CAPTAIN AMERICA: BRAVE NEW WORLD, UN CAPITANO... C'È SOLO UN CAPITANO!
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
USA, 2025
118'
Regia: Julius Onah
Interpreti: Anthony Mackie, Harrison Ford, Danny Ramirez, Giancarlo Esposito, Carl Lumbly, Tim Blake Nelson, Sebastian Stan, Liv Tyler.
Sam Wilson (Mackie) indaga su un complotto ordito da una misteriosa organizzazione segreta contro l'ex Generale Ross (Ford), nel frattempo diventato Presidente degli Stati Uniti.
L'ex Avenger capisce presto che Stern (Nelson) - imprigionato dopo gli eventi narrati ne L'Incredibile Hulk - è coinvolto, ma qual è il suo obiettivo?
Dopodiché i produttori Disney hanno deciso di spremere ogni goccia del franchise continuando a realizzare film e telefilm a ciclo continuo, ma inanellando un fiasco dopo l'altro.
Brave New World, stretto tra gli insuccessi di The Marvels (sequel/spin-off di Captain Marvel, ma di qualità para-televisiva) e Thunderbolts (come gli Avengers, ma di serie B), conferma purtroppo questa china discendente.
Si salva il grande Harrison Ford, che è di fatto il vero protagonista della storia: l'ex Han Solo ed ex Indiana Jones ha ammesso con candore di aver accettato la parte solo per soldi, ma a 83 anni suonati ha ancora carisma da vendere, e comunque è divertente vederlo saltare e spaccare tutto in versione Hulk Rosso (presunto colpo di scena maldestramente spoilerato da trailer e poster).
Se la cavano anche Esposito - alias Baxter Stockman di Tartarughe Ninja: Caos Mutante - e Lumbly, mentre Stan come Soldato d'Inverno si limita ad un cammeo superfluo.
Tyler torna nei panni di Betty Ross dopo 17 anni, ma la sua apparizione risulta stranamente artificiosa (è come se l'abbiano inserita nel girato in post-produzione e con l'ausilio della computer grafica).
Ciò che purtroppo non funziona, oltre alla trama banale e alla regia piatta, è il protagonista.
Mackie è (era?) perfetto come Falcon, ma del tutto improbabile come Cap.
Qual è poi il senso di trasformare un personaggio ben definito - e a cui il pubblico è abituato - in un altro personaggio?
Secondo tale logica, allora domani Thor potrebbe diventare il nuovo Visione, Spider-Man il nuovo Iron Man e War Machine il nuovo... Vedova Nera.
Questo effetto straniante non ha fatto altro che alienare i fan di vecchia data, molti dei quali rimpiangono la golden age del MCU e temono che il livello qualitativo pre-2020 non sia più raggiungibile.
Dopo aver visto Brave New World, non resta che ammettere un'amara verità: c'è un solo Capitan America.
E si chiama Steve Rogers.
USA, 2022
139'
Regia: Rian Johnson
Con: Daniel Craig, Edward Norton, Janelle Monáe, Dave Bautista, Kate Hudson, Kathryn Hahn, Madeline Cline, Ethan Hawke, Hugh Grant, Yo-Yo Ma, Serena Williams, Stephen Sondheim, Kareem Abdul-Jabbar, Angela Lansbury.
2020, nel pieno della Pandemia.
Un multimilionario egomaniaco (Norton) invita la cerchia ristretta dei suoi amici nella propria megavilla su un'isola del Mar Egeo.
Sbarcano però due persone che hanno ricevuto l'invito, ma apparentemente non dal padrone di casa: la sua ex socia in affari (Monáe) e il famoso detective privato Benoit Blanc (Craig).
Lo scopo di questo weekend vacanziero è giocare ad una "cena con delitto" organizzata proprio dal magnate, ma durante la serata qualcuno muore davvero...
Rian Johnson ce l'ha fatta ancora.
Ossia è riuscito per la seconda volta a far dimenticare al mondo intero di essere il principale responsabile di Episodio VIII - Gli Ultimi Jedi, uno dei peggiori capitoli - se non il peggiore in assoluto - della saga di Star Wars.
E ci è riuscito dando un seguito al proprio film più riuscito e interessante: quel Knives Out che una manciata di anni fa si era fatto notare per il cast da capogiro e la sceneggiatura a prova di bomba, omaggio vintage ai vecchi whodunit (i gialli in cui bisogna scoprire l'assassino).
Riecco quindi la struttura narrativa degna dei romanzi di Agatha Christie e riecco anche il raffinato investigatore interpretato da Daniel Craig, una versione moderna e aggiornata di Hercules Poirot, un personaggio agli antipodi di James "007" Bond.
Il gruppo di interpreti, poi, è di nuovo di alto livello: si va dal wrestler Bautista (Drax dei Guardiani della Galassia) alla cantante Monáe (la ricordate in Moonlight?), passando per un paio di brevi apparizioni di Hugh Grant (ricordiamo il protagonista di Notting Hill per la sua candidatura ai Golden Globe del 2017) e di Ethan Hawke (rivisto recentemente in The Northman).
Ma la carta migliore del mazzo è probabilmente Edward Norton.
L'ex Incredibile Hulk - in un personaggio che è 50% Elon Musk, 25% Steve Jobs e 25% Tom Cruise in Magnolia - gigioneggia senza freni e ruba la scena a tutte/i.
Il regista-sceneggiatore si diverte inoltre a inserire brevi cammei di celebrità nella parte di se stesse: su tutte, la partecipazione-lampo dell'indimenticata Signora in Giallo Angela Lansbury - qui nella sua ultima performance recitativa - non sembra affatto casuale.
Rispetto alla precedente pellicola, viene forse data meno enfasi all'intreccio per privilegiare gli elementi da commedia, ma i risvolti di critica sociale ci sono ancora tutti: la satira non risparmia né i negazionisti del Covid né la tossicità patriarcale, con i vizi e stravizi dei ricchi e/o famosi come bersaglio principale.
Glass Onion - allusione alla forma del palazzo in cui è ambientata la vicenda, ma anche titolo di una canzone dei Beatles - è un giallo senza eccessive pretese, ma realizzato con garbo e intelligenza.
E soprattutto originale, benché derivativo.
In un'epoca di remake, reboot, sequel e adattamenti di romanzi/fumetti/videogiochi, ce ne fossero di film come questo.
Dall'alto: Hulk interpretato, rispettivamente, da Lou Ferrigno, Eric Bana, Edward Norton, Mark Ruffalo.
"Hulk spacca"!
L'esplosione di una bomba a raggi gamma in un laboratorio espone a radiazioni il timido, introverso, geniale scienziato Bruce Banner che vi stava lavorando.
Risultato? Il malcapitato, ogni qual volta prova un'emozione forte - rabbia, tensione, stress, paura... -, si trasforma suo malgrado in Hulk, una gigantesca creatura dalla pelle verde dotata di un'incredibile forza distruttrice, che egli però non riesce a controllare.
Il personaggio creato dalla fervida mente di Stan Lee (testi) e Jack Kirby (disegni) nel 1962 - coetaneo quindi di Spider-Man e più vecchio di un anno rispetto agli X-Men -, ebbe subito un successo molto buono come fumetto.
Molti lo hanno visto come una versione di Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde di Robert Louis Stevenson aggiornata ai tempi moderni e visivamente più forte e accattivante per il pubblico degli adolescenti delle sue numerose trasposizioni cinematografiche.
In effetti, i debiti nei confronti del romanzo sono evidentissimi.
Fumettisticamente parlando, il periodo d'oro del personaggio fu a partire dal 1987, grazie all'apporto dello scrittore Peter David che ne curò le storie per 11 anni.
Ma la popolarità di Hulk era già saldissima dalla fine degli anni Settanta, quando venne trasmessa una fortunata serie televisiva a lui dedicata, seguita poi da cinque film Tv.
Ad incarnare il gigante verde fu scelto il culturista professionista Lou Ferrigno, che da allora ne è rimasto indissolubilmente legato: nell'immaginario collettivo, nonostante gli interpreti che si sono susseguiti dopo di lui al cinema, è a lui che si pensa subito quando viene nominato "Hulk".
Nonostante trucco, recitazione ed effetti speciali risultino oggi un po' datati, senza dubbio la serie era originale, divertente, gradevole da guardare e adatta anche ai bambini.
La prima delle famose comparsate di Stan Lee avvenne proprio qui (in un episodio compare come membro della giuria in un processo).
Caso più unico che raro, modernizzare il personaggio e renderlo più "cinematografico", però, non gli ha giovato.
Hulk (2003)
Il trailer di Hulk.
Per primo ci ha provato Ang Lee.
Sì, lo stesso regista di pellicole come Mangiare Bere Uomo Donna (1994), Ragione e Sentimento (1995), La Tigre e il Dragone (2000; Oscar per miglior film straniero, scenografia, fotografia, colonna sonora) e poi I Segreti di Brokeback Mountain (2005; Leone d'Oro a Venezia e Oscar per migliore regia allo stesso Lee, sceneggiatura originale, colonna sonora), Lussuria-Seduzione e Tradimento (2007; altro Leone d'Oro), Vita di Pi (2012; secondo Oscar alla regia e statuette anche per colonna sonora, effetti speciali, fotografia) e autore del prossimo e attesissimo Billy Lynn's Long Halftime Walk.
Cioè uno dei cineasti più importanti e acclamati degli ultimi decenni.
Lo ribadiamo perché il film, clamorosamente, fu un fiasco e rappresenta un passo falso nella brillante carriera del taiwanese.
Cos'è andato storto?
Innanzitutto, proprio la scelta del regista - ci spiace ammetterlo.
Lee, autore di pellicole raffinate ed eleganti, ha provato a fare un film di supereroi "d'autore", profondo e con invenzioni registiche suggestive - notevole l'utilizzo di più sequenze una accanto all'altra costruite e incorniciate in modo tale da far sembrare la scena come la pagina di un albo a fumetti.
Ma da un personaggio che ha come motto "Hulk spacca!" il pubblico non si attende certo grandi momenti di introspezione psicologica, che difatti stridono.
Insomma, non era una pellicola da Ang Lee, e lo stesso non ha saputo o potuto salvare una storia già di per sé piuttosto sconclusionata (si veda il finale, per esempio, con lo scontro padre-figlio).
Né lo ha aiutato il casting.
Salviamo Jennifer Connelly e Sam Elliott; ma Eric Bana è un protagonista inespressivo e senza carisma, mentre Nick Nolte fa Nick Nolte - cioè gigioneggia senza un perché - per tutto il film.
E anche gli effetti speciali - cosa strana per un film di Ang Lee - sono piuttosto grossolani.
Per la pellicola successiva dedicata al gigante verde si decise pertanto di cambiare registro.
L'Incredibile Hulk (2008)
Il trailer di L'Incredibile Hulk.
Uscito cinque anni dopo il predecessore, L'Incredibile Hulk non rappresenta un seguito, ma un vero e proprio reboot.
Dove cambia tutto.
Attori diversi: Edward Norton (anche co-sceneggiatore, benché non accreditato) al posto di Eric Bana, Liv Tyler di Jennifer Connelly, William Hurt di Sam Elliott.
Anche l'approccio è diverso: al fine Ang Lee subentra il più grossolano Louis Leterrier, regista francese di pellicole d'azione quali The Transporter e Transporter: Extreme.
Ciò si traduce in più scene spettacolari, più combattimenti, effetti speciali più fracassoni, una psicologia dei personaggi tagliata con l'accetta.
Insomma, si è barattata l'autorialità con la baracconata; e, paradossalmente, lo scambio ha funzionato meglio: pur non essendo un capolavoro né memorabile, il film si fa guardare.
Ma anche allora gli incassi non furono esaltanti, di poco superiori a quelli del precedente.
Che fare, quindi, con un supereroe che non riesce più a fare breccia nel cuore del pubblico?
La soluzione forse sminuirà il personaggio, ma di sicuro aiuterà a rilanciarlo.
The Avengers (2012)
Il trailer di The Avengers.
Avengers: Age of Ultron (2015)
Il trailer di Avengers: Age of Ultron.
Innanzitutto, si cambia di nuovo attore: questa volta è il turno di Mark Ruffalo, uno degli attori più riconoscibili della sua generazione e candidato agli Oscar nel 2011 (I Ragazzi Stanno Bene), 2015 (Foxcatcher, presentato a Cannes 2014) e 2016 (per il vincitore Il Caso Spotlight, accanto a Michael Keaton).
Poi si inserisce il personaggio all'interno di un super gruppo di supereroi all stars: non più al centro dell'attenzione, quindi, ma parte - seppure importante - di un team, quello degli Avengers, accanto ai leader Capitan America e Iron Man e a Thor, Vedova Nera, Occhio di Falco...
Nei blockbuster campioni di incassi, Hulk fa quello che ci si aspetta da Hulk, ma questa volta riuscendo a tenere in equilibrio i tormenti di Bruce Banner e la furia distruttrice del gigante verde in modo più efficace (anche grazie ad effetti speciali finalmente adatti).
Il pubblico ha gradito e, visti i fiaschi precedenti, ciò rappresenta un ottimo risultato; risultato che ha garantito un futuro più sereno al personaggio.
Ma quale?
Sicuramente lo rivedremo nel 2017 in Thor: Ragnarok, nel 2018 in Avengers: Infinity War e nel 2019 nell'ultima pellicola dedicata ai Vendicatori.
Per ciò che concerne un nuovo film da "solista", invece, chissà: se ne parla, ma vedremo se il progetto andrà avanti.
Riuscirà nel frattempo Mark Ruffalo a sostituire Lou Ferrigno nel cuore dei fan?
Certo, la Marvel ci sta puntando decisamente.
Ma il fatto che l'ex culturista sia stato chiamato a comparire in Hulk e L'Incredibile Hulk come guardia di sicurezza e che presti la sua voce (nella versione originale) al mutante in tutti film da L'Incredibile Hulk compreso in poi, vuol dire che sì, siamo di fronte ad un'"operazione nostalgia", ma anche che, a distanza di tanto tempo, sono tanti ancora quelli che lo identificano col personaggio che lo ha reso celebre.
Sarà dura per il pur bravo Ruffalo: nonostante l'età non più verde, Lou Ferrigno... spacca!