CINEMA A BOMBA!

mercoledì 1 febbraio 2023

I CLASSICI: TOM & JERRY, IL GATTO IL TOPO E L'ELEFANTE (NON MANCA PIÙ NESSUNO)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
101'
Regia: Tim Story
Interpreti: Chloë Grace Moretz, Michael Peña, Rob Delaney, Pallavi Sharda, Ken Jeong.
Voci originali: William Hanna, Bobby Cannavale, Lil Rel Howery, Tim Story.


Manhattan, New York. Con uno stratagemma, la giovane e furbetta Kayla (Moretz) ottiene un posto di lavoro presso il più prestigioso albergo della città.

Qui le tocca organizzare le sfarzosissime nozze di una famosa coppia di influencer che, tra le altre cose, vorrebbe sposarsi in groppa ad un elefante.

Peccato che nello stesso hotel arrivino anche una coppia di litigiosi animali: il goffo gatto Tom e lo scaltro topo Jerry.
Risultato? Guai e pasticci a non finire!


Prendete il regista del dittico sui Fantastici 4, la tecnica di animazione mista di Chi ha Incastrato Roger Rabbit? (cartoni che interagiscono con attori in carne ed ossa) e due personaggi tra i più amati di sempre.
Mettete tutto insieme e otterrete una pellicola di straordinario successo.

Tom e Jerry - da decenni una delle coppie di cartoon più famose e seguite della televisione, e punta di diamante della premiata ditta Hanna & Barbera (tra le poche a saper concorrere con la Disney) - non potevano avere una rentrée migliore.

Nonostante l'accoglienza fredda della critica, il loro ultimo film ha incassato oltre 136 milioni di dollari, pur essendo stato distribuito nel pieno della Pandemia.

Un risultato niente affatto scontato: d'altronde i due personaggi esistono da oltre 80 anni e il pubblico di ogni età è abituato a vederli all'opera in brevi cortometraggi.
"Stirare" la loro comicità slapstick per la durata di un lungometraggio poteva non funzionare, ma è una sfida che Tim Story e la Warner Bros. hanno vinto.

Con la sola eccezione della comparsata fuori contesto di un noto conduttore televisivo italiano, che per un attimo abbassa il livello della pellicola a quello di un qualsiasi cinepanettone, il film funziona e diverte davvero.

Dal cast "umano" - in larga parte proveniente dal cinema supererositico Marvel: avevamo già visto Peña in Ant-Man, Delaney in Deadpool 2 e Jeong in Avengers: Endgame - emerge la pimpante Moretz.
La giovane protagonista (era la bambina de Le Paludi della Morte, ricordate?) deve però dividere la gloria con i veri mattatori della pellicola: Tom e Jerry, ovviamente!

I due non tradiscono le aspettative e, forti anche di una grafica definita e curata, rubano la scena a tutti: le scene più spassose - fedeli nello stile e nello spirito ai loro vecchi corti - sono ovviamente quelle che li vedono in primo piano.
La migliore? Sicuramente l'inseguimento dell'auto verso la fine è il momento in cui si ride di più.

Con qualche omaggio cinefilo che possono cogliere gli adulti (uno su tutti: Tom che si staglia sulla luna come il batwing di Michael Keaton in Batman), Tom & Jerry è un film da non sottovalutare, consigliato ai bambini e non solo a loro.


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venerdì 20 gennaio 2023

AVATAR: LA VIA DELL'ACQUA, SCOMMESSA VINTA PER JAMES CAMERON

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
192'
Regia: James Cameron
Con: Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Kate Winslet, Edie Falco, Cliff Curtis, Britain Dalton, Jamie Flatters, Bailey Bass, Jemaine Clement, Jack Champion.

Pandora.

Jake Sully (Worthington) - che ormai ha scelto definitivamente di essere Na'vi - e Neytiri (Saldana) hanno messo su famiglia: hanno avuto tre figli (due maschi e una femmina) e ne hanno adottato un'altra.

La famiglia vive felice, fino a quando fanno ritorno gli uomini, decisi più che mai a colonizzare il pianeta, anche perché la Terra sta diventando invivibile.

Jake si mette così a capo della resistenza agli invasori, creando loro non pochi problemi e grattacapi.

Tra gli arrivati c'è però il colonnello Quaritch (Lang) che, sotto forma di Avatar, darà la caccia all'ex sottoposto e ai suoi cari per vendicarsi.

I Sully saranno costretti a fuggire e troveranno rifugio presso un clan indigeno della costa, che vive a stretto contatto con il mare e i suoi abitanti.

Ma quanto potrà durare la tranquillità?


Sono passati ben 13 anni da Avatar, il film che ha incassato di più nella storia del cinema (si è ripreso lo scettro solo un annetto fa, spodestando il più recente Avengers: Endgame).

Un bel rischio che si è preso James Cameron, visto il tanto tempo passato: dal 2009 sono cambiate molte cose, dai gusti alle abitudini del pubblico, dal successo delle piattaforme di streaming alla crisi nera del cinema.

Avatar sembrava aver fatto il suo tempo: è il classico film da vedere al cinema su uno schermo gigante e quindi era già da un po' che non se ne sentiva più parlare; gli annunciati seguiti sono stati rimandati nel corso degli anni (e la pandemia da covid-19 non ha aiutato); del regista si erano quasi perse le tracce; i trailer di Avatar-La Via dell'Acqua, lungamente attesi, avevano entusiasmato i fan più fedeli del primo capitolo, ma avevano incontrato anche qualche perplessità.

Insomma, i presagi non erano dei migliori.

Eppure...

Un consiglio: mai sottovalutare James Cameron!

Al momento in cui stiamo scrivendo, Avatar 2 si sta dimostrando un successo clamoroso, il miracolo che ha riportato la gente al cinema: basti pensare che, attualmente, è il sesto film che ha incassato di più nella storia (appena superato Spider-Man: No Way Home).

I segreti del trionfo?

Sicuramente una storia accattivante e coinvolgente (anche emotivamente), con abbondanti dosi di ambientalismo, spiritualità, rispetto della natura.

Ma anche personaggi azzeccati: ripresi quelli principali del primo film - ringrazieranno Sam Worthington ( Le Paludi della Morte e poco altro, dopo il successo del primo film), Stephen Lang (noi di CINEMA A BOMBA! lo ricordiamo solo per Uncharted Fan Film), Zoe Saldana (che ormai sembrava intrappolata nel personaggio di Gamora in Guardiani della Galassia) - e affiancati da nuovi (c'è anche Kate Winslet, che è tornata a lavorare con Cameron dopo Titanic!), ben pensati, con i figli adolescenti di Jake Sully e Neytiri che sono di fatto i veri protagonisti (un azzardo; ben ripagato però).

E poi ancora un ritmo serrato, che fa scorrere via veloce le oltre tre ore di durata, effetti visivi stupefacenti, un'ambientazione marina veramente molto suggestiva...

Il fatto è che Cameron conosce bene i gusti del pubblico e si è profuso in un immane sforzo produttivo per dare corpo alla sua personale immaginazione, senza lesinare risorse.

E il pubblico ha risposto con un imponente passaparola, uscendo dalla sala spesso soddisfatto ed entusiasta - molti addirittura sospirando sconsolati di non poter vivere in un paradiso selvaggio e incontaminato come Pandora.

Missione compiuta per James Cameron!

Il cinema aveva bisogno del suo ritorno.

E ora...

Appuntamento a dicembre 2023 per Avatar 3.

Non vediamo già l'ora!

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mercoledì 14 dicembre 2022

I CLASSICI: AVATAR, BALLA COI PUFFI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/UK, 2009
162'
Regia: James Cameron
Con: Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang, Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez, Giovanni Ribisi, Wes Studi.


In un futuro immaginario, l'invalido ex marine Sully (Worthington) viene fatto infiltrare - per mezzo di un avatar - tra i Na'vi, una popolazione di giganteschi umanoidi blu che vivono su Pandora, un pianeta immerso nella natura.

Lo spietato colonnello Quaritch (Lang) e la compagnia interplanetaria che rappresenta lo hanno inviato lì perché ottenga informazioni per un eventuale attacco militare.

Il loro obiettivo è infatti mettere le amani sull'unobtainium, un cristallo altamente energetico e prezioso, il cui principale giacimento è proprio sotto l'Albero-Casa dei nativi.

Al giovane militare cominciano però a venire degli scupoli di coscienza, anche perché col passare del tempo si affeziona ai Na'vi, in particolare alla coraggiosa principessa Neytiri (Saldana)...


A James Cameron piace fare le cose in grande.
Lo stesso uomo che 12 anni prima aveva battuto ogni record di incassi con Titanic - a propria volta superando Terminator 2, un'altra sua pellicola - ha voluto realizzare un altro film da antologia.

Un budget mostruoso (387 milioni di dollari), diversi anni di lavorazione per affinare gli effetti speciali in 3D, un esperto assoldato per creare da zero un linguaggio coerente per far parlare gli alieni, 7 mesi e mezzo di riprese tra motion capture e live action.

Risultato: quasi 3 miliardi di dollari (!) di incassi che l'hanno reso il film di maggior successo nella storia del cinema (record ancora conteso da Avengers: Endgame), 3 Oscar tecnici e il plauso unanime di critici e addetti ai lavori.
Tra questi anche un signore di nome Steven Spielberg, che è arrivato a paragonarlo a Star Wars dell'amico George Lucas.

Se la trama vi suona molto simile a quella di Balla coi Lupi non sbagliate: James ha preso di peso la struttura narrativa del celebre western di Kevin Costner e l'ha riadattata con poche varianti (tra queste i puffoni blu al posto dei pellerossa).
Anche la presenza - in entrambe le opere - del caratterista Wes Studi non sembra una coincidenza.

Ma questo è l'unico elemento non originale di una pellicola altresì innovativa, coinvolgente ed emozionante, in cui il 3D una volta tanto è un valore aggiunto e non un orpello velleitario.
Un'esperienza pressoché unica nella storia del cinema.

Notevole anche il cast di "saranno famosi": da Saldana (Gamora dei Guardiani della Galassia) a Lang (lo ricordate in Uncharted Fan Film?), passando per il protagonista Worthington (un paio di anni più tardi lo avremmo rivisto in Le Paludi della Morte).

Mentre scriviamo è in uscita il primo dei due seguiti girati back-to-back, sul modello de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit di Peter Jackson.
Un gap di 13 anni che è servito al regista per migliorare ulteriormente le proprie tecniche e presentarsi con un prodotto ambiziosamente al livello delle (altissime) aspettative.

Ma è davvero così? La Via dell'Acqua e il capitolo successivo sono/saranno davvero degni del capostipite?
L'ultima parola spetta solo al tempo e agli spettatori.


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lunedì 29 maggio 2017

TWIN PEAKS-THE RETURN, LAURA VIVE (E LOTTA INSIEME A NOI)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
111'
Regia: David Lynch
Interpreti: Kyle MacLachlan, Mädchen Amick, Jennifer Jason Leigh, Richard Beymer, Michael Horse, Al Strobel, Carl Struycken, Ashley Judd, Matthew Lillard, David Patrick Kelly, Russ Tamblyn, Balthazar Getty, James Marshall, Grace Zabriskie, Catherine E. Coulson, Ray Wise, Sheryl Lee.


Chi l'avrebbe detto.
David Lynch ha negato per due decenni e mezzo di voler riprendere i personaggi e il mondo di Twin Peaks, poi ha ricontattato il co-creatore Mark Frost (sceneggiatore dei due film dei Fantastici Quattro), ha chiamato a raccolta tutti i membri del vecchio cast ancora in vita (hanno risposto all'appello in 39) e - con sorpresa unanime - ha annunciato la venuta dell'attesissima terza stagione.

La storia riprende esattamente 25 anni dopo a quando l'avevamo lasciata, con l'Agente Cooper (il grande MacLachlan, con qualche ruga e i capelli tinti) ancora intrappolato nella Loggia Nera e il suo sosia malvagio (sempre MacLachlan, ma con un look da rockettaro in pensione) a fare l'assassino a pagamento in giro per gli USA.

Per evitare spoiler si può aggiungere poco o nient'altro, anche perché la trama - come da tradizione lynchiana - è ingarbugliatissima e a tratti incomprensibile.
Basti dire che l'azione si svolge - questa è una delle novità principali - in più città e in più stati, quasi sempre al di fuori della cittadina che dà il titolo alla serie.

Ci sono, tra le altre cose: una scatola di vetro monitorata 24 ore su 24 da un sistema di telecamere, il ritrovamento del cadavere di una donna decapitata in un letto (un'auto-citazione del regista da Mulholland Drive?), un arbusto fluorescente che parla, il preside di una scuola accusato di un omicidio che ricorda solo di aver sognato, un essere mostruoso che vibra (?) e uccide contemporaneamente...






I primi due episodi finora trasmessi - gli stessi proiettati in questi giorni al Festival di Cannes - non hanno tra loro uno "stacco" evidente, sembrano semmai un unico lungometraggio di quasi 2 ore.
Lynch e Frost si sono infatti approcciati al copione pensandolo come un lungo film, dividendolo in capitoli solo in fase di post-produzione.

Il cineasta settantunenne, in particolare, si è prodigato come non mai: oltre ad aver diretto e scritto tutte le nuove puntate, figura anche come attore (prossimamente riprenderà il ruolo dell'eccentrico agente Gordon Cole), produttore, co-montatore e sound designer.
Come direttore di fotografia ha invece richiamato in servizio il "tenebroso" Peter Deming, già DP di due dei massimi capolavori del maestro di Missoula: Strade Perdute e il succitato Mulholland Drive.

La lunga attesa dei fan - 26 anni dalla fine della serie, 11 dall'ultima pellicola firmata dal regista (l'impegnativo INLAND EMPIRE) - è stata ben ripagata: King David è in splendida forma e The Return ripresenta quasi tutti gli elementi che hanno fatto grande Twin Peaks.
La componente gialla-misteriosa è ovviamente dominante, mentre quella comica-surreale rimane un po' in secondo piano; c'è pure una punta di erotismo che riporta al controverso film-prequel Fuoco Cammina con Me.

Il cast è ampio e ingloba molti volti nuovi, benché i più noti - quelli di Ashley Judd, già protagonista di Bug, e della candidata all'Oscar Jennifer Jason Leigh - appaiano molto fugacemente.
Tra le attrici storiche della serie, in grande spolvero soprattutto Laura Palmer in persona (ossia Sheryl Lee, che invece avevamo faticato a riconoscere in Texas Killing Field) e la sempreverde Mädchen Amick, che riprende nel finale i panni di Shelly.

I punti rimasti aperti in questi due episodi saranno forse risolti in quelli successivi; di certo l'aspettativa era molto alta e non è stata delusa.
Di più: questa serie è l'esempio definitivo di come non esistano più confini tra cinema e televisione.

Bentornato David.
Bentornato Twin Peaks.




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martedì 15 settembre 2015

VENEZIA 2015. LA FINE DEI FESTIVAL?

(Il direttore della Mostra Alberto Barbera) 


E se la 72a Mostra del Cinema di Venezia segnasse la fine dei festival cinematografici?

Prendiamo un anno topico per le kermesse di questo tipo: il 2011 (anno di nascita del nostro blog, non a caso).
A Cannes vengono presentati - e premiati - film che entrano di diritto nella Storia: da The Tree of Life di Terrence Malick con Jessica Chastain al francese The Artist col simpatico Jean Dujardin (poi plurioscarizzato l'anno successivo), passando per il discusso Drive del danese Nicolas Winding Refn.

Pochi mesi dopo, a Venezia, siamo stati testimoni diretti di una sfilata notevole di pellicole di alto livello: il bellissimo Le Idi di Marzo di George Clooney, l'ancora inedito Wilde Salomé di Al Pacino con - ancora lei! - Jessica Chastain, il disturbante Killer Joe del Maestro William Friedkin con un Matthew McConaughey pre-Oscar e pre-Interstellar, il cartone cecoslovacco Alois Nebel (che in una memorabile proiezione notturna fece appisolare James Franco nella fila davanti alla nostra), il poliziesco d'autore Texas Killing Fields...

E dopo?
Negli anni successivi la qualità delle proposte cinematografiche è calata progressivamente e in modo inesorabile.
Se prima mettevamo in discussione più che altro le scelte delle varie giurie, ora guardiamo con preoccupazione alla media delle pellicole in rassegna.

Già in un vecchio post di qualche anno fa avevamo provato a profetizzare un adeguamento dei festival alle esigenze del grande pubblico, piuttosto che a quelle della critica, sempre più minoritaria e autoreferenziale.

Previsione - ci duole ammetterlo - completamente errata.
È vero che i direttori artistici lavorano col materiale che hanno: annate di film generalmente mediocri producono inevitabilmente mostre mediocri.

Tuttavia, è davvero possibile che i film selezionati siano davvero il meglio che ci sia in circolazione?
Che senso può avere continuare a segnalare e onorare pellicole che quasi nessuno poi conoscerà e andrà a vedere?

Diciamoci la verità: tali rassegne non fanno più da volano alle piccole e medie produzioni - chi paga il biglietto nelle sale difficilmente sceglie un film che ha vinto la Palma d'Oro o il Leone d'Oro - e neppure le grandi case di produzione ormai sono interessate a presentare le proprie anteprime - quelle che davvero suscitano interesse e hanno appeal - in un contesto in cui vengono fatte sentire fuori posto.

La scorsa edizione di Cannes e questa di Venezia sembrano suggerire che mai come ora si è fatto ampio il divario fra spettatori comuni e intellettuali.
E se questa fosse la fine dei festival?
Né il Lido né la Croisette lo meriterebbero.

Rilanciamo quindi l'appello a Thierry Frémaux e Alberto Barbera: prima che sia troppo tardi, cercate di essere più coraggiosi e modernizzate le vostre kermesse, ad esempio coinvolgendo - anche nelle giurie - i giovani e il pubblico che va a vedere prodotti mainstream e diffidando da chi si sbrodola all'idea della proiezione di una pellicola di un qualche Paese asiatico che persino Google Maps avrebbe difficoltà a trovare, magari diretta da un regista sconosciuto anche in patria e recitata da attori non professionisti.

Va bene, non vi chiediamo di far concorrere solo i reboot dei remake degli spin-off di qualche saga di origine fumettistica, ma almeno di alternare potenziali blockbuster e film hollywoodiani a cinema "d'autore".
La formula del 2011 andava bene.

Ma l'ideale sarebbe tornare allo spirito degli anni Ottanta, quando Carlo Lizzani (non propriamente un regista per tutti) come direttore di una Mostra che sembrava avviluppata in una crisi senza sbocchi aveva avuto l'ardire di proporre opere veramente popolari quali L'Impero colpisce ancora, I Cancelli del Cielo, I Predatori dell'Arca Perduta, E.T. l'Extra-Terrestre, Poltergeist-Demoniache Presenze... accanto a prodotti d'essai e aveva risollevato le sorti della rassegna senza farle perdere autorevolezza.

Insomma, ci piacerebbe esclamare, parlando agli amici: "Wow! Ma hai visto cosa danno a Cannes/Venezia quest'anno? Non possiamo mancare!"

Non deludeteci: il futuro è nelle vostre mani.
(Giusto per non caricarvi di responsabilità.)

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martedì 31 luglio 2012

UN ANNO VISSUTO...ABBOMBA!!!


Era il 31 Luglio 2011 e un primo timido post annunciava al mondo la nascita di CINEMA A BOMBA!, blog pensato per raccontare l'avventura di due fratelli alla 68a Mostra del Cinema di Venezia.
E' passato un anno esatto e dopo quella esperienza ci abbiamo preso gusto: oltre al blog è cresciuto anche il nostro entusiasmo e la voglia di sorprendere i nostri sempre più numerosi visitatori.

Così, a fianco delle recensioni dei film appena usciti e dei commenti sui grandi eventi cinematografici (Venezia, Cannes, Oscar) sono nate le sezioni dedicate ai cortometraggi ( I CORTI), alle pellicole inedite in Italia ( GLI INEDITI), alle opere che secondo noi hanno fatto la storia del cinema ( I CLASSICI).

Certo, ad essere sinceri, non sempre le pellicole che abbiamo presentato si sono dimostrate dei capolavori; tuttavia, abbiamo scoperto assieme a voi numerosi film interessanti.
E tra questi, qui di seguito, vi proponiamo una nostra personale lista dei migliori (in ordine sparso, per non far torto a nessuno):

WILDE SALOME'
TAKE SHELTER
HUNGER
THE ARTIST
ALOIS NEBEL
TEXAS KILLING FIELDS - LE PALUDI DELLA MORTE
TROPA DE ELITE 2
LE AVVENTURE DI TINTIN
LE IDI DI MARZO
IL CIRCO DELLA FARFALLA
KILLER JOE
MY NAME IS BRUCE

Nota: dall'elenco mancano I CLASSICI. Ma sarebbe stato troppo banale, non trovate?

Prima di concludere il post ne approfittiamo per ringraziare i tanti che ci hanno seguito, sostenuto e dato preziosi suggerimenti per migliorare.
Graziegraziegraziegraziegrazie!
Continuate così.

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domenica 2 ottobre 2011

I PROTAGONISTI DI VENEZIA 2011: JESSICA CHASTAIN


Se si dovesse trovare un'attrice che rappresenti l'anno cinematografico in concorso, la scelta ricadrebbe sicuramente su di lei.
Il 2011 è l'anno di Jessica Chastain.

Bellezza d'altri tempi, sensualità più suggerita che ostentata, e soprattutto la capacità di immedesimarsi totalmente nei personaggi che interpreta sono le qualità più evidenti di questa fascinosa ragazza dai capelli rossi, californiana d'origine e newyorkese d'adozione.
Dopo una lunga gavetta teatrale, Jessica compare in alcuni serial televisivi prima di debuttare sul grande schermo - nel ruolo principale - col drammatico Jolene (girato nel 2008 e inedito in Italia), per il quale viene premiata al Seattle International Film Festival.

Ma la visibilità internazionale arriva quando il geniale regista-guru Terrence Malick la sceglie per il ruolo della dolce madre di famiglia nel suo monumentale e commovente The Tree of Life, insignito della Palma d'Oro all'ultimo Festival di Cannes.
Nella stessa edizione della mostra la nostra rossa partecipa anche con Take Shelter, che vince il Gran Premio della Settimana Internazionale della Critica.

Anche a Venezia 2011 la Chastain si è distinta, partecipando con due pellicole tra le migliori della rassegna: Wilde Salomé, in cui offre un'altra interpretazione memorabile (per la quale la redazione di CINEMA A BOMBA! l'ha premiata unanimamente con un' ideale Coppa Volpi), e Texas Killing Fields, in una parte marginale ma incisiva.

In questo periodo attivissima (è al cinema anche col thriller Il Debito, girato lo scorso anno ma uscito solo ora), Jessica Chastain sembra non avere alcuna intenzione di fermarsi.
Senza dubbio sentiremo ancora parlare di lei, magari alla prossima edizione degli Oscar: se l'Academy non si rivelerà miope, la statuetta per la migliore attrice è già nelle sue mani.

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domenica 11 settembre 2011

VENEZIA 2011: I NOSTRI PREMI


Posto che i giudizi sono per forza di cose soggettivi, si può dire che assegnare dei premi in un concorso cinematografico sia, in fondo, nulla più che un giochino.
E' difficile confrontare pellicole così numerose e tanto diverse tra loro.

Pur essendo questa un'edizione della Mostra complessivamente mediocre (moltissimi film di livello medio-basso, qualche delusione e pochissimi capolavori), ci sono state tuttavia alcune opere che - per una ragione o per l'altra - ci hanno favorevolmente colpito.

Ci siamo pertanto divertiti a immaginarci nei panni dei giurati e abbiamo stilato una nostra classifica ideale, basata sulle proiezioni cui abbiamo avuto modo di assistere personalmente (per questa ragione, trasgredendo alle regole della competizione, ci siamo permessi di considerare anche i film fuori concorso).
Ecco a voi:

Leone d’Oro per il miglior film:
Wilde Salomé di Al Pacino (USA)

Leone d’Argento per la migliore regia:
William Friedkin per il film Killer Joe (USA)

Premio Speciale della Giuria:
Alois Nebel di Tomas Lunak (Repubblica Ceca)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile:
Jeffrey Dean Morgan nel film Texas Killing Fields di Ami Canaan Mann (USA)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile:
Jessica Chastain nel film Wilde Salomé di Al Pacino (USA)

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente:
James Howson nel film Wuthering Heights di Andrea Arnold (Gran Bretagna)

Osella per la miglior fotografia:
Robbie Ryan per il film Wuthering Heights di Andrea Arnold (Gran Bretagna)

Osella per la migliore sceneggiatura:
Don Ferrarone per il film Texas Killing Fields di Ami Canaan Mann (USA)


In più, abbiamo inventato dei premi speciali per i divi coi quali abbiamo avuto - direttamente o indirettamente - a che fare:

Leone d'Oro per la simpatia: William Friedkin
Leone d'Oro per lo stile: Colin Firth
Leone d'Oro per la cortesia: Moni Ovadia
Leone d'Oro per la miglior pennichella: James Franco (menzione speciale come personaggio più citato nel nostro blog!)
Leone d'Oro per la scarsa resistenza alle ore piccole: Marco Bellocchio
Leone d'Oro per la migliore interpretazione di un divo: Tony Renis

A tutti i vip succitati, e anche a quelli che non abbiamo nominato, il nostro più vivo ringraziamento. Senza di voi questa esperienza sarebbe stata meno divertente!

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sabato 10 settembre 2011

TEXAS KILLING FIELDS, BUON SANGUE NON MENTE



Ultima serata di proiezioni, domani c'è la premiazione.
Il primo spettacolo è Texas Killing Fields, opera seconda di Ami Canaan Mann, figlia del regista Michael (Heat, Collateral, Miami Vice), che l'ha accompagnata stasera sul tappeto rosso, essendo oltretutto uno dei produttori.

Ispirata ad una storia vera, la pellicola racconta la storia di una coppia di poliziotti - uno texano (Worthington), l'altro newyorkese (Morgan) - che si mette sulle tracce di un serial killer che rapisce e uccide giovani ragazze, lasciando i loro cadaveri nelle paludi (i "fields" del titolo) che lambiscono Texas City.

Solitamente non è facile seguire le orme di un padre famoso, ancor più se questo è un potente regista/produttore di polizieschi come Michael Mann. Ma la giovane cineasta - complice una sceneggiatura di ferro scritta da un ex agente di polizia - supera brillantemente la prova.
Pur rispettando molti luoghi comuni del genere, il film riesce a mantenere costantemente alta la soglia dell'attenzione, convincendo anche nel finale.
Senza dubbio uno dei migliori film dell'intera rassegna.

Azzeccata anche la mossa di affidare i ruoli principali ad attori emergenti: dal Sam Worthington di Avatar alla rossa Jessica Chastain (ormai una conferma, questa ragazza non sta sbagliando un colpo).
Ma la vera rivelazione è Jeffrey Dean Morgan, già visto in Watchmen: col suo personaggio di poliziotto cattolico e integerrimo, paterno e riflessivo, si candida prepotentemente per la Coppa Volpi come miglior interprete maschile.

Appunto per gli appassoniati del mitico serial Twin Peaks: nel cast compare - sebbene mimettizzata sotto un trucco pesante - anche Sheryl Lee, alias Laura Palmer. Un soldino a chi la riconosce!

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