e la vita stessa di Marina Abramović a diventare delle opere d'arte; in Exit Through The Gift Shop è l'artista stesso a confondere le acque.

Qui il punto di vista è invece quello del critico, che per sensibilità, per cultura, per conoscenza della materia, per motivazioni venali, per vanità, per senso di onnipotenza è capace di fare di una creazione un'opera d'arte o di distruggere la carriera di un artista.

La mistificazione, il profitto senza troppi scrupoli sono all'ordine del giorno nel mercato dell'arte contemporanea, e The Burnt Orange Heresy ce lo mostra senza reticenze.

Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2019, dov'era il film di chiusura - chiusura degna di un'edizione memorabile, quella che ha visto Joker vincere a sorpresa il Leone d'Oro - il film di Capogrossi in Italia non è uscito al cinema, nonostante le recensioni generalmente positive.

B.O.H., chissà perché...

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martedì 15 ottobre 2019

JOKER, SIAMO TUTTI CLOWN?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
123'
Regia: Todd Phillips
Interpreti: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Brett Cullen, Douglas Hodge, Dante Pereira-Olson, Shea Whigham, Bill Camp, Marc Maron, Bryan Callen


A Gotham City le profonde e durature disparità economiche hanno incattivito le persone: la criminalità dilaga indisturbata, i ricchi arroganti e strafottenti palesemente disprezzano e discriminano i più bisognosi, le periferie sono abbandonate al degrado e alla sporcizia.

Arthur Fleck (Phoenix) è un poveraccio con problemi psichici (che lo fanno ridere in modo parossistico e involontario) che vive con la madre (Conroy), anch'essa poco lucida, in uno squallido appartamentino in un edificio mal tenuto - dove vive anche la comprensiva ragazza-madre Sophie (Beetz) - e che guadagna qualche soldo facendo il clown in strada e in ospedale.

Il suo desiderio sarebbe quello di diventare un cabarettista - su modello del brillante conduttore televisivo Murray Franklin (De Niro) - ma la sua condizione mette a disagio le persone e in pubblico egli appare goffo e poco buffo.

La sua vita, poi, non è di certo una commedia: maltrattato da bambino, pure da adulto subisce ogni sorta di angheria e prepotenza.

Finché un giorno riesce a reagire all'ennesimo sopruso, scatenando un effetto domino sulla sua vita e su quella della città.






Preannunciato dalla clamorosa vittoria del prestigiosissimo Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, da un nugolo di polemiche per un presunto incitamento alla violenza e dal timore di atti emulativi (soprattutto negli Stati Uniti), è arrivato come una bomba Joker, film sulla genesi del principale antagonista di Batman.

Grossi incassi finora al botteghino in tutto il mondo, fiumi di inchiostro sui giornali, in tendenza in tutti i social network, pubblico in visibilio, critici sommersi di...critiche in caso di recensioni non entustiastiche e comunque molto divisi (soprattutto in patria; in Italia invece il consenso è stato quasi unanime): poche opere riescono a suscitare reazioni così viscerali - ed il cinema, in crisi, ha un gran bisogno di ritrovare passione e idee, schiacciato com'è dalla concorrenza spietata delle Tv e delle piattaforme di streaming (si veda il caso Netflix, capace di sfornare ottimi lavori quali Roma di Alfonso Cuarón, La Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen e il prossimo e già acclamato The Irishman di Martin Scorsese).

È vero, pochi mesi fa Avengers: Endgame ha spinto milioni di persone nelle sale ed è divenuto il film che ha incassato di più nella storia del cinema; ma si tratta del frutto di una programmazione attenta alla fidelizzazione degli spettatori (e quindi finalizzata soprattutto a fare profitti): prodotto rassicurante per i fan, molto gradevole, fatto molto bene, ricco di effetti speciali, con attori belli e scanzonati.

Recentemente Scorsese ha definito le pellicole Marvel come un parco divertimenti, come un puro intrattenimento senza alcuna pretesa artistica.
Si può essere d'accordo o meno con il pensiero di un cineasta così illustre - un vero appassionato, comunque, della Settima Arte - ma non si può non notare la penuria di "cose nuove" e di progetti audaci in campo cinematografico.

Ecco che allora Joker rappresenta una novità, un qualcosa di visto pochissime altre volte (e mai in modo così efficace): il tentativo di proporre un film d'autore, un film di denuncia a basso budget, camuffandolo da cinecomics, da film popolare.

Come si fa a rendere interessante ad un ampio pubblico la storia di un uomo solo e con problemi psichici in balia della violenza, dell'indifferenza, del disprezzo?
Sarebbero in pochi quelli disposti a vedere una pellicola che tratta un argomento così duro e crudo.

Ma se quest'uomo così disgraziato diventasse poi un personaggio iconico e carismatico, principale antagonista di uno dei supereroi più celebri del mondo...

La rivincita di Arthur Fleck - avete notato che "A. Fleck" richiama il cognome del celebre attore che impersona l'Uomo Pipistrello nel ciclo della Justice League? - sulla società che lo ha così maltrattato, proprio in virtù del suo destino (da perdente sappiamo che diverrà un numero uno - sebbene del crimine), rappresenta allora un più potente megafono della protesta degli ultimi.

Chi, preoccupandosi, ha interpretato Joker come una chiamata alle armi rivolta a disagiati, però a nostro avviso non ha centrato il punto: con il pretesto del racconto delle origini di un cattivo, si affrontano i temi della malattia mentale, dell'emarginazione, della sopraffazione in un modo che possa arrivare diritto come un pugno agli stomaci degli spettatori.

Chi entra in sala convinto di vedere lo spin-off di un film di supereroi, si ritrova invece catapultato nella vita disgraziata di un pover'uomo e viene portato a trovare comprensione, rispetto, tenerezza per lui.

Il deflagrare della violenza, così, diventa la goccia che fa traboccare un vaso pieno di frustazione e, lungi dal giustificarne gli atti, diviene un urlo di rivolta liberatorio nei confronti di un mondo ingiusto in cui gli ultimi sono abbandonati a se stessi e i ricchi si permettono di deriderli o di liquidare le loro istanze come pretese irrealizzabili e comunque non prioritarie, se non addirittura come pericolose.

Joker ci avvisa: il mondo è in fermento, guai a far finta di nulla.






Todd Phillips non sbaglia niente, nella rappresentazione della sua visione: lasciati da parte Una Notte da Leoni e i suoi seguiti, ispirandosi a due classici del calibro di Taxi Driver e Re Per Una Notte di Scorsese, egli opta per un ritratto cupo, crudo, pessimistico della società.

La regia è grezza e realistica, ben lontana dalle esagerazioni dei cinecomics - apprezzabili, in questo contesto, la mancanza di effetti speciali fracassoni e invadenti e la fotografia "sporca" di Lawrence Sher.

La straordinaria colonna sonora composta dall'islandese Hildur Guðnadóttir è eterea e straniante; le canzoni That's Life e Send In The Clowns, rese universalmente note da Frank Sinatra, e Smile di Charlie Chaplin offrono un contrappunto ironico, mentre Rock & Roll Part 2 del molto discusso Gary Glitter e White Room dei Cream sono in sottofondo a due scene divenute iconiche - rispettivamente, quella della scalinata e quella dell'insurrezione.

Il trucco di Nicki Ledermann e Kay Georgiou e i costumi di Mark Bridges dovevano discostarsi in modo significativo da quelli delle personificazioni precedenti del personaggio: missione compiuta, sono stati apprezzati dal pubblico e sono divenuti riconoscibili e popolari.

Bravissimi gli attori "di contorno": Robert De Niro, quando vuole, sa essere straordinario (questa è la conferma); Zazie Beetz (già vista in Deadpool 2) ha una faccia che funziona; Frances Conroy (la madre di Arthur) e Brett Cullen (Thomas Wayne) sono convincenti.

Ma Joker, volenti o nolenti, è il film "di" Joaquin Phoenix.

Che fosse un interprete eccellente lo sapevamo già - è a dir poco strepitoso in Lei-Her di Spike Jonze e in The Master di Paul Thomas Anderson, giusto per fare due esempi.

Ma che fosse così bravo...

Non è molto corretto fare accostamenti con Jack Nicholson e col rimpianto Heath Ledger, che avevano già portato sullo schermo il personaggio, rispettivamente in Batman di Tim Burton e Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, anche perché i due erano co-protagonisti (sebbene molto carismatici e incisivi), mentre Phoenix è il fulcro dell'intero film, capace di reggerne il peso dalla prima all'ultima scena.

Scheletrico, nevrotico, sofferto, sgraziato, ferito, deformato, il corpo di Joaquin Phoenix si fa rappresentazione del dolore e dell'ingiustizia, così come il suo volto dolente è una smorfia di una sofferenza anche interiore e non un sorriso o un ghigno.

L'attore nato a Porto Rico dà un'interpretazione viscerale e totalmente immersiva, tanto da diventare lui stesso il personaggio che porta in scena, in una trasformazione che è impressionante: non si tratta di un semplice gigioneggiare in modo istrionico, né di un'adesione totale al Metodo Stanislavskij di immedesimazione maniacale.

È come se trasferisse tutti suoi demoni interiori, il suo vissuto, nel dolore, nella maschera, nella risata terrificante e straziante di Arthur Fleck.

Praticamente tutti quelli che hanno visto il film concordano sul fatto che egli meriterebbe ampiamente l'Oscar come miglior attore protagonista, ma indipendentemente dalla sua vittoria o dalla sua sconfitta sappiamo già che la sua magistrale prova attoriale sarà ricordata a lungo, tanto è incisiva, disperata, viva e sconvolgente.

Sicuramente la sua recitazione è l'asso vincente di un film che non esitiamo a definire un capolavoro incendiario - tanto è potente e in grado di generare discussioni.

Certo la scelta dei produttori di discostarsi dalla travagliata serie DC Extended Universe (L'Uomo d'Acciaio, Batman v Superman, Suicide Squad, Wonder Woman, Justice League, Aquaman, Shazam!) si è già rivelata un azzardo vincente.

Solo tra qualche anno vedremo se Joker resterà un caso isolato o se assumerà il titolo di precursore di un nuovo modo di intendere i cinecomics.

Noi tifiamo per quest'ultima ipotesi.




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giovedì 3 ottobre 2019

I CLASSICI: TAXI DRIVER, GIUSTIZIERE CHE NON DORME MAI NELLA CITTA' CHE NON DORME MAI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1976
113'
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Robert De Niro, Cybill Shepherd, Peter Boyle, Albert Brooks, Jodie Foster, Harvey Keitel, Leonard Harris, Martin Scorsese.


Travis Bickle (De Niro) è un reduce del Vietnam insonne e dipendente dagli psicofarmaci che per campare decide di fare il tassista di notte.

Durante il turno gira lungo le strade più malfamate di New York, covo di spacciatori, prostitute, teppisti, rapinatori; quando non lavora se ne sta rintanato in casa e occasionalmente va nei cinema a luci rosse o esce coi colleghi.

L'unico raggio di luce in tutto questo squallore è rappresentato dalla bella Betsy (Shepherd), che lavora nello staff elettorale del senatore Palantine (Harris), ambizioso politico che vuole diventare presidente degli Stati Uniti.

Travis, però, non sa come trattare le donne e, dopo un appuntamento disastroso, viene rifiutato dalla ragazza.

Preso dalla frustrazione e dalla rabbia, matura la decisione di fare giustizia di tutte le storture che sta vivendo: decide così di compiere un gesto eclatante e di salvare anche una baby prostituta (una giovanissima Jodie Foster) dalle grinfie del suo protettore (Keitel).





La vittoria del Leone d'Oro del Joker di Todd Phillips all'ultima Mostra del Cinema di Venezia ha ridestato l'interesse su uno dei capolavori della storia del cinema presi a riferimento dal film del regista di Una Notte Da Leoni: Taxi Driver di Martin Scorsese.

L'Arthur Fleck di Joaquin Phoenix, che da reietto della società si prende la sua folle rivincita sul mondo con la violenza, è ispirato proprio all'iconico Travis Bickle di Robert De Niro.

Costui, per calarsi nel ruolo, frequentò per un po' di tempo dei tassisti (e prese addirittura la licenza per guidare!), si informò presso militari e veterani circa la loro vita e raccolse notizie a proposito di Arthur Bremer, che nel 1972 attentò alla vita del candidato democratico alla presidenza George Wallace.

E ci mise anche del suo - come nella celeberrima scena davanti allo specchio, improvvisata - dimostrando, oltre all'adesione maniacale al Metodo Stanislavskij, un formidabile intuito recitativo.

De Niro, che aveva già vinto il suo primo Oscar nel 1975 per Il Padrino - Parte Seconda e che proprio in quel periodo stava lavorando pure in Italia per Novecento di Bernardo Bertolucci facendo avanti e indietro da un set all'altro, si dimostrò uno dei talenti più brillanti della sua generazione e perfetto per incarnare un personaggio così complesso.

A rendere l'interpretazione dell'italo-americano indimenticabile è ovviamente anche una storia piuttosto incisiva: la sceneggiatura di Paul Schrader è potente e la regia di Martin Scorsese è piena di invenzioni - spesso si è discusso della scena dello specchio, della sparatoria e del finale ambiguo; ma tutto il film sarebbe da rivedere fotogramma per fotogramma per apprezzare meglio le scelte del cineasta.

Taxi Driver è un film cupo, pessimista, un noir - impreziosito dalla colonna sonora del grande Bernard Herrmann (quello delle pellicole di Hitchcock; qui al suo ultimo lavoro)- che accompagna il protagonista verso una vera e propria discesa agli inferi in un climax di paranoia e delirio e trascina lo spettatore nel cuore di tenebra di una civiltà corrotta e brutale.

È un ritratto impietoso di un'America uscita distrutta dalla guerra in Vietnam, con i reduci abbandonati a se stessi e in preda a disturbi da stress post traumatico, non in grado di riambientarsi nel mondo civile né di intrattenere rapporti normali con le persone.

È un ritratto crudo di una New York senza legge né ordine, una città da Far West con giustiziere annesso.

È un'opera che smaschera il mito del "Sogno Americano", trasformato in un incubo metropolitano nel quale la violenza assume una valenza catartica, liberatoria e viene persino giustificata dai mass media.

Così, mentre Travis probabilmente riesce solo a placare temporaneamente i propri demoni interiori, per l'opinione pubblica egli diventa una sorta di cavaliere dell'Apocalisse, un angelo vendicatore, un San Giorgio che uccide il drago e salva la fanciulla in pericolo.

Ma ben diverso sarebbe stato il giudizio, se avesse assassinato il potente uomo politico anziché il pappone e i suoi compiacenti sodali: sarebbe stato considerato come un pericoloso criminale dalla gloria sinistra.

Scorsese svela quindi anche l'ipocrisia dei mezzi di comunicazione di massa, che non si fanno scrupoli di influenzare l'opinione pubblica, offrendole in pasto "il mostro" o "l'eroe", a seconda dei casi, e di soffiare sul fuoco fino a quando la storia perde interesse.

Manifesto e rappresentazione di un'epoca, Taxi Driver è un film che non perde smalto con gli anni e che riesce ancora ad essere un punto di riferimento per chi vuole fare cinema - proprio come i veri capolavori.



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domenica 8 settembre 2019

VENEZIA 2019. VINCERE IL LEONE? UN... JOKER DA RAGAZZI!

Dall'alto: il direttore Alberto Barbera fa le bolle; Joaquin Phoenix fa San Tommaso col Leone d'Oro; lo svedese Roy Andersson se la ghigna. 


Prima il cartellone completo.
Poi il commento ad esso collegato.
Quindi l'elenco dei vincitori.

Se avete letto questi 3 post precedenti (o almeno l'ultimo), allora sapete già che Joker di Todd Phillips - lo stesso regista di Una Notte Da Leoni, non dimentichiamolo - ha vinto il Leone d'Oro della 76a Mostra del Cinema di Venezia.
E che, per quanto clamorosa, questa notizia non è affatto sorprendente.

Più sorprendente è il fatto che non sia stato premiato il suo protagonista, Joaquin Phoenix, con la Coppa Volpi.
Purtroppo, in base ad una regola sciocca, non è possibile assegnare due riconoscimenti alla stessa pellicola.
Peccato, perché la critica è stata unanime nell'incensare la sofferta performance dell'attore, che pure aveva già ottenuto il riconoscimento a Venezia 2012 - ex aequo col collega Philip Seymour Hoffman - per il suo ruolo in The Master di Paul Thomas Anderson.

Era già successo anni fa, proprio al Lido: Leone d'Oro a The Wrestler di Darren Aronofsky, ma bocca asciutta per il suo interprete Mickey Rourke, nonostante le lodi sperticate ricevute da tutti.
Ora come allora, la prestigiosa Coppa è finita nelle mani di un italiano: ieri Silvio Orlando, oggi Luca Marinelli (fortissimo in entrambi i casi il sospetto di un "contentino").

Phoenix tornerà a casa a mani vuote, ma ha avuto il merito di essere riuscito a dare nuove sfaccettature a un personaggio ingombrante e difficilissimo, già reso indimenticabile dalle interpretazioni passate di Jack Nicholson (clownesco e geniale in Batman) e Heath Ledger (psicopatico e minaccioso ne Il Cavaliere Oscuro).
Di certo ha surclassato il precedente Joker dandy e metrosessuale di Jared Leto (apparso nel deludente Suicide Squad).






Per quanto concerne le altre opere in programma, le sconfitte più cocenti sono quelle di J'Accuse di Roman Polański e di The Laundromat di Steven Soderbergh.
Il primo si è dovuto "accontentare" del Gran Premio della Giuria; a favore hanno giocato l'intensa interpretazione del mitico Jean Dujardin e, forse, la vertiginosa scollatura sfoggiata dalla Signora Polansky - ossia l'attrice Emmanuelle Seigner - sul red carpet.
Il secondo non ha ottenuto nulla, nonostante il consueto cast stellare.

Niente da fare anche per La Verité, film d'apertura della Mostra diretto da Hirokazu Kore'eda (già vincitore della Palma d'Oro a Cannes 2018 con Un Affare di Famiglia) e Ema dell'acclamato cineasta cileno Pablo Larraín (di cui avevamo assai apprezzato il politico No al Torino Film Festival di qualche anno fa).
Persino Marriage Story di Noah Baumbach, sodale di Wes Anderson, è stato ignorato, benché qualcuno ne abbia parlato in ottica di Oscar.

Per non parlare di Wasp Network di Olivier Assayas.
Il cineasta francese è un abitué dei festival, avendo già concorso a Venezia 2018, a Cannes 2016, a Cannes 2014 e Venezia 2012... Ma stavolta gli è andata male.

Chi invece gongola è lo svedese Roy Andersson, già Leone d'Oro a Venezia 2014.
Il suo About Endlessness non era certo tra i favoriti, ma ha conquistato il Leone d'Argento per la miglior regia, alla faccia della concorrenza.

Chi piange e chi ride, chi vince e chi perde, chi si esalta e chi si infuria.
Insomma, un'altra Mostra del Cinema.




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sabato 7 settembre 2019

VENEZIA 2019. I VINCITORI

Joaquin Phoenix (a destra) e il regista Todd Phillips col Leone d'Oro. 


Il ghigno dell'arcinemico di Batman ha conquistato Venezia.

Se avete letto l'elenco dei candidati e successivamente il nostro giudizio in merito, allora saprete che il verdetto della giuria presieduta dall'argentina Lucretia Martel è sì clamoroso, ma non inaspettato.
Le sorprese non sono mancate, comunque.

Scontati invece (perché preannunciati qualche mese fa), ma tutt'altro che immeritati, i Leoni d'Oro alla carriera a Julie Andrews, indimenticabile Mary Poppins, e a Pedro Almodóvar.

Prossimamente vi esporremo i nostri pensieri nel consueto post di commento, per ora leggetevi tutti i vincitori di questa edizione!






Leone d'oro al miglior film: Joker, regia di Todd Phillips

Leone d'argento per la miglior regia: Roy Andersson per Om det Oändliga

Leone d'argento - Gran premio della giuria: L'Ufficiale e la Spia, regia di Roman Polański

Premio speciale della giuria: La Mafia non è più Quella di una Volta, regia di Franco Maresco

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Luca Marinelli per Martin Eden

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Ariane Ascaride per Gloria Mundi

Premio Osella per la migliore sceneggiatura: Yonfan per Jìyuántái Qīhào

Premio Marcello Mastroianni ad un attore o attrice emergente: Toby Wallace per Babyteeth

Leone d'oro alla carriera: Julie Andrews e Pedro Almodóvar

Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker: Costa-Gavras




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mercoledì 28 agosto 2019

VENEZIA 2019. QUANDO IL JOKER SI FA DURO...

La locandina della 76a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. 


Il ghigno del Joker incombe su Venezia.

Tra le tante interessanti proposte del ricco cartellone della Mostra del Cinema 2019, quella che spicca maggiormente è proprio quella che narra le vicissitudini del principale antagonista di Batman.

La DC Comics, dopo gli altalenanti esiti dell'Extended Universe - dal punto di vista degli incassi: bene L'Uomo d'Acciaio, Wonder Woman e Aquaman, così così Batman v Superman, Justice League e Shazam!, male Suicide Squad; dal punto di vista della critica: bene solo la pellicola dedicata alla supereroina - cerca un approccio diverso, provando a coniugare cinema d'autore e cinema d'intrattenimento.

Lo fa affidando la regia a Todd Phillipps (quello di Una Notte Da Leoni!) e il ruolo da protagonista al sempre apprezzato Joaquin Phoenix (che proprio a Venezia, nel 2012, aveva ottenuto la prestigiosa Coppa Volpi ex aequo con Philip Seymour Hoffman per The Master di Paul Thomas Anderson).

Dalle prime immagini del trailer, il risultato sembra promettere molto bene.
Vedremo se Phoenix saprà reggere il confronto con Jack Nicholson e Heath Ledger e se Joker avrà meritato di stare nel tabellone principale.
Di sicuro, se ne discuterà molto anche dopo la première lagunare.






Visto che, come tradizione degli ultimi anni, Venezia porta bene a chi ha ambizioni da Oscar (rimanendo solo all'anno scorso, basti pensare a Roma di Alfonso Cuarón, vincitore del Leone d'Oro, A Star Is Born di Bradley Cooper, La Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen, First Man di Damien Chazelle, La Favorita di Yorgos Lanthimos), questa volta quali saranno gli altri film dei quali sentiremo parlare anche nei prossimi mesi?

Siamo nel campo delle supposizioni e dei pronostici, ma possiamo affermare che alcune opere attirano l'attenzione più di altre.

Tra queste ci sono le nuove opere di Roman Polański (J'Accuse), Steven Soderbergh (The Laundromat), James Gray (Ad Astra).

La prima tratta l'affaire Dreyfus, il caso giudiziario scoppiato alla fine del XIX secolo che mise allo scoperto un diffuso sentimento antisemita nella società francese e che ispirò un celebre articolo giornalistico dello scrittore Émile Zola.
Il cineasta franco-polacco è una figura piuttosto controversa, ma quando è ispirato lascia sempre il segno.
Speriamo che questo sia il caso.

La seconda racconta lo scandalo dei Panama Papers, cioè quei documenti confidenziali che, una volta hackerati, scoperchiarono un caso di maxi evasione fiscale da parte di facoltosi personaggi pubblici.
Il cast è stellare: Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Sharon Stone...; Soderbergh ha una fama tale da potersi permettere qualsiasi progetto personale.

La terza è un film di fantascienza che ha come protagonista Brad Pitt.
Gray non è molto prolifico, ma i suoi lavori sono sempre notevoli: troppo sottovalutato in passato, speriamo che stavolta gli arrida il successo sia di critica che di pubblico.






Tra i più cinefili, c'è molta attesa per La Verité (film d'apertura della Mostra) di Hirokazu Kore'eda - già vincitore della Palma d'Oro a Cannes 2018 con Un Affare di Famiglia -, Ema dell'acclamato cineasta cileno Pablo Larraín, Marriage Story di Noah Baumbach (attenzione: Netflix potrebbe puntarci forte, in ottica Oscar...), About Endlessness dello svedese Roy Andersson (già Leone d'Oro a Venezia 2014), Waiting for the Barbarians del colombiano Ciro Guerra, Wasp Network di Olivier Assayas.

Non ci meraviglierebbe molto trovare questi titoli nel palmarès finale.

Per quel che riguarda gli italiani, ci incuriosisce la trasposizione napoletana del romanzo di Jack London Martin Eden da parte di Pietro Marcello, mentre Mario Martone attualizza Il Sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo e Franco Maresco porta al Lido un documentario sulla mafia.

A proposito di documentari: ce ne sono parecchi in programma.
Quelli fuori concorso sono tutti stuzzicanti, ma occhio a quello di e su Roger Waters, a quelli dei maestri Andrea Segre, Serghei Loznitsa e Alex Gibney, a quello dell'attore Tim Robbins.

Sempre fuori concorso, da notare la presenza di registi del calibro di Gabriele Salvatores, Francesca Archibugi e Costa-Gavras.
I titoli più attesi, però, sono la produzione Netflix The King (con Timothée Chalamet) e Seberg (con Kristen Stewart), mentre la chiusura sarà affidata a The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi (con Mick Jagger).

Nelle sezioni cosiddette collaterali, sta già facendo molto discutere la proiezione di un documentario sulla fashion blogger e influencer Chiara Ferragni, mentre è molta la curiosità intorno all'anteprima delle serie Tv The New Pope di Paolo Sorrentino e ZeroZeroZero (dall'omonimo libro-inchiesta di Roberto Saviano).
Susciterà molte polemiche la presenza di Nate Parker, che presenterà il suo drammatico American Skin assieme a Spike Lee: il giovane cineasta afro-americano ha alle spalle un'accusa mai del tutto chiarita di violenza sessuale; vedremo se l'appoggio del blasonato collega servirà a focalizzare l'attenzione più sul film che sulla sua vita privata.

Come dimenticare, poi, le sezioni dedicate alla realtà virtuale?
Una vera chicca all'interno del programma della Mostra.

Insomma, ce n'è anche quest'anno per tutti i gusti, e la selezione operata dal direttore Alberto Barbera e dal suo staff si è dimostrata ancora una volta eccellente.

Vedremo se pure i membri dell'Academy Award la penseranno così, nei prossimi mesi.




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martedì 27 agosto 2019

VENEZIA 2019. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Joaquin Phoenix è il Joker del film omonimo; Brad Pitt in Ad Astra; una scena di J'Accuse di Roman Polański; Timothée Chalamet in The King; Meryl Streep in The Laundromat di Steven Soderbergh. 

Ci siamo.

Dal 28 Agosto al 7 Settembre si terrà la 76a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, la più longeva - e ormai probabilmente anche la più prestigiosa - kermesse dedicata alla Settima Arte del mondo.

E noi di CINEMA A BOMBA! ce ne occuperemo per il nono anno consecutivo (come forse ricorderete, il nostro blog è nato proprio in concomitanza della Mostra del 2011).

Qui di seguito vi presentiamo tutte le pellicole, nelle diverse categorie, previste dal ricco cartellone.

Nel post successivo vi segnaleremo quelle che ci sembrano sulla carta le più interessanti.
Possiamo solo anticipare che il direttore Alberto Barbera e il suo staff anche quest'anno hanno fatto un ottimo lavoro.

Nell'attesa, venite a scoprire con noi le opere delle quali si parlerà di più: basta cliccare sui link.

Vedrete che anche a voi verrà una gran voglia di andare a Venezia...






IN CONCORSO

Ad Astra, regia di James Gray (Stati Uniti d'America), con Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Liv Tyler, Donald Sutherland
Babyteeth, regia di Shannon Murphy (Australia), con Ben Mendelsohn
Ema, regia di Pablo Larraín (Cile), con Gael García Bernal
Gloria Mundi, regia di Robert Guédiguian (Francia)
Guest of Honour, regia di Atom Egoyan (Canada), con David Thewlis, Luke Wilson
A herdade, regia di Tiago Guedes (Portogallo, Francia)
J'accuse, regia di Roman Polański (Francia), con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric, Vincent Perez
Jí yuán tāi qī hào, regia di Yonfan (Hong Kong) - film d'animazione
Joker, regia di Todd Phillips (Stati Uniti d'America), con Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz
Saturday Fiction (Lán xīn dà jùyuàn), regia di Lou Ye (Cina)
The Laundromat, regia di Steven Soderbergh (Stati Uniti d'America), con Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Sharon Stone, Alex Pettifer, Matthias Schoenaerts
La mafia non è più quella di una volta, regia di Franco Maresco (Italia) - documentario
Marriage Story, regia di Noah Baumbach (Stati Uniti d'America), con Adam Driver, Scarlett Johansson, Alan Alda, Laura Dern, Ray Liotta
Martin Eden, regia di Pietro Marcello (Italia, Germania, Francia), con Luca Marinelli
The Painted Bird (Nabarvené ptáče), regia di Václav Marhoul (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ucraina)
About Endlessness (Om det oändliga), regia di Roy Andersson (Svezia, Germania, Norvegia)
The Perfect Candidate, regia di Haifaa Al-Mansour (Arabia Saudita, Germania)
Il sindaco del rione Sanità, regia di Mario Martone (Italia)
La vérité, regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone, Francia), con Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke - FILM D'APERTURA
Waiting for the Barbarians, regia di Ciro Guerra (Italia, Stati Uniti d'America), con Johnny Depp, Mark Rylance, Robert Pattinson
Wasp Network, regia di Olivier Assayas (Francia, Belgio), con Penélope Cruz, Édgar Ramírez, Wagner Moura, Gael García Bernal

FUORI CONCORSO
Fiction

Adults in the Room, regia di Costa-Gavras (Francia, Grecia), con Valeria Golino
The Burnt Orange Heresy, regia di Giuseppe Capotondi (Stati Uniti d'America, Italia), con Elizabeth Debicki, Mick Jagger, Donald Sutherland - film di chiusura
The King, regia di David Michôd (Regno Unito, Ungheria), con Timothée Chalamet, Joel Edgerton, Robert Pattinson
Mosul, regia di Matthew Michael Carnahan (Stati Uniti d'America)
Seberg, regia di Benedict Andrews (Stati Uniti d'America), con Kristen Stewart, Jack O'Connell, Anthony Mackie, Zazie Beetz, Margaret Qualley, Vince Vaughn
Tutto il mio folle amore, regia di Gabriele Salvatores (Italia), con Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono
Vivere, regia di Francesca Archibugi (Italia), con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Enrico Montesano

Non fiction

45 Seconds of Laughter, regia di Tim Robbins (Stati Uniti d'America)
Citizen K, regia di Alex Gibney (Regno Unito, Stati Uniti d'America)
Citizen Rosi, regia di Didi Gnocchi e Carolina Rosi (Italia)
Colectiv, regia di Alexander Nanau (Romania, Lussemburgo)
I diari di Angela - Noi due cineasti. Capitolo secondo, regia di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (Italia)
The Kingmaker, regia di Lauren Greenfield (Stati Uniti d'America)
Il pianeta in mare, regia di Andrea Segre (Italia)
Roger Waters: Us + Them, regia di Roger Waters (Regno Unito)
State Funeral, regia di Sergei Loznitsa (Paesi Bassi, Lituania)
Woman, regia di Yann Arthus-Bertrand e Anastasia Mikova (Francia)






Proiezioni speciali

Electric Swan, regia di Konstantina Kotzamani (Francia, Grecia, Argentina)
Eyes Wide Shut, regia di Stanley Kubrick (Stati Uniti d'America, Regno Unito, 1999)
Irréversible - Inversion intégrale, regia di Gaspar Noé (Francia, 2002)
Never Just a Dream: Stanley Kubrick And Eyes Wide Shut, regia di Matt Wells - cortometraggio (Regno Unito)
The New Pope – serie TV, episodi 1x02-1x07 (Italia, Stati Uniti d'America), con John Malkovich, Jude Law, Silvio Orlando
No One Left Behind, regia di Guillermo Arriaga (Messico), con Danny Huston
ZeroZeroZero – serie TV, episodi 1x01-1x02 (Italia, Francia), con Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Gabriel Byrne

Eventi speciali

Goodbye Dragon Inn (Bú sàn), regia di Tsai Ming-liang (Taiwan, 2003)

ORIZZONTI
Lungometraggi

Atlantis, regia di Valentin Vasjanovič (Ucraina)
Bik eneich - Un fils, regia di Mehdi M. Barsaoui (Tunisia, Francia, Libano, Qatar)
Blanco en blanco, regia di Theo Court (Spagna, Cile, Francia, Germania)
Borot’mokmedi, regia di Dmitry Mamuliya (Georgia, Russia)
Chola, regia di Sasidharan Sanal Kumar (India)
Giants Being Lonely, regia di Great Patterson (Stati Uniti d'America)
Hava, Maryam, Ayesha, regia di Sahara Karimi (Afghanistan)
Madre, regia di Rodrigo Sorogoyen (Spagna, Francia)
Mes jours de gloire, regia di Antoine De Bary (Francia)
Metri shisho nim, regia di Saeed Roustaee (Iran)
Moffie, regia di Oliver Hermans (Sudafrica)
Nevia, regia di Nunzia De Stefano (Italia)
Pelikanblut, regia di Katrin Gebbe (Germania, Bulgaria)
Qiqiu, regia di Pema Tseden (Cina)
Revenir, regia di Jessica Palud (Francia)
Rialto, regia di Peter Mackie Burns (Irlanda)
Sole, regia di Carlo Sironi (Italia)
Verdict, regia di Raymund Ribas Gutierrez (Filippine)
Zumiriki, regia di Oskar Alegria (Spagna)

Cortometraggi in concorso

Cães que ladram aos pássaros, regia di Leonor Teles (Portogallo)
Le coup des larmes, regia di Clémence Poésy (Francia)
Darling, regia di Saim Sadiq (Pakistan, Stati Uniti d'America)
Delphine, regia di Chloé Robichaud (Canada)
The Diver, regia di Jamie Helmer e Michael Leonard (Francia, Australia)
Fiebre austral, regia di Thomas Woodroffe (Cile)
Give Up the Ghost, regia di Zain Duraie (Giordania, Svezia)
Kingdom Come, regia di Sean Robert Dunn (Regno Unito)
Morae, regia di Kim Kyung-rae (Corea del Sud)
Nach zwei Stunden waren zehn Minuten vergangen, regia di Steffen Goldkamp (Germania)
Sh_t Happens, regia di David Štumpf e Michaela Mihályi (Repubblica Ceca, Slovacca)
Supereroi senza superpoteri, regia di Beatrice Baldacci (Italia)
Roqaia, regia di Diana Saqeb Jamal (Afghanistan, Bangladesh)

Cortometraggi fuori concorso

Condor One, regia di Kevin Jerome Everson (Stati Uniti d'America)
GUO4, regia di Peter Strickland (Ungheria)

SCONFINI

Chiara Ferragni - Unposted, regia di Elisa Amoruso (Italia)
Effetto domino, regia di Alessandro Rossetto (Italia)
Les épouvantails, regia di Nouri Bouzid (Tunisia, Francia)
Il varco, regia di Federico Ferrone e Michele Manzolini (Italia)
American Skin, regia di Nate Parker (Stati Uniti d'America)
Beyond the Beach: The Hell and the Hope, regia di Graeme A. Scott (Regno Unito), documentario su Emergency






VENEZIA CLASSICI

La casa è nera (Khaneh siah ast), regia di Forough Farrokhzad (Iran, 1962)
Le colline di Marlik (Tappehha-ye Marlik), regia di Ebrahim Golestan (Iran, 1964)
La commare secca, regia di Bernardo Bertolucci (Italia, 1962)
Crash, regia di David Cronenberg (Canada, 1996)
Estasi (Ekstase), regia di Gustav Machatý (Cecoslovacchia, Austria, 1933) - film di pre-apertura della Mostra[6]
Estasi di un delitto (Ensayo de un crimen), regia di Luis Buñuel (Messico, 1955)
Francisca, regia di Manoel de Oliveira (Portogallo, 1981)
Il grande gaucho (Way of a Gaucho), regia di Jacques Tourneur (Stati Uniti d'America, 1952)
Maria Zef, regia di Vittorio Cottafavi (Italia, 1981)
Mauri, regia di Merata Mita (Nuova Zelanda, 1988)
La morte di un burocrate (La muerte de un burócrata), regia di Tomás Gutiérrez Alea (Cuba, 1966)
New York, New York, regia di Martin Scorsese (Stati Uniti d'America, 1977)
Nella corrente (Sodrásban), regia di István Gaál (Ungheria, 1963)
Il passaggio del Reno (Le Passage du Rhin), regia di André Cayatte (Francia, Germania, Italia, 1960)
Radiazioni BX: distruzione uomo (The Incredible Shrinking Man), regia di Jack Arnold (Stati Uniti d'America, 1957)
Lo sceicco bianco, regia di Federico Fellini (Italia, 1952)
Snack bar blues (Out of the Blue), regia di Dennis Hopper (Canada, Stati Uniti d'America, 1980)
Strategia del ragno, regia di Bernardo Bertolucci (Italia, 1970)
Tiro al piccione, regia di Giuliano Montaldo (Italia, 1961)
Viburno rosso (Kalina krasnaja), regia di Vasilij Makarovič Šukšin (Unione Sovietica, 1973)

SEZIONI AUTONOME E PARALLELE

SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA
In concorso

Jeedar el sot, regia di Ahmad Ghossein (Libano, Francia, Qatar)
Partenonas, regia di Mantas Kvedaravičius (Lituania, Ucraina, Francia)
El príncipe, regia di Sebastian Muñoz (Cile, Argentina, Belgio)
Psykosia, regia di Marie Grahtø (Danimarca, Finlandia)
Rare Beasts, regia di Billie Piper (Regno Unito)
Sayidat albahr, regia di Shahad Ameen (Emirati Arabi Uniti, Iraq, Arabia Saudita)
Tony Driver, regia di Ascanio Petrini (Italia, Messico)

Fuori concorso

Bombay Rose, regia di Gitanjali Rao (India, Regno Unito, Francia) - film d'apertura[7]
Sanctorum, regia di Joshua Gil (Messico, Repubblica Dominicana, Qatar) - film di chiusura[7]

GIORNATE DEGLI AUTORI
In concorso

5 è il numero perfetto, regia di Igort (Italia, Belgio, Francia)
Aru sendō no hanashi, regia di Joe Odagiri (Giappone)
Barn, regia di Dag Johan Haugerud (Norvegia, Svezia)
Bor mi vanh chark, regia di Mattie Do (Laos)
Boże Ciało, regia di Jan Komasa (Polonia, Francia)
Un divan à Tunis, regia di Manele Labidi Labbé (Tunisia, Francia)
Lingua Franca, regia di Isabel Sandoval (Stati Uniti d'America, Filippine)
La Llorona, regia di Jayro Bustamante (Guatemala, Francia)
Un monde plus grand, regia di Fabienne Berthaud (Francia, Belgio)
Seules les bêtes, regia di Dominik Moll (Francia, Germania) - film d'apertura
You Will Die at 20, regia di Amjad Abu Alala (Sudan, Francia, Egitto, Germania, Norvegia)

Fuori concorso

Les chevaux voyageurs, regia di Bartabas (Francia) - film di chiusura

Eventi speciali

Burning Cane, regia di Phillip Youmans (Stati Uniti d'America)
House of Cardin, regia di P. David Ebersole e Todd Hughes (Stati Uniti d'America)
Mio fratello rincorre i dinosauri, regia di Stefano Cipani (Italia, Spagna)
Mondo Sexy, regia di Mario Sesti (Italia)
Il prigioniero, regia di Federico Olivetti - cortometraggio (Italia)
Scherza con i fanti, regia di Gianfranco Pannone (Italia)






MIU MIU WOMEN'S TALES

#17 Shako Mako, regia di Hailey Gates - cortometraggio (Italia, Stati Uniti d'America)
#18 Brigitte, regia di Lynne Ramsay - cortometraggio (Italia, Regno Unito)

NOTTI VENEZIANE

La legge degli spazi bianchi, regia di Mauro Caputo (Italia)
Emilio Vedova: Dalla parte del naufragio, regia di Tomaso Pessina (Italia)
The Great Green Wall, regia di Jared P. Scott (Regno Unito)
Cercando Valentina, regia di Giancarlo Soldi (Italia)
Sufficiente, regia di Maddalena Stornaiuolo e Antonio Ruocco - cortometraggio (Italia)

VENICE VIRTUAL REALITY
In concorso - interattivo

These Sleepless Nights, regia di Gabo Arora (Usa, Canada)/ 20'
Loveseat, regia di Kiira Benzing (Usa) / 60’
Glimpse (Preview), regia di Benjamin Cleary, Michael O’Connor, con Taron Edgerton, Lucy Boynton (Regno Unito, Irlanda) / 6’
Porton Down, regia di Callum Cooper (Regno Unito) / 15’
Bodyless, regia di Hsin-Chien Huang (Taiwan) / 31’
Pagan Peak VR, regia di Ioulia Isserlis, Max Sacker (Germania) / 45’
A Life in Flowers, regia di Armando Kirwin (Usa, Giappone) / 20’
A linha, regia di Ricardo Laganaro (Brasile) / 12’
Inori, regia di Liu Szu-ming, Komatsu Miwa (Taiwan) / 17’
Cosmos Within Us, regia di Tupac Martir (Regno Unito, Lussemburgo) / 45’
Doctor Who The Edge of Time, regia di Marcus Moresby, con Jodie Whitaker, James Goode (Regno Unito) / 30’
Britannia VR: Out of Your Mind, regia di Kim-Leigh Pontin (Regno Unito) / 20’
Downloaded, regia di Ollie Rankin (Canada) / 8’
The Key, regia di Céline Tricart (Usa) / 20’

In concorso - lineare

Battle Hymn, regia di Yair Agmon (Israele) / 11’
Battlescar – Punk was invented by girls, regia di Martin Allais, Nico Casavecchia, con Rosario Dawson (Francia, Usa) / 28’
Daughters of Chibok, regia di Joel Kachi Benson (Nigeria) / 11’
Only the mountain remains [5×1 Project], regia di Chiang Wei-Liang (Taiwan) / 30’
Ghost in the Shell: Ghost Chaser, regia di Hiroaki Higashi (Giappone) / 8’
Passenger, regia di Isobel Knowles, Van Sowerwine (Australia) / 10’
The Waiting Room VR, regia di Victoria Mapplebeck (Regno Unito) / 15’
Black Bag, regia di Qing Shao (Cina) / 12’
VR free, regia di Milad Tangshir (Italia) / 10’
Gloomy Eyes, regia di Jorge Tereso, Fernando Maldonado, con Colin Farrell, Tahar Rahim, Max Riemelt (Francia, Argentina, Taiwan, Usa) / 18’
O [5×1 Project], regia di Qiu Yang (Taiwan) / 23’
Ex Anima Experience, regia di Pierre Zandrowicz, Bartabas (Francia) / 13’

Best of VR – Fuori Concorso

The Collider, regia di May Abdalla, Amy Rose (Regno Unito) / 40’
To the Moon, regia di Laurie Anderson, Hsin-Chien Huang (Taiwan, Usa) / 15’
A Fisherman’s Tale, regia di Balthazar Auxietre, Alexis Moroz (Francia) / 20’
Wolves In The Walls: It’s All Over, regia di Pete Billington, con Jeffrey Wright (Usa) / 20’
Bonfire, regia di Eric Darnell (Usa) / 20’
The Making Of [5×1 Project], regia di Midi Z (Taiwan) / 10’
Eleven Eleven, regia di Mehrad Noori, Michael Salmon, Lucas Taylor (Usa, Regno Unito) / 90’
Le Cri VR, regia di Sandra Paugam, Charles Ayats (Francia) / 15’
Traveling While Black, regia di Roger Ross Williams, Ayesha Nadarajah, Felix Lajeunesse, Paul Raphaël (Usa, Canada) / 20’
Tónandi, regia di Sigur Rós, Sarah Hopper, Mike Tucker, Steve Mangiat (Usa, Islanda) / 30’

Biennale College Cinema VR – Fuori Concorso

Feather, regia di Keisuke Itoh (Giappone) / 12’
Sublimation, regia di Karolina Markiewicz, Pascal Piron (Germania) / 15’
Whispers, regia di Jacek Nagłowski, Patryk Jordanowicz (Polonia) / 21’




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