CINEMA A BOMBA!

mercoledì 15 ottobre 2025

I CLASSICI: IO E ANNIE, L'OMAGGIO DI WOODY ALLA MUSA DIANE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1977
93'
Regia: Woody Allen
Interpreti: Woody Allen, Diane Keaton, Tony Roberts, Paul Simon, Christopher Walken, Jeff Goldblum, Laurie Bird, Marshall McLuhan.


New York: il comico Alvy Singer (Allen) incontra l'insicura Annie Hall (Keaton).
I due iniziano una relazione che avrà alti e bassi, e li porterà a riflettere sulla vita e sull'amore.


Una delle commedie più belle di Woody Allen e della storia del cinema, vinse 4 Oscar meritatissimi (miglior film, regia, sceneggiatura e attrice) e segnò un punto di svolta nella carriera del cineasta newoyorkese, che smise di essere "solo" un comico e divenne ciò che sarebbe rimasto per gli anni a venire: un Autore.

Io e Annie è, tra le altre cose, anche un omaggio alla musa, amica ed ex fidanzata Diane Keaton - purtroppo recentemente scomparsa - a partire dal titolo originale, Annie Hall (rispettivamente il suo nomignolo e il suo vero cognome).

Woody le costruisce intorno l'intera pellicola, rendendola la vera protagonista della storia.
Lei lo ripaga con la sua migliore performance in assoluto nel registro brillante (ricordiamo che era pure un'ottima attrice drammatica).

Esaltato dalla fotografia di Gordon Willis (ma quanto è bella New York City in questo film?!) e dal copione scritto a 4 mani col fido Marshall Brickman, Allen costruisce uno dei suoi lungometraggi più delicati e divertenti, alternando pause introspettive a momenti di umorismo puro.

Sono presenti così tante scene memorabili che sarebbe impossibile elencarle tutte.
Ci limitiamo a ricordare: l'incipit col protagonista che si rivolge agli spettatori; i ricordi dell'infanzia; la coda al cinema (in cui compare il filosofo McLuhan nel ruolo di se stesso); gli scambi verbali tra Alvy e il suo migliore amico (Roberts); la visita a casa della famiglia di Annie; i flashback sulle precedenti relazioni di lei.

Per non parlare delle battute! Solo alcune:
Amore è un termine troppo debole; ecco, io ti "straamo", ti "adamo", ti "abramo"!
Chi non sa far niente insegna e chi non sa insegnare insegna ginnastica; quelli che neanche la ginnastica credo li destinassero alla nostra scuola.
Non voglio vivere in una città dove il solo progresso culturale è che puoi curvare a destra col semaforo rosso.
Devo guadagnarmi il caviale quotidiano.
(Vado dallo psicanalista) da 15 anni (...), gli concedo un altro anno e poi vado a Lourdes.
Sapete come si cerchi di arrivare alla perfezione almeno nell'arte, perché è talmente difficile nella vita.

Occhio anche alle comparsate eccellenti: oltre ad un paio di "saranno famosi" - tipo Christopher Walken di Dune e Jeff Goldblum di Jurassic Park - spuntano il cantautore Paul Simon e la sfortunata Laurie Bird (quella di Strada a Doppia Corsia, ricordate?).

Commedia romantica e intellettuale per eccellenza, Io e Annie è - insieme al successivo Manhattan - il capolavoro del regista di Midnight in Paris e Un Colpo di Fortuna.
Una pietra miliare della storia del cinema, da vedere e rivedere... anche solo per Diane Keaton.


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domenica 21 settembre 2025

I CLASSICI: LE AVVENTURE DI JOE DIRT, ZOTICO È CHI LO ZOTICO FA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2001
91'
Regia: Dennie Gordon
Interpreti: David Spade, Brittany Daniel, Dennis Miller, Rosanna Arquette, Christopher Walken, Jaime Pressly, Kevin Nealon, Kid Rock.


Inserviente in apparenza rozzo e sempliciotto, Joe (Spade) racconta in diretta la propria vita al DJ (Miller) della stazione radio in cui lavora.
Inizia così un lungo flashback che ripercorre la travagliata ricerca dei sui genitori e gli incontri, lungo la strada, che gli hanno cambiato la vita.


Membro del cosidetto "Clan Sandler" (gruppo di amici e colleghi che ruota intorno al comico di successo Adam Sandler e spesso e volentieri girano film con/per lui), David Spade è il George Clooney del gruppo, essendo noto più per la quantità di attrici/modelle frequentate che per la qualità del proprio umorismo.

Cresciuto come spalla dello strabordante Chris Farley al Saturday Night Live (celebre programma tv che lanciò gente come Chevy Chase, Bill Murray, John Belushi, Dan Aykroyd, Eddie Murphy...) e in lungometraggi come Tommy Boy, dopo la tragica morte del partner si è messo in proprio realizzando pellicole come quella che vi stiamo recensendo.

Joe Dirt sta a David come Dirty Work stava a Norm Macdonald: è scritta dal protagonista stesso ed è la sua opera più rappresentativa (almeno in ambito cinematografico); oltre ad essere stata un modesto successo commerciale, diventando di culto solo in seguito grazie al passaparola.

Una commedia grossolana e prevedibile, che mette alla berlina la comunità redneck (gli americani degli stati meridionali, considerati ignoranti e di scarso intelletto), benché non abbastanza da poter essere classificata come satira, e - nonostante l'umorismo scatologico e immaturo - riesce a mettere a segno qualche colpo.

Alcune battute sono diventate a posteriori dei tormentoni sui social (in lingua originale: l'adattamento italiano dei dialoghi è come minimo superficiale); inoltre i personaggi principali sono ritratti con sincero affetto: oltre a Spade in un ruolo che ricorda Forrest Gump, dal cast emergono Arquette (ce la ricordiamo in Pulp Fiction?) e un autoironico Walken (visto recentemente in Dune-Parte 2).

Consigliabile a spettatori di bocca buona, Le Avventure di Joe Dirt è una possibilità per conoscere un comedian poco noto nel Belpaese e per passare un'ora e mezza senza troppi pensieri.
C'è chiaramente di meglio, ma rispetto - ad esempio - ai cinepanettoni nostrani sembra quasi un film di Chaplin.


[PS: ammesso che le due pellicole condividano lo stesso universo, non potrebbe essere che l'alligatore con cui lotta il protagonista sia lo stesso di Un Tipo Imprevedibile?!?]

[PPS: David ha realizzato anni dopo un seguito, Joe Dirt 2-Sfigati si Nasce; forse un giorno vi recensiremo anche quello... o forse no, chissà.]


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martedì 4 marzo 2025

OSCAR 2025. S'È FATTA UNA CERTA (AN)ORA

(Dall'alto: Sean Baker con le sue 4 statuette; attrici e attori coi rispettivi Oscar; una scena di Flow, premiato come miglior cartone).


Come si può evincere andando a rileggersi i nostri pronostici, anche quest'anno - modestia a parte - avevamo previsto (quasi) tutto.

Il che non significa che siano mancate le sorprese, anzi.
Confrontando il verdetto di questi Academy Awards con quello dei Golden Globe di poco precedenti, è facile notare come l'uno non abbia confermato l'altro, con qualche eccezione.

Certo, le vittorie di Zoe Saldana e Kieran Culkin come non protagonisti erano scontate (a proposito: complimenti a Gamora dei Guardiani della Galassia e a Fuller di Mamma ho Perso l'Aereo!), quella di Adrien Brody no.

Per conquistare la 2a statuetta della propria carriera, il protagonista di The Brutalist (ma lo ricordiamo anche per Grand Budapest Hotel e Midnight in Paris) ha combattuto fino all'ultimo round contro Timothée Chalamet/Bob Dylan di A Complete Unknown.

Il biopic diretto dal regista dell'ultimo Indiana Jones - James Mangold - ci era piaciuto molto e pensiamo sinceramente che avrebbe meritato di più.

Le stesse aspettative che evidentemente aveva su se stessa la rediviva Demi Moore, il cui sorriso è sparito quando al suo posto è stata chiamata la giovane Mikey Madison di Anora (l'attrice di C'era una Volta... a Hollywood è stata una delle rivelazioni della serata).

E a proposito di delusioni, come si sentirà Diane Warren? La navigata songwriter americana ha collezionato 16 candidature - di cui 6 consecutive - tutte andate a vuoto!
Anziché alla sua canzone, l'Academy ha preferito dare un contentino a Emilia Pérez.

E qui veniamo al film che è stato il grande sconfitto della Notte delle Stelle.
Partito forte grazie ai Globes e alle 13 nomination ottenute, nel giro di poche settimane il musical francese è passato dall'essere il favorito all'essere il più odiato.

Colpa di una clamorosa campagna d'odio online che ha investito sia la protagonista transgender Karla Sofía Gascón sia la pellicola stessa: la prima a causa di una serie di dichiarazioni discutibili; la seconda perché ritenuta irrispettosa nei confronti degli ispanici (è ambientata in Messico), delle vittime dei narcos e - ironia della sorte - della stessa comunità trans.

Chi invece è tornato a casa a testa alta è Flow, lungometraggio d'animazione muto che batte bandiera lettone(!) e da buon Davide ha sconfitto Golia, cioé la corazzata Disney che col seguito di Inside Out sperava di interrompere un digiuno da Oscar che dura dal 2021.

Idem si può dire di No Other Land, documentario israelo-palestinese la cui vittoria nella categoria è una speranza di pace per la striscia di terra più martoriata del Medioriente.
I membri dell'Academy sono stati coraggiosi a premiare un'opera che denuncia apertamente le brutalità dei fanatici sionisti, alleati storici dei vari governi USA.

Infine, veniamo ai grandi vincitori della serata: Sean Baker e il suo Anora.
Nonostante la Palma d'Oro a Cannes 2024, chi avrebbe scommesso fino a qualche settimana fa che questo autore indie si sarebbe messo in saccoccia 4 dei 5 Oscar vinti dal suo lungometraggio (oltra a film e regia, anche sceneggiatura e montaggio)?

Anora, una sorta di anti- Pretty Woman arricchita dall'interpretazione convincente della Madison, è stata la sorpresa che tanti non hanno visto arrivare.
Tanti, ma non CINEMA A BOMBA!


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sabato 1 marzo 2025

OSCAR 2025. LE NOSTRE PREVISIONI



L'edizione numero 97 degli Academy Awards - meglio conosciuti come Premi Oscar - si terrà domenica.
Un'appuntamento imperdibile per qualsiasi cinefilo degno di questo titolo, e noi di CINEMA A BOMBA non facciamo eccezione (ovvio).

Come ogni anno, anche stavolta ci sbilanceremo cercando di indovinare chi vincerà nelle varie categorie.
Di solito ci azzecchiamo o ci andiamo molto vicino: nel 2024 abbiamo indovinato 22 nomination su 23, tanto per dire...

Questa volta i pronostici sono decisamente più difficili e incerti, ma ci proveremo lo stesso.
Un "giochino" che vorremmo condividere con voi: scriveteci le vostre previsioni nei commenti!

Nel frattempo, qui sotto trovate l'elenco completo della candidature: cliccate sui link - specie quelli in grassetto - per maggiori approfondimenti.
In bocca al lupo e via il lupo!


Miglior film
Anora, regia di Sean Baker - FRA, FEDE
The Brutalist, regia di Brady Corbet
A Complete Unknown, regia di James Mangold - ANG
Dune - Parte due, regia di Denis Villeneuve
Conclave, regia di Edward Berger
Emilia Pérez, regia di Jacques Audiard
Io sono ancora qui, regia di Walter Salles
Nickel Boys, regia di RaMell Ross
The Substance, regia di Coralie Fargeat
Wicked, regia di Jon M. Chu

Miglior regista
Jacques Audiard – Emilia Pérez
Sean Baker – Anora - FRA, ANG
Brady Corbet – The Brutalist - FEDE
Coralie Fargeat – The Substance
James Mangold – A Complete Unknown

Miglior attrice protagonista
Cynthia Erivo – Wicked
Karla Sofía Gascón – Emilia Pérez - ANG
Mikey Madison – Anora
Demi Moore – The Substance - FRA, FEDE
Fernanda Torres – Io sono ancora qui

Miglior attore protagonista
Adrien Brody – The Brutalist - FRA
Timothée Chalamet – A Complete Unknown - FEDE
Colman Domingo – Sing Sing - ANG
Ralph Fiennes – Conclave
Sebastian Stan – The Apprentice

Miglior attrice non protagonista
Monica Barbaro – A Complete Unknown
Ariana Grande – Wicked
Felicity Jones – The Brutalist
Isabella Rossellini – Conclave
Zoe Saldana – Emilia Pérez - FRA, FEDE, ANG

Miglior attore non protagonista
Jurij Borisov – Anora
Kieran Culkin – A Real Pain - FRA, FEDE
Edward Norton – A Complete Unknown
Guy Pearce – The Brutalist - ANG
Jeremy Strong – The Apprentice

Migliore sceneggiatura originale
Sean Baker – Anora - FRA, FEDE
Moritz Binder, Tim Fehlbaum e Alex David – September 5-La Diretta che cambiò la Storia
Brady Corbet e Mona Fastvold – The Brutalist - ANG
Jesse Eisenberg – A Real Pain
Coralie Fargeat – The Substance

Migliore sceneggiatura non originale
Jacques Audiard, Thomas Bidegain, Léa Mysius e Nicolas Livecchi – Emilia Pérez
Greg Kwedar, Clint Bentley, Clarence Maclin e John "Divine G" Whitfield – Sing Sing
James Mangold e Jay Cocks – A Complete Unknown - ANG
RaMell Ross e Joslyn Barnes – Nickel Boys
Peter Straughan – Conclave - FRA, FEDE

Miglior film internazionale
Emilia Pérez, regia di Jacques Audiard (Francia) - FEDE
Flow - Un Mondo da Salvare, regia di Gints Zilbalodis (Lettonia)
Io sono ancora qui, regia di Walter Salles (Brasile) - FRA
Pigen med nålen, regia di Magnus von Horn (Danimarca)
Il Seme del Fico Sacro, regia di Mohammad Rasoulof (Germania) - ANG

Miglior film d'animazione
Flow - Un Mondo da Salvare, regia di Gints Zilbalodis - FEDE, ANG
Inside Out 2, regia di Kelsey Mann
Memoir of a Snail, regia di Adam Elliot
Il Robot Selvaggio (The Wild Robot), regia di Chris Sanders - FRA
Wallace & Gromit - Le Piume della Vendetta, regia di Nick Park e Merlin Crossingham

Miglior colonna sonora originale
Volker Bertelmann – Conclave
Daniel Blumberg – The Brutalist - FRA
Kris Bowers – Il Robot Selvaggio (The Wild Robot)
Camille e Clément Ducol – Emilia Pérez
John Powell e Stephen Schwartz – Wicked - FEDE, ANG

Miglior canzone originale
The Journey (testo e musica: Diane Warren) – The Six Triple Eight - FRA
Like a Bird (testo e musica: Abraham Alexander, Adrian Quesada) – Sing Sing
El mal (testo: Clément Ducol, Camille, Jacques Audiard – musica: Clément Ducol, Camille) – Emilia Pérez - FEDE
Mi camino (testo e musica: Clément Ducol, Camille) – Emilia Pérez - ANG
Never Too Late (testo e musica: Elton John, Brandi Carlile, Andrew Watt, Bernie Taupin) – Elton John: Never Too Late

Miglior montaggio
Sean Baker – Anora - ANG
Dávid Jancsó – The Brutalist - FEDE
Nick Emerson – Conclave - FRA
Myron Kerstein – Wicked
Juliette Welfling – Emilia Pérez

Miglior scenografia
Judy Becker (scenografia) e Patricia Cuccia (arredamento) – The Brutalist - FRA, FEDE
Nathan Crowley (scenografia) e Lee Sandales (arredamento) – Wicked - ANG
Suzie Davies (scenografia) e Cynthia Sleiter (arredamento) – Conclave
Craig Lathrop (scenografia) e Beatrice Brentnerová (arredamento) – Nosferatu
Patrice Vermette (scenografia) e Shane Vieau (arredamento) – Dune: Parte 2

Miglior fotografia
Jarin Blaschke – Nosferatu
Lol Crawley – The Brutalist - FRA, FEDE
Greig Fraser – Dune: Parte 2 - ANG
Paul Guilhaume – Emilia Pérez
Edward Lachman – Maria

Migliori costumi
Lisy Christl – Conclave - ANG
Linda Muir – Nosferatu
Arianne Phillips – A Complete Unknown
Paul Tazewell – Wicked - FRA, FEDE

Miglior trucco e acconciatura
Julia Floch Carbonel, Emmanuel Janvier e Jean-Christophe Spadaccini – Emilia Pérez
Frances Hannon, Laura Blount e Sarah Nuth – Wicked - FRA
Mike Marino, David Presto e Crystal Jurado – A Different Man
Pierre-Oliver Persin, Stéphanie Guillon e Marilyne Scarselli – The Substance - FEDE
David White, Traci Loader e Suzanne Stokes-Munton – Nosferatu - ANG

Migliori effetti speciali
Eric Barba, Nelson Sepúlveda-Fauser, Daniel Macarin e Shane Mahan – Alien: Romulus
Pablo Helman, Jonathan Fawkner, David Shirk e Paul Corbould – Wicked
Paul Lambert, Stephen James, Rhys Salcombe e Gerd Nefzer – Dune: Parte 2 - FRA, FEDE
Luke Millar, David Clayton, Keith Herft e Peter Stubbs – Better Man - ANG
Erik Winquist, Stephen Unterfranz, Paul Story e Rodney Burke – Il Regno del Pianeta delle Scimmie

Miglior sonoro
Simon Hayes, Nancy Nugent Title, Jack Dolman, Andy Nelson e John Marquis – Wicked - FRA
Gareth John, Richard King, Ron Bartlett e Doug Hemphill – Dune: Parte 2 - FEDE, ANG
Erwan Kerzanet, Aymeric Devoldère, Maxence Dussère, Cyril Holtz e Niels Barletta – Emilia Pérez
Tod A. Maitland, Donald Sylvester, Ted Caplan, Paul Massey e David Giammarco – A Complete Unknown
Randy Thom, Brian Chumney, Gary A. Rizzo e Leff Lefferts – Il Robot Selvaggio

Miglior documentario
Black Box Diaries, regia di Shiori Itō
No Other Land, regia di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor ed Hamdan Ballal - FEDE
Porcelain War, regia di Brendan Bellomo e Slava Leont'jev - FRA
Soundtrack to a Coup d'Etat, regia di Johan Grimonprez
Sugarcane, regia di Julian Brave NoiseCat e Emily Kassie - ANG

Miglior cortometraggio documentario
Death by Numbers, regia di Kim A. Snyder - ANG
I Am Ready, Warden, regia di Smriti Mundhra - FRA
Incident, regia di Bill Morrison
Instruments of a Beating Heart, regia di Ema Ryan Yamazaki
The Only Girl in the Orchestra, regia di Molly O'Brien - FEDE

Miglior cortometraggio
A Lien, regia di Sam e David Cutler-Kreutz
Anuja, regia di Adam J. Graves - FRA
Čovjek koji nije mogao šutjeti, regia di Nebojša Slijepčević
I'm not a Robot, regia di Victoria Warmerdam - ANG
The Last Ranger, regia di Cindy Lee - FEDE

Miglior cortometraggio d'animazione
Amedama, regia di Daisuke Nishio - ANG
Beautiful Men, regia di Nicolas Keppens - FRA
Beurk!, regia di Loïc Espuche
Dar sāye sarv, regia di Hossein Molayemi e Shirin Sohani
Wander to Wonder, regia di Nina Gantz - FEDE


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martedì 25 febbraio 2025

OSCAR 2025. NOMINATION: FILM E REGIA

Le locandine dei candidati per Miglior Film.  



Tutti odiano Emilia Pérez.

Solo per citarne alcuni: conservatori e trumpisti (l'interprete principale è un attore transessuale), liberal e "woke" (l'attore transessuale, in passato, ha espresso commenti razzisti e discriminatori sui social), maestranze (è stata usata l'intelligenza artificiale per il montaggio sonoro), messicani, latino-americani, ispanici (il film, a loro dire, offre un'immagine stereotipata e semplicistica del Messico, i narcotrafficanti sono considerati con una sorta di benevolenza, non sono stati presi in considerazione attori locali e gli attori "ispanici" scelti non sanno parlare bene lo spagnolo), appassionati di musical ("Questo non è un musical!"), detrattori dei musical ("Questo è un musical e i musical fanno schifo"), pubblico americano ("Mai visto un film così brutto!"), pubblico europeo (film troppo furbetto, fatto per piacere negli USA), produttori concorrenti (film costruito a tavolino per ingraziarsi i membri dell'Academy), membri dell'Academy (troppe polemiche intorno ad un titolo che ormai è diventato tossico)...

Il tritacarne mediatico che sta stritolando questo titolo francese da 13 nomination sta riducendo drasticamente le sue possibilità di uscire vincitore dalla Notte delle Stelle.

Chi può approfittare della situazione?

Io sono ancora qui di Walter Salles e The Substance di Coralie Fargeat possono avvalersi delle forti interpretazioni delle proprie protagoniste, rispettivamente Fernanda Torres e la rediviva Demi Moore. Basterà? Noi pensiamo di no (il secondo, poi, è un horror, genere non molto amato dai giurati dell'Academy).

La presenza del misconosciuto Nickel Boys nella top ten probabilmente ha sorpreso gli stessi produttori e regista. Eufemisticamente, non è molto accreditato per la vittoria finale.

Dune - Parte due è una meraviglia per gli occhi, ma dubitiamo fortemente che un film uscito circa un anno fa possa avere ancora una spinta così forte.

Al musical Wicked potrebbe essere fatale l'antipatia social nei confronti della sua protagonista Cynthia Erivo e un uso forse eccessivo degli effetti speciali.

Tra i film rimasti, chi risulta quindi il favorito?

A Complete Unknown è un riuscitissimo biopic su Bob Dylan che meriterebbe premi importanti. Ma il confronto con il più originale I'm not here/Io non sono qui di Todd Haynes potrebbe un po' penalizzarlo. E il Premio Nobel per la letteratura è un genio, sì, ma non è simpatico a tutti...

Conclave è un solido thriller dalla suggestiva ambientazione vaticana e con un cast stellare (Ralph Fiennes, Isabella Rossellini, Stanley Tucci, Sergio Castellitto, John Lithgow). Per molto tempo è stato considerato come il favorito per il premio più prestigioso, ma l'assenza di Edward Berger nella cinquina dei migliori registi lo azzoppa non poco. Senza contare che è un genere di film che normalmente non viene considerato per la statuetta più prestigiosa.

A contendersi i riconoscimenti più importanti potrebbero essere quindi Anora e The Brutalist e i loro registi, Sean Baker e Brady Corbet.

Il primo è forte delle vittorie della Palma d'Oro a Cannes 2024 e dei prestigiosi premi di settore Producers Guild of America Awards e Directors Guild of America Awards, buoni indicatori su chi poi vincerà gli Oscar.

Il secondo si è aggiudicato il premio per la regia alla Mostra di Venezia 2024, ma soprattutto ha trionfato ai recenti Golden Globe.

Sembra profilarsi quindi una sfida a due.

Ma i colpi bassi, i veleni, la politica, i veti incrociati, le antipatie personali... potrebbero sparigliare le carte.

Vincerà il migliore? Chissà...

Miglior film

Anora, regia di Sean Baker

The Brutalist, regia di Brady Corbet

A Complete Unknown, regia di James Mangold

Conclave, regia di Edward Berger

Dune - Parte due (Dune: Part Two), regia di Denis Villeneuve

Emilia Pérez, regia di Jacques Audiard

Io sono ancora qui (Ainda estou aqui), regia di Walter Salles

Nickel Boys, regia di RaMell Ross

The Substance, regia di Coralie Fargeat

Wicked, regia di Jon M. Chu


Miglior regista



Jacques Audiard – Emilia Pérez



Sean Baker – Anora



Brady Corbet – The Brutalist



Coralie Fargeat – The Substance


James Mangold – A Complete Unknown



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venerdì 7 febbraio 2025

OSCAR 2025. NOMINATION: PREMI TECNICI

Timothée Chalamet (a destra), Rebecca Ferguson e un operatore durante le riprese di Dune: Parte 2.  


Se le nomination per cortometraggi e documentari non sono certo tra quelle che ricevono più attenzione da parte dei media, che dire di quelle tecniche?
Eppure anche queste non sono affatto candidature di serie B.

Il cinema non è fatto soltanto di registi geniali e divi adorati: gli onesti artigiani che lavorano dietro le quinte sono altrettanto fondamentali per la realizzazione dei film, né più né meno.

In questo ambito, l'Academy ha selezionato quest'anno alcune opere di grande presa spettacolare, ma pure alcuni lungometraggi d'autore: dal plurinominato Emilia Perez al concorrente The Brutalist (le due pellicole che si sono praticamente spartite gli ultimi Golden Globe), dal "disneyano" Wicked al remake di Nosferatu.

Ci fa inoltre piacere ritrovare qui due film che ci sono piaciuti molto.
A Complete Unknown è giustamente candidato per costumi e sonoro, ma clamorosamente non per le scenografie; Dune-Parte Due raccoglie qui 4 delle sue 5 nomine complessive, ma avrebbe meritato di più.

Comunque sia e sarà, leggete qui sotto l'elenco dei papabili vincitori e cliccate sui link per accedere a ulteriori approfondimenti.


Migliore fotografia
Jarin Blaschke – Nosferatu
Lol Crawley – The Brutalist
Greig Fraser – Dune: Parte 2
Paul Guilhaume – Emilia Pérez
Edward Lachman – Maria

Migliore scenografia
Judy Becker (scenografia) e Patricia Cuccia (arredamento) – The Brutalist
Nathan Crowley (scenografia) e Lee Sandales (arredamento) – Wicked
Suzie Davies (scenografia) e Cynthia Sleiter (arredamento) – Conclave
Craig Lathrop (scenografia) e Beatrice Brentnerová (arredamento) – Nosferatu
Patrice Vermette (scenografia) e Shane Vieau (arredamento) – Dune: Parte 2

Miglior montaggio
Sean Baker – Anora
Dávid Jancsó – The Brutalist
Nick Emerson – Conclave
Myron Kerstein – Wicked
Juliette Welfling – Emilia Pérez

Migliori effetti speciali
Eric Barba, Nelson Sepúlveda-Fauser, Daniel Macarin e Shane Mahan – Alien: Romulus
Pablo Helman, Jonathan Fawkner, David Shirk e Paul Corbould – Wicked
Paul Lambert, Stephen James, Rhys Salcombe e Gerd Nefzer – Dune: Parte 2
Luke Millar, David Clayton, Keith Herft e Peter Stubbs – Better Man
Erik Winquist, Stephen Unterfranz, Paul Story e Rodney Burke – Il Regno del Pianeta delle Scimmie

Miglior sonoro
Simon Hayes, Nancy Nugent Title, Jack Dolman, Andy Nelson e John Marquis – Wicked
Gareth John, Richard King, Ron Bartlett e Doug Hemphill – Dune: Parte 2
Erwan Kerzanet, Aymeric Devoldère, Maxence Dussère, Cyril Holtz e Niels Barletta – Emilia Pérez
Tod A. Maitland, Donald Sylvester, Ted Caplan, Paul Massey e David Giammarco – A Complete Unknown
Randy Thom, Brian Chumney, Gary A. Rizzo e Leff Lefferts – Il Robot Selvaggio

Migliori costumi
Lisy Christl – Conclave
Linda Muir – Nosferatu
Arianne Phillips – A Complete Unknown
Paul Tazewell – Wicked
Janty Yates e Dave Crossman – Il Gladiatore II

Miglior trucco e acconciatura
Julia Floch Carbonel, Emmanuel Janvier e Jean-Christophe Spadaccini – Emilia Pérez
Frances Hannon, Laura Blount e Sarah Nuth – Wicked
Mike Marino, David Presto e Crystal Jurado – A Different Man
Pierre-Oliver Persin, Stéphanie Guillon e Marilyne Scarselli – The Substance
David White, Traci Loader e Suzanne Stokes-Munton – Nosferatu


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mercoledì 8 gennaio 2025

GOLDEN GLOBE 2025. I VINCITORI

(Da sinistra: Demi Moore, Kieran Culkin e Adrien Brody). 


Una delle domande che ritornano, con frequenza annuale, nel grande mondo del cinema è: i Golden Globe sono un'anticipazione degli Oscar?

Un tempo avremmo risposto di sì, ma negli ultimi anni c'è stata una sorta di inversione di tendenza, col risultato che quella dei premi assegnati dalla stampa estera è diventata una competizione a sé stante, piuttosto slegata dalle logiche politiche/economiche dell'Academy.

Ed è un bene: a giovarne sono infatti le pellicole stesse, che qui vengono premiate - l'impressione è questa, almeno - per meriti essenzialmente qualitativi.

Dalla serata è uscito vincitore il drammatico The Brutalist, racconto di un architetto scampato all'Olocausto, che si è aggiudicato i 3 premi più "pesanti": miglior film, regista e attore protagonista.

A tallonarlo troviamo Emilia Pérez, bizzarro musical che di globi se n'é portato a casa ben 4: miglior commedia, film straniero, attrice non protagonista e canzone.

Peccato che non abbiano trovato spazio film come A Complete Unknown (biopic su Bob Dylan diretto dal regista di Logan e Indiana Jones 5) e l'ottimo Dune - Parte 2 di Denis Villeneuve.
Anche il geniale Deadpool & Wolverine è rimasto a bocca asciutta, nonostante l'hype che l'accompagna.

Chi invece ha lasciato la cerimonia con un bel sorriso stampato in faccia è una coppia di interpreti che erano un po' finiti nel dimenticatoio: la rediviva Demi Moore, benché lasci perplessi la categoria in cui è stata incensata (miglior attrice in una commedia? Che cosa ci sarebbe di divertente nell'orrorifico The Substance?) e lo spilungone Adrien Brody, che oltre 20 anni fa vinse l'Oscar con The Pianist (in un ruolo molto simile a questo).

Gloria anche per due "supereroi": Zoe Saldana altri non è che Gamora dei Guardiani della Galassia, mentre conosciamo Sebastian Stan soprattutto come il Soldato d'Inverno degli Avengers.
Una bella soddisfazione per entrambi, che finalmente vengono riconosciuti come professionisti "seri", non solo interpreti di fumettosi blockbuster (una cosa simile era capitata l'anno scorso a Robert Downey Jr.).

E se stupisce positivamente la vittoria del cartone muto Flow (ma riuscirà a confermarsi agli Academy Awards contro la corazzata Disney?), la sconfitta dell'unica opera italiana in gara - l'acclamata Vermiglio - lascia un po' l'amaro in bocca.

Ma la strada verso gli Oscar è ancora lunga; nel frattempo, leggete qui sotto l'elenco dei vincitori e cliccate sui link che trovate!


Miglior film drammatico
The Brutalist, regia di Brady Corbet
A Complete Unknown, regia di James Mangold
Conclave, regia di Edward Berger
Dune - Parte 2, regia di Denis Villeneuve
Nickel Boys, regia di RaMell Ross
September 5, regia di Tim Fehlbaum

Miglior film commedia o musicale
Emilia Pérez, regia di Jacques Audiard
Anora, regia di Sean Baker
Challengers, regia di Luca Guadagnino
A Real Pain, regia di Jesse Eisenberg
The Substance, regia di Coralie Fargeat
Wicked, regia di Jon M. Chu

Miglior regista
Brady Corbet – The Brutalist
Jacques Audiard – Emilia Pérez
Sean Baker – Anora
Edward Berger – Conclave
Coralie Fargeat – The Substance
Payal Kapadiya – Amore a Mumbai

Migliore attore in un film drammatico
Adrien Brody – The Brutalist
Timothée Chalamet – A Complete Unknown
Daniel Craig – Queer
Colman Domingo – Sing Sing
Ralph Fiennes – Conclave
Sebastian Stan – The Apprentice

Migliore attrice in un film drammatico
Fernanda Torres – Ainda estou aqui
Pamela Anderson – The Last Showgirl
Angelina Jolie – Maria
Nicole Kidman – Babygirl
Tilda Swinton – La Stanza Accanto (The Room Next Door)
Kate Winslet – Lee

Migliore attore in un film commedia o musicale
Sebastian Stan – A Different Man
Jesse Eisenberg – A Real Pain
Hugh Grant – Heretic
Gabriel LaBelle – Saturday Night
Jesse Plemons – Kinds of Kindness
Glen Powell – Hit Man

Migliore attrice in un film commedia o musicale
Demi Moore – The Substance
Amy Adams – Nightbitch
Cynthia Erivo – Wicked
Karla Sofía Gascón – Emilia Pérez
Mikey Madison – Anora
Zendaya – Challengers

Migliore attore non protagonista
Kieran Culkin – A Real Pain
Jurij Borisov – Anora
Edward Norton – A Complete Unknown
Guy Pearce – The Brutalist
Jeremy Strong – The Apprentice
Denzel Washington – Il Gladiatore II

Migliore attrice non protagonista
Zoe Saldana – Emilia Pérez
Selena Gomez – Emilia Pérez
Ariana Grande – Wicked
Felicity Jones – The Brutalist
Margaret Qualley – The Substance
Isabella Rossellini – Conclave

Miglior film in lingua straniera
Emilia Pérez, regia di Jacques Audiard (Francia)
Amore a Mumbai, regia di Payal Kapadiya (USA/Francia/India)
Pigen med nålen, regia di Magnus von Horn (Polonia/Svezia/Danimarca)
Ainda estou aqui, regia di Walter Salles (Brasile)
Dāne-ye anjīr-e ma'ābed, regia di Mohammad Rasoulof (USA/Germania)
Vermiglio, regia di Maura Delpero (Italia)

Miglior film d'animazione
Flow - Un Mondo da Salvare, regia di Gints Zilbalodis
Inside Out 2, regia di Kelsey Mann
Memoir of a Snail, regia di Adam Elliot
Oceania 2, regia di Dave G. Derrick Jr., Jason Hand e Dana Ledoux Miller
Wallace & Gromit: Le Piume della Vendetta, regia di Nick Park e Merlin Grossingham
Il Robot Selvaggio, regia di Chris Sanders

Migliore sceneggiatura
Peter Straughan – Conclave
Jacques Audiard – Emilia Pérez
Sean Baker – Anora
Brady Corbet e Mona Fastvold – The Brutalist
Jesse Eisenberg – A Real Pain
Coralie Fargeat – The Substance

Migliore colonna sonora originale
Trent Reznor e Atticus Ross – Challengers
Volker Bertelmann – Conclave
Daniel Blumberg – The Brutalist
Kris Bowers – Il Robot Selvaggio
Clément Ducol e Camille – Emilia Pérez
Hans Zimmer – Dune - Parte 2

Migliore canzone originale
El mal (Clément Ducol, Camille e Jacques Audiard) – Emilia Pérez
Beautiful That Way (Andrew Wyatt, Miley Cyrus e Lykke Li) – The Last Showgirl
Compress / Repress (Trent Reznor, Atticus Ross e Luca Guadagnino) – Challengers
Forbidden Road (Robbie Williams, Freddy Wexler e Sacha Skarbek) – Better Man
Kiss the Sky (Delacey, Jordan K. Johnson, Stefan Johnson, Maren Morris, Michael Pollack e Ali Tamposi) – Il Robot Selvaggio
Mi camino (Clément Ducol e Camille) – Emilia Pérez

Miglior risultato al cinema e al box office
Wicked, regia di Jon M. Chu
Alien: Romulus, regia di Fede Álvarez
Beetlejuice Beetlejuice, regia di Tim Burton
Deadpool & Wolverine, regia di Shawn Levy
Il Gladiatore II, regia di Ridley Scott
Inside Out 2, regia di Kelsey Mann
Twisters, regia di Lee Isaac Chung
Il Robot Selvaggio, regia di Chris Sanders


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lunedì 16 dicembre 2024

I CLASSICI: WONKA, LA FAVOLA DI CIOCCOLATA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/UK, 2023
116'
Regia: Paul King
Interpreti: Timothée Chalamet, Hugh Grant, Calah Lane, Keegan-Michael Key, Olivia Colman, Simon Farnaby, Sally Hawkins, Rowan Atkinson.


Il giovane Willy Wonka (Chalamet) arriva in una città con un sogno: aprire una cioccolateria gourmet.

Ma deve fare i conti col cartello del cioccolatai, i quali - invidiosi e preoccupati della sua concorrenza - hanno a libro paga la polizia e la Chiesa locali.

Tuttavia il nostro può contare su due strani alleati: una ragazzina in cerca della propria madre (Lane) e uno scorbutico folletto Oompa-Loompa (Grant)...


Uscito un anno fa coi favori della critica, questo è il terzo adattamento per il grande schermo del classico letterario La Fabbrica di Cioccolata di Roald Dahl.
In verità è una storia originale prequel, che ha più in comune con la pellicola originale del 1971 con Gene Wilder che non col successivo remake di Tim Burton con Johnny Depp.

Ne sono autori il regista King e il co-sceneggiatore/attore Farnaby, ossia lo stesso team dei due Paddington, come al solito coadiuvati dal produttore David Heyman (quello dei film di Harry Potter).

La loro versione del personaggio - complice l'insolita scelta di affidarne il ruolo all'ubiquo Chalamet di Dune - è sobria, family-friendly, quasi "disneiana".
Questo Wonka è più giovane, forse meno eccentrico e di certo meno inquietante di quello immortalato dai predecessori.

Ma sottostante la superficie "leggera", la pellicola serba un'anima satirica, non lesinando frecciatine alla società dei consumi, alle corporazioni economiche, alle forze dell'ordine e alle istituzioni ecclesiali.

Oltre al protagonista, nel cast si segnalano Grant in un ruolo agli antipodi del libraio di Notting Hill e Key, metà del duo comico americano Key & Peele (l'altro è il regista premio Oscar di Get Out).
Occhio anche ai cammei di Hawkins (dopo i fasti di The Shape of Water) e di Atkinson (alias Mr. Bean).

A metà strada tra musical fiabesco e commedia di buoni sentimenti, con un pizzico di neo-realismo (i dolci che si vedono nel film sono veri e sono stati realizzati appositamente da una maître chocolatier italiana!), Wonka è un gradevolissimo lungometraggio adatto a tutti.

E chissà che guardandolo, in attesa dell'inevitabile seguito, non vi venga voglia - come è successo a noi - di prepararvi una bella tazza di cioccolata calda.


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giovedì 14 marzo 2024

DUNE - PARTE 2, L'INFLUENCER DEL PIANETA DESERTICO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2024
165'
Regia: Denis Villeneuve
Interpreti: Timothée Chalamet, Zendaya, Austin Butler, Rebecca Ferguson, Javier Bardem, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Charlotte Rampling, Christopher Walken, Florence Pugh, Léa Seydoux, Anya Taylor-Joy.


A seguito delle vicende narrate nella prima parte, i sopravvissuti di Casa Atreides - Paul (Chalamet) e sua madre Jessica (Ferguson), con in grembo la secondogenita Alia (Taylor-Joy) - si sono uniti ai guerrieri Fremen guidati dal coraggioso Stilgar (Bardem).

Il giovane principe si lega alla fiera Chani (Zendaya) e preparara la propria vendetta contro i perfidi Harkonnen, il cui Barone (Skarsgård) ha indentificato come proprio erede il violento e disturbato Feyd-Rautha (Butler).
E qual è il ruolo dell'imperatore (Walken), di sua figlia Irulan (Pugh) e della strega Mohiam (Rampling) nella vicenda?


Per descrivere questa pellicola, c'è chi ha tirato in ballo L'Impero Colpisce Ancora, il primo seguito della saga di Star Wars, chi invece Le Due Torri, secondo capitolo della trilogia de Il Signore degli Anelli.
Paragoni azzardati?

Non del tutto, per diverse ragioni: Dune-Parte 2 è più ricco di azione rispetto al precedente, i protagonisti e le loro motivazioni sono sviluppati e approfonditi, nuovi personaggi vengono introdotti e, benché il grosso dell'intreccio narrativo venga risolto, rimane aperta - anzi, spalancata - la porta a una terza parte (con ogni probabilità basata sul secondo romanzo del romanziere-ideatore Frank Herbert).

L'ambizioso e visionario Denis Villeneuve rinuncia almeno in parte al lirismo contemplativo che appesantiva un po' il primo capitolo, accelerando il ritmo e indugendo maggiormente sui combattimenti, splendidamente coreografati.
Non che abbia trasformato l'opera in un blockbuster "picchiatutto": i momenti di riflessione non mancano e sono piuttosto profondi.

Tra le righe del racconto c'è una critica mica tanto velata al potere (religioso, politico, economico) e soprattuto un'analisi alquanto cruda del fanatismo.
Paul è un messia riluttante, un giovane uomo animato da buone intenzioni e sinceramente affezionato ai propri amici, il che però non gli impedisce di sfruttare la loro supersitizione a proprio vantaggio.

In questo personaggio complesso (bravo Chalamet nell'esprimerne l'ambiguità etica) non è difficile individuare uno specchio della nostra società, dominata da pletore di influencer, divi, uomini (o donne) "forti" al comando, tutte/i accompagnati da un'idolatria che finisce per fomentare ego ipertrofico e culto della personalità.

Entrano a far parte del cast, tra gli altri, gli emergenti Butler (vincitore di un Golden Globe l'anno scorso), Pugh (già vista in Black Widow e Oppenheimer) e Taylor-Joy (la ricordate in The Northman?), mentre tra i "confermati" stavolta hanno più spazio Bardem e Zendaya (la MJ degli ultimi Spider-Man è praticamente una co-protagonista).

Come sempre notevoli i contributi tecnici, specie scenografie, costumi e fotografia (la battaglia nell'arena in bianco e nero è visivamente suggestiva), ma le musiche di Hans Zimmer - che la volta scorsa si aggiudicarono addirittura un Oscar! - continuano a sembrarci fastidiosamente assordanti.

Accantonati i tempi laschi di Blade Runner 2049 (un'altra controversa pellicola del regista canadese) e del precedente Dune - Parte 1, Villeneuve ha trovato il passo giusto e firmato quello che facilmente può essere considerato il suo capolavoro.

I fan della serie letteraria di Herbert possono dormire sonni tranquilli: la loro opera preferita è in buone mani.


[PS: ai cinefili più attenti non sfuggirà un omaggio esplicito al mitico David Lynch, il primo ad adattare Dune per il grande schermo esattamente 40 anni fa (battendo sul tempo Alejandro Jodorowsky, se ricordate); vi invitiamo a scovarlo, suggerendovi di aguzzare la vista e sopratutto prestare... orecchio.]


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