CINEMA A BOMBA!

martedì 18 aprile 2023

CIP E CIOP AGENTI SPECIALI, CHI HA INCASTRATO I DUE SCOIATTOLI?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
97'
Regia: Akiva Schaffer
Voci originali: John Mulaney, Andy Samberg, Eric Bana, Will Arnett, Dennis Haysbert, Keenan-Michael Key, Seth Rogen, J.K. Simmons, Charles Fleischer, Alan Oppenheimer.


Una trentina d'anni dopo la fine della serie animata Cip e Ciop Agenti Speciali (geniale spunto meta-cine-animato, per la cronaca), i due scoiattoli di casa Disney conducono vite diverse e separate: il primo è diventato un assicuratore, il secondo è un attore in declino.

La misteriosa scomparsa di alcuni noti personaggi dei cartoni - tra cui il loro vecchio amico Monterey Jack - li porta a ritrovarsi ed unire le forze per scoprire chi c'è dietro e perché...


È lecito aspettarsi, dato il soggetto e i protagonisti, che questo lungometraggio sia un'opera piacevole e ovviamente family-friendly.
Più sorprendente è scoprire che si tratti del più divertente lavoro targato Disney da... non sappiamo di preciso da quando, ma comunque da parecchi anni a questa parte!

Realizzato con una tecnica mista di animazione e live action, sul modello di Chi ha Incastrato Roger Rabbit? (il famoso coniglio compare pure in una scena) e di Tom & Jerry, il film è un seguito/reboot dell'eponima serie tv trasmessa all'inizio degli anni 90.
L'effetto nostalgia è immediato, con conseguenti e numerosi riferimenti alla serie stessa, così come ad altri cartoon dell'epoca.

Tuttavia gli autori non si sono limitati a far riaffiorare (piacevoli) ricordi agli spettatori con qualche recupero vintage: la trama è semplice e prevedibile, ma per fortuna sostenuta da battute ben calibrate e gag a volte esilaranti.

Una delle trovate più riuscite è aver parodiato la chirurgia plastica - cui fanno ricorso tante persone dello spettacolo - facendo apparire Ciop in CGI, mentre il suo amico Cip è ancora rappresentato in 2D.

Molto dello spasso deriva comunque dall'individuare tutte le comparsate e gli omaggi più o meno espliciti.
Segnaliamo la presenza di: Flounder de La Sirenetta e Lumière de La Bella e La Bestia; Paperone e Darkwing Duck di Duck Tales; Baloo e Pumbaa dalle versioni moderne, rispettivamente, de Il Libro della Giungla e Il Re Leone; un commento autoironico su Polar Express e un cammeo "umano" di Paul Rudd senza il costume di Ant-Man.

Ma ci sono anche apparizioni di personaggi esterni ai franchise disneiani: ad esempio il Batman della Justice League (stavolta in lotta contro - anziché Superman - E.T. l'extraterrestre!) oppure He-Man e Skeletor dei Masters of the Universe.

Nella versione originale, il cast "animato" è composto da alcune voci che i nostri lettori potrebbero riconoscere.
Si va dal comedian John Mulaney che fa Cip (era l'esilarante Spider-Ham di Spider-Man: Un Nuovo Universo) all'ex Hulk Eric Bana; dal canadese Will Arnett (ossia il Lego Batman) all'oscarizzato J.K. Simmons (universalmente noto come J.J. Jameson nei film di Spider-Man).

È presto per dire se questa pellicola avrà un seguito, ma tutto lascia presagire una serialità prossima ventura; sia essa in forma di lungometraggio o di nuova serie animata.
Una cosa però è certa: gli Agenti Speciali sono tornati e sono in forma smagliante.


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lunedì 12 dicembre 2016

MARVEL. HULK, MI RICORDO MUTANTE VERDE

Dall'alto: Hulk interpretato, rispettivamente, da Lou Ferrigno, Eric Bana, Edward Norton, Mark Ruffalo.  

"Hulk spacca"!

L'esplosione di una bomba a raggi gamma in un laboratorio espone a radiazioni il timido, introverso, geniale scienziato Bruce Banner che vi stava lavorando.

Risultato? Il malcapitato, ogni qual volta prova un'emozione forte - rabbia, tensione, stress, paura... -, si trasforma suo malgrado in Hulk, una gigantesca creatura dalla pelle verde dotata di un'incredibile forza distruttrice, che egli però non riesce a controllare.

Il personaggio creato dalla fervida mente di Stan Lee (testi) e Jack Kirby (disegni) nel 1962 - coetaneo quindi di Spider-Man e più vecchio di un anno rispetto agli X-Men -, ebbe subito un successo molto buono come fumetto.

Molti lo hanno visto come una versione di Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde di Robert Louis Stevenson aggiornata ai tempi moderni e visivamente più forte e accattivante per il pubblico degli adolescenti delle sue numerose trasposizioni cinematografiche.
In effetti, i debiti nei confronti del romanzo sono evidentissimi.

Fumettisticamente parlando, il periodo d'oro del personaggio fu a partire dal 1987, grazie all'apporto dello scrittore Peter David che ne curò le storie per 11 anni.
Ma la popolarità di Hulk era già saldissima dalla fine degli anni Settanta, quando venne trasmessa una fortunata serie televisiva a lui dedicata, seguita poi da cinque film Tv.

Ad incarnare il gigante verde fu scelto il culturista professionista Lou Ferrigno, che da allora ne è rimasto indissolubilmente legato: nell'immaginario collettivo, nonostante gli interpreti che si sono susseguiti dopo di lui al cinema, è a lui che si pensa subito quando viene nominato "Hulk".

Nonostante trucco, recitazione ed effetti speciali risultino oggi un po' datati, senza dubbio la serie era originale, divertente, gradevole da guardare e adatta anche ai bambini.

La prima delle famose comparsate di Stan Lee avvenne proprio qui (in un episodio compare come membro della giuria in un processo).

Caso più unico che raro, modernizzare il personaggio e renderlo più "cinematografico", però, non gli ha giovato.








Hulk (2003)


Il trailer di Hulk.

Per primo ci ha provato Ang Lee.
Sì, lo stesso regista di pellicole come Mangiare Bere Uomo Donna (1994), Ragione e Sentimento (1995), La Tigre e il Dragone (2000; Oscar per miglior film straniero, scenografia, fotografia, colonna sonora) e poi I Segreti di Brokeback Mountain (2005; Leone d'Oro a Venezia e Oscar per migliore regia allo stesso Lee, sceneggiatura originale, colonna sonora), Lussuria-Seduzione e Tradimento (2007; altro Leone d'Oro), Vita di Pi (2012; secondo Oscar alla regia e statuette anche per colonna sonora, effetti speciali, fotografia) e autore del prossimo e attesissimo Billy Lynn's Long Halftime Walk.

Cioè uno dei cineasti più importanti e acclamati degli ultimi decenni.
Lo ribadiamo perché il film, clamorosamente, fu un fiasco e rappresenta un passo falso nella brillante carriera del taiwanese.

Cos'è andato storto?
Innanzitutto, proprio la scelta del regista - ci spiace ammetterlo.
Lee, autore di pellicole raffinate ed eleganti, ha provato a fare un film di supereroi "d'autore", profondo e con invenzioni registiche suggestive - notevole l'utilizzo di più sequenze una accanto all'altra costruite e incorniciate in modo tale da far sembrare la scena come la pagina di un albo a fumetti.

Ma da un personaggio che ha come motto "Hulk spacca!" il pubblico non si attende certo grandi momenti di introspezione psicologica, che difatti stridono.
Insomma, non era una pellicola da Ang Lee, e lo stesso non ha saputo o potuto salvare una storia già di per sé piuttosto sconclusionata (si veda il finale, per esempio, con lo scontro padre-figlio).

Né lo ha aiutato il casting.
Salviamo Jennifer Connelly e Sam Elliott; ma Eric Bana è un protagonista inespressivo e senza carisma, mentre Nick Nolte fa Nick Nolte - cioè gigioneggia senza un perché - per tutto il film.

E anche gli effetti speciali - cosa strana per un film di Ang Lee - sono piuttosto grossolani.

Per la pellicola successiva dedicata al gigante verde si decise pertanto di cambiare registro.


L'Incredibile Hulk (2008)


Il trailer di L'Incredibile Hulk.

Uscito cinque anni dopo il predecessore, L'Incredibile Hulk non rappresenta un seguito, ma un vero e proprio reboot.
Dove cambia tutto.

Attori diversi: Edward Norton (anche co-sceneggiatore, benché non accreditato) al posto di Eric Bana, Liv Tyler di Jennifer Connelly, William Hurt di Sam Elliott.

Anche l'approccio è diverso: al fine Ang Lee subentra il più grossolano Louis Leterrier, regista francese di pellicole d'azione quali The Transporter e Transporter: Extreme.
Ciò si traduce in più scene spettacolari, più combattimenti, effetti speciali più fracassoni, una psicologia dei personaggi tagliata con l'accetta.

Insomma, si è barattata l'autorialità con la baracconata; e, paradossalmente, lo scambio ha funzionato meglio: pur non essendo un capolavoro né memorabile, il film si fa guardare.

Ma anche allora gli incassi non furono esaltanti, di poco superiori a quelli del precedente.

Che fare, quindi, con un supereroe che non riesce più a fare breccia nel cuore del pubblico?

La soluzione forse sminuirà il personaggio, ma di sicuro aiuterà a rilanciarlo.


The Avengers (2012)

Il trailer di The Avengers.

Avengers: Age of Ultron (2015)

Il trailer di Avengers: Age of Ultron.

Innanzitutto, si cambia di nuovo attore: questa volta è il turno di Mark Ruffalo, uno degli attori più riconoscibili della sua generazione e candidato agli Oscar nel 2011 (I Ragazzi Stanno Bene), 2015 (Foxcatcher, presentato a Cannes 2014) e 2016 (per il vincitore Il Caso Spotlight, accanto a Michael Keaton).

Poi si inserisce il personaggio all'interno di un super gruppo di supereroi all stars: non più al centro dell'attenzione, quindi, ma parte - seppure importante - di un team, quello degli Avengers, accanto ai leader Capitan America e Iron Man e a Thor, Vedova Nera, Occhio di Falco...

Nei blockbuster campioni di incassi, Hulk fa quello che ci si aspetta da Hulk, ma questa volta riuscendo a tenere in equilibrio i tormenti di Bruce Banner e la furia distruttrice del gigante verde in modo più efficace (anche grazie ad effetti speciali finalmente adatti).
Il pubblico ha gradito e, visti i fiaschi precedenti, ciò rappresenta un ottimo risultato; risultato che ha garantito un futuro più sereno al personaggio.

Ma quale?
Sicuramente lo rivedremo nel 2017 in Thor: Ragnarok, nel 2018 in Avengers: Infinity War e nel 2019 nell'ultima pellicola dedicata ai Vendicatori.
Per ciò che concerne un nuovo film da "solista", invece, chissà: se ne parla, ma vedremo se il progetto andrà avanti.

Riuscirà nel frattempo Mark Ruffalo a sostituire Lou Ferrigno nel cuore dei fan?
Certo, la Marvel ci sta puntando decisamente.

Ma il fatto che l'ex culturista sia stato chiamato a comparire in Hulk e L'Incredibile Hulk come guardia di sicurezza e che presti la sua voce (nella versione originale) al mutante in tutti film da L'Incredibile Hulk compreso in poi, vuol dire che sì, siamo di fronte ad un'"operazione nostalgia", ma anche che, a distanza di tanto tempo, sono tanti ancora quelli che lo identificano col personaggio che lo ha reso celebre.

Sarà dura per il pur bravo Ruffalo: nonostante l'età non più verde, Lou Ferrigno... spacca!






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domenica 30 marzo 2014

LONE SURVIVOR, NE RESTERA' SOLTANTO UNO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2013
121'
Regia: Peter Berg
Interpreti: Mark Wahlberg, Emile Hirsch, Ben Foster, Taylor Kitsch, Eric Bana, Alexander Ludwig, Jerry Ferrara, Marcus Luttrell.


Afghanistan, 2005. Un gruppo di Navy SEAL addestratissimi ha il compito di catturare ed uccidere un pericoloso capo talebano.
Le cose non andranno come previsto ed essi, circondati da nemici numerosi e ben armati, saranno costretti ad una dura e drammatica lotta per la sopravvivenza in un territorio ostile.

Girato in 42 giorni con un budget di circa 40 milioni di dollari - Mark Wahlberg e Taylor Kitsch, come il regista, hanno lavorato al minimo sindacale - Lone Survivor rappresenta uno dei più clamorosi successi di pubblico degli ultimi mesi negli Stati Uniti, avendo incassato oltre 120 milioni solo in patria, ed ha inoltre ottenuto pure due nomination agli Oscar come miglior sonoro e miglior montaggio sonoro.

In realtà la pellicola non è esente da difetti: il sentimentalismo nazionalista e manicheo che trasuda sembra preso di peso da altri opus di propaganda come Black Hawk Down, con la differenza che qui non c'è Joe Strummer a nobilitarne la colonna sonora.

Inoltre il titolo rivela già come andrà a finire, ma essendo tratto da una storia vera con ogni probabilità non era l'effetto sorpresa quello che cercavano gli autori, quanto piuttosto dare una testimonianza del valore di questi soldati (i loro veri volti compaiono durante i titoli di coda, doveroso omaggio a chi si è battuto con coraggio e onore per salvare i propri compagni).

Tuttavia, è stata una buona idea quella di coinvolgere come consulente il vero Marcus Luttrell, unico sopravvissuto alla catastrofica missione ed autore del libro autobiografico dal quale Lone Survivor prende nome e spunto.
L'ex marine, che recita in un piccolo ruolo (all'inizio: è il soldato che rovescia il caffè e ordina alla recluta di pulire), ha contribuito con la propria testimonianza a mitigare gli aspetti più sensazionalistici e spettacolari del copione, in favore di un maggior realismo.

La pellicola, diretta e sceneggiata dall'ex attore (di secondo piano) Peter Berg - già autore del bellico/bellicista The Kingdom, sulla guerra in Iraq - è consigliata soprattutto a militari o amanti del genere, ma sicuramente può far discutere tanti.

Resta la lunga catena di morti che i vari recenti conflitti, quello afgano incluso, ha causato.
E una domanda, che riecheggia dalle storie dei sopravvissuti come Lutrell: si poteva evitare?

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