CINEMA A BOMBA!

giovedì 6 novembre 2025

I CORTI: DAEMONIA'S PROFONDO ROSSO, TRIBUTO DI SANGUE

(Clicca sulla locandina per vedere il corto). 

Italia, 2000
8'
Regia: Sergio Stivaletti
Interpreti: Daemonia, Dario Argento.


Un uomo abbatte un muro e trova dall'altra parte i resti mummificati dei componenti di una band, che prendono vita e iniziano a suonare.
Ma chi è il misterioso omicida inguantato che li fa fuori uno ad uno?


A metà tra il cortometraggio e il videoclip, è un vero e proprio omaggio a Profondo Rosso realizzato da un collaboratore e amico di Dario Argento, il quale immaginiamo si sia molto divertito a fare la comparsa qui (non sveliamo in che ruolo, è una sorpresa!).

Esperto di trucchi ed effetti, Stivaletti - praticamente il Tom Savini nostrano - si è avvalso anche della partecipazione dei Daemonia, gruppo prog-rock capitanato da Claudio Simonetti, tastierista e fondatore dei Goblin, che avevano curato la colonna sonora del classico argentiano.

Il celeberrimo tema del film è riproposto in modo "roccioso", come commento sonoro alle uccisioni che ricalcano quelle del lungometraggio d'origine, in un vortice di (auto)citazionismo che non cela l'intento (auto)ironico e (auto)parodistico dell'operazione.

Trasmesso in tv 25 anni fa in occasione del 25° anniversario di Profondo Rosso (sì, avete fatto i conti bene: il capolavoro di Dario ha già mezzo secolo!), questo breve divertissement è consigliabile ai fan di Argento e agli appassionati del genere horror.

Oppure semplicemente a chi ha già nostalgia di Halloween e non ce la fa ad aspettare fino all'anno prossimo...


Etichette: , , , , , , , ,

venerdì 31 ottobre 2025

I CLASSICI: PROFONDO ROSSO, ARGENTO VIVO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 1975
127'
Regia: Dario Argento
Interpreti: David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Glauco Mauri, Eros Pagni, Clara Calamai, Dario Argento (non accreditato).


Un musicista inglese in trasferta in Italia (Hemmings) è testimone dell'omicidio di una sensitiva.
Pur riluttante, inizia a indagare con l'aiuto di un'esuberante giornalista (Nicolodi).

Ma la catena di efferatezze è appena cominciata, e per fermarla il nostro dovrà ripescare dalla propria memoria un dettaglio dimenticato del luogo del delitto...


Per il 50° anniversario dall'uscita nelle sale, ecco il film più famoso e celebrato di uno dei cineasti più talentuosi e visionari del Belpaese.

Con Profondo Rosso, Dario Argento si è consacrato come il principe del "giallo" all'italiana, non diversamente da come Sergio Leone - un altro autore romano - era divenuto il maestro del western spaghetti, pochi anni prima.

È un'opera di transizione, in continuità con i thriller ad enigma precedenti (a partire dall'esordio di L'Uccello dalle Piume di Cristallo), ma in cui il regista innesta elementi che saranno la cifra degli horror paranormali che seguiranno (da Suspiria in poi).

Il risultato è un mystery parapsicologico e onirico, notturno e splatter, dove gli ambienti e l'atmosfera contano più della storia e dei personaggi.

Come dimosterà anche il successivo e affascinante Opera, Argento è un autore di forma, non di sostanza.
L'intreccio narrativo è ingarbugliato, improbabile, con buchi logici e protagonisti bidimensionali, ma la messinscena è di alto livello.

Il punto forte del regista è sempre stato un virtuosismo tecnico non banale, che riscatta i limiti della pellicola e l'ha resa un cult intramontabile.
Basti pensare alla scena del primo assassinio o la sequenza nella villa.

Una menzione speciale alle memorabili musiche dei Goblin, giovane (allora) prog band che tornerà a collaborare col cineasta romano nella versione europea di Zombi di George A. Romero.

Stilisticamente più vicino al manierista Brian De Palma (quello de Gli Intoccabili) che al maestro del brivido Alfred Hitchcock (al quale è stato spesso e impropriamente paragonato), Dario ha trovato qui la formula giusta.

A 50 anni di distanza, Profondo Rosso è ancora una pietra miliare nel cinema di genere italiano (e non solo), un'opera perfetta da rivedere - o da scoprire - alla sera della vigilia di Ognissanti...


Leggete tutte le recensioni degli anni scorsi cliccando sui link che trovate nell'elenco sottostante.
Buon Halloween dall'intera Redazione di CINEMA A BOMBA!

2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.
2019: Dal Tramonto all'Alba.
2020: Bubba Ho-Tep.
2021: Nosferatu.
2022: La Cosa.
2023: L'Albero del Male.
2024: Opera.


Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

giovedì 31 ottobre 2019

I CLASSICI: DAL TRAMONTO ALL'ALBA, ASSASSINI NATI E VAMPIRI AZTECHI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1996
108'
Regia: Robert Rodriguez
Interpreti: George Clooney, Quentin Tarantino, Harvey Keitel, Juliette Lewis, Cheech Marin, Salma Hayek, Tom Savini, Fred Williamson, Danny Trejo, Tito Larriva, Kelly Preston, John Saxon, Michael Parks.


Gli evasi fratelli Gecko sono in fuga: Seth (Clooney) è un duro che però possiede un proprio codice morale, Richard (Tarantino) è uno psicopatico violento e semidemente.

Il loro piano è superare il confine col Messico, trascorrere le ore notturne in un locale e al mattino incontrare il proprio complice (Marin).
Durante il tragitto lasciano dietro di sé una lunga scia di sangue e rapiscono la famiglia Fuller, composta da due adolescenti e un padre (Keitel), pastore vedovo in crisi di fede.

Tutto sembra andare per il verso giusto, se non fosse che il Titty Twister - il locale scelto per passare la notte - si rivela in realtà un antico tempio azteco infestato da vampiri.
Riusciranno i nostri ad arrivare vivi l'alba?






2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.

Quest'anno la pellicola che recensiamo in occasione della Vigilia di Ognissanti non è un horror per chi non va mai a vederne uno: è un vero e proprio omaggio al genere, zeppo di citazioni e rimandi al cinema di Carpenter e Romero, ma pure a quello di Fuller e Hawks.

E chi poteva esserne il principale autore, se non quel filmmaker onnivoro e post-modernista che risponde al nome di Quentin Tarantino?

La genesi avviene all'indomani del successo di Pulp Fiction, che ha improvvisamente catapultato il regista italo-americano nell'empireo di Hollywood.

Il nostro, anziché fare il prezioso (specie considerando le miriadi di richieste che gli piovono sulla testa in quel frangente), si lancia in qualsiasi lavoro gli capiti a tiro, meglio se come attore e ancor più se si tratta del progetto di un qualche suo amico.






QT redige quindi il copione basandosi su un'idea di Robert Kurtzman - ossia la "K" della premiata ditta di trucchi & effetti KNB (gli altri soci sono Greg Nicotero e Howard Berger), responsabile tra l'altro dei film di zombi del compianto George A. Romero - e affida la regia al suo "gemello artistico" Robert Rodríguez.

Questi, come dimostreranno opere successive quali Sin City e Machete, è il migliore dei numerosi amici/emuli di Quentin, e Dal Tramonto all'Alba rimane ad oggi il più riuscito tra i lungometraggi che ha diretto.

La prima metà del film è un "romanzo criminale" in linea con Le Iene e il succitato Pulp Fiction, mentre la seconda si trasforma inaspettatamente in uno splatter iperbolico che pare studiato a tavolino per appagare la golosità degli amanti del genere.

Benché la violenza nel suo cinema non manchi quasi mai, questo è il primo e finora unico vero horror di Tarantino, che come attore si è riservato la parte del personaggio più turpe, sebbene compaia solo nella prima ora.






L'(anti)eroico protagonista è un George Clooney non ancora brizzolato e non ancora divo planetario (in quel momento era "solo" la star della serie tv E.R.-Medici in Prima Linea).
Un barbuto e misurato Harvey Keitel cerca spesso di rubargli la scena e a volte ci riesce.

In ruoli di supporto vale la pena di segnalare: Cheech Marin, metà del duo comico Cheech & Chong, che compare in 3 ruoli diversi (il poliziotto alla frontiera, il buttafuori del locale e il gangster nel finale); la statuaria Salma Hayek; Tom Savini, "truccattore" già visto in Zombi (Dawn of the Dead) e La Terra dei Morti Viventi di Romero.

Occhio al prologo: compare per la prima volta il personaggio dello sceriffo federale Earl McGraw che Michael Parks (ve lo ricordate in Red State?) riprenderà - senza spiegazioni! - nei successivi Kill Bill e Grindhouse (quest'ultima un'altra collaborazione del duo Tarantino-Rodríguez).

Dal Tramonto all'Alba, che ha prodotto anche due insignificanti seguiti per il mercato home video e una recente serie tv curata dallo stesso Rodríguez, è quel che si definisce un cult movie.

Se vi piacciono gli horror citazionisti e autoironici, allora questo è il film che fa per voi.
Altrimenti... beh, lasciate perdere!

Buon Halloween dalla Redazione di CINEMA A BOMBA!




Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 23 agosto 2017

GEORGE A. ROMERO. SURVIVAL OF THE DEAD, L'ISOLA DEGLI ZOMBI-COWBOY

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2009
90'
Regia: George A. Romero
Interpreti: Alan van Sprang, Kenneth Welsh, Kathleen Munroe, Richard Fitzpatrick, Stefano Di Matteo.


Ricordate il Sergente "Nicotine" Crockett (van Sprang), l'infamissimo soldato della Guardia Nazionale che in Diary of the Dead rubava i viveri ai giovani protagonisti?
È vivo e coi pochi commilitoni rimastigli si reca su un'isola considerata "sicura".

Ma sull'isola, che in realtà è infestata di morti viventi, è in corso una faida fra due patriarchi d'origine irlandese: uno che vuole la completa eliminazione degli zombi e l'altro che sogna di trovare prima o poi una cura...

1968: La Notte dei Morti Viventi.
1978: Zombi (Dawn of the Dead).
1985: Il Giorno degli Zombi.
2005: La Terra dei Morti Viventi.
2007: Diary of the Dead.

2009: Survival of the Dead è l'ultimo capitolo della saga inaugurata oltre 40 anni prima e anche l'ultimo film del compianto George A. Romero, maestro dell'horror zombi-politico.

Inizialmente, avrebbe dovuto essere un diretto seguito dell'apprezzato Diary (il cui finale rimaneva un po' in sospeso), poi il regista cambiò idea in corsa e il risultato è stato questo spin-off, con la vicenda che comunque si svolge posteriormente a quella della precedente pellicola.






Romero questa volta rinuncia alla soggettiva per tornare ad una messinscena più tradizionale, mentre lo stile è quello asciutto ed essenziale di sempre.
Ideologicamente è forse il film più disilluso della serie, ma anche uno dei più divertenti, grazie ad inconsuete iniezioni di umorismo nero.

Probabilmente sul modello del collega John Carpenter (il regista di Halloween è un grande appassionato di western), il cineasta newyorkese ha fatto quasi un remake de Il Grande Paese, classico del '58 con con Gregory Peck e Charlton Heston, portando al contempo l'atmosfera molto vicina a quella di The Walking Dead.

Un omaggio alla seguitissima serie tv, da molti considerata la sola degna di raccogliere il testimone lasciato dall'opera romeriana?
Sì e no, perché Romero stesso in una recente intervista aveva espresso un giudizio piuttosto duro su TWD, dichiarando che dopo la bella prima stagione il serial gli sembrava diventato una soap opera.

La "Grande Saga degli Zombi" forse non ha lasciato eredi, ma di certo ha lasciato - con l'improvvisa scomparsa del suo creatore - un ampio vuoto nel cuore dei suoi fan e in generale degli appassionati di horror.
Grazie di tutto, George!




Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 21 agosto 2017

GEORGE A. ROMERO. DIARY OF THE DEAD, RICOMINCIO DA CORPO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2007
92'
Regia: George A. Romero
Interpreti: Michelle Morgan, Josh Close, Shawn Roberts, Alan van Sprang, Greg Nicotero, George A. Romero.
Cammei vocali (versione originale): Quentin Tarantino, Wes Craven, Guillermo del Toro, Simon Pegg, Stephen King.


Senza apparente ragione, i corpi dei morti ritornano in vita, dotati di istinti cannibaleschi.
Un gruppo di studenti di cinematografia sta girando proprio in quel momento un horror amatoriale.

Coinvolti loro malgrado dalla situazione, i ragazzi - accompagnati da un loro professore col vizio della bottiglia - decidono di attraversare il paese filmando con una videocamera la fine dell’umanità.

Ennesimo capitolo della “Grande Saga degli Zombi” firmata dal compianto George A. Romero, Diary of the Dead è il primo vero reboot della serie: la storia ricomincia dall'inizio anziché partire in medias res come accadeva nei capitoli successivi al capostipite La Notte dei Morti Viventi.

Si tratta di un evidente ritorno alle origini per il regista, come evidenzia anche il ricorso ad un budget assai ridotto.
Eppure c'è qualche elemento di novità: è il primo film della saga a generare un seguito diretto (o meglio, uno spin-off: il successivo e definitivo Survival of the Dead); inoltre, per la prima volta, Romero adotta uno stile documentaristico, freddo e minimalista, lontano da quello cui ci aveva abituati.






Gli effetti speciali (ad opera del veterano Greg Nicotero, già in Il Giorno degli Zombi e ne La Terra dei Morti Viventi) sono sempre efficaci, mentre la satira politica - anche questa è una novità - risulta meno esplicita.

Come nelle pellicole precedenti, occhio alle comparsate! Non solo Romero (il capo della polizia) e Nicotero (il chirurgo-zombi): le voci degli speaker televisivi e radiofonici appartengono tutte a superstar legate all'horror e in qualche modo in debito con l'opera del cineasta newyorkese.

Si va da Quentin Tarantino (l'autore di Pulp Fiction e Django Unchained è un fan di Zombi) a Wes Craven (quello di Nightmare), dall'attore Simon Pegg (L'Alba dei Morti Dementi, Le Avventure di Tintin) al romanziere Stephen King, passando per il messicano Guillermo del Toro (co-sceneggiatore della trilogia de Lo Hobbit).

Uscito in Italia – con un ritardo di ben 3 anni – solo in DVD e rititolato Le Cronache dei Morti Viventi, questo 5° capitolo andrebbe quindi visto in lingua originale per poterne gustare tutte le chicche nascoste.

Stesso discorso vale per il successivo Survival of the Dead.
Ma questo ve lo racconteremo nel prossimo post...




Etichette: , , , , , , , ,

mercoledì 9 agosto 2017

GEORGE A. ROMERO. LA TERRA DEI MORTI VIVENTI, NÉ CON BUSH NÉ CON GLI ZOMBI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Canada, 2005
97'
Regia: George A. Romero
Interpreti: Simon Baker, Dennis Hopper, John Leguizamo, Asia Argento, Eugene Clark, Greg Nicotero, Tom Savini, Edgar Wright, Simon Pegg.


In un futuro prossimo in cui i morti viventi sono la maggioranza della popolazione.
Nelle metropoli fortificate i pochi ricchi se la spassano in grattacieli di lusso, mentre i poveri fanno la fame nei ghetti.
Nel frattempo, un pugno di uomini setaccia l'esterno del perimetro viaggiando dentro una sorta di carro armato e cercando di procurarsi i viveri rimasti...

Sono passati esattamente 20 anni dall'ultimo capitolo della serie: che cosa ha spinto il maestro George A. Romero a tornare ai suoi amati zombi?
Anzitutto, la possibilità di approfondire il tema che più gli è congeniale: l’umanità minacciata dai morti viventi come metafora delle insicurezze e delle colpe di una società egoista, priva di senso e ideali.

E poi la situazione politica degli USA.
Se ai tempi de Il Giorno degli Zombi imperversavano il reaganismo e la sua ingerenza nei paesi latinoamericani, agli albori del nuovo millennio ci sono George W. Bush e le guerre in Medio Oriente.

Un'occasione ghiottissima per il regista più liberal del genere orrorifico, che dimostra di non aver perso un briciolo di smalto né di sarcasmo, non lesinando frecciate né all’Amministrazione in carica (occhio a Dennis Hopper che fa il verso a Donald Rumsfeld, ai tempi Segretario della Difesa) né alle misure antiterrorismo.






Ma la differenza principale rispetto ai film precedenti è il budget.
Con molti più soldi a disposizione rispetto a una volta (quanto sono lontani i tempi di La Notte dei Morti Viventi!), il cineasta newyorkese confeziona una pellicola di serie A con un cast di tutto rispetto.

Oltre al succitato Hopper, si segnalano anche l'australiano Simon Baker (The Mentalist) e la nostra Asia Argento, figlia di quel Dario Argento che negli anni 70 aveva aiutato Romero a rimontare Zombi (Dawn of the Dead) per il mercato europeo.
A proposito di Zombi: occhio al noto attore-truccatore Tom Savini, che ritorna brevemente nei panni del personaggio che aveva proprio in quel film.

Ma quella di Savini non è l'unica comparsata eccellente: sono riconoscibili anche Greg Nicotero (altro famoso make-up artist della serie), e soprattutto Edgar Wright e Simon Pegg (che i nostri lettori possono ricordare per Le Avventure di Tintin), rispettivamente regista-sceneggiatore e sceneggiatore-interprete de L'Alba dei Morti Dementi, divertente parodia degli horror di Romero uscita un anno prima.
George ha ricambiato l'affetto affidando loro la parte di due morti viventi che vengono sfruttati per fare... le foto ricordo!

La Terra dei Morti Viventi è uno dei capitoli più riusciti della saga, piuttosto accessibile anche ai fan non necessariamente di stretta osservanza.




Etichette: , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 2 agosto 2017

GEORGE A. ROMERO. IL GIORNO DEGLI ZOMBI, MACELLERIA RUSTICANA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1985
100'
Regia: George A. Romero
Interpreti: Lory Cardillo, Terry Alexander, Joseph Pilato, Richard Liberty, Greg Nicotero, George A. Romero (non accreditato).


I morti viventi hanno ormai preso il controllo della Terra.
Un gruppo di sopravvissuti si chiude in un bunker sotterraneo dove comanda una pattuglia di soldati fanatici, e dove un folle scienziato compie atroci esperimenti...

Ogni film di zombi ha il proprio decennio di riferimento:
Anni 60 - La Notte dei Morti Viventi, apologo antirazzista (tra le righe).
Anni 70 - Zombi (Dawn of the Dead), evidente critica al consumismo.
Anni 80 - Il Giorno dei Morti, atto d'accusa nei confronti della politica - interna, ma più che altro estera - dell'amministrazione Reagan.

Ma gli 80 rappresentano anche il decennio d'oro del genere horror, specie nella sua variante splatter-gore, la più estrema e sanguinolenta: La Casa, Nightmare e Venerdì 13 - solo per nominare i più noti - escono tutti in quel periodo (il tenebroso Halloween di John Carpenter, altro cineasta "impegnato", è di poco antecedente).






I veri protagonisti di queste pellicole - e Il Giorno dei Morti non fa eccezione - sono i truccatori.
In un'era in cui gli effetti computerizzati erano ancora lontani, questi geni del make-up riuscivano ad ottenere risultati impressionanti utilizzando quello che gli capitava per mano: plastilina, vernice, misture biologiche, budella di maiale acquistate dalla più vicina macelleria...

La maestria di Tom Savini e Greg Nicotero (quest'ultimo fondatore, insieme a Robert Kurtzman e Howard Berger, della premiata ditta KNB) permette a George A. Romero di sfornare il film più violento e politico della serie: in una trucida progressione di ammazzamenti (la strage finale è quasi insostenibile: ma come facevano ad ottenere effetti così realistici?!), il tema antimilitarista emerge lampante.

I soldati sono tutti ottusi e violenti, lo scienziato pazzo è descritto come una sorta di nazista delirante, gli zombi sembrano più vittime che carnefici.
In mezzo a questa umanità degradata, le uniche speranze sono riposte - come nei capitoli precedenti - in una donna e in un afroamericano.

La storia si conclude con un (improbabile) lieto fine, ma Romero avrà tempo di ritornare sui propri passi a distanza di vent'anni con una nuova trilogia, per continuare a raccontare i mali di un paese - l'America come il resto del mondo - sempre più priva di riferimenti e valori.




Etichette: , , , , , , , , , ,

giovedì 27 luglio 2017

GEORGE A. ROMERO. ZOMBI (DAWN OF THE DEAD), IL MATTINO HA L'ARGENTO IN BOCCA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1978
126'
Regia: George A. Romero
Interpreti: Ken Foree, Gayleen Ross, David Emge, Scott Reiniger, Joe Pilato, Tom Savini.


Mentre gli Stati Uniti sono invasi da un’improvvisa quanto inspiegabile ondata di non-morti, tre uomini e una donna si barricano all’interno di un centro commerciale.
La situazione, già tesa, precipita con l'irruzione di una banda di motociclisti sciacalli...

10 anni dopo l'epocale La Notte dei Morti Viventi, George A. Romero torna agli "amati" zombi filmandoli per la prima volta a colori.
Ma non si tratta tanto di un seguito quanto di una variazione sul tema del film precedente, come avverrà per quasi tutte le pellicole successive.

La cosa più curiosa su questo 2° capitolo della trilogia (che poi diventerà un'esalogia) è che ne esistono... due versioni distinte!
Quella distribuita in patria, chiamata Dawn of the Dead, è un po' più lunga e ha avuto un successo moderato; quella europea si intitola Zombi e vanta la collaborazione di Dario Argento.

Il maestro italiano del cinema orrorifico è accreditato come co-autore della colonna sonora (!), ma è certo che supervisionò la sceneggiatura e modificò drasticamente il montaggio, dando più ritmo al film e inserendovi le ossessive musiche dei Goblin.
Una versione che lo stesso Romero - amico fraterno di Argento - ha sempre dichiarato di preferire all'originale.






Superiore per inventiva e pathos al capitolo precedente, Zombi è la prova che il regista newyorkese sia stato - insieme a John Carpenter - il più liberal tra i cineasti horror americani.
Non è un caso che questo film sia uscito nello stesso anno dell'altrettanto epocale Halloween: Romero condivide con Carpenter la medesima visione pessimistica sull'America.

Se La Notte era stato interpretato come una parabola anti-razzista, Dawn of the Dead è esplicitamente e dichiaratamente un atto d'accusa nei confronti della società dei consumi, esemplificata dal centro commerciale dove il gruppo di sopravvissuti si illude di trovare un'oasi di pace e benessere.
Il talento visionario e la sottile ironia del regista veicolano il messaggio fino a un finale non del tutto privo di speranza.

Ottimi e determinanti gli effetti speciali di Tom Savini, virtuoso attore-truccatore noto per Dal Tramonto all'Alba, che qui recita la parte del centauro-teppista Blades (molti anni dopo il personaggio ricomparirà brevemente in Land of the Dead).

Anche a distanza di quasi 40 anni, Zombi non ha perso un briciolo del proprio impatto.
Un'opera imprescindibile per i patiti dell'horror politico o semplicemente per tutti i fan di George Andrew Romero.




Etichette: , , , , , , , ,

mercoledì 16 marzo 2016

I CLASSICI: 300, PAZZIA? QUESTA È... LA REDAZIONE DI CINEMA A BOMBA!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2007
118'
Regia: Zack Snyder
Interpreti: Gerard Butler, Michael Fassbender, David Wenham, Lena Headey, Dominic West, Rodrigo Santoro, Peter Mensah.


300.
È il numero dei post pubblicati su questo blog, contando quello che state leggendo (per la cronaca, il numero 100 è stato sulle nomination per i premi tecnici degli Oscar 2013, mentre il 200° era la recensione di Hook-Capitan Uncino di Steven Spielberg).

E 300 è banalmente il film che abbiamo scelto per festeggiare con voi questo evento.
Quando ci siamo accorti del numero fatidico, l'accostamento è stato spontaneo, ma era comunque inevitabile che prima o poi dovessimo occuparci di una delle pellicole più influenti e discusse degli ultimi anni.

A maggior ragione in questi giorni nei quali stiamo aspettando il nuovo kolossal firmato dal suo regista, Zack Snyder, ossia l'attesissimo Batman v Superman, che ci auguriamo venga preso meno di mira dai critici.

Il giudizio su 300 da parte di molti di loro, infatti, si è soffermato soprattutto sui difetti: l'assenza di introspezione psicologica; il culto esagerato della perfezione fisica (gli eroi girano spesso a torso nudo con i muscoli definiti ben in evidenza); il manicheismo (tutti i buoni sono virili, leali, coraggiosi, mentre i malvagi sono specularmente deformi, storpi, viscidi, traditori, codardi, sessualmente ambigui o depravati); l'esaltazione della guerra (pacifisti, diplomatici, e in generale i personaggi più inclini al compromesso fanno una brutta fine e una brutta figura); la violenza e la crudezza di certe scene; la scarsa aderenza ai fatti storici...

[Per tacere dell'interpretazione grossolanamente politica che qualcuno ha voluto dare, arrampicandosi in parallelismi con le figure del Presidente USA George W. Bush e di quello iraniano Ahmadinejad, che ai tempi dell'uscita della pellicola erano - eufemisticamente - in freddissimi rapporti diplomatici.]

Principale imputato: lo stesso regista, che alle spalle non aveva una grande esperienza: il suo esordio era stato nel 2004 con Dawn of the Dead, non memorabile remake dell'omonimo film di George A. Romero (in Italia uscito nel 1978 col titolo di Zombi).

Sempre nel 2004 - lo stesso anno delle Olimpiadi di Atene - erano usciti Troy di Wolfgang Petersen con Brad Pitt, Eric Bana, Orlando Bloom e Diane Kruger e Alexander di Oliver Stone con Colin Farrell, Angelina Jolie e Jared Leto.
Non erano stati dei successoni, ma avevano avuto il merito di riaccendere l'interesse nei film epici ambientati nell'antica Grecia.

Nel 2005 aveva fatto faville, invece, il noir Sin City - diretto da Robert Rodriguez, Quentin Tarantino (in qualità di ospite, avendo girato solo una breve sequenza) e Frank Miller -, reso visivamente molto simile alle tavole della graphic novel dello stesso Miller dal quale era tratto tramite una tecnica detta Chroma Key - la stessa, per intenderci, utilizzata nelle previsioni meteo televisive americane - che consiste nel girare le scene davanti a uno sfondo blu o verde e nell'aggiungere in fase di post produzione particolari creati con la grafica computerizzata laddove c'era lo sfondo.

Sfruttando l'onda lunga dei film sopracitati, Snyder decise di trasporre 300 servendosi della medesima, innovativa tecnica di Sin City.

La storia, abbastanza liberamente tratta da un altro fumetto di Frank Miller, narra dell'eroica resistenza nel 480 a.C. di un esiguo numero i Spartani (secondo la tradizione, più o meno 300) che, guidati dal loro re Leonida e assieme a pochi altri alleati, riuscirono a costo della vita a rallentare l'avanzata del potente e numeroso esercito persiano di Serse presso la stretta gola delle Termopili.

Questo rallentamento avrebbe dato tempo alla lega delle città greche di riorganizzarsi e di riuscire ad approntare una risposta contro gli esausti invasori, sconfitti successivamente e definitivamente nella battaglia di Platea.

L'uso massiccio del Chroma Key ha permesso una certa fedeltà all'albo, almeno in termini grafici: il riadattamento fotogramma-per-fotogramma delle tavole dà la stupefacente sensazione che i disegni prendano vita.
Ogni singola scena ricorda, nei colori e nell'organizzazione dello spazio, il corrispettivo in formato cartaceo.

Poiché solitamente nei comics americani - e il 300 di Miller non fa eccezione - è difficile parlare di verosimiglianza e accuratezza storica, e tutto è esagerato (anatomie, scene di combattimento, dialoghi, trama...), quelle che sarebbero delle assurdità e delle incongruenze in una pellicola a carattere storico passano invece in secondo piano grazie alla natura esplicitamente "fumettosa" dell'opera originale, e quindi della sua versione per il grande schermo.

Liberato pertanto dai vincoli della fedeltà storica, il film viaggia a vele spiegate verso l'iperbole, trascinando con sé lo spettatore ammaliato dalla maestosità e dal dinamismo delle immagini, frutto di effetti speciali digitali sofisticati e di scelte registiche che da un lato strizzano l'occhio al pubblico e dall'altro risultano comunque meticolose e rigorose.

Gli episodi che rimangono più impressi - Leonida che caccia con una possente pedata il diplomatico persiano in un pozzo profondo, l'impeto dei soldati spartani che fa precipitare da un dirupo l'esercito avversario, i combattimenti tra gli schieramenti - infatti, sono sì violenti ma costruiti e pensati in modo tale da alternare movimenti scenografici a rallentamenti che fissano in modo quasi pittorico la scena.

È lo stile che gli studios cercavano per rendere finalmente cinematografiche le tavole dei comics.

Non per niente numerosissimi saranno subito gli imitatori e lo stesso Snyder continuerà il percorso intrapreso: a parte Sucker Punch (2011), scritto da lui, ha diretto in seguito Watchmen (2009, dall'omonima graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons), Il Regno di Ga'Hoole (2010, da racconti fantasy), l'ottimo Man of Steel-L'Uomo d'Acciaio (2013, su Superman), il suo seguito Batman v Superman: Dawn of Justice e dirigerà i successivi sequel tratti dalla serie della DC Comics Justice League.

Del seguito "zarro" 300-L'Alba di un Impero (2014) invece è solo produttore e sceneggiatore.
La sua assenza in regia si fa sentire: qualche cosa buona c'è, ma manca la ricerca della novità, la volontà di creare qualcosa di nuovo ed innovativo.

O perlomeno il coraggio di affidarsi a facce sconosciute ma funzionali: a 300 devono molto il suo protagonista (lo scozzese Gerard Butler), Michael Fassbender ( Hunger è uscito un anno dopo, la Coppa Volpi a Venezia è del 2011, mentre le nomination all'Oscar sono del 2014 e di quest'anno), Lena Headey (poi perfida Chersei Lannister di Game of Thrones-Il Trono di Spade).

Comunque 300 ha avuto il grande merito di aver reso cool a molti teenager la storia antica.
Filtrata, certo, attraverso una graphic novel e un rutilante spettacolo di intrattenimento; ma se molti conoscono le gesta di Leonida e dei suoi Spartani è grazie soprattutto a questo film.

E a frasi pompose e motivazionali - che dubitiamo i veri eroi abbiano mai pronunciato - quali:

Non c'è spazio per la tenerezza, non a Sparta. Non c'è posto per la debolezza. Solo i duri e i forti possono definirsi Spartani. Solo i duri. Solo i forti;
Ricordate questo giorno, uomini, perché questo giorno è vostro e lo sarà per sempre!;
Spartani! Preparate la colazione e mangiate tanto, perché stasera ceneremo nell'Ade!... e via dicendo.

A causa dell'euforia di questi giorni per i 300 post e dato che abbiamo appena visto l'omonima pellicola, non meravigliatevi quindi se, alla vostra eventuale domanda "Qual è il vostro mestiere?", noi risponderemo "Aù!Aù!".

Questa non è pazzia.
Questa è la redazione di CINEMA A BOMBA!
[Magari un po' esaltata per il traguardo raggiunto - e lo slogan sulla locandina non aiuta a smorzare l'entusiasmo.
Ma si sa, 300 è un numero evocativo...]

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,