CINEMA A BOMBA!

mercoledì 1 marzo 2023

OSCAR 2023. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM INTERNAZIONALE, SCENEGGIATURE

(Dall'alto: Guillermo del Toro sul set del suo Pinocchio; una scena si Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale; una parte del cast di Glass Onion).


Guillermo del Toro potrebbe diventare il primo cineasta nella storia a vincere l'Oscar per il miglior film d'animazione dopo aver già conquistato quelli per il miglior film e la miglior regia (ricordate l'edizione del 2018?).

L'autore di The Shape of Water parte da favorito sia in virtù del recente Golden Globe sia perché la concorrenza non dovrebbe impensierirlo più di tanto.
La solitamente fortissima Disney stavolta non schiera un pezzo da novanta, la Dreamworks gareggia con un seguito e gli altri sono lavori indipendenti con poche possibilità di emergere.

A prescindere dall'esito della Notte delle Stelle, il regista messicano farà discutere di Pinocchio soprattutto in Italia.
La sua versione dell'immortale opera di Collodi non è tanto un adattamento quanto una libera interpretazione: riuscirà a convincere i più puristi tra gli appassionati del romanzo?

Se nel campo dell'animazione i giochi sembrano fatti, in quello dei film internazionali la sfida appare apertissima.
A contendersi la statuetta ci sono due pellicole di marcata impronta storico-politica: da un lato il tedesco Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, rifacimento del classico del 1930; dall'altro il sudamericano Argentina 1985, quasi uno spin-off de Il Segreto dei Suoi Occhi (Oscar come miglior film straniero nel 2010).

Per quanto concerne la scrittura, l'Academy - come sapete - discerne tra sceneggiature non originali (ossia adattamenti o seguiti di opere già esistenti) e sceneggiature originali.
Nella prima categoria fa piacere vedere in lizza quel volpone di Rian Johnson col suo whodunit Glass Onion; nella seconda i nominati sono tali che risulta davvero difficile fare pronostici.

Mastro Spielberg riuscirà a portarsi a casa un'altra statuetta, dopo quelle meritatamente guadagnate negli anni 90 con Schindler's List (miglior film e regia) e Salvate il Soldato Ryan (miglior regia)?
Oppure dovrà cederla a Gli Spiriti dell'Isola di McDonagh (sì, quello di Tre Manifesti)?
E se invece a spuntarla fosse il pompatissimo Everything Everywhere All at Once?

Ai posteri - anzi, ai membri dell'Academy - l'ardua sentenza.
Intanto leggete qui sotto le nomination, provate a indovinare chi vincerà e cliccate sui link per saperne di più!


Miglior film d'animazione
Pinocchio, regia di Guillermo del Toro e Mark Gustafson
Marcel the Shell, regia di Dean Fleischer-Camp
Il Gatto con gli Stivali 2 - L'Ultimo Desiderio, regia di Joel Crawford
Il Mostro dei Mari, regia di Chris Williams
Red, regia di Domee Shi

Miglior film internazionale
Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, regia di Edward Berger (Germania)
Argentina 1985, regia di Santiago Mitre (Argentina)
Close, regia di Lukas Dhont (Belgio)
EO, regia di Jerzy Skolimowski (Polonia)
The Quiet Girl, regia di Colm Bairéad (Irlanda)

Migliore sceneggiatura originale
Martin McDonagh - Gli Spiriti dell'Isola
Daniel Kwan e Daniel Scheinert - Everything Everywhere All at Once
Steven Spielberg e Tony Kushner - The Fabelmans
Todd Field - Tár
Ruben Östlund - Triangle of Sadness

Migliore sceneggiatura non originale
Edward Berger, Lesley Paterson e Ian Stokell - Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale
Rian Johnson - Knives Out: Glass Onion
Kazuo Ishiguro - Living
Ehren Kruger, Eric Warren Singer e Christopher McQuarrie - Top Gun: Maverick
Sarah Polley - Women Talking


Etichette: , , , , , , , , , ,

giovedì 12 gennaio 2023

GOLDEN GLOBE 2023. PREMIO CINEMATOGRAFICO DI RIPRESA E RESILIENZA

Steven Spielberg con i suoi 2 Globi. 



Dopo gli scandali e la crisi di identità degli ultimi anni, i Golden Globe hanno provato quest'anno a risalire la china.

Molte le star che hanno sfilato sul tappeto rosso, molti i flash, molte le polemiche che ci sono state (una su tutte: l'assenza di Brendan Fraser, pur candidato come miglior attore in un ruolo drammatico)...

Insomma, si è ricominciato a parlare della manifestazione organizzata dalla Hollywood Foreign Press Association dopo la sordina alle scorse edizioni.

E si è ricominciato a parlare di cinema: in un periodo in cui - a parte il fenomeno Avatar-La Via dell'Acqua (nessun premio) e i soliti cinefumettoni Marvel (contentino a Black Panther-Wakanda Forever con Angela Bassett migliore attrice non protagonista) - i film "da sala" non hanno più quel richiamo che avevano una volta, questa è già una buona notizia.

Merito anche del palmarès di quest'anno (vedi qui): tra gli insigniti, volti e nomi noti, emergenti, recuperati, apprezzati dalla critica, rassicuranti anche per i guardiani del politicamente corretto.

Il primo nome che salta agli occhi è quello di Steven Spielberg: il celeberrimo regista di innumerevoli capolavori (citiamo qui, volutamente, alcuni di quelli meno celebri e vi invitiamo a riscoprirli tramite i nostri precedenti post: Le avventure di Tintin, Lincoln, Il Ponte delle spie, Ready Player One), ad un solo anno dalla vittoria della sua versione di West Side Story ( miglior musical) questa volta si aggiudica i riconoscimenti per il miglior film drammatico e la migliore regia per The Fabelmans.

Un altro nome è quello di Guillermo del Toro: la sua versione di Pinocchio è stata votata come migliore pellicola di animazione, battendo la concorrenza dei colossi targati Disney.

Una vittoria meno banale di quanto sembri.

Ma tra i trionfatori c'è stato anche una persona che non ha ricevuto neppure un premio: Alberto Barbera.

Il direttore della Mostra del Cinema di Venezia può vantarsi però del fatto che, tra le 14 categorie cinematografiche dell'evento, ben 5 sono state vinte da film presentati in anteprima al Lido: un colpaccio, sia per il lustro della kermesse lagunare che per il cinema d'autore tout court.

E non categorie di secondo piano: The Banshees of Inisherin di Martin McDonagh (che nel 2018 aveva sbancato i Golden Globe con Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) ha conquistato le statuette per la migliore commedia, il miglior attore protagonista in una commedia (bentornato Colin Farrell! Quindi The Batman ha veramente contribuito a rilanciarlo), la migliore sceneggiatura (lo stesso McDonagh, che ormai si starà abituando a questo tipo di riconoscimento); la sempre superba Cate Blanchett è la migliore attrice drammatica per Tár di Todd Field (a bocca asciutta, invece, Ana de Armas con Blonde); Argentina 1985 è stato invece riconosciuto meritatamente come miglior film internazionale.

Molta gloria anche per gli outsider.

L'immaginifico Everything Everywhere All at Once ha dato un'ottima ribalta a Michelle Yeoh (migliore attrice per una commedia) e soprattutto a Jonathan Ke Quan (miglior attore non protagonista. Il nome non vi dice niente? Beh, e se vi dicessimo che stiamo parlando di Shorty di Indiana Jones e il Tempio Maledetto di Steven Spielberg - combinazione! - e di Data di I Goonies? Un gradito ritorno per i nostalgici degli Anni Ottanta).

Austin Butler, come miglior attore drammatico, è stato una delle sorprese della serata: molti si aspettavano il nome di Brendan Fraser, che aveva commosso Venezia con The Whale di Darren Aronofsky, ma la sua interpretazione di Elvis nell'omonimo biopic di Baz Luhrmann ha convinto un maggior numero di giurati (premio comunque difficilmente contestabile).

La migliore canzone se l'è aggiudicata un film indiano (!) e non, come ci si aspettava, una tra Lady Gaga, Taylor Swift e Rihanna.

La statuetta per la migliore colonna sonora è invece il contentino che hanno dato a Babylon, ambizioso progetto di Damien Chazelle che ha diviso critica e pubblico.

L'ottantesima edizione dei Golden Globe è terminata, ma già si scaldano i motori per i prossimi Oscar.

La stagione dei premi cinematografici è appena iniziata e si prevedono scintille - e soprattutto segnali di ripresa per la Settima Arte.


Etichette: , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 4 gennaio 2023

ARGENTINA 1985, L'ORA È GIUNTA PER LA JUNTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



Argentina, 2022
140'
Regia: Santiago Mitre
Con: Ricardo Darín, Peter Lanzani, Alejandra Flechner, Claudio Da Passano, Laura Paredes, Gina Mastronicola, Héctor Díaz, Marcelo Pozzi.


L'Argentina negli anni Settanta non era certo un posto tranquillo: nel 1973 ritornò al potere dopo l'esilio Juan Domingo Perón, già presidente dal 1946 al 1955 (quando fu rovesciato da un colpo di stato militare).

Ma dopo circa un anno morì e il suo posto venne preso dalla terza moglie Isabel Martinez/Isabelita, decisamente meno popolare della seconda (la celeberrima, carismatica Eva Duarte/Evita, deceduta prematuramente nel 1952), che si trovò a gestire una situazione esplosiva dal punto di vista sociale: gruppi armati di estrema destra (particolarmente efferata era la cosiddetta Trilpa A: l'Alianza Anticomunista Argentina) e di estrema sinistra (il marxista e guevarista ERP-Ejército Revolucionario del Pueblo e i cosiddetti Montoneros, guerriglieri di ispirazione peronista) seminavano morte e terrore in tutto il Paese.

Nel 1975 un nuovo golpe portò al potere i generali, guidati dal comandante dell'esercito Jorge Rafael Videla.

I militari non si fecero troppi scrupoli a continuare la cosiddetta guerra sporca, inaugurata sotto la presidenza di Isabelita, contro guerriglieri di estrema sinistra o semplicemente oppositori politici, utilizzando metodi brutali che comprendevano violenze, sopraffazioni, stupri, minacce, intimidazioni, rapimenti (anche di neonati), voli della morte (persone buttate spesso vive da un aereo sul Río de la Plata, cioè l'ampio estuario dei fiumi Uruguay e Paraná, o nell'Atlantico).

Numerosi (decine di migliaia) furono i desaparecidos, dissidenti, uomini e donne, fatti sparire nel nulla.

La giunta militare cadde nel 1983 sotto i colpi della crisi economica e del fallimento della guerra delle Falkland/Malvinas un anno prima.

Ma la nuova democrazia che si instaurò era ancora troppo debole e il tanto auspicato processo ai militari per i crimini perpretrati durante la dittatura incontrò parecchie resistenze.

Ad occuparsene furono il procuratore capo Julio César Strassera (Darín) e il suo giovane staff, coordinato da Luis Moreno-Ocampo (Lanzani), che riuscirono - pur subendo minacce, intimidazioni, campagne denigratorie - a mettere alla sbarra nove membri della giunta militare (compresi i capi di Stato) e a raccogliere numerose testimonianze di vittime e di familiari di vittime e un'imponente mole di prove degli orrori di cui si macchiarono gli imputati.


Presentato e accolto dagli applausi alla Mostra di Venezia 2022, Argentina, 1985 è un film giudiziario che ricorda una delle pagine più buie della storia mondiale.

Film di questo tipo sono dolenti, potenti, ma rischiano di essere gravati dal peso della propria solennità e da una visione quasi superomistica dei protagonisti.

La bravura (o l'abilità) del regista Santiago Mitre è stata invece quella di riuscire a calibrare in modo eccellente la necessaria drammaticità degli eventi - costruita senza flashback, ma con il solo potere evocativo della testimonianza, della parola - con momenti di alleggerimento inaspettati.

I protagonisti non sono classici eroi: sono uomini che svolgono onestamente il proprio lavoro, che hanno una vita, preoccupazioni quotidiane fuori dall'ufficio, che ridono e scherzano, che hanno dubbi, che esitano, che si arrabbiano, che si indignano.

Sono umani e sentono il peso della Storia e di storie più grandi di loro, ma si aggrappano all'ironia, allo sberleffo dei potenti per non venir sovrastati dalla tragedia.

Significativa, in questo senso, è la figura del figlio di Strassera: spesso i ragazzini, in questo tipo di legal thriller, sono ridotti al ruolo di comparse all'ombra dell'eroe della vicenda; ma questo attraversa con passo felpato il film come un folletto irriverente e inafferrabile per dare una mano al padre: a ben pensarci, un'idea molto funzionale per rendere il tono della pellicola meno cupo.

Bravo e simpatico, quindi, il giovanissimo attore.

Bravissimi gli altri giovani interpreti, soprattutto l'emergente Peter Lanzani.

Straordinario, come al solito, Ricardo Darín.

L'espressivo protagonista di Nove regine, Il figlio della sposa - che hanno avuto una certa notorietà anche al di fuori della madrepatria - e soprattutto Il segreto dei suoi occhi (clamoroso, ma meritatissimo Oscar per il miglior film straniero nel 2010) offre un'altra memorabile prova attoriale e dà linfa vitale ad una pellicola formalmente di fattura abbastanza ordinaria, ma comunque ben congegnata.

Il suo Nunca más!, pronunciato al culmine del climax del film, è un dolente e potente grido di rivolta, il grido degli oppressi che anelano alla libertà, il grido di chi si oppone corraggiosamente alla dittatura.

Argentina, 1985 è il primo film originale per Amazon Prime Video del Paese sudamericano.

Speriamo che la presenza nel catalogo della piattaforma di streaming gli dia quella visibilità che merita ampiamente.


Etichette: , , , ,