CINEMA A BOMBA!

venerdì 28 febbraio 2020

OSCAR 2020. C'ERA UNA VOLTA...A HOLLYWOOD, ANGELI E DEMONI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
161'
Regia: Quentin Tarantino
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Kurt Russell, Zoe Bell, Bruce Dern, Dakota Fanning, Maya Hawke, Harley Quinn Smith, Damian Lewis, Michael Madsen, Luke Perry.


Los Angeles, 1969. Rick Dalton (DiCaprio) è un divo del cinema e della televisione in declino.
Vicino di casa di Sharon Tate (Robbie) e Roman Polanski, la cui ascesa a Hollywood pare invece inarrestabile, il nostro ha come miglior amico Cliff Booth (Pitt), intrepido stuntman che lo segue come un'ombra.

Mentre l'attore partecipa a una serie tv western, un'inquietante comunità hippy si installa allo Spahn Ranch con il progetto di far la festa a Tate e compagnia.

Rick comincia a chiedersi se non abbia ragione il suo manager, Marvin Schwarz (Pacino), che gli ha consigliato di trasferirsi in Italia a girare western spaghetti...






La storia si ripete: prima al Festival di Cannes, poi alla Notte degli Oscar, C'era una Volta... a Hollywood ha dovuto cedere il premio più ambito al rivale coreano Parasite.

I 3 Golden Globe conquistati a gennaio non sono bastati a convincere l'Academy: il film di Tarantino è stato, insieme a 1917 di Sam Mandes, uno dei grandi sconfitti della serata.
Solo 2 statuette, alla fine: miglior attore non protagonista (Pitt) e miglior scenografia.

Eppure Quentin avrebbe meritato almeno l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale, non fosse altro per averci lavorato 5 lunghi anni (parole sue).
Se fosse accaduto, sarebbe stata la terza volta per lui, dopo Pulp Fiction e Django Unchained.

Il riconoscimento a Brad Pitt ha invece messo d'accordo tutti, e non poteva essere altrimenti.
Il regista italo-americano gli ha cucito addosso il ruolo della vita: un personaggio spavaldo e violento, eppure coraggioso e leale, difficile da dimenticare.

L'unico elemento discordante è la categoria in cui è stato premiato.
Non protagonista? Ma è lui il vero eroe della storia.






CUVAH è una lettera d'amore, un commosso omaggio alla Hollywood dei tempi d'oro: sta a Tarantino come Roma stava ad Alfonso Cuarón.
Vero, qui ci sono un po' troppi tempi morti e digressioni, e a 3/4 del film compare dal nulla una voce narrante del tutto superflua, ma rimane un'ottima rievocazione d'epoca.

Quella di QT non è una città da documentario, è una Los Angeles "dell'anima", idealizzata e immersa in un contesto storico volutamente e irriverentemente revisionista.
Non scendiamo in dettagli per non spoilerare nulla, ma non sarebbe divertente se Cliff si scoprisse essere il discendente dell'ufficiale di Bastardi Senza Gloria?

Pitt e DiCaprio (a proposito, bravissimo anche quest'ultimo, come sempre) sono - parole di Quentin - "la più esaltante coppia cinematografica dai tempi di Redford e Newman", ma non sono le uniche stelle del cast a brillare.

La Sharon Tate di Margot Robbie attraversa il film a passo di danza: la sua è una presenza angelica che serve da contraltare alla rozzezza demoniaca della Manson Family (curiosamente, Charles Manson compare solo per pochi secondi).
La statuaria attrice di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad è oramai una diva a tutti gli effetti, guai a chi dice il contrario.

Tra le parti di secondo piano commuove quella del compianto Luke Perry, un tempo star televisiva del giovanilistico Beverly Hills 90210, morto poco dopo le riprese.

Diverse figlie d'arte tra le comparse: Rumer Willis, figlia di Bruce Willis e Demi Moore; Maya Hawke (apparsa nella 3a stagione di Stranger Things), figlia di Uma Thurman e Ethan Hawke; Harley Quinn Smith, figlia di Kevin Smith (vedere Yoga Hosers e Supergirl Lives).

Nonostante qualche momento di tensione (la visita di Pitt allo Spahn Ranch è in odore di Non Aprite Quella Porta) e un'unica scena splatter nel finale, C'era una Volta a Hollywood si può catalogare come commedia.
Tra tutte, la scenetta più divertente è probabilmente quella in cui Bruce Lee fa la figura dello scemo.

Nelle interviste, Tarantino ha parlato di questa ennesima fatica come del proprio "Magnum Opus": al netto di qualche difetto, forse lo è.
Di sicuro è la sua pellicola più personale e sincera.

Da vedere, con o senza Oscar.




Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

domenica 27 novembre 2011

GLI INEDITI: HELL RIDE, BIRRE BAMBOLE E BASTARDI

(clicca sulla locandina per vedere il trailer)

USA, 2008
83'
Regia: Larry Bishop
Interpreti: Larry Bishop, Michael Madsen, Vinnie Jones, David Carradine, Dennis Hopper.

"E' il tuo destino realizzare il miglior biker movie di sempre, e sarò io a produrlo!"
Sono state più o meno queste le parole usate da Quentin Tarantino per convincere Larry Bishop a girare Hell Ride.

Figlio d'arte (suo padre Joey faceva parte del clan Sinatra), appassionato di motociclette e interprete del cult sessantottino The Savage Seven, Larry Bishop aveva esordito dietro alla cinepresa nel 1996 con la sconclusionata commedia/noir Il Tempo dei Cani Pazzi - uno degli innumerevoli prodotti d'imitazione nati sulla scia di Pulp Fiction - ma è noto soprattutto per il breve ruolo del sarcastico direttore dello strip bar di Kill Bill, quello che apostrofava Budd (Michael Madsen) con la celebre battuta: "Sei inutile come un buco di c... sul gomito."

Bishop ha chiamato a raccolta tutti i suoi amici - oltre a Quentin ideatore/produttore (che avrebbe anche dovuto comparire nella parte di Comanche) e a Madsen, ci sono David Carradine, anch'egli reduce dal capolavoro tarantiniano, l'ex calciatore gallese Vinnie Jones e il mitico Dennis Hopper, che torna a fare il centauro baffuto come ai tempi di Easy Rider - e ha interpretato, scritto e diretto un divertissement dove tutti sembrano spassarsela un mondo.

La storia segue le vicende di Pistolero e della sua banda di motociclisti - sempre impegnati ad andare a zonzo, sparare, ubriacarsi e intrattenersi con ragazze bellissime - e del loro scontro coi trucidi rivali 666ers (il nome dice tutto!).
Di mezzo ci sono un tesoro che fa gola a entrambi gli schieramenti e soprattutto una doppia storia di vendetta.

Girato con uno stile che molto deve a Kill Bill, il film di Bishop è una sorta di autocelebrativo spaghetti western su motociclette, nutrito di sparatorie, battutacce, machismo e amicizia virile, e allietato da una folta schiera di giovani donne - sempre nude o seminude - dalle anatomie sbalorditive.
Numerosi i riferimenti cinefili: dalle pellicole leoniane ai tex-mex pulp di Robert Rodriguez, passando ovviamente per il succitato Easy Rider, omaggiato fin dai titoli di testa (un'altra idea di Tarantino).

Prendere o lasciare: ma se decidete di inforcare la moto e farvi un giro, state certi che vi divertirete.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,