CINEMA A BOMBA!

mercoledì 25 marzo 2020

OSCAR 2020. KNIVES OUT-CENA CON DELITTO, IL GIALLO DELLO SCRITTORE DI GIALLI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
130'
Regia: Rian Johnson
Interpreti: Daniel Craig, Ana de Armas, Christopher Plummer, Jamie Lee Curtis, Don Johnson, Michael Shannon, Chris Evans, Toni Collette, Lakeith Stanfield, Katherine Langsford, Jaden Martell, Frank Oz, Riki Lindhome, Edi Patterson, Noah Segan, M. Emmett Walsh.


Il giorno dopo la festa per il suo ottantacinquesimo compleanno, il celebre e ricchissimo scrittore di gialli Harlan Thrombey (Plummer) viene trovato morto.

Sembrerebbe trattarsi di un suicidio; ma non ne è convinto l'arguto detective Benoît Blanc (Craig), che affianca nelle indagini la polizia.

Così, ad uno ad uno vengono interrogati i familiari del defunto e si scopre che tutti avevano buoni motivi per uccidere il vecchio.

Intanto, l'infermiera personale dell'anziano (de Armas)...






Finalmente un bel giallo, ben scritto, ben recitato e ben congegnato!

Hollywood, in passato, ha attinto a piene mani ai romanzi di Agatha Christie, la regina incontrastata del genere letterario, con risultati alterni - fra le tante trasposizioni, vi segnaliamo almeno Assassinio sull'Orient Express (soprattutto la versione del 1974, diretta da Sidney Lumet; quella del 2017, di Kenneth Branagh, è dignitosa, ma non certo al livello della precedente) e Assassinio sul Nilo (di John Guillermin, con Peter Ustinov; 1978); mentre tra i film che vi si sono ispirati, i divertenti Invito a cena con delitto (1976) e Signori, il delitto è servito (1986, tratto dal gioco da tavolo Cluedo) e il drammatico Gosford Park del grande Robert Altman (2001).

Negli ultimi anni i thriller, con varie declinazioni, non sono mancati; ma i gialli propriamente detti (quelli che nel mondo anglosassone sono chiamati whodunit) non sono stati numerosissimi.

Perlomeno sul grande schermo - basti pensare al grande seguito di pubblico che hanno serie Tv come, tra gli altri, La Signora in Giallo (Murder, She Wrote), Il Commissario Montalbano, Don Matteo e i vari CSI-Scena del Crimine.

Ma mentre la serialità aiuta, l'unicità cinematografica è un limite: una volta dipanata la trama e scoperto il colpevole, si tende a non vedere nuovamente il film, perché viene inevitabilmente meno l'effetto sorpresa alla base dello stesso.

E così pellicole ad enigma e deduttive, sul lungo periodo, non risulterebbero particolarmente redditizie.

Plaudiamo quindi i produttori di Knives Out-Cena con Delitto per il coraggio dimostrato e per i soldi spesi, soprattutto per assemblare un cast davvero di ottimo livello.

Si va da Daniel Craig (si veda alla voce " Agente 007") a Jamie Lee Curtis ( Halloween, Una Poltrona per Due), da Chris Evans ( Captain America) a Michael Shannon ( Bug, Take Shelter, L'Uomo d'Acciaio, Animali Notturni, The Shape of Water), da Don Johnson (la serie Tv Miami Vice) a Toni Collette (Il Sesto Senso, Little Miss Sunshine), dall'anziano Christopher Plummer (Tutti Insieme Appassionatamente, Insider, A Beautiful Mind, Tutti I Soldi Del Mondo) alla giovane Ana de Armas ( Blade Runner 2049), da Lakeith Stanfield ( Get Out!) a Katherine Langford (Tuo, Simon).

Tutti se la cavano egregiamente e sono comunque ben diretti da Rian Jonhson autore anche della sceneggiatura - candidata agli Oscar, unica nomination del film, che era in lizza invece per tre Golden Globe (per la migliore commedia, per Craig miglior attore in una commedia e per de Armas come migliore attrice in una commedia).

Il regista era reduce dal controverso Star Wars-Gli Ultimi Jedi, che aveva diviso il pubblico in due - tra chi lo ha apprezzato e chi lo ha detestato.

Non era facile scrollarsi di dosso il peso di un kolossal tanto dibattuto, ma Johnson ha confermato di essere cineasta originale e inventivo.

La storia gira bene, la trama si sviluppa con colpi di scena ben piazzati, il finale ha il giusto climax.

Ci sono anche sottotesti sociali di critica a certe politiche di Donald Trump.

Interessante il ruolo centrale dato al personaggio di Ana de Armas, ma non ci meraviglieremmo se venisse riproposto in futuro quello di Daniel Craig, degno erede di Hercule Poirot e Sherlock Holmes.

Se vi piacciono i gialli, vi consigliamo pertanto di vedere Knives Out: snobbarlo sarebbe... un delitto.




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domenica 8 marzo 2020

OSCAR 2020. PARASITE, L'OSCAR AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Corea del Sud, 2019
132'
Regia: Bong Joon-ho
Interpreti: Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo-shik, Park So-dam, Lee Jung-eun, Jang Hye-jin.


Corea del Sud, oggi.
La famiglia Kim - padre, madre, due figli grandi - vive al di sotto della soglia di povertà e pure al di sotto della soglia stradale, in uno squallido seminterrato.

Con uno stratagemma, il figlio maggiore riesce a farsi assumere dalla ricca famiglia Park, anch'essa composta da due genitori e due figli.

Uno alla volta, tutti i Kim riescono a "infiltrarsi" nella villa come dipendenti, inventandosi false identità e fingendosi non imparentati tra loro.

La truffa funziona per un po', ma un'inaspettata scoperta rischia di minare la loro copertura...






Prima la Palma d'Oro al Festival di Cannes dello scorso anno.
Quindi il Golden Globe come miglior film straniero.
Infine, inaspettatamente, il trionfo alla Notte degli Oscar.

Con Parasite, Bong Joon-ho ha sbaragliato la concorrenza - ossia 1917 di Sam Mendes e C'era una Volta... a Hollywood di Quentin Tarantino - conquistando 4 statuette "pesanti", tutte finite nelle sue mani: miglior film internazionale, miglior sceneggiatura originale, miglior regia e, soprattutto, miglior film.

Troppa grazia?
Forse sì, ma non per forza.

Questo paffuto cineasta coreano dai capelli sempre arruffati ha realizzato un'opera non convenzionale e complessa, da "leggere" tra le righe, capace di miscelare più generi senza cambiare mai tono.

Commedia nera, tragedia sociale, thriller: il film attraversa queste fasi con disinvoltura e un certo distacco critico tipicamente asiatico.

In questo drammatico spaccato della Corea odierna (ma l'Occidente è tanto diverso?), lo sguardo del regista è quello di un freddo entomologo, non di un filosofo umanista.






All'interno di una confezione impeccabile - la scenografia è particolarmente apprezzabile - troviamo una velenosa satira dell'influenza culturale anglosassone in Asia (il ragazzo che si finge insegnante di inglese per elevarsi socialmente, il bambino con la fissa dei Pellerossa) e, più evidentemente, un'impietosa analisi della situazione economica del paese.

Il profondo gap tra la povertà disperata dei Kim e il benessere snobistico dei Park è metaforicamente esemplificato da una ricorrente dicotomia basso/alto che pare presa di peso dagli horror di George A. Romero, in particolare da Il Giorno degli Zombi e La Terra dei Morti Viventi.

Da una parte il seminterrato dei primi e il bunker sotterraneo, dall'altro la spaziosa villa dei secondi: il sottosuolo contro la superficie, l'handicap contro il privilegio, l'ineluttabile realtà contro il sogno proibito.

Che cosa si può rimproverare a Parasite?
Qualche eccesso di troppo, il sotteso moralismo cinico e il fatto di essere nel complesso una "pellicola da festival" (può starci premiarla a una kermesse come quella francese, ma era necessario fargli vincere l'Oscar?).

I film di Mendes e Tarantino non avrebbero demeritato al suo posto, ma crediamo che l'Academy abbia voluto mandare un segnale a Hollywood, da sempre abituata a incensare solo opere anglofone.

I tempi sono maturi per allargare ulteriormente la rinomata competizione a opere provenienti dall'estero.
In questo senso, Parasite ha fatto da apripista.

Chissà se domani altre pellicole "nascoste" riusciranno, partendo dal sottosuolo artistico cui vengono spesso confinate, a risalire fino alla superficie del cinema che conta.




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mercoledì 4 marzo 2020

OSCAR 2020. 1917, LA PRIMA GUERRA MONDIALE VISTA DAI GIOVANI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Regno Unito/USA, 2019
119'
Regia: Sam Mendes
Interpreti: George MacKay, Dean-Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Daniel Mays, Claire Dubourcq


A due soldati inglesi - solo due ragazzi travolti dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale, una logorante guerra di trincea - è affidato un compito al limite dell'impossibile: superare le linee nemiche per recapitare un messaggio che potrebbe salvare le vite di un migliaio di militari di un battaglione, che stanno cadendo in una trappola dagli esiti potenzialmente disastrosi.

Il preavviso è scarsissimo, i pericoli della missione sono incalcolabili, il tempo è il nemico più insidioso.

Riusciranno i due giovani a farcela?






Molti conoscono Sam Mendes come regista di film di 007 (suoi sono i fortunati Skyfall e Spectre), ma chi è rimasto sorpreso dall'irrompere di 1917 nella stagione dei grandi premi cinematografici forse si è scordato del "Sam Mendes autore".

Prima del ciclo bondiano, il cineasta britannico (recentemente nominato baronetto dalla Regina Elisabetta) ha firmato opere veramente notevoli: dal gangster movie con Tom Hanks e Paul Newman (alla sua ultima, grande, apparizione) Road To Perdition-Era Mio Padre, al low budget American Life, passando per il bellico Jarhead e il dramma sentimentale Revolutionary Road (ritorno, dopo Titanic, del duo Kate Winslet - Leonardo DiCaprio).

Ma soprattutto egli è l'autore di American Beauty, suo fulminante esordio; un esordio che gli fruttò - esattamente 20 anni fa - l'Oscar per la migliore regia e valse alla pellicola altre 4 statuette (per il miglior film, per Kevin Spacey miglior attore protagonista, per la migliore fotografia e la migliore sceneggiatura originale).

Nel 2000 sembrava che la sua carriera dovesse decollare; ma nonostante il livello molto alto dei suoi lavori e un quasi sempre buono riscontro di pubblico, il "caso American Beauty" non si è più ripetuto: solo una nomination per la regia di Revolutionary Road ai Golden Globe 2009.

Fino a 1917.

Sulla scia del trionfo ai Golden Globe 2020, la pellicola bellica era data alla vigilia degli Oscar come favorita per la vittoria finale.

Come abbiamo visto, il film si è dovuto accontentare di 3 Academy Award - per l'ottima fotografia di Roger Deakins, per il sonoro e, sorprendentemente, per gli effetti speciali.

Ma la notizia che ci ha fatto piacere è che finalmente si è ripreso a parlare del talento di un regista troppo spesso sottovalutato.

1917 è un pezzo di virtuosismo cinematografico davvero notevole: girato con diversi piani sequenza e poi montato come un unico piano sequenza ininterrotto (ehi, vi ricordate di Birdman di Alejandro González Iñárritu?), utilizzando effetti speciali non invasivi e funzionali e una fotografia molto suggestiva, esso riesce a dare all'azione una fluidità e una linearità che tengono incollati allo schermo.

Negli ultimi anni abbiamo visto molti bei film bellici - alcuni di essi sono finiti anche nella nostra classifica dei migliori film dell'ultimo decennio - e questo si aggiunge all'elenco anche grazie al coinvolgimento emotivo dell'autore, che ha trattato una vicenda di per sé drammatica con tatto, rispetto e sensibilità - si è ispirato ai racconti di guerra di suo nonno, che aveva combattuto per l'esercito britannico sul fronte francese - pur non risparmiando scene forti e di violenza.

Ci sono morte, sangue, sudore, odore, paura, tensione per tutto il film, ma anche umanità e fratellanza, eroismo e dovere, amicizia e comprensione, commozione e partecipazione.

Mendes ha affidato quasi interamente il film ai due protagonisti, George MacKay e Dean-Charles Chapman (il Tommen Baratheon di Il Trono di Spade), e, sebbene non manchino divi - Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Mark Strong, Richard Madden - si è fatto bene a valorizzare i due giovani, che si sono dimostrati bravi.

Tutto funziona, in 1917 - date le numerose difficoltà tecniche, non era una cosa scontata - e nonostante la mancata affermazione agli Oscar il neo baronetto ha dimostrato che con la regia ci sa sempre fare.

Siamo curiosi di vedere il suo prossimo film.
E nel frattempo vi consigliamo questo, uno dei più toccanti sulla Prima Guerra Mondiale.




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giovedì 30 gennaio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: PREMI MUSICALI

Dall'alto: John Williams (a destra) e J.J. Abrams sul set di Star Wars: L'Ascesa di Skywalker; la violoncellista Hildur Guðnadóttir; una scena tratta da Frozen II.


52.
Questo il numero delle nomination collezionate negli anni dal grande compositore John Williams.
Ben 5 di esse si sono trasformate in statuette, compresa quella del 1978 per Guerre Stellari.

Il cerchio si chiude, 42 anni più tardi: la candidatura di quest'anno è infatti per l'ultimo capitolo della saga di Star Wars, il controverso L'Ascesa di Skywalker.

Ce la farà persino stavolta?
Certo è che la concorrenza non gli manca: tiene banco il derby in famiglia tra i cugini Newman, ma a spuntarla potrebbe essere la violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir, forte della fresca vittoria ai Golden Globe per le musiche di Joker.

Da non sottovalutare neppure il francese Alexandre Desplat, già vincitore di 2 Oscar recenti: nel 2015 per Grand Budapest Hotel e nel 2018 per The Shape of Water.






Per quanto concerne invece le canzoni originali, la sfida potrebbe essere tra due "perdenti" d'eccezione.

Il primo è Rocketman: pur essendo stato tra i vincitori dei Golden Globe, è stato relegato alla sola nomina per Elton John.

Il secondo è Frozen II, al quale è stato preferito Toy Story 4 nella categoria dedicata ai film d'animazione: i due si sfideranno solo per la migliore canzone.
E chissà se, spinto dagli incassi stellari (è il cartone animato che ha incassato di più nella storia del cinema, battendo il precedente record di... Frozen), non riesca a prevalere almeno qui.

Quantomeno è rimasto fuori il super flop Cats, grottesco cinemusical diretto da Tom Hooper (regista di Les Misérables) con un cast eccezionale, ma con non altrettanto eccezionali effetti speciali.

Nell'attesa di scoprire chi la spunterà alla Notte degli Oscar, cliccate sui link che trovate di seguito, chiudete gli occhi e lasciatevi incantare.
La vista non è l'unico senso con cui potersi godere un bel film!






Migliore colonna sonora
Alexandre Desplat – Piccole donne (Little Women)
Hildur Guðnadóttir – Joker
Randy Newman – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Thomas Newman – 1917
John Williams - Star Wars: L'ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker)

Migliore canzone
I Can’t Let You Throw Yourself Away (Randy Newman) - Toy Story 4
(I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Taron Egerton) – Rocketman
I'm Standing With You (Diane Warren) - Atto di fede (Breakthrough)
Into the Unknown (Idina Menzel, Aurora) – Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II)
Stand Up (Cynthia Erivo) – Harriet




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venerdì 10 gennaio 2020

GOLDEN GLOBES 2020. LA GRANDE GUERRA CONTRO NETFLIX

Dall'alto: Leonardo DiCaprio e Brad Pitt in C'Era Una Volta a Hollywood; una scena di 1917; Joaquin Phoenix nei panni di Joker. 


I Golden Globe, per loro natura, sono destinati ad accontentare un po' tutti, con la distinzione tra film drammatici e commedie.

Così, l'anno scorso a trionfare erano stati il criticatissimo (ma amato dal pubblico) Bohemian Rhapsody, il discreto Green Book (poi affermatosi, con molte perplessità, agli Oscar) e l'ottimo Roma di Alfonso Cuarón.

Questa volta i vincitori sono soprattutto Once Upon A Time In Hollywood di Quentin Tarantino e 1917 di Sam Mendes (già regista di Spectre, ricordate?).
Un po' di gloria è andata anche a Joker di Todd Phillips e Rocketman di Dexter Fletcher.

Il primo si è preso i premi per la migliore commedia, la migliore sceneggiatura (ennesimo riconoscimento al cineasta italo-americano) e il miglior attore non protagonista (Brad Pitt); il secondo, per il miglior film drammatico e per la regia (Sam Mendes, una delle sorprese della serata); il terzo per il miglior attore drammatico (Joaquin Phoenix, a furor di popolo) e colonna sonora; il quarto per il miglior attore in una commedia/musical (Taron Egerton, clamorosamente) e la migliore canzone.






Stiamo parlando di film che sono, rispettivamente: un omaggio alla Hollywood di fine anni Sessanta, una rappresentazione degli orrori della Prima Guerra Mondiale, la reinvenzione di uno dei cattivi più iconici della storia dei fumetti e dei cinecomics, il biopic del cantautore Elton John.
Film, quindi, molto diversi tra di loro.

E per scontentare meno persone possibili, ecco, tra gli attori, le rivelazioni Awkwafina ed Egerton nel palmarès assieme agli strafavoriti della vigilia Phoenix, Pitt, Renée Zellweger (migliore attrice drammatica per Judy, su Judy Garland), Laura Dern (la musa di David Lynch è la migliore attrice protagonista per Marriage Story).

Proprio Marriage Story è tra i delusi della serata: un solo globo, mentre le ambizioni erano ben altre.

Ma la pellicola targata Netflix ha dovuto scontare una diffidenza sempre diffusa nei confronti proprio del gigante dello streaming.

A farne le spese è stato soprattutto The Irishman: il kolossal firmato Martin Scorsese è tornato a casa a mani vuote, nonostante le numerose candidature e i favori della vigilia.

La piattaforma online poteva contare su ben 17 nomination in campo cinematografico, per i suoi film: l'aggiudicazione di un solo riconoscimento (sempre quello per la Dern) dà la misura del poco amore per il suo modo di fare cinema.






Un'altra (parziale) delusione è rappresentata da Parasite: il vincitore della Palma d'Oro 2019 si è aggiudicato la statuetta per il miglior film in lingua straniera, ma i critici cinematografici reclamavano di più.

Non è detto, però, che il suo regista, il coreano Bong Joon-ho, non si rifaccia agli Oscar.
Vedremo: la concorrenza nella categoria, con la vittoria di Mendes - che ha bissato il successo di American Beauty risalente a 20 anni fa - e la probabile presenza di Scorsese e Tarantino, è tuttavia piuttosto agguerrita.

La cinquina che tuttavia ha regalato la più clamorosa sorpresa della serata e le più cocenti sconfitte e delusioni tra i candidati è stata quella dei film di animazione: Missing Link, pellicola in stop motion (la stessa tecnica utilizzata per Nightmare Before Christmas) ha battuto il terzo capitolo della saga Dragon Trainer e soprattutto pezzi da novanta targati Disney come Toy Story 4, Il Re Leone (rifacimento firmato da Jon Favreau, regista dei primi due Iron Man) e Frozen II, proprio nel giorno in cui quest'ultimo - attesissimo seguito del blasonato Frozen - diventava il cartone di maggiore incasso nella storia del cinema.

Vista la potenza e gli incassi stellari del colosso dell'intrattenimento non avremmo mai pensato che il titolo meno conosciuto in competizione potesse farcela: probabilmente i tre kolossal si sono tolti voti a vicenda.

Ma ciò non toglie la soddisfazione da parte nostra per un palmarès che ancora una volta si dimostra interessante.

Aspettiamo gli Oscar, ma già i Golden Globe sono uno sfizioso aperitivo.




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lunedì 6 gennaio 2020

GOLDEN GLOBE 2020. I VINCITORI

Dall'alto: Sam Mendes; Quentin Tarantino; Joaquin Phoenix; Laura Dern; Brad Pitt; Renée Zellweger. 


Grandi sorprese nel palmarès dei Golden Globe 2020!

Ma anche vincitori ampiamente annunciati.

Abbiamo due grandi sconfitti: Martin Scorsese e Netflix.

In attesa del nostro post di commento, ecco chi ha trionfato.






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
1917, regia di Sam Mendes

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino

MIGLIOR REGISTA
Sam Mendes – 1917

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Renée Zellweger – Judy

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Joaquin Phoenix Joker

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Awkwafina – The Farewell - Una bugia buona (The Farewell)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Taron Egerton – Rocketman

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story)

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Parasite (Gisaenchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Missing Link, regia di Chris Butler

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Quentin Tarantino C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Hildur Guðnadóttir – Joker

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
(I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Taron Egerton) – Rocketman





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domenica 5 gennaio 2020

GOLDEN GLOBE 2020. LE NOMINATION



Stasera!
Proprio durante la notte dell'Epifania avverrà la premiazione dei Golden Globe, gli Oscar assegnati dalla stampa estera.

Chi vincerà?
I pronostici fioccano come neve, ma solo domani sapremo davvero com'è andata.

Per il momento, leggete di seguito tutti i candidati.
E cliccate sui link che trovate!






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
1917, regia di Sam Mendes
I due papi (The Two Popes), regia di Fernando Meirelles
The Irishman, regia di Martin Scorsese
Joker, regia di Todd Phillips
Storia di un matrimonio (Marriage Story), regia di Noah Baumbach

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Cena con delitto - Knives Out (Knives Out), regia di Rian Johnson
C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino
Dolomite Is My Name, regia di Craig Brewer
Jojo Rabbit, regia di Taika Waititi
Rocketman, regia di Dexter Fletcher

MIGLIOR REGISTA
Bong Joon-ho – Parasite (Gisaenchung)
Sam Mendes – 1917
Todd Phillips Joker
Martin Scorsese – The Irishman
Quentin Tarantino – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Cynthia Erivo – Harriet
Scarlett Johansson – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Saoirse Ronan – Piccole donne (Little Women)
Charlize Theron – Bombshell
Renée Zellweger – Judy

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Christian Bale – Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari)
Antonio Banderas – Dolor y gloria
Adam Driver – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Joaquin Phoenix Joker
Jonathan Pryce – I due papi (The Two Popes)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Awkwafina – The Farewell - Una bugia buona (The Farewell)
Ana de Armas – Cena con delitto - Knives Out (Knives Out)
Cate Blanchett – Che fine ha fatto Bernadette? (Where'd You Go, Bernadette)
Beanie Feldstein – La rivincita delle sfigate (Booksmart)
Emma Thompson – E poi c'è Katherine (Late Night)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Daniel Craig – Cena con delitto - Knives Out (Knives Out)
Leonardo DiCaprio – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Roman Griffin Davis – Jojo Rabbit
Taron Egerton – Rocketman
Eddie Murphy – Dolemite Is My Name

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Kathy Bates – Richard Jewell
Annette Bening – The Report
Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Jennifer Lopez – Le ragazze di Wall Street - Business Is Business (Hustlers)
Margot Robbie – Bombshell

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Tom Hanks – Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood)
Anthony Hopkins – I due papi (The Two Popes)
Al Pacino – The Irishman
Joe Pesci – The Irishman
Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
The Farewell - Una bugia buona (The Farewell), regia di Lulu Wang (Stati Uniti d'America)
I miserabili (Les Misérables), regia di Ladj Ly (Francia)
Parasite (Gisaenchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud)
Ritratto della giovane in fiamme (Portrait de la jeune fille en feu), regia di Céline Sciamma (Francia)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Dragon Trainer - Il mondo nascosto (How to Train Your Dragon: The Hidden World), regia di Dean DeBlois
Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II), regia di Jennifer Lee e Chris Buck
Missing Link, regia di Chris Butler
Il re leone (The Lion King), regia di Jon Favreau
Toy Story 4, regia di Josh Cooley

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Noah Baumbach – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Bong Joon-ho e Han Jin-won – Parasite (Gisaenchung)
Anthony McCarten – I due papi (The Two Popes)
Quentin Tarantino C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Steven Zaillian – The Irishman

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Alexandre Desplat – Piccole donne (Little Women)
Hildur Guðnadóttir – Joker
Randy Newman – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Thomas Newman – 1917
Daniel Pemberton – Motherless Brooklyn - I segreti di una città (Motherless Brooklyn)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Beautiful Ghosts (Taylor Swift) – Cats
(I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Taron Egerton) – Rocketman
Into the Unknown (Idina Menzel, Aurora) – Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II)
Spirit (Beyoncé) – Il re leone (The Lion King)
Stand Up (Cynthia Erivo) – Harriet




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