CINEMA A BOMBA!

mercoledì 1 settembre 2021

VENEZIA 2021. IL GRANDE CINEMA PROVA A RIPARTIRE DAL LIDO




Dall'alto: Denis Villeneuve sul set di Dune; Pedro Almodóvar con il cast di Madres Paralelas; Jane Campion sul set di The Power Of The Dog; Paolo Sorrentino, regista di È stata la mano di Dio.. 


Che l'edizione della Mostra di Venezia numero 78 potesse essere molto promettente lo si era capito già con l'annuncio della giuria, che può fregiarsi dei due registi che hanno trionfato nelle ultime due edizioni degli Oscar: Bong Joon-ho (presidente , autore di Parasite) e Chloé Zhao (suo Nomadland, che l' anno scorso si era aggiudicato anche il Leone d'Oro).

Ma che possa essere memorabile lo si è capito scorrendo il programma.

Il titolo che balza maggiormente all'occhio è Dune (fuori concorso), faraonica trasposizione del romanzo fantascientifico di Frank Herbert, che già nel 1984 David Lynch aveva portato sullo schermo (con tanta visionarietà, poca fortuna e molte polemiche).

Questa volta tocca a Denis Villeneuve - non nuovo a reboot: si veda Blade Runner: 2049 - che può avvalersi di un cast di sicuro impatto, anche tra i giovanissimi (per la presenza di Timothée Chalamet e Zendaya).

Sempre fuori concorso troviamo The Last Duel di Ridley Scott, di ambientazione medioevale, con il ritorno della coppia Matt Damon - Ben Affleck (vincitori di un Oscar in coppia per Will Hunting-Genio Ribelle).

Ad essere sinceri, del regista inglese si aspettava maggiormente House of Gucci, ambiziosa e molto attesa versione dell'omicidio di Maurizio Gucci con Lady Gaga, Adam Driver, Al Pacino, Jeremy Irons, Salma Hayek e Jared Leto: ma tant'è...

Noi siamo molto curiosi per Last Night In Soho di Edgar Wright: il regista di veri e propri cult quali Hot Fuzz, Scott Pilgrim Vs. The World, Baby Driver questa volta si cimenta in un genere per lui nuovo, il thriller/horror.

Sempre al di fuori del concorso troviamo altre opere interessanti: l'ennesimo seguito di Halloween (probabilmente un pretesto per omaggiare Jamie Lee Curtis, Leone d'Oro alla carriera insieme a Roberto Benigni), il western Old Henry, la trasposizione filmica del Premio Strega La Scuola Cattolica di Edoardo Albinati, l'anteprima della serie Tv Stories From A Marriage - tratta dalla serie e dal film omonimi di Ingmar Bergman, con il ritorno della coppia d'oro Jessica Chastain-Oscar Isaac (vi ricordate A Most Violent Year?) -, i documentari su Fabrizio De André, Leonard Cohen, Ezio Bosso, Bruno Corbucci (con Quentin Tarantino, ovviamente).


Segnaliamo nella sezione Orizzonti, che presenta spesso lavori molto meritevoli, Il Paradiso del Pavone di Laura Bispuri, regista dallo sguardo originale.

Vedremo invece come se la cava all'esordio dietro alla macchina da presa la showgirl Simona Ventura: al Lido porta il documentario Le Sette Giornate di Bergamo sulla costruzione di un ospedale durante le prime fasi della pandemia.

Dune a parte, i fiori all'occhiello della Mostra di quest'anno, sono però in concorso.

La kermesse verrà aperta dal nuovo lavoro di Pedro Almodóvar, cineasta che non lasci mai indifferenti e che si cimenta ancora una volta con una storia tutta la femminile, con un cast capitanato da Penélope Cruz: Madres Paralelas, che narra di due madri alle prese con la propria gravidanza inattesa.

Ci sono grandi aspettative riguardo a Spencer, biopic che il cileno Pablo Larraín (già autore di Neruda e soprattutto di Jackie su Jacqueline Bouvier Kennedy) ha dedicato a Lady Diana Spencer: gli occhi saranno puntati tutti sull'interpretazione di Kristen Stewart.

5 sono le donne registe presenti in competizione, ma le piuù attese sono la grande Jane Campion e Maggie Gyllenhaal.

La prima presenta un western con Benedict Cumberbatch, The Power Of The Dog, tratto dall'omonimo romanzo del riscoperto Thomas Savage (il film spingerà a farlo conoscere ad un pubblico maggiore?), che parla di due fratelli in lotta nel Montana degli anni Venti del Novecento.

Anche la seconda, attrice al suo esordio dietro alla macchina da presa, ha scelto di trasporre un libro: questa volta si tratta di La Figlia Oscura di Elena Ferrante (ma perché in inglese è stato reso come The Lost Daughter?).

Nel cast, il Premio Oscar Olivia Colman, Dakota Johnson ( A Bigger Splash) e la nostra Alba Rohrwacher (Coppa Volpi nel 2014).


Nutrita la rappresentanza degli italiani.

Mario Martone presenta Qui Rido Io, incentrato sulla figura di Eduardo Scarpetta, grande attore e autore teatrale e padre naturale di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo (non riconosciuti), impersonificato da Toni Servillo.

Interessante sembra Il Buco di Michelangelo Frammartino, sugli scopritori piemontesi della seconda grotta più profonda del mondo, l’Abisso di Bifurto nel Pollino, in Calabria.

E poi ci sono tre film che sono altrettanti assi che ha calato il direttore della Mostra Alberto Barbera.

È stata la mano di Dio è il nuovo lavoro di Paolo Sorrentino ( La Grande Bellezza) ed è una sorta di autobiografia dell'autore, colpito in giovinezza da un grave lutto.

America Latina è il terzo lungometraggio di Damiano e Fabio D'Innocenzo, a un solo anno dall'acclamato Favolacce.

Riserbo, finora, sulla trama; la presenza di Elio Germano promette bene, quella del comico ligure Maurizio Lastrico incuriosisce.

Quello che alla vigilia si presenta come il film più rutilante della rassegna è Freaks Out, opera seconda di Gabriele Mainetti su un gruppo di fenomeni da baraccone durante la Seconda Guerra Mondiale.

Aspettiamo al varco il regista romano "di genere" per vedere se riuscirà a bissare il successo di Lo Chiamavano Jeeg Robot (noi speriamo di sì).

Insomma, da 10 anni Alberto Barbera porta al Lido film strepitosi - citiamo, tra gli altri, The Master, Gravity, Birdman, Spotlight, La La Land, Animali Notturni, La Battaglia di Hacksaw Ridge, La Forma dell'Acqua, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, First Man, La Ballata di Buster Scruggs, La Favorita, Roma, Opera senza Autore, A Star Is Born, Joker, Nomadland.

Le premesse ci sono tutte affinché anche stavolta i riflettori del mondo cinematografico siano puntati sul capoluogo veneto: il cinema ha bisogno di un grande rilancio per superare la crisi pandemica e questa edizione della Mostra di Venezia potrebbe portare quell'entusiasmo che tanto serve per rilanciare il settore.

Viva il cinema! Viva Venezia!


Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 30 agosto 2021

VENEZIA 2021 . I FILM IN E FUORI CONCORSO




Dall'alto: Timothée Chalamet in Dune; Kristen Stewart nei panni di Lady Diana in Spencer; una scena di Freaks Out di Gabriele Mainetti; una scena di Last Night in Soho di Edgar Wright. 



Dal 1° all'11 Settembre 2021.

Segnatevi queste date, perché è in questo periodo che si terrà la 78a edizione della kermesse cinematografica più antica e prestigiosa del mondo: la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

La direzione artistica è stata affidata per il decimo anno consecutivo al bravissimo Alberto Barbera che, come ogni anno, ha saputo proporre un cartellone ricco e per tutti i gusti, di sicuro interesse per gli addetti del settore, i cinefili e il pubblico delle sale cinematografiche.

Vi proponiamo - come da 10 anni a questa parte [a proposito: CINEMA A BOMBA! ha fatto il suo esordio proprio un decennio fa, in occasione di Venezia 2011] - i film più stuzzicanti di quest'anno, pieno di sorprese e di opere attesissime che l'organizzazione ha avuto il merito di portare sul Lido in anteprima mondiale, e i divi attesi sul red carpet.

I dettagli nel prossimo post, tranquilli!



In concorso

America Latina, regia di Damiano e Fabio D'Innocenzo (Italia, Francia), con Elio Germano, Maurizio Lastrico

Il buco, regia di Michelangelo Frammartino (Italia, Germania, Francia)

La caja​/The Box, regia di Lorenzo Vigas (Messico, Stati Uniti d'America)

The Card Counter, regia di Paul Schrader (Stati Uniti d'America), con Oscar Isaac, Tiffany Haddish, Tye Sheridan, Willem Dafoe

Competencia oficial, regia di Mariano Cohn e Gastón Duprat (Spagna), con Penélope Cruz, Antonio Banderas

L'Événement, regia di Audrey Diwan (Francia), con Sandrine Bonnaire, Anna Mouglalis

È stata la mano di Dio, regia di Paolo Sorrentino (Italia), con Toni Servillo, Luisa Ranieri

Freaks Out, regia di Gabriele Mainetti (Italia, Belgio), con Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Giorgio Tirabassi

Illusions perdues, regia di Xavier Giannoli (Francia), con Cécile de France, Xavier Dolan, Gérard Depardieu

Kapitan Volkogonov bežal/Captain Volkogonov Escaped, regia di Natal'ja Merkulova e Aleksej Čupov (Russia, Francia, Estonia)

The Lost Daughter, regia di Maggie Gyllenhaal (Israele, Stati Uniti d'America), con Olivia Colman, Jessie Buckley, Dakota Johnson, Ed Harris, Peter Sarsgaard, Alba Rohrwacher

Madres paralelas, regia di Pedro Almodóvar (Spagna), con Penélope Cruz [FILM D'APERTURA]

Mona Lisa and the Blood Moon, regia di Ana Lily Amirpour (Stati Uniti d'America), con Kate Hudson

On the Job 2: The Missing 8, regia di Erik Matti (Filippine)

The Power of the Dog, regia di Jane Campion (Regno Unito, Australia, Canada), con Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst

Qui rido io, regia di Mario Martone (Italia, Spagna), con Toni Servillo, Maria Nazionale

Spencer, regia di Pablo Larraín (Cile, Germania, Regno Unito), con Kristen Stewart, Timothy Spall, Sally Hawkins

Sundown, regia di Michel Franco (Messico, Francia, Svezia), con Tim Roth, Charlotte Gainsbourg

Un autre monde, regia di Stéphane Brizé (Francia), con Vincent Lindon

Vidblysk/Reflection, regia di Valentyn Vasjanovyč (Ucraina)

Żeby nie było śladów/Leave no traces, regia di Jan P. Matuszyński (Polonia, Francia, Repubblica Ceca)



Fuori concorso

Fiction

Ariaferma, regia di Leonardo Di Costanzo (Italia), con Toni Servillo, Silvio Orlando

Il bambino nascosto, regia di Roberto Andò (Italia), con Silvio Orlando, Roberto Herlitzka [FILM DI CHIUSURA]

Les Choses humaines, regia di Yvan Attal (Francia), con Charlotte Gainsbourg, Pierre Arditi, Mathieu Kassovitz

Dune, regia di Denis Villeneuve (Stati Uniti d'America), con Timothée Chalamet, Oscar Isaac, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Zendaya, Charlotte Rampling, Jason Momoa, Javier Bardem

Halloween Kills, regia di David Gordon Green (Stati Uniti d'America), con Jamie Lee Curtis, Anthony Michael Hall

The Last Duel, regia di Ridley Scott (Regno Unito, Stati Uniti d'America), con Matt Damon, Adam Driver, Jodie Comer, Ben Affleck

Old Henry, regia di Potsy Ponciroli (Stati Uniti d'America), con Tim Blake Nelson, Steven Dorff

Scenes from a Marriage, regia di Hagai Levi – miniserie TV, 5 puntate (Stati Uniti d'America), con Jessica Chastain, Oscar Isaac

La scuola cattolica, regia di Stefano Mordini (Italia), con Benedetta Porcaroli, Fabrizio Gifuni, Valentina Cervi, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca

Ultima notte a Soho (Last Night in Soho), regia di Edgar Wright (Regno Unito), con Anya Taylor-Joy, Thomasin Harcourt McKenzie, Matt Smith, Terrence Stamp, Diana Rigg

Non fiction

Deandré#Deandré - Storia di un impiegato, regia di Roberta Lena (Italia), con Fabrizio De André, Cristiano De André, Dori Ghezzi

Django & Django-Sergio Corbucci Unchained, regia di Luca Rea (Italia)
, con Quentin Tarantino, Franco Nero, Ruggero Deodato
Ezio Bosso - Le cose che restano, regia di Giorgio Verdelli (Italia)

Hallelujah: Leonard Cohen, A Journey, A Song, regia di Daniel Geller e Dayna Goldfine (Stati Uniti d'America), con Leonard Cohen, Bob Dylan, Jeff Buckley, Brandi Carlile, John Cale

Life Of Crime 1984-2020, regia di Jon Alpert (Stati Uniti d'America)

Republic Of Silence, regia di Diana El Jeiroudi (Germania, Francia, Siria)

Tranchées, regia di Loup Bureau (Francia)

Viaggio nel crepuscolo, regia di Augusto Contento (Francia, Italia)

Cortometraggi

Liángyè bùnéng liú/The Night, regia di Tsai Ming-liang (Taiwan)

Plastic Semiotic, regia di Radu Jude (Romania)

Sad Film, regia di un regista birmano sotto pseudonimo a causa della repressione dell'esercito in seguito al colpo di stato del 2021 (Birmania, Paesi Bassi)

Proiezioni speciali

Le 7 giornate di Bergamo, regia di Simona Ventura (Italia)

La Biennale di Venezia: Il cinema al tempo del COVID, regia di Andrea Segre (Italia)



Orizzonti

Lungometraggi

Amira, regia di Mohamed Diab (Egitto)

À plein temps, regia di Éric Gravel (Francia)

Atlantide, regia di Yuri Ancarani (Italia, Francia)

Boldeng sar, regia di Neang Kavich (Cambogia, Francia, Cina)

Cenzorka, regia di Péter Kerekes (Slovacchia, Repubblica Ceca)

El gran movimiento, regia di Kiro Russo (Bolivia, Francia, Svizzera)

El hoyo en la cerca, regia di Joaquin del Paso (Messico)

Inu-Ō, regia di Masaaki Yuasa (Giappone)

Miracol, regia di Bogdan George Apetri (Romania, Repubblica Ceca, Lettonia)

Nosorih, regia di Oleh Sencov (Ucraina)

Once Upon A Time in Calcutta, regia di Aditya Vikram Sengupta (India)

El otro Tom, regia di Rodrigo Plá e Laura Santullo (Messico)

Il paradiso del pavone, regia di Laura Bispuri (Italia, Germania), con Dominique Sanda, Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Maddalena Crippa

Piligrimai, regia di Laurynas Bareiša (Lituania)

Les Promesses, regia di Thomas Kruithof (Francia), con Isabelle Huppert

Pùbù, regia di Chung Mong-hong (Taiwan)

True Things, regia di Harry Wootliff (Regno Unito)

Vera andrron detin, regia di Kaltrina Krasniqi (Kosovo)

Welā, regia di Jakrawal Nilthamrong (Thailandia, Francia)

Cortometraggi in concorso

Descente, regia di Mehdi Fikri (Francia)

Don't Get Too Comfortable, regia di Shaima Al-Tamimi (Yemen, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti d'America, Paesi Bassi)

Fall of the Ibis King, regia di Josh O'Caoimh e Mikai Geronimo (Irlanda)

La Fée des Roberts, regia di Léahn Vivier-Chapas (Francia)

Heltzear, regia di Mikel Gurrea (Spagna)

Los huesos, regia di Cristobal León e Joaquín Cociña (Cile)

Kanoyama, regia di Momi Yamashita (Giappone)

Mulāqāt, regia di Seemab Gul (Pakistan)

Pid pokati mai, regia di Sorayos Prapapan (Thailandia)

Techno, Mama, regia di Saulius Baradinskas (Lituania)

Tǒu shēng, jīdàn, zuòyè běn, regia di Luo Runxiao (Cina)

Il turno, regia di Chiara Marotta e Loris Giuseppe Nese (Italia)

Cortometraggi fuori concorso

Ato, regia di Bárbara Paz (Brasile)

Preghiera della sera (Diario di una passeggiata), regia di Giuseppe Piccioni (Italia), con Filippo Timi

Orizzonti Extra

7 prisioneros, regia di Alexandre Moratto (Brasile)

Costa Brava, regia di Mounia Akl (Libano, Francia, Spagna, Svezia, Danimarca, Norvegia)

Land Of Dreams, regia di Shirin Neshat e Shoja Azari (Stati Uniti d'America, Germania, Qatar)

La macchina delle immagini di Alfredo C., regia di Roland Sejko (Italia)

Mama, ja doma, regia di Vladimir Bitokov (Russia)

Ma Nuit, regia di Antoinette Boulat (Francia, Belgio)

La ragazza ha volato, regia di Wilma Labate (Italia, Slovenia)

Sokea mies, joka ei halunnut nähdä Titanicia, regia di Teemu Nikki (Finlandia, Svezia)



Settimana internazionale della critica

In concorso

Eles transportan a morte, regia di Samuel M. Delgado ed Helena Girón (Spagna, Colombia)

Eltörölni Frankot, regia di Gábor Fabricius (Ungheria)

Mondocane, regia di Alessandro Celli (Italia), con Alessandro Borghi

Mother Lode, regia di Matteo Tortone (Francia, Italia, Svizzera)

Obchodnye puti, regia di Ekaterina Selenkina (Russia)

A salamandra, regia di Alex Carvalho (Brasile, Francia, Germania)

Zalava, regia di Arsalan Amiri (Iran)

Fuori concorso

La Dernière Séance, regia di Gianluca Matarrese (Italia, Francia)

Karmalink, regia di Jake Wachtel (Cambogia, Stati Uniti d'America)

VR Expanded

In concorso

Angels in Amsterdam, di Anna Abrahams, Avinash Changa

End of Night, di David Adler

The Starry Sand Beach, di Nina Barbier, Hsin-Chien Huang

Caves, di Isabel Garcia Carlos

Bedlam, di Mar Collishaw

Genesis, di Joerg Courtial

Spirit of Place, di Dale Deacon

Tearless, di Kim Gina

Samsara Complete Part 1 and 2 Version, di Hsin-Chien Huang

Clap, di Keisuke Itoh

Le Bal de Paris de Blanca Li, di Blanca Li

Bliss in the Ear of a Storm, di Adam Lieber, Hal Sorta

Il Dubbio – Episode 2, di Matteo Lonardi, Javier Lajara, Javier Martinez

Anadala, di Kevin Mack

Goliath: Playing With Reality, di Barry Gene Murphy, May Adballa

Montegelato, di Davide App

The Severance Theory: Welcome to Respite, di Lyndsie Scoggin

Container, di Meghna Singh

The Sick Rose, di Tang Zhi-Zhong, Huang Yun-Hsien

Myriad. Where We Connect, di Lena Thele, Sebastian Baurmann, Dirk Hoffmann

The Last Worker, di Jorg Tittel

Exploring Home, di Sara Lisa Vogl

Yi Yuang (The Final Wish), di Wang Haipei, Wang Shanshan

Evento speciale - Fuori concorso

In The Mist, di Chou Tung-Yen

Fuori concorso

Maskmaker, di Balthazar Auxiere

Mind VR Exploration, di Deng Zuyun, Kong Cao

Kusunda, di Felix Gaedtke, Gayatri Parameswaran

Micro Monsters With David Attenborough, di Elliot Graves

Mare, di Rui Guerreiro

Space Explorers: The ISS Experience – Episodes 1-2, di Felix Lajeunesse, Paul Raphael

Sam & Max: This Time It’s Virtual!, di Michael Levine

Myst, di Rand Miller, Hannah Gamiel, Eric Anderson

Knot: A trilogy, di Glen Neath, David Rosenberg

Wraith: The Oblivion – Afterlife, di Erik Odeldahl

Jurassic World Aftermath, di Richard Snowdon

Reeducated, di Sam Woldon, Ben Mauk, Nicholas Rubin, Matt Huynh

Premi alla carriera

Leone d'oro alla carriera: Roberto Benigni e Jamie Lee Curtis

Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker: Ridley Scott



Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 29 agosto 2016

I CLASSICI: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT, CUORE E ACCIAIO ITALIANI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2016
118'
Regia: Gabriele Mainetti
Interpreti: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Antonia Truppo.


Enzo (Santamaria), piccolo criminale "de borgata", per sfuggire alla polizia, si immerge nel Tevere.

Qui si infanga con una melma tossica che, inaspettatamente, gli provoca una forza e una resistenza sovrumane.

Le responsabilità dei nuovi poteri e nei confronti di una ragazza orfana con problemi psichici (Pastorelli), lo renderanno conscio di dover dare una svolta alla propria vita, anche perché dovrà fare i conti con lo Zingaro (Marinelli), bandito psicopatico, ambizioso e senza remore morali.

Estate. Tempo (anche) di cinema all'aperto.
Se nel vostro luogo di villeggiatura hanno in programma questo film, beh, vi consigliamo di prenderlo in considerazione.

Lungometraggio di esordio di Gabriele Mainetti - precedentemente aveva diretto dei cortometraggi, tra i quali il pluripremiato Tiger Boy -, Lo chiamavano Jeeg Root è stato uno dei casi cinematografici degli ultimi 6 mesi: incassi molto buoni, ottimi riscontri di critica, parecchi premi vinti - tra i quali 8 David di Donatello (su 17 nomine. Vinti, tra gli altri, premi per il miglior regista esordiente e per tutti e quattro gli attori principali).

E il sollucchero di vedere una pellicola italiana, di genere (in questo caso, di genere piuttosto insolito per la nostra cinematografia: quello supereroistico), ben fatta (nonostante un budget non all'altezza delle grandi produzioni a stelle e strisce).

Non aspettatevi quindi un kolossal tutto combattimenti coreografati ed effetti speciali come Batman v Superman, Captain America-Civil War o X-Men:Apocalisse.

Ma un film fatto artigianalmente con passione, originalità, un film che offre divertimento - anche "nero" -, ritmo, vivacità, colpi di scena e una regia pimpante che sa coniugare i necessari tòpoi del genere con un linguaggio e un immaginario pulp, anime (cioè, tipico dell'animazione di produzione giapponese) e poliziesco dal sapore un po' rétro stile anni Ottanta, continuamente richiamati con rimandi più o meno palesi.

Peccato che l'aderenza all'ambientazione si manifesti in un marcato e diffuso utilizzo della parlata romanesca, non sempre comprensibile a chi romano non è.
Peccato di provincialismo perdonabile, tutto sommato, riscattato comunque dai tanti punti di forza del film.

Detto della regia, non possiamo non rimarcare l'ottima prova del cast.

Santamaria è convincente: tormentato, scontroso, impacciato nei rapporti con le persone, solitario, dà al suo personaggio di antieroe un tono di dolente malinconia e di credibile umanità.

La Pastorelli, che ha un passato nel Grande Fratello, è al suo esordio e se la cava, calcando la scena con un passo leggero che fa contrasto con l'ambiente violento che la circonda.

Il migliore, tuttavia, è Marinelli.
Appassionato di canzoni italiane anni 70/80 cantate da donne - memorabile la sua esibizione sulle note di Un'emozione da poco di Anna Oxa, ma canta anche Non sono una signora di Loredana Bertè e con il sottofondo di Ti stringerò di Nada compie un'irruzione dagli esiti piuttosto cruenti, mentre Latin Lover di Gianna Nannini è la colonna sonora del mancato assalto ad un furgone portavalori - il suo Zingaro è spietato, sessualmente ambiguo, egocentrico e malato di protagonismo.

Un cattivo a tutto tondo, degno antagonista di un supereroe - anzi, quasi sempre ruba la scena agli altri con il suo maramaldeggiare e gigioneggiare a tutto spiano: un villain esagerato che però ben si adatta ad un film tutt'altro che sobrio.
Una sorta di Joker più Jack Nicholson nel Batman burtoniano che Heath Ledger in The Dark Knight-Il Cavaliere Oscuro o Jared Leto nel recentissimo Suicide Squad, ma coatto.

Solitamente, quando pensi a "film italiano" vengono in mente sciape commedie, film comici di bassa o bassissima lega, pellicole d'autore spesso noiosissime e/o inutili (però lodevoli eccezioni sono state per esempio, negli ultimi anni, i notevoli La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, vincitore di un Oscar come miglior film straniero e Mia Madre di Nanni Moretti, in concorso a Cannes 2015).

C'è chi prova, invero, a discostarsi dal già-visto, ma non sempre gli esiti sono felici, come insegna l'infausta incursione nel fantasy di un cineasta pur talentuoso come Matteo Garrone con il suo Il Racconto dei Racconti.

Tuttavia, qualcosa nel cinema italiano sembra si stia finalmente muovendo e nuovi nomi e volti stanno emergendo, così come nuove e fresche idee.
C'è ancora penuria di capitali, ma l'auspicio è che l'italica creatività nel campo della Settima Arte riesca a risvegliarsi.

Mainetti - al suo esordio, ricordiamolo! - ce l'ha fatta invece a dimostrare che cambiare si può e che i film cosiddetti "di genere" hanno una propria dignità e possono suscitare l'interesse di una vasta platea.

Per questo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot è una bella notizia e una speranza - quella che il cinema nostrano si riavvicini ai gusti del suo pubblico.
Sarebbe ora...







Etichette: , , , , , , , , , , , ,