CINEMA A BOMBA!

lunedì 19 luglio 2021

CANNES 2021. I VINCITORI

Dall'alto: Julia Ducournau riceve la Palma d'Oro da un' emozionatissima Sharon Stone; Leos Carax in mezzo ad Adam Driver e Marion Cotillard; il Presidente della Giuria Spike Lee, protagonista di una gaffe epica. 


La Palma d'Oro del 74° Festival di Cannes è andata al franco-belga Titane, diretto da Julia Ducournau.
Ma il vero protagonista della premiazione è stato - suo malgrado - Spike Lee.

Il regista premio Oscar, in veste di Presidente della Giuria, ha fatto un errore clamoroso annunciando in anticipo il titolo del film vincitore.
Una figuraccia che ha reggelato la platea e per la quale l'autore di Fa' La Cosa Giusta e BlackKklansman si è in seguito profondamente scusato, ma che in verità è stata l'unica sorpresa di un'edizione altrimenti piuttosto noiosa e prevedibile.

Come da pronostici, ha vinto la pellicola più accreditata alla vigilia e, come da pronostici, Leos Carax è stato insignito del riconoscimento per la miglior regia.

Amatissimo in patria, colui che qualche anno fa ci aveva "regalato" il sopravvalutatissimo Holy Motors sembra aver convinto tutti col musicarello Annette, protagonisti Marion Cotillard (Talia al-Ghul de Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno) e Adam Driver (Kylo Ren nell'ultima trilogia di Star Wars).

Il grande sconfitto di quest'anno? Probabilmente Wes Anderson, il regista di Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel. Il suo The French Dispatch è stato accolto favorevolmente dalla stampa specializzata e aveva tutte le carte in regola per ammaliare i giurati, però è rimasto a bocca asciutta.

Nessun riconoscimento pure a Nanni Moretti, il cui Tre Piani ha diviso la critica tra chi si è profuso in lodi sperticate e chi ne ha giudicato negativamente l'assenza di umorismo, che il regista romano è altresì solito utilizzare anche in pellicole drammatiche come la precedente Mia Madre.

Ma la notizia più importante è che, dopo un anno di pausa dovuto alla pandemia, il Festival di Cannes sia tornato.
Tutto il resto è solo una chiacchera.

Leggete di seguito l'elenco completo dei vincitori!



Palma d'Oro: Titane, regia di Julia Ducournau

Grand Prix Speciale della Giuria (premio per l'opera più originale o innovativa): Hytti nro 6, regia di Juho Kuosmanen e Qahremān, regia di Asghar Farhadi (ex-aequo)

Prix de la mise en scène (premio per la migliore regia): Leos Carax per Annette

Prix du scénario (premio per la migliore sceneggiatura): Ryūsuke Hamaguchi e Takamasa Oe per Doraibu mai kā

Prix d'interprétation féminine (premio per la migliore attrice): Renate Reinsve per Verdens verste menneske

Prix d'interprétation masculine (premio per il migliore attore): Caleb Landry Jones per Nitram

Premio della Giuria (premio assegnato dalla Giuria): Hadereḵ, regia di Nadav Lapid e Memoria, regia di Apichatpong Weerasethakul (ex-aequo)



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giovedì 20 agosto 2020

I CORTI: IO SI' TU NO, COLLOQUI SENZA ESCLUSIONE DI COLPI

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 

Italia, 2017
11'
Regia: Sydney Sibilia
Con: Greta Scarano, Lino Guanciale, Valerio Aprea


Lei (Scarano) è una cameriera part time in un pub ed è alla vigilia di un importante colloquio di lavoro.

Lui (Guanciale) entra nel locale poco prima della chiusura.

I due non si conoscono, ma finiscono a letto insieme.

Lui al mattino se ne va, ma lei si sveglia in ritardo.

Vestitasi di tutta fretta, si reca all'appuntamento.

Ma là troverà una spiacevole sorpresa.






Nel mare magnum delle produzioni cinematografiche italiane, solo pochi riescono ad emergere e solo poche opere entrano nell'immaginario collettivo.

E ciò, nonostante la qualità sia molto aumentata rispetto a neppure troppi anni fa - lo dimostrano titoli quali La Grande Bellezza, A Bigger Splash, Lo Chiamavano Jeeg Robot, Mia Madre, solo per citare i primi che ci vengono in mente.

In questo contesto, Sydney Sibilia è uno dei registi più briosi del cinema italiano contemporaneo: sua è infatti la fortunata trilogia di Smetto Quando Voglio, una storia di ricercatori universitari precari e squattrinati che si reinventano in modo inusuale che ha portato verve e una ventata di aria fresca nella commedia nostrana.

Il suo stile vivace, scanzonato, ironico si è fatto notare, tanto è vero che i tre film si sono dimostrati un ottimo successo di pubblico e hanno ispirato molti tentativi di imitazione.

Successivo ad essi è questo cortometraggio, che tratta in modo leggero e divertente un argomento in realtà molto drammatico: la difficoltà di trovare un lavoro stabile e degno di questo nome.

Nel dipanarsi della trama, si fa ricorso a situazioni volutamente esagerate e a una vicenda piuttosto inverosimile per descrive, con acume e arguzia, la disperazione di due giovani, disposti senza troppi scrupoli a qualsiasi carognata pur di crearsi anche solo un'opportunità.

Nonostante le bassezze, però, non si può non immedesimarsi nei protagonisti, impersonificati con efficacia da due affermati interpreti di cinema e Tv, i bravi e simpatici Greta Scarano e Lino Guanciale (altresì apprezzato attore teatrale) - ai quali si affianca anche Valerio Aprea (già visto in Boris).

Pure il montaggio, il ritmo, le musiche e gli altri apporti tecnici contribuiscono a rendere questo cortometraggio piacevole e frizzante.

Io Sì, Tu No è l'ideale, se volete passare circa 10 minuti a guardare un cortometraggio che vi diverta, vi lasci qualcosa e sia fatto bene.

In pieno stile Sibilia, insomma.




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mercoledì 21 giugno 2017

QUILIANO 2017. COSIMO E NICOLE, UNA STORIA D'AMORE "INDIE"

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2012
101'
Regia: Francesco Amato
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Clara Ponsot, Paolo Sassanelli, Souleymane Sow, Angela Baraldi, Joe Prestia, Afterhours, Marlene Kuntz, Verdena, Bud Spencer Blues Explosion


La giovane francesina Nicole (Ponsot), ferita durante gli scontri del G8 di Genova del 2001, viene soccorsa dall'italiano Cosimo (Scamarcio).

I due si innamorano e rimangono nel capoluogo ligure, dove vengono assunti da Paolo (Sassanelli), il fonico che organizza concerti di musica indie che li aveva aiutati.

Durante l'allestimento di un palco, un immigrato clandestino (Sow) che stava lavorando in nero, cade da un'impalcatura.
Creduto morto, Paolo, preoccupato dalle conseguenze, con la complicità riluttante dei ragazzi getta il corpo in un luogo abbandonato.

Il senso di colpa metterà a rischio l'unione dei due giovani, soprattutto dopo la scoperta di una lettera che lo straniero aveva scritto (ma non aveva avuto tempo di inviare) alla sua amata.

Il destino, tuttavia, ha in serbo per Cosimo e Nicole un'occasione per redimersi.






Il cinema italiano, quando esce dalla ripetitività e dalla banalità, sa ogni tanto offrire opere di pregevole fattura.

L'avevamo già visto: negli ultimi anni i migliori film nostrani sono quelli che hanno saputo narrare storie in modo accattivante e originale, con un linguaggio finalmente adatto anche a chi non è un cinefilo di stretta osservanza.

Lo stanno a testimoniare i successi di critica e pubblico di pellicole quali La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino ( Golden Globe e Oscar come miglior film straniero nel 2014), Mia Madre di Nanni Moretti (2015) e il fenomeno Lo Chiamavano Jeeg Robot (2015) dell'esordiente Gabriele Mainetti.

Certo, non sempre idee e coraggio ripagano gli sforzi - il passo falso di Matteo Garrone con Il Racconto dei Racconti ne è un esempio - ma siamo sicuri che la strada da intraprendere per far sopravvivere la nostra cinematografia sia questa.

Idee e coraggio caratterizzano anche questo Cosimo e Nicole, che gli organizzatori del primo Premio Quiliano Cinema hanno deciso di proiettare in occasione della consegna del riconoscimento al suo autore, il giovane piemontese Francesco Amato.

Apprezzabile idea, quella di riproporlo: vale la pena riscoprire questo film che parla sì di una storia d'amore tormentata, ma non solo.

L'ottima sceneggiatura (dello stesso Amato) schiva le trappole del "buonismo" e del déja-vu e racconta in modo sincero turbamenti e crescita dei protagonisti, due giovani pieni di speranze e progetti alle prese con crisi economica, sociale e di valori.

Scamarcio - dimenticate Tre metri sopra il cielo - e la giovane Ponsot danno ai loro personaggi uno sguardo di selvaggia vitalità, un'inquietudine errabonda, un furibondo bisogno di vivere e amare, un'umanità credibile non priva di sbandamenti.

Una giovinezza esuberante che sente sotto pelle le vibrazioni della musica indie-rock nostrana: compaiono nel ruolo di se stessi Marlene Kuntz, Verdena, Afterhours, Bud Spencer Blues Explosion (no, l'amato interprete di ...altrimenti ci arrabbiamo e Porgi l'altra guancia non canta né suona).

Nello stesso tempo i due arrivano a confrontarsi con i drammi legati al lavoro nero e al caporalato - sempre non lontano da Quiliano nel 2012 avevamo visto, sull'argomento, il toccante documentario di Daniele Segre Morire di Lavoro -, all'immigrazione clandestina.

Temi, questi, che non sono ridotti a sfondo della love story, ma che fanno parte integrante della narrazione, che riesce ad amalgamare così il romanticismo "maledetto" con l'impegno e la trattazione di argomenti "seri".

Insomma, Cosimo e Nicole si allontana dai comodi e triti cliché del genere per provare qualcosa di meno banale e scontato, guadagnandoci per questo in freschezza e vivacità.

Verrà proiettato gratis il 24 Giugno ( qui i dettagli).

Cibo buono (il gruppo Tagliate Senza Frontiere e la locale Pro Loco, che organizzano la cena a buffet, vi garantiamo che sanno fare bene da mangiare) e buon cinema italiano: si comincia bene.




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lunedì 29 agosto 2016

I CLASSICI: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT, CUORE E ACCIAIO ITALIANI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2016
118'
Regia: Gabriele Mainetti
Interpreti: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Antonia Truppo.


Enzo (Santamaria), piccolo criminale "de borgata", per sfuggire alla polizia, si immerge nel Tevere.

Qui si infanga con una melma tossica che, inaspettatamente, gli provoca una forza e una resistenza sovrumane.

Le responsabilità dei nuovi poteri e nei confronti di una ragazza orfana con problemi psichici (Pastorelli), lo renderanno conscio di dover dare una svolta alla propria vita, anche perché dovrà fare i conti con lo Zingaro (Marinelli), bandito psicopatico, ambizioso e senza remore morali.

Estate. Tempo (anche) di cinema all'aperto.
Se nel vostro luogo di villeggiatura hanno in programma questo film, beh, vi consigliamo di prenderlo in considerazione.

Lungometraggio di esordio di Gabriele Mainetti - precedentemente aveva diretto dei cortometraggi, tra i quali il pluripremiato Tiger Boy -, Lo chiamavano Jeeg Root è stato uno dei casi cinematografici degli ultimi 6 mesi: incassi molto buoni, ottimi riscontri di critica, parecchi premi vinti - tra i quali 8 David di Donatello (su 17 nomine. Vinti, tra gli altri, premi per il miglior regista esordiente e per tutti e quattro gli attori principali).

E il sollucchero di vedere una pellicola italiana, di genere (in questo caso, di genere piuttosto insolito per la nostra cinematografia: quello supereroistico), ben fatta (nonostante un budget non all'altezza delle grandi produzioni a stelle e strisce).

Non aspettatevi quindi un kolossal tutto combattimenti coreografati ed effetti speciali come Batman v Superman, Captain America-Civil War o X-Men:Apocalisse.

Ma un film fatto artigianalmente con passione, originalità, un film che offre divertimento - anche "nero" -, ritmo, vivacità, colpi di scena e una regia pimpante che sa coniugare i necessari tòpoi del genere con un linguaggio e un immaginario pulp, anime (cioè, tipico dell'animazione di produzione giapponese) e poliziesco dal sapore un po' rétro stile anni Ottanta, continuamente richiamati con rimandi più o meno palesi.

Peccato che l'aderenza all'ambientazione si manifesti in un marcato e diffuso utilizzo della parlata romanesca, non sempre comprensibile a chi romano non è.
Peccato di provincialismo perdonabile, tutto sommato, riscattato comunque dai tanti punti di forza del film.

Detto della regia, non possiamo non rimarcare l'ottima prova del cast.

Santamaria è convincente: tormentato, scontroso, impacciato nei rapporti con le persone, solitario, dà al suo personaggio di antieroe un tono di dolente malinconia e di credibile umanità.

La Pastorelli, che ha un passato nel Grande Fratello, è al suo esordio e se la cava, calcando la scena con un passo leggero che fa contrasto con l'ambiente violento che la circonda.

Il migliore, tuttavia, è Marinelli.
Appassionato di canzoni italiane anni 70/80 cantate da donne - memorabile la sua esibizione sulle note di Un'emozione da poco di Anna Oxa, ma canta anche Non sono una signora di Loredana Bertè e con il sottofondo di Ti stringerò di Nada compie un'irruzione dagli esiti piuttosto cruenti, mentre Latin Lover di Gianna Nannini è la colonna sonora del mancato assalto ad un furgone portavalori - il suo Zingaro è spietato, sessualmente ambiguo, egocentrico e malato di protagonismo.

Un cattivo a tutto tondo, degno antagonista di un supereroe - anzi, quasi sempre ruba la scena agli altri con il suo maramaldeggiare e gigioneggiare a tutto spiano: un villain esagerato che però ben si adatta ad un film tutt'altro che sobrio.
Una sorta di Joker più Jack Nicholson nel Batman burtoniano che Heath Ledger in The Dark Knight-Il Cavaliere Oscuro o Jared Leto nel recentissimo Suicide Squad, ma coatto.

Solitamente, quando pensi a "film italiano" vengono in mente sciape commedie, film comici di bassa o bassissima lega, pellicole d'autore spesso noiosissime e/o inutili (però lodevoli eccezioni sono state per esempio, negli ultimi anni, i notevoli La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, vincitore di un Oscar come miglior film straniero e Mia Madre di Nanni Moretti, in concorso a Cannes 2015).

C'è chi prova, invero, a discostarsi dal già-visto, ma non sempre gli esiti sono felici, come insegna l'infausta incursione nel fantasy di un cineasta pur talentuoso come Matteo Garrone con il suo Il Racconto dei Racconti.

Tuttavia, qualcosa nel cinema italiano sembra si stia finalmente muovendo e nuovi nomi e volti stanno emergendo, così come nuove e fresche idee.
C'è ancora penuria di capitali, ma l'auspicio è che l'italica creatività nel campo della Settima Arte riesca a risvegliarsi.

Mainetti - al suo esordio, ricordiamolo! - ce l'ha fatta invece a dimostrare che cambiare si può e che i film cosiddetti "di genere" hanno una propria dignità e possono suscitare l'interesse di una vasta platea.

Per questo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot è una bella notizia e una speranza - quella che il cinema nostrano si riavvicini ai gusti del suo pubblico.
Sarebbe ora...







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lunedì 24 agosto 2015

MIA MADRE, LA STANZA DI NANNI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2015
106'
Regia: Nanni Moretti
Interpreti: Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti.


Margherita (Buy) è una regista affermata di pellicole a sfondo sociale, ma è anche una donna in crisi, specie da quando sua madre (Lazzarini), ex insegnante di lettere classiche, è ricoverata in ospedale.
Ad aiutarla c'è il fratello maggiore Giovanni (Moretti), a impensierirla ulteriormente ci sono invece una figlia adolescente e un attore hollywoodiano (Turturro), protagonista del suo nuovo film.

Senza troppi preamboli: presentato in concorso a Cannes 2015, dove è rimasto inspiegabilmente senza premi, Mia Madre è una delle opere italiane più riuscite degli ultimi anni, in assoluto una delle più ispirate di Moretti.

In questo ideale proseguimento dell'altrettanto toccante La Stanza del Figlio, con cui invece dalla Croisette portò a casa la Palma d'Oro (con grande "scorno" di un autoironico e divertito David Lynch, che sperava di vincere con Mulholland Drive), il regista romano affronta nuovamente il tema di un lutto privato e dell'autocritica che ne deriva.

Nonostante il titolo, la vicenda non è incentrata tanto sulla figura della madre, che pure funge da catalizzatore, quanto su quella di Margherita (madre a sua volta), sulla sua difficoltà di stabilire un vero rapporto umano con familiari, amici, colleghi, amanti.
La figlia non le dice tutto, il fratello le appare sempre più premuroso e saggio, persino gli ex alluni di sua madre sembrano averla conosciuta meglio di lei.

Di Nanni si possono discutere la simpatia, le idee politiche, l'abbandono della dimensione collettiva - che tanto piace ai suoi estimatori più intellettuali - in favore di quella privata.
Ma non la sensibilità, il senso della misura, l'abilità nella direzione degli attori, la capacità di alleggerire i momenti più drammatici alternandoli con intermezzi comici, affidati principalmente a John Turturro.

Il divo italoamericano - che i lettori del nostro blog ricorderanno per Vivere e Morire a Los Angeles e Il Grande Lebowski - è davvero in grande spolvero e strappa parecchie risate, ma anche gli altri protagonisti sono in stato di grazia.
Lo stesso Moretti è ottimo in un ruolo insolitamente sobrio e di secondo piano, ma Buy e Lazzarini qui trovano probabilmente il ruolo della vita (e devono al regista una riconoscenza infinita).

Si presume che i giurati del Festival francese da qualche mese dormano male; in ogni caso dovrebbero farsi un bell'esame di coscienza.
Mia Madre è con ogni probabilità il film italiano dell'anno.
Altamente consigliato.

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mercoledì 13 maggio 2015

CANNES 2015. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: una scena da Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone; la locandina di Mia Madre con Nanni Moretti e Margherita Buy; Paolo Sorrentino sul set di Youth - La Giovinezza con Michael Caine e Mădălina Ghenea.


Come riportato nel nostro post precedente, la novità principale del Festival di Cannes di quest'anno - che durerà dal 13 al 24 Maggio - è la presenza massiccia del cinema italico, con ben 3 pellicole di alto profilo in concorso.

Non sarà facile per la giuria capitanata dai fratelli Coen assegnare la Palma d'Oro.
Per fortuna gli autori de Il Grande Lebowski sono attorniati da un bel numero di accorti professionisti del settore: le dive Sophie Marceau e Sienna Miller, il regista Guillermo del Toro (co-sceneggiatore della trilogia de Lo Hobbit di Peter Jackson e autore dell'attesissimo Crimson Peak con la nostra Jessica Chastain) e l'attore Jake Gyllenhaal, solo per dirne alcuni.

Secondo noi, i nostri alfieri se la dovranno vedere soprattutto con altrettanti autori nordamericani: gli statunitensi Todd Haynes (Far From Heaven-Lontano dal Paradiso, I'm Not There-Io Non Sono Qui) e Gus Van Sant (Belli e Dannati, Will Hunting-Genio Ribelle, Scoprendo Forrester), e il canadese Denis Villeneuve (Incendies-La Donna Che Canta).
Ma occhio all'apprezzato Jacques Audiard (Il Profeta e Un Sapore di Ruggine e Ossa, presentato a Cannes 2012): gioca in casa.

In realtà, come sempre più spesso accade, le pellicole nel complesso più intriganti si trovano al di fuori della competizione principale.
A partire dal cinema d'animazione, dove si registra una bella "sfida" tra Inside Out della Pixar e il francese Il Piccolo Principe.

Degni di nota anche il reboot di Mad Max con Tom Hardy al posto di Mel Gibson - ma con l'australiano George Miller di nuovo gagliardamente dietro alla cinepresa - e l'ultimo film di Woody Allen con la sua nuova musa Emma Stone (seconda collaborazione consecutiva dopo Magic in the Moonlight) e con il ruvido attore Joaquin Phoenix (quello di The Master e Her-Lei).

Ma ecco a voi in dettaglio il programma della 68a edizione del Festival di Cannes: trailer e notizie di tutte le pellicole in concorso e di quelle più interessanti fuori concorso vi aspettano!

Come direbbe il Joker di Jack Nicholson in Batman: "Ça va commencer le Festival!"


CONCORSO
Dheepan, regia di Jacques Audiard (Francia)
La Loi du Marché, regia di Stéphane Brizé (Francia) con Vincent Lindon
Marguerite et Julien, regia di Valérie Donzelli (Francia)
Il Racconto dei Racconti - Tale of Tales, regia di Matteo Garrone (Italia, Francia, UK) on Salma Hayek, Vincent Cassel, John C. Reilly, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini
Carol, regia di Todd Haynes (UK, USA) con Cate Blanchett, Rooney Mara
Nie yin niang (L'Assassina), regia di Hou Hsiao-hsien (Taiwan)
Shan He Gu Ren (Mountains may depart), regia di Jia Zhangke (Cina)
Umimachi Diary, regia di Hirokazu Kore-eda (Giappone)
Macbeth, regia di Justin Kurzel (UK, Francia, Stati Uniti) con Michael Fassbender, Marion Cotillard
The Lobster, regia di Yorgos Lanthimos (Grecia) con Colin Farrell, Rachel Weisz, Léa Seydoux
Mon Roi, regia di Maïwenn (Francia) con Vincent Cassel
Mia Madre, regia di Nanni Moretti (Italia, Francia), con Margherita Buy, John Turturro, Nanni Moretti
Saul fia (Il Figlio di Saul), regia di László Nemes (Ungheria)
Youth - La Giovinezza, regia di Paolo Sorrentino (Italia, Francia, Svizzera, UK) con Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Jane Fonda
Louder Than Bombs, regia di Joachim Trier (Norvegia, Francia, Danimarca, USA) con Jesse Eisenberg, Isabelle Huppert
The Sea of Trees, regia di Gus Van Sant (USA) con Matthew McConaughey, Ken Watanabe, Naomi Watts
Sicario, regia di Denis Villeneuve (Canada, USA) con Emily Blunt, Benicio del Toro, Josh Brolin, Jeffrey Donovan
Chronic, regia di Michel Franco (USA) con Tim Roth
The Valley of Love, regia di Guillaume Nicloux (Francia) con Gérard Depardieu, Isabelle Huppert


Qui di seguito, invece, riportiamo le opere presenti nelle altre sezioni che hanno attirato la nostra attenzione:

La Tête Haute, regia di Emmanuelle Bercot (Francia) - Film d'apertura [Fuori Concorso] con Catherine Deneuve
Irrational Man, regia di Woody Allen (USA) [Fuori Concorso] con Emma Stone, Joaquin Phoenix
Inside Out, regia di Pete Docter e Ronnie del Carmen (USA), film di animazione della Pixar [Fuori Concorso]
Mad Max: Fury Road, regia di George Miller (USA) [Fuori Concorso] con Tom Hardy, Charlize Theron
Il Piccolo Principe (The Little Prince), regia di Mark Osborne (Francia) [Fuori Concorso]
Ice and the Sky (La Glace et le ciel), regia di Luc Jacquet (Francia) [Fuori Concorso]

Louisiana-The other side, regia di Roberto Minervini (Italia, USA) [Un Certain Regard]
Amnesia, regia di Barbet Schroeder (Svizzera, Francia) [Proiezioni Speciali]
A Tale of Love and Darkness, regia di Natalie Portman (Israele) [Proiezioni Speciali] con Natalie Portman
Amy, regia di Asif Kapadia (UK), documentario su Amy Winehouse [Proiezioni di Mezzanotte]

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martedì 12 maggio 2015

CANNES 2015. CINEMA ITALIANO ALLA RISCOSSA?

Il manifesto del 68° Festival di Cannes con Ingrid Bergman. 


E se i film più attesi quest'anno a Cannes fossero film italiani?
Strano, ma vero: il nostro Paese, nell'anno dell'Expo di Milano, è sotto gli occhi del mondo anche in campo cinematografico.

Ben tre sono le opere nostrane presenti in competizione quest'anno (più una, Louisiana-The Other Side di Roberto Minervini, nella sezione Un Certain Regard); in realtà sono coproduzioni internazionali, ma concorrono per i nostri colori.

Trattasi degli ultimi lavori dei cavalli attualmente più conosciuti e apprezzati della nostra scuderia, tre registi che sono ormai habitué della Croisette e possono vantare un notevole palmarès rivierasco: il primo, un premio per la miglior regia (Caro Diario, 1994) e una Palma d'Oro (La Stanza del Figlio, 2001); il secondo, un Premio della Giuria (Il Divo, 2008); il terzo, due Grand Prix (Gomorra e Reality, nel 2008 e 2012).

Il primo, naturalmente, è Nanni Moretti, che torna al tema drammatico dell'elaborazione di un lutto 14 anni dopo la pellicola che gli aveva fatto vincere il massimo riconoscimento della kermesse.
Mia Madre, con Margherita Buy, lo stesso Moretti e John Turturro non è però un inedito, essendo già uscito nelle nostre sale, con un ottimo riscontro di critica e pubblico.

Il secondo, Paolo Sorrentino - reduce dal successo planetario del suo La Grande Bellezza culminato con la vittoria ai Golden Globe e agli Oscar nella categoria del miglior film straniero - questa volta si avvale di un cast internazionale veramente notevole per raccontare le vicende di un anziano direttore di orchestra, ospite assieme ad un amico regista dell'esclusivo Schatzalp Hotel di Davos nelle Alpi svizzere (lo stesso albergo citato da Thomas Mann in La Montagna Incantata).

Youth-La Giovinezza può fregiarsi infatti della presenza di interpreti del calibro di Michael Caine, Harvey Keitel, Jane Fonda e Rachel Weisz.
Ma anche di un direttore della fotografia come Luca Bigazzi, uno dei migliori al mondo.

Il terzo, Matteo Garrone, è invece quello che ha destato la maggiore curiosità: il suo Il Racconto dei Racconti è liberamente tratto da tre fiabe dall'opera barocca Lo Cunto de li Cunti del napoletano Giambattista Basile, e rappresenta una rarità nella cinematografia italica.
Pochi infatti sono i nostri cineasti che si sono cimentati in racconti fantastici con effetti speciali, pochissimi quelli di livello: possiamo citare, ad esempio, il Vittorio De Sica di Miracolo a Milano e il Gabriele Salvatores di Nirvana e del recente Il Ragazzo Invisibile.

Il trailer di questo film (che vi mostreremo nel prossimo post) è molto accattivante, e non solo per la presenza di Salma Hayek: coniugare il fantasy con il cinema d'autore italiano in una mega produzione è una sfida ambiziosa, che speriamo il cineasta di Roma possa vincere.
Notevole che la colonna sonora sia firmata da Alexandre Desplat (alla seconda collaborazione con Garrone, dopo Reality), fresco vincitore dell' Oscar per Grand Budapest Hotel, ma anche autore delle musiche di The Tree of Life, Le Idi di Marzo, Moonrise Kingdom, Argo, Zero Dark Thirty...

Insomma, ci aspettiamo molto dai nostri rappresentanti.
Forse troppo: la speranza è che il loro eventuale successo spinga i nostri produttori e distributori a osare di più.
In qualità, originalità, appeal internazionale già da troppi anni non siamo messi proprio benissimo...

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